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La Rabbia dell’Ignoranza

Siamo tutti arrabbiati perché tante cose vanno male.

Il mondo sta andando in rovina, il governo e’ corrotto, la finanza uccide, la politica è una truffa e chi ne fa parte e’ una banda di farabutti, il tuo titolare un deficiente, il vicino un rompicoglioni.

l’Euro una disgrazia, Beppe Grillo un Imbecille, Matteo Salvini lo Segue, la Giorgia Meloni come i due precedenti perché fa quello che fanno gli altri due, Matteo Renzi non ha un vocabolo adatto per stabilire tutta la sua stupidità.

A Marzo se tutto va ”bene” si perdono 50.000 posto di lavoro, le partite Iva sono fuori conteggio, Giuseppe Conte confida nell’essere scambiato per l’allenatore dell’Inter per scappare dall’Italia in incognito, Luca Zaia e’ disperato perché i morti per effetto del suo Lockodwn, li dovrà contare con la calcolatrice non più’ con la paletta.

Di Maio spera nella clemenza del processo di Norimberga che si farà a Canicattí , Roberto Speranza soprannominato Jack lo Squartatore spera di non essere preso come il suo analogo gemello……

Ma come abbiamo potuto essere stati cosi ignoranti da dedicare tutto il nostro tempo a creare un mondo tanto crudele, al punto da farci incazzare come belve e per di più’ trovare dei capri espiatori tanto idioti.

Toba60

Rabbia e Ignoranza

Si può accettare di sottoporsi a un intervento chirurgico agli occhi, ma non di coltivare lo sguardo.

L’ignoranza divenne rabbia. E la rabbia porta sempre alla completa cecità dello sguardo.

La mancanza di conoscenze sufficienti di solito causa alla persona che sente questo vuoto, a volte sentimenti di amarezza, a volte tristezza e, nel migliore dei casi, umiltà. Ciò, ovviamente, presuppone un’intelligenza elementare e un rispetto per la conoscenza stessa come valore. L’ovvia conseguenza è che questa persona rispetta chi ha la competenza che gli manca e, ancora nella migliore delle ipotesi, desidera ardentemente colmare le lacune nella sua conoscenza.

Tutto questo è logico e dato fino a quando non ci avviciniamo al campo dell’arte, quando tutto quanto sopra viene ribaltato. Qui il privato della conoscenza sente soprattutto che il regno dell’arte è stato inventato (cercava delle occhiaie) per ridurlo sia socialmente che spiritualmente. In altre parole, l’arte sostituisce l’aristocrazia o, più tardi, la ricchezza, come leva della discriminazione di classe nel campo della disuguaglianza.

Per qualcuno che ha fatto un grande e simile sforzo nel corso dell’ultimo secolo per abolire le intenzioni aristocratiche dei nomi e tante altre strade e lotte nel secolo scorso per ridistribuire la ricchezza, l’arte non può arrivare a questo secolo per degradarla ancora. L’intelligenza elementare non è più sufficiente per proteggerlo. E un’intelligenza eccessiva è nota per essere rara.

La reazione usuale e non più scontata nel caso di cui sopra è quella che si priva di conoscenza per non rispettare chi la possiede, ma, sempre sottoterra, per invidiarlo e, ovviamente, di solito per competere e indebolirlo. Quanto a colmare le lacune della sua conoscenza, non c’è motivo, poiché questo sforzo presuppone il riconoscimento della sua inadeguatezza.

Tra l’altro anche l’ignorante è pronto a seguire un percorso formativo specifico, purché assomigli alle procedure che già conosce e alla fine gli fornisca la ricetta corretta e al tempo stesso la conferma ufficiale della conoscenza. Ma poiché anche l’ignorante si rende conto che la coltivazione artistica è duratura, infinita, incerta e non dimostrata per gradi o assicurata da prescrizioni, preferisce o approfittare di questa particolarità fingendo di possedere le conoscenze necessarie, o sfidare completamente qualsiasi esigenza. di tale conoscenza.

Le cose peggiorano molto quando ci avviciniamo al campo della fotografia e del cinema. È diventata consuetudine chiamare queste arti nuove, anche se nel campo dell’arte questo termine non ha una posizione fissa perché il mainstream tende costantemente a scoprire nuove, cioè anche nuove arti, che le sostituiranno. Ma queste arti (nuove o più recenti) non hanno il privilegio del rispetto che viene dal profondo del tempo.

Mentre d’altra parte forniscono l’illusione della familiarità attraverso la loro presenza quotidiana in tutti i settori della società, privati ​​e pubblici.

Ma soprattutto si affidano al nostro senso più affidabile, la vista. Se le persone, come espressione finale di incredulità, “non credono ai propri occhi”, come ci si può aspettare che lo spettatore di una fotografia o di un film artistico ammetta una cosa del genere, quando ciò significherebbe, tra le altre cose, un’ammissione di ignoranza?

Là la tristezza lascia il posto alla rabbia. L’intelligenza scompare e il desiderio di colmare le lacune non viene nemmeno soddisfatto. Si può accettare di sottoporsi a un intervento chirurgico agli occhi, ma non di coltivare lo sguardo. L’ignoranza divenne rabbia. E la rabbia porta sempre alla completa cecità dello sguardo.

L’unica osservazione che potrebbe aiutare chi è rimasto intrappolato nel circolo vizioso dell’ignoranza e della rabbia è che la condizione per vedere chiaramente è l’umiltà, e quest’ultima arriva con una conoscenza sempre più profonda.

Allora forse si può vincere il godimento poiché la conoscenza assoluta è comunque impossibile.

Platon Rivellis

Fonte: www.rivellis.gr

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