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Disinformazione Mondiale Bugie Manipolazioni e Silenzi dei Media Dominanti

Uno degli aspetti sociali che vengono poco considerati e’ l’estrema facilita’ con cui le persone vengono ingannate facilmente quando si trovano di fronte a delle scelte che sono cruciali per lo sviluppo di una società civile.

La cosa strana e’ che si delega sempre la colpa ai media, alla propaganda occulta o oppure alla sfortuna che malauguratamente ci ha tratto in inganno, entrambe queste variabili sono la faccia della stessa medaglia, solo che per una questione di comodo si cerca sempre di giustificare la propria indolenza a fare le cose giuste, delegando al destino la propria sorte.

Eppure basta poco, e’ solo una scelta individuale, solo che l’abitudine acquisita nel tempo, fa si che il pensiero autonomo pare essere bandito dalla costituzione, delegando le proprie scelte a chi ne sa sempre una più’ degli altri.

Alla resa dei conti c’è da sperare che gli altri siamo noi ………..o No

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Disinformazione sulla vita internazionale: bugie, manipolazioni, silenzi dei media dominanti

Nessuno può contestare la quantità limitata di informazioni sugli affari internazionali nei media mainstream.

 L’estrema concentrazione del potere decisionale nel campo della politica estera non è per niente: gli interessi economici e strategici sono troppo decisivi per essere soggetti al più elementare controllo popolare! Le “democrazie” più avanzate sono emiplegiche e paralizzate: i vertici dello Stato e pochi esperti sono solo “qualificati” ei cittadini comuni non hanno nulla da contribuire, anche quando vengono consultati: nel 2005, il ” No ”alla“ Costituzione ”europea dei francesi non contava. Ha disturbato le autorità pubbliche e private e ha contraddetto tutti i media che avevano chiamato a votare “Sì”!

I media mainstream, senza complessi, e ben oltre la questione europea, mentono, distorcono, nascondono con più o meno sottigliezza, per allinearsi (quando non sono acquisiti dal reclutamento selettivo dei loro editorialisti) su gli interessi dei gruppi che li finanziano. Il risultato è una grave ignoranza dell’opinione pubblica sulla realtà delle relazioni internazionali e un isolamento mentale dei cittadini nel loro distretto. Come possiamo essere sorpresi dai periodici revival di sciovinismo ristretto, nazionalismo arrogante, spesso accompagnato da razzismo, all’interno delle grandi potenze? I poteri “insegnano” infatti il ​​disprezzo per gli altri e il desiderio di potere molto più della solidarietà transnazionale!

Il paradosso è profondo in un momento di globalizzazione voluto dal mondo degli affari e dai suoi ausiliari statali, il che significa che nessuna economia nazionale e nessun popolo può sfuggire all’interferenza straniera e all’impatto di interessi multinazionali ovunque: qualsiasi regime, qualunque esso sia, subisce così una sorta di “ibridazione”. Lo Stato più attaccato alla sovranità nazionale e il popolo più patriottico sono essi stessi vittime di un ambiente internazionale sfavorevole e si trovano trasformati, loro malgrado, dalla penetrazione di interessi che non sono loro. Questo è in particolare il caso dei rari bastioni che pretendono di essere un socialismo spesso svilito da sanzioni di ogni tipo (embarghi, blocco di attività finanziarie, discriminazione commerciale, pressioni politiche e ideologiche, ecc.

I principali media occidentali tacciono su ciò che travolge, a causa dell’equilibrio di potere, i regimi che non amano: la presentazione della Corea del Nord per più di mezzo secolo è arrivata alla caricatura più approssimativa. È lo stesso per il chavismo in Venezuela, come lo era in passato con Vietnam e Cuba! La cattiva informazione è la regola: domina una malsana semplicità nella lotta che contrappone un “campo” all’altro, in una nebbia mantenuta da un incessante chiacchiericcio su “valori” e “idee”! L’adesione all’ideologia dei manager capitalisti, unita a una “mancanza di cultura alla moda e sfacciata, loquace e narcisistica”, come scrive A. Accardo, caratterizzano alcuni esempi di scuole di giornalismo che producono conoscenza, fare più che sapere.

