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Calcio: I Molti Aspetti della Preparazione

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Quello che avrete modo di leggere e’ uno dei tanti articoli che scrissi nei primi anni 2000 e li sviluppavo per offrire l’opportunità’ ai giovani allenatori della zona nel Basso Piave dove vivo, di assimilare concetti gia ben consolidati, da parte di chi come me dedicava tutto il suo tempo nel mondo dell’atletica.

Ho volutamente lasciato inalterato ogni riferimento dell’epoca, i principi didattici come vedrete non sono cambiati e spero possiate tutti trarre vantaggio da ciò’ che avrete modo di apprendere.

Ne scrissi centinaia di queste relazioni, molte sono andate perse, ma quelle rimaste spero possano piacervi.

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Velocita’ Forza e Resistenza nel Calcio

A inizio preparazione si pone l’attenzione su qualità come la Forza, Velocità e Resistenza, per poi conferire attraverso un assetto ottimale della squadra, quanto di meglio un gruppo di giocatori può offrire per raggiungere i suoi obbiettivi, il giocatore di calcio deve essere “Veloce”….. ma in che?

Provate a porvi questa domanda e scoprirete quanto inadeguata sia una risposta che assolva per intero il problema, e lo stesso quesito può essere fatto facendo riferimento a qualità come la “Forza e la Resistenza”.                                                                                                                 

Durante una partita di calcio un giocatore professionista ( I dilettanti ovviamente meno in quantità e modi)  esegue circa 1000 variazioni di velocità, nell’ambito della stessa egli deve saltare, camminare, contrastare l’avversario, arretrare spalle alla porta, e all’occorrenza fare tutto questo su di un terreno pesante. (I dilettanti sono particolarmente soggetti a questa eventualità) il gioco del calcio tra l’altro e’ per natura uno sport aciclico, (Non si può quantificare a priori lo sforzo di un calciatore) impossibile e’ pertanto una pianificazione lineare della preparazione nell’arco dell’intera stagione. 

 Le variabili che entrano  in gioco durante una partita sono infinite, può capitare così che un team nel corso di un incontro, arrivi a dominare il gioco per l’intero arco della partita, vincendo con largo punteggio, pur correndo, nella media, in quantità ed intensità ridotta rispetto agli avversari.

Questo fa capire quanto le statistiche nello sport alle volte sono ingannevoli e vanno interpretate alla luce di ulteriori considerazioni, che sfuggono alla logica interpretazione  dei fatti.

Prendiamo come esempio il fattore ‘’velocità’’ riferita al calcio, si possono avere giocatori più veloci nella corsa, (L’unica velocità che oggettivamente conta nel calciatore e’ quella di accelerazione considerato che la maggior parte  degli sprint non supera i 10m)  ma nonostante questo, vederli  arrivare sempre dopo sul pallone, quante volte si è sentito il cronista in  televisione dire che la difesa avversaria e’ lenta e macchinosa per costituzione fisica e  per una questione anagrafica, ciononostante però, avere sempre la meglio su giocatori che per caratteristiche opposte dovrebbero viceversa avere il sopravvento.

I preparatori atletici che si sentono particolarmente in colpa per i mancati risultati di una squadra,  devono però comprendere ma soprattutto capire che le capacità condizionali (‘’forza velocità resistenza ’’) non sono altro che il complemento di un insieme di fattori (Scelta di tempo, organizzazione di gioco, concentrazione ecc.) che unificati, consentono la performance di un team.

L’intelligenza

Non se ne parla mai, ma l’intelligenza e’ l’anima e l’essenza di tutto ciò che facciamo, si parla sempre di preparazione  di tattica e di moduli vincenti, e ci si dimentica che tutto ruota attorno a uomini che lavorano e agiscono operando delle scelte che possono essere giuste o sbagliate, ed e’ su queste scelte che e’ bene dedicare una maggiore attenzione. Howard Gardner uno psicologo della Harward School of Education elenco’  sette varietà fondamentali di intelligenza, i due tipi standard di intelligenza scolastica, ossia quella verbale, e quella logico matematica;  la capacità spaziale che si osserva in un bravo artista o in un architetto; il genio cinestetico che emerge dalla fluidità dei movimenti e dalla grazia di un Diego Armando Maratona o di un Magic Johnson, il talento musicale di Mozart e a queste inserisce poi le intelligenze interpersonali, ad esempio quelle di un grande terapeuta come Carl  Rogers o di un leader della portata mondiale come Martin Luther King, e la capacità intrapsichica che può emergere dalle brillanti introspezioni di Sigmund Freud o, sebbene con minore ostentazione, dalla soddisfazione interiore che si prova quando la propria vita è in armonia con i propri sentimenti.

L’intelligenza di un calciatore si manifesta attraverso la giusta interpretazione di ciò che avviene sul campo, che lo porta ad agire correttamente in situazioni che possono essere di natura tecnica e tattica, non dimentichiamoci però che la partita e’ una “ formalità” che va sbrigata alla luce di un lavoro precedentemente svolto sul campo di allenamento e gestito  attraverso uno stile di vita “razionale”

(Alimentazione, Riposo, Cultura, Relazioni Sociali, ecc.)

L’intelligenza e’ il valore aggiunto che una squadra di calcio pone sul campo di gioco, e da questa si fa pendere il piatto della bilancia per la vittoria o la sconfitta finale.

Il quoziente di allenabilità

Tempo fa leggevo su Training News,  un articolo scritto da Orlando Pizzolato, due volte vincitore della maratona di New York,  attualmente stimato tecnico nel settore del mezzofondo prolungato, nonché direttore responsabile della rivista stessa, l’argomento trattato parlava del Quoziente di Allenabilità  (Q.A.) riferito, e’ importante specificarlo, a chi corre su distanze medio-lunghe.

Il Quoziente di allenabilità rappresenta la capacità dell’organismo di reagire agli stimoli dell’allenamento e di adattarsi, incrementando così le prestazioni sportive.

E’ bene sapere che a determinati stimoli non tutti reagiscono alla stessa maniera, non e’ sufficiente limitarsi ad una valutazione dei primati per classificare un atleta e proporgli un piano di allenamento.

E’ necessario invece considerare altre voci che contribuiscono a comporre il Q.A.  in maniera che l’allenamento determini delle modificazioni specifiche.

Il riferimento e’  su  questi valori.  (Sempre riferito al mezzofondo prolungato)

Soglia aerobica

Resistenza aerobica

Capacità aerobica

A questi fattori se ne aggiungono altri che influenzano in modo considerevole quelli appena citati e cioè:

La capacità di carico,

La capacità di recupero,

La carriera podistica,

Il numero di sedute settimanali,

Il peso corporeo,

L’efficienza della corsa,

Malattie ed infortuni,

L’età

Da una sua indagine personale egli ebbe modo di rilevare che la prestazione di atleti di vertice mondiale, ebbe un incremento in percentuale, compreso tra il 26% e 28%,  partendo dal valore espresso nella categoria Junior (Allievi), fino alla loro massima espressione agonistica.

Il valore viceversa di atleti non di elite si attesta attorno al 13%-15%.

Il gap tra i podisti campioni ed amatori è almeno del 10% a conferma che campioni si nasce, perché per eccellere e necessario disporre di qualità speciali. Il quoziente di allenabilità riferito da Orlando Pizzolato è legato come anticipato prima al mezzofondo-prolungato, una valutazione oggettiva riferita al gioco del calcio e’ ben più  complessa, ma esiste e non deve essere trascurata, troppe volte si giudica un giocatore per quanto sa fare e non per quanto e’ potenzialmente in grado di esprimere, il mondo del calcio e’ pieno di esempi riferiti a calciatori che in giovane età promettevano una carriera luminosa, ma che il tempo ha inesorabilmente smentito ogni previsione, Alberto Cova, campione d’europa, mondiale ed olimpionico nei 10.000 metri, a livello giovanile era un anonimo comprimario e solo la perspicacia di un tecnico come Giorgio Rondelli  ha saputo intravedere in lui quello che e’ poi diventato uno dei maggiori interpreti mondiali della specialità.

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Al detto campioni non si nasce ma si diventa, io aggiungerei: fuoriclasse si nasce, scarsi si può diventare  e campioni si può essere.

I molti aspetti della preparazione

Quando avevo qualche anno di meno, mi capito di consultare un testo scritto da un  tecnico dell’Aberdeen,  società scozzese che all’epoca  sorprendeva per i risultati, che in campo internazionale non erano stati mai prima di allora molto eclatanti, egli  in maniera dettagliata descriveva gli allenamenti standard che faceva svolgere ai suoi giocatori. Ricordo che in una seduta di allenamento  la fase di riscaldamento veniva fatta  facendo svolgere loro una partita di Rugby su campo ridotto, terminata questa prima fase assai singolare, i giocatori vanno a bordo campo, si tolgono le scarpe da calcio ed indossarono tutti le classiche  chiodate che si adoperano sulle piste di atletica,  dopo di che faceva svolgere loro alcune serie di sprint a velocità massimale su distanze brevi, al temine di queste si rimisero le scarpe precedenti e svolsero una partita con situazioni a tema,  poi  dei  tiri in porta con molteplici combinazioni  ed al termine un defaticamento  di 5 minuti correndo attorno al campo.