I media dominanti, che si tratti di canali di notizie particolarmente continui, stazioni radio pubbliche o private o la stampa scritta, beneficiano di un’etichetta quasi ufficiale (in Francia, ad esempio, alcuni giornali sono essi stessi anche “mediatizzate” dalla radio e dalla televisione, come Liberation, Le Figaro, Valeurs Actuelles, ecc.), sono strumenti per la produzione di pensiero conforme, nonostante la loro apparente diversità più o meno “connessa”, fonte di un servilismo “volontario”! L’internazionale è un campo di informazione particolarmente “efficace” per produrre un consenso molto favorevole ai poteri costituiti: senza riguardare direttamente i confronti politici interni, favorisce un approccio su di essi influenzato da un forte coefficiente ideologico neoliberista, anche fascista. . Parlare di “altrove” è un ottimo modo per influenzare la “casa”: perché privarsi di attaccare Chavez senza riserve visto che si raggiunge Mélenchon nello stesso momento !! Per decenni, qualsiasi critica all’URSS ha permesso di mettere in discussione i partiti comunisti occidentali, che però non hanno potuto fare molto al riguardo!

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Una valutazione binaria basata su nozioni (primarie e quasi religiose) di Bene e Male, regolarmente confermate dalle correnti dottrinali statunitensi, è usata quasi sistematicamente per qualsiasi questione internazionale. La trasposizione nell’ordine interno è ovvia: i media dominanti servono il Bene e coloro che non sono d’accordo sono nel campo del Male!

Infine, tutta l’informazione macroeconomica si colloca nel quadro esclusivo del capitalismo e della sua gestione: i problemi specifici del socialismo considerati “innaturali” non sono mai oggetto di altro che di un rifiuto globale. Le controversie sono ammesse nei media mainstream solo nell’unico sistema ammesso, ovvero l’economia di mercato e la sua logica da cui nessuno può sottrarsi pena il disastro sociale. Non ci sarebbero alternative e la storia economica non ha posto: è finita. La prova di questa fine dell’evoluzione è stata data dal fallimento degli altri esperimenti che è così assurdo voler riprodurre “in casa”: non si tratta di tenere conto delle molteplici aggressioni economiche e finanziarie subite dall’URSS , Cuba, Cile, Corea del Nord, Venezuela, ecc.)!

Denunciare la scarsità “altrove” (o in alcuni casi il successo di questo o quel provvedimento da prendere “in casa”) è il modo per escludere le proposte di opposizione nella nostra stessa economia! Anche se i contesti esteri sono molto diversi e razionalmente non trasponibili. Il concetto di “modello” o modello di pellicola è quindi favorito nella mente delle persone. Tutti gli “esperti” (selezionati) convocati dalla redazione in capo lo confermano ovviamente in tutte le occasioni.

Le regole seguirono

L’informazione internazionale dei media dominanti è soggetta a certe regole di “efficienza” propagandistica, anche se la redazione lo nega dichiarandosi “offesa” e vittima di un populismo inaccettabile quando viene interrogata.

Una breve esposizione dei metodi seguiti è tuttavia difficile da contestare in buona fede.

Il descrittivismo vince sistematicamente. Gli eventi della giornata non hanno né radice né storia. Il lampo privilegiato, alla ricerca dell’emozione, esclude la spiegazione. Si utilizza l’immagine simbolica (ad esempio il bambino ferito tra le rovine di un bombardamento) o la testimonianza individuale scelta, che basterebbe per avere un senso!

Molto tempo non viene preso in considerazione: la questione curda, ad esempio, non risale all’indomani della prima guerra mondiale e non solleverebbe la responsabilità dei vincitori del 1918? La questione palestinese non avrebbe quasi settant’anni, proprio come la questione coreana (inclusa la guerra devastante del 1950-1953) e questi ultimi decenni non avrebbero avuto alcun impatto sulle notizie?

Ogni evento martellato dai media per uno o più giorni consecutivi, con una forte intensità da permeare gli spiriti, scompare all’improvviso per lasciare il posto a un altro che a sua volta scompare: non c’è seguito. L’obiettivo non è quello di far capire ma di “impressionare” la mente per produrre l’opinione voluta dalle autorità.

Si può immaginare il danno intellettuale che un tale metodo produrrebbe nel campo della pedagogia scolastica!

Ogni giorno, ci sono più eventi all’interno o tra i circa 200 stati che condividono il pianeta. I media dominanti fanno “il loro mercato”, in relazione all’agenda interna monopolizzata dalle autorità pubbliche e private, al fine di influenzare l’opinione o per rafforzare un’idea generale ricevuta o per agire su una questione specifica che è una questione di orientamento. Verranno scelti eventi, ad esempio, per rafforzare l’ostilità verso Cina o Russia o per dimostrare che la polizia algerina sa usare il testimone come quella francese e che non possiamo soffermarci sulle sentenze pronunciate dal governo francese. dalle Nazioni Unite o dal Parlamento europeo in occasione della repressione dei gilet gialli a Parigi!

Gli eventi non vengono conservati quotidianamente per il loro interesse intrinseco, il loro carattere originario, la loro maggiore o minore portata, ma per la loro “utilità” nella battaglia locale del momento (sociale, ideologica, istituzionale, ecc.). Si tratta di illustrare attraverso un’immagine internazionale “significativa” ciò che è “opportuno” pensare nell’ordine interno: l’esercizio mediatico, in completa malafede, vuole essere soprattutto “educativo”!

Nell’ordine internazionale, la redazione gode di una grande “libertà”: i cittadini sono per lo più impossibilitati a verificare le loro dichiarazioni, a differenza di quanto si può affermare nell’ordinamento interno. Nella massa di eventi che si verificano in tutti i continenti, dove i cittadini hanno dei mezzi di valutazione, ce ne sono sempre alcuni che basta identificare e sviluppare per legittimare qualsiasi causa!

Nessuno si impone oggettivamente a scapito di tutti gli altri! Spetta ai giornalisti “responsabili” essere abili, in grado di scegliere bene i fatti e agli “informati” che offriranno un po ‘di musica obiettiva, canalizzare bene i dibattiti, possibilmente destabilizzare i cattivi pensieri invitati dall’eccezione e apposta per dare credibilità ai “buoni” pensanti ospiti “abituali” perché la loro posizione è nota in anticipo!

È ovviamente escluso che le dominanti siano dominate, anche se solo accidentalmente (da qui la rarità delle apparizioni televisive o radiofoniche di un Bourdieu (in passato), di un Onfray o di un Badie (oggi). hui), o più in generale un numero di accademici capaci (purché chiamati) di resistere agli “abbonati” di Minc, Finkelkraut, BH. Lévy e altri Zémour o Ménard style e una coorte di falsi esperti più o meno meno economisti o scienziati politici che escono da fondazioni e organizzazioni fantasma, quando servono!

La ripetizione è un’altra regola quando il fatto di cui si tratta è potenzialmente “persuasivo”. L’informazione audiovisiva continua consente di praticare un vero e proprio “bombardamento” dell’opinione pubblica che non può che essere sensibile ad essa. A questa critica a questa insistenza partigiana si risponde che anche altra informazione (non “esemplare” per il sistema) è stata data nello spirito pluralista che è la dottrina ufficiale. Ma non è specificato se questa informazione “secondaria” è stata trasmessa solo dopo le 23, una o due volte, nella parte inferiore dello schermo, con o senza immagini, a differenza della “principale”!

Così, la maggiore o minore intensità ripetitiva e la padronanza degli orari e della messa in scena creano le condizioni per un rispetto fittizio per una pseudo-“oggettività”, a cui i professionisti dei media bugiardi rivendicano! Tuttavia, il pluralismo non è questa “oggettività” inaccessibile, ma un’onestà elementare che tiene conto del maggior numero possibile di eventi internazionali, dando loro un contenuto esplicativo.

Il fatto che sui diversi canali televisivi e radiofonici la selezione delle notizie internazionali sia standard non sarebbe la prova di una volontà di formattazione dell’opinione, ma al contrario di rispetto per un’unica “Verità” di fronte ai venditori ambulanti. “Notizie false” è uno scherzo triste. A dimostrazione di ciò, basterebbe fornire la storia delle varie false “verità” ampiamente diffuse e ripetute, ad esempio quelle relative all’esercito iracheno e alle “sue armi di deterrenza di massa” o al “massacro” di Bengasi da parte dei militari. mercenari di Gheddafi, origine della distruzione da parte di Francia e NATO della Libia.