Si riferisce ad un lavoro svolto verso la metà degli anni 80, e sorprende la varietà ed i mezzi adoperati per la seduta di allenamento. Per cultura nei paesi anglosassoni il gioco del Rugby viene giocato a scuola o nel tempo libero, già in giovane età, e proporlo ad un team di calcio professionistico come fase ricreativa iniziale della preparazione, non deve destare sorpresa, se pensiamo alla base educativa in cui i giocatori scozzesi sono cresciuti, consideriamo poi l’uso delle scarpe chiodate, esse fanno parte del corredo comune di molti giovani che nelle fasi interlocutorie della scuola, si cimentano in gare campestri che coinvolgono le comunità locali.

Attingere mezzi e sistemi da discipline diverse da quelle specifiche della specialità, spesso è utile per rompere la monotonia ed ampliare il repertorio motorio degli atleti.

In atletica leggera per esempio molti, nella fase preparatoria iniziale della stagione, o in alcune fasi interlocutorie del periodo  principale, abbandonano le scarpe da corsa per utilizzare la bicicletta o per chi vive nell’ambiente adatto, svolgendo lo sci da fondo,  alcuni poi si aggregano ad una squadra di calcio per svolgere per intero il programma di allenamento comune a tutti i calciatori.

Nella specialità del salto in alto molti atleti di vertice mondiale si dedicano al Free Climbing, una disciplina che necessita di alta concentrazione forza e agilità, tutte qualità che per un saltatore sono fondamentali per ottimizzare la loro performance.

Uno dei più grandi tuffatori di tutti i tempi, “Greg Louganis” inseriva regolarmente nel suo programma di lavoro esercizi di danza classica di cui era un altrettanto  eccellente interprete.

Apprendere da altri sport non e’ prerogativa dei soli atleti che svolgono attività inconsuete, ma pure di tecnici che anche in maniera inconsapevole hanno dato una svolta al normale modo di interpretare le regole del gioco, inizialmente vi fu chi si rivolse al Basket  per applicare il gioco a zona, per  non parlare poi della moderna concezione del calcio totale nato agli inizi degli anni 70 grazie a S. Kovacs alla guida dell’Ajax.. Egli, originario della Romania, applicò al calcio le concezioni di quello che e’ lo sport nazionale nel suo paese, che meglio conosceva, “La pallamano”,  i concetti sono gli stessi, padronanza della palla con rapido interscambio della stessa da parte di tutti i giocatori, rapidi capovolgimenti di fronte, ed inserimento veloce a turno da parte di ognuno, indipendentemente dal ruolo, in fase offensiva, per sorprendere gli avversari con immediato ripiegamento collettivo una volta persa la palla.

 Se qualcuno ha avuto modo di vedere una partita di Pallamano scoprirà quanto siano numerosi i punti in comune con quanto egli espresse con una squadra che ha dato imput al calcio moderno attuale.

Sulla panchina dell’Olanda  (Sempre loro) negli europei del 2000 sedeva un collaboratore che fungeva da tattico della squadra e proveniva dall’ Hockey , (Disciplina in cui ci sono molte analogie, una tra queste la similitudine della regola del fuori gioco).

Altro spunto può essere preso dal Baseball nelle situazioni di palla inattiva ed in fase di copertura della difesa, la pallavolo viceversa nelle soluzioni offensive, molte possono essere le opportunità che si possono trarre da sport diversi, basta solo lavorare con un po’ di fantasia che nello sport come nella vita non guasta mai.

Allenamento mentale

La tensione che coinvolge un giocatore di calcio, può vanificare anche la più accurata e perfetta preparazione svolta sul campo, tutti sanno quanto il fattore emotivo possa condizionare lo svolgimento di una partita, pensate ai mondiali svolti in Italia  in America ed in Francia in cui il  risultato e’ stato deciso ai calci di rigore, una situazione in cui l’aspetto fisico e tecnico poco incide sull’esito finale.

Altra situazione critica si verifica nel momento in cui a pochi minuti dalla fine ad un passo della vittoria si commettono errori banali che ne compromettono il risultato.

 L’inefficienza di un atleta va spesso ricondotto ad un calo fisico, ma raramente si tiene in considerazione la componente emotiva che come tutti sanno compromette anche il più preparato degli studenti davanti ad una commissione di esame.

Il mondo dell’atletica è pieno di atleti che nonostante la loro marcata superiorità cronometrica, non sono  mai riusciti a concretizzare il loro valore in una manifestazione importante come un olimpiade o un mondiale.

Si discute spesso di Training Autogeno, di Meditazione Trascendentale o di Yoga,  ma se ne parla e basta, dedicare un po’ di attenzione a queste discipline  umanistiche, non sarebbe male e molte cocenti delusioni sportive si sarebbero potute evitare o per lo meno si potrebbe dire che si e’ fatto di tutto per ottenere il meglio di chi si applica nello sport.

La posta in palio ogni volta che si scende in campo e’ sempre molto alta, trascurare la componente emotiva di un atleta significa svolgere un lavoro incompleto e per vincere potrebbe non essere sufficiente.

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