Gli eventi internazionali “preferiti” dai media mainstream non sono movimenti popolari quando sono portatori di rivendicazioni sociali, tranne se si verificano in paesi “nemici”. Ciò che viene proposto, non sono le persone, ma i loro leader che sarebbero “buoni” o “cattivi”!

Questa personalizzazione della vita internazionale è portata all’estremo e gli scontri si riducono a “guerre di testa” tra personalità che hanno i loro piccoli e grandi difetti, o al contrario le loro virtù, portatrici di alti “valori”: gli interessi materiali e i giochi non fanno mai notizia, a favore di una sorta di psicologizzazione dei problemi. Ovviamente è più “semplice” e più convincente trasformare i conflitti internazionali in una lite quasi di vicinato tra individui (Trump / Poutin, per esempio), che rischia di essere risolta se c’è un cambio di carattere !!

Un fatto non è mai “puro”. Viene sempre “trattato” dall’informatore che crea l’impressione di averlo “informato”. Il tono del commentatore, le parole che usa, eventualmente la musica di sottofondo che accompagna l’immagine, la vicinanza di altre informazioni che la contaminano, camuffa la cruda realtà a cui è difficile accedere, a seconda dei media. Una “buona” redazione è per funzione manipolativa: gli aggettivi qualificanti sono usati con opportunità (per un leader odiato che non si trascurerà di chiamare “dittatore”), l’ironia benvenuta (in particolare per i piccoli Stati del Sud di cui alcuni aspetti possono apparire folcloristici), l’austera cautela richiesta (che si tratti del Vaticano o di Israele).

È necessario riuscire a dissociare adeguatamente come di natura totalmente diversa le “dittature” dalle “democrazie”, le guerre “giuste” e altre, gli interventi “umanitari” e l’uso della forza armata, le elezioni tra gli alleati e quelli (sempre discutibile) degli altri … È consigliabile essere “semplici”, evitare il concetto di contraddizione, rifiutare alla complessità della realtà, ostacoli a una “sana” comprensione delle relazioni internazionali favorevoli al mantenimento dell’ordine. stabilito, male minore grazie ad un Occidente che lavora costantemente per il progresso dell’umanità!

Per i media mainstream, un lanciatore contro la polizia di Parigi, o contro la polizia della signora Park (ora in carcere) a Seoul è un delinquente, è un cittadino lucido e coraggioso se viene “gasato” ad Algeri oa Caracas! Un manifestante ucciso o ferito a Parigi è solo un “errore” frutto di comportamenti individuali nel quadro del mantenimento dell ‘”ordine repubblicano”, in paesi poco apprezzati come il Venezuela è il risultato del natura repressiva dei poteri!

Queste pratiche fanno sì che i media dominanti soffrano necessariamente di un crescente discredito (il 10% dei francesi si fida ancora di loro), sia che si tratti della Pravda alla fine dell’URSS o della BFMTV sotto la presidenza Macron. Hanno però il “dovere” di superare, con tutta una serie di diversivi, la loro mancanza di principi, l’incongruenza dei loro giudizi di valore e l’indebolimento della cultura democratica di molti giornalisti, spesso selezionati per la loro adeguatezza agli “standard”. »Ammessi e il loro servilismo opportunistico!

Alcune illustrazioni

Nell’ordine interno, è il sociale che è oggetto di ogni censura e autocensura: le richieste necessariamente preventivabili contraddicono la logica di un capitalismo senza scrupoli che non produce nulla quando si tratta di i soldi!

Nell’ordine internazionale, allo stesso modo, viene neutralizzato tutto ciò che riguarda le transazioni finanziarie, l ‘“ottimizzazione” fiscale, i fenomeni di concentrazione, la concorrenza che non è mai libera e sempre distorta! Conviene far credere in una società internazionale “equilibrata”, grazie al “gioco libero delle leggi di mercato”, cioè a ciò che è meglio per garantire crescita e progresso. Il cuore del sistema è quindi accuratamente protetto dai media mainstream.

L’ordine dell’Unione Europea è quindi oggetto di tutte le “precauzioni” mediatiche: qualunque siano i rimproveri che alcuni gli rivolgono, l’Unione Europea, la Commissione e la BCE beneficiano di un grande compiacimento mediatico: noi notato questo quando lo Stato greco si è opposto, così come durante la Brexit e le proteste italiane. In Francia, l’episodio del “no” al referendum del 2005, nonostante il totale e quasi unanime appoggio dei media al “sì”, poi alla manipolazione parlamentare, è stato presentato in maniera caricaturale.

Il trattamento dei paradisi fiscali e dell’evasione fiscale è molto accomodante: ci sono critiche dei media solo nei confronti di poche “pecore nere colletti bianchi”, ma mai il processo è fatto al sistema di frode “legale” tollerato dagli stati. I casi “Paradise papers” o “Panama paper” sono stati depoliticizzati al massimo e le proposte di misure vincolanti non sono state appoggiate.

I giornalisti soggetti a classi decadenti e corrotte hanno, come loro, paura della verità, come diceva Jaurès nel 1904! Appartengono a questo “centro estremo”, al centro della strisciante ideologia del sistema mediatico, opzione che successivamente consente tutte le manifestazioni (così come Sarkozy, Hollande e Macron, quest’ultimo onnipresente in tutte le sue sfaccettature su tutti i canali. , espressione di un “Nuovo” mondo perfettamente analogo al vecchio. Travestendosi con la raffinatezza della “moderazione” rispetto alle questioni finanziarie più “delicate”, i media dominanti salvaguardano il liberalismo finanziario e il suo posto al di là di ogni controversia Politica !

Per questi osservatori “onesti” che sono i giornalisti dei media mainstream, il mondo è diviso senza riserve tra due tipi di stato, due tipi di sistema socio-economico, guidati da due tipi di leader: i “Bons” (gli Stati Uniti). Uniti, anche con Trump, il capitalismo e gli ufficiali tedeschi e britannici,….) E i “cattivi” (Russia, Cina, Iran, così come Putin, i leader del Partito Comunista Cinese, ecc.). I media non sono sfumati: non riescono mai, sono in crisi permanente e minacciano “noi” pericolosamente! Insomma, andrebbe tutto bene nel mondo se non esistessero.

Il delirio a volte raggiunge picchi: solo negli ultimi decenni, possiamo raccogliere le assurdità accumulate contro la Corea del Nord o la Libia!

I media occidentali hanno continuato, ad esempio, ad annunciare la morte del regime di Pyong Yang ea brandire la minaccia che rappresentava per la pace mondiale, incarnata dall’eterna parata militare, presentata su tutti gli schermi, visibilmente l’unica attività dei fanatici nordcoreani. A questo spettacolo edificante, fino alla svolta di Trump, si sono aggiunti i commenti televisivi e radiofonici degli “esperti” più analfabeti sugli orrori ineguagliabili del regime nordcoreano.

L’evoluzione degli Stati Uniti in materia ha preso con il piede sbagliato la disinformazione europea che ha quindi, con rammarico, cambiato tono e… “addetti ai lavori”, senza ricordare i danni economici, politici e umani 70 anni di embargo!

Il signor Gheddafi, assimilato a un pazzo pericoloso, e la Jamahiriya libica non furono trattati meglio fino alla guerra di Sarkozy e BH. Lévy sta distruggendo l’intero paese ancora vivendo nel caos otto anni dopo! I media oggi preferiscono il silenzio quasi totale senza il minimo pentimento.

Al contrario, il minimo brivido positivo in Arabia Saudita, come la patente di guida per le donne, è salutato come un balzo democratico in avanti! Dollari e petrolio obbligano!

In Africa (soprattutto francofona), dove le elezioni presidenziali truccate sono in aumento, i media occidentali dominanti mostrano discrezione: l’indignazione per la frode elettorale va in altre direzioni! Questo perché i media devono stare attenti con i Bolloré, e con certi grandi gruppi come Total che hanno grandi interessi in queste terre difficili e sono quindi compiacenti con le autorità locali più corrotte.

Quando le truppe della NATO hanno distrutto l’intero Medio Oriente e continuano a farlo con l’Arabia Saudita nello Yemen, viene “spiegato” che queste guerre sono state condotte in conformità con il diritto umanitario, il che non è il caso. caso dei russi in Siria, ad esempio, “alleato incondizionato” del boia di Damasco! I giornalisti non devono interrogarsi sul costo delle “guerre giuste” ma solo su quello degli interventi russi o iraniani, il cui comportamento scorretto è evidente!

La nuova dittatura brasiliana non preoccupa i giornalisti specialisti in Sud America. D’altra parte, il Venezuela chavista merita tutte le accuse, sebbene il regime bolivariano abbia rilasciato, prima di vivere la crisi attuale in gran parte dovuta alle politiche statunitensi, migliaia di venezuelani usciti dalla povertà!

È chiaro, per i media mainstream, che nessun esperimento con un orientamento socialista dovrebbe ricevere alcun merito perché è ovvio che nessuno “deve” avere successo!

Da Allende a Maduro, passando per il regime cubano, è stato pubblicamente proclamato che il fallimento era programmato! Sono tanti i colpi che colpiscono la sinistra occidentale quando è unita.

Infine, quando la questione è troppo delicata per essere giudicata senza cautela (è il caso, ad esempio, del problema dei migranti o del conflitto tra Pakistan (alleato degli Stati Uniti) e India (contro-fuoco alla Cina) , i media mainstream stanno facendo il loro mercato nel branco di intellettuali centristi occidentali e conoscono la “cultura di Wall Street”, anche se hanno poco da dire: le chiacchiere modeste e moderate degli esperti eletti felici fanno risparmiare denaro. tempo per i giornalisti ai quali si raccomanda di mantenere una postura “neutra” e moderata.

Più in generale, le principali linee strategiche dei media dominanti soddisfano le preoccupazioni delle autorità pubbliche e private che dominano anche in Occidente.

Avendo bisogno di nemici, il sistema mediatico coltiva uno spirito di “guerra fredda” e un mondo unipolare il cui centro è l’Occidente, contro ogni avanzamento di un multipolarismo, comunque favorevole agli scambi e al mantenimento di una pace equa.

La NATO (a differenza delle Nazioni Unite) non viene mai messa in discussione, nonostante il ruolo di primo piano in essa svolto solo dagli Stati Uniti e il suo unilateralismo aggressivo (800 basi militari nel mondo). Al contrario, è sostenuta dai media, come abbiamo visto per la crisi ucraina, la reintegrazione della Crimea in Russia, nonché per l’aggressività polacca o baltica nei confronti del Cremlino.

Quanto ai diritti umani e agli aiuti umanitari, sono trattati in modo molto differenziato a seconda dei casi.

A volte occupano l’essenziale al punto di subordinare qualsiasi altro problema; vengono dimenticati quando i poteri che li violano vengono associati all’Occidente, come nel caso della Turchia di Erdogan, colonna portante dell’Alleanza Atlantica, anche quando massacra il popolo curdo. Lo stesso dicasi per i diritti dei migranti, che dimentichiamo di essere umani, relegati dietro un invasivo securitarismo.

Questi orientamenti generali non escludono espressioni occasionali di posizioni critiche che suggeriscono l’assenza di monolitismo, un’illusione che ha il “merito” di rafforzare la credibilità di un pensiero conforme ma rinnovato, se lo confrontiamo, per esempio. , durante il periodo gollista degli inizi della Quinta Repubblica francese. La pseudo “élite” che esercita la sua egemonia attraverso i media ha, bisogna ammetterlo, la capacità di innovare e di offrire variazioni di opinione che le permettano di durare nel tempo.

Così, giorno dopo giorno, la disinformazione è in costante sviluppo che forma, utilizzando la deviazione internazionale, i cittadini in modo che adottino una posizione “politicamente corretta” nell’ordine interno. Questo è l’unico scopo del tempo e dello spazio limitati dati alle relazioni internazionali. Questa intensa propaganda è per “una cosiddetta società democratica, come dice Noam Chomsky, ciò che è il testimone per lo stato totalitario”! Se il testimone è doloroso, la pratica dei media occidentali ha la “virtù” della produzione di massa di sciocchi ignoranti che sono difficili da curare.

Parafrasando G. Bachelard affermando che “non c’è scienza, ma critica”, possiamo concludere “che non c’è informazione autentica, solo critica”, vale a dire una rottura con il ‘Stato e denaro.

Ma come ci si arriva?

Nell’ambito del sistema, è ovvio che il realismo proibisce qualsiasi soluzione.

Ma “il realismo, risponde Bernanos, è il buon senso dei bastardi”.

Noi siamo qui!

Robert Charvin

Fonte: https://www.investigaction.net

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