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Toba60: Gestione delle Riserve nel Settore Calcio Dilettantistico

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E’ il proseguo degli articoli che sviluppai 30 anni fa tolti dal cassetto della mia scrivania e che trovo ancora estremamente attuali.

Ho lasciato inalterata ogni riga in quanto non sono molto cambiate le cose a distanza di tempo.

Quando con i miei compagni della società’ di atletica ci allenavamo attorno alla pista in estenuanti lavori ripetuti, alla ricerca continua del fatidico 3’15” sulla distanza dei 1000 metri, che era il punto intermedio per molti di noi, nelle pause di recupero, osservavamo i giocatori di calcio sul campo di gioco che si allenavano a ritmi che spesso ci facevano rimpiangere amaramente di non aver cambiato sport.

In Atletica il problema maggiore sovente e’ di allenarsi troppo nel calcio accade spesso il contrario.

Lasciando da parte i dettagli legati alla differenza sostanziale tra uno sport di gruppo e uno individuale, e’ bene considerare i principi generali legati al mondo dello sport che si appoggiano su semplici regole che non necessitano di molte conoscenze scientifiche ma di quello che io definisco senso pratico.

Prima di lasciarvi a questo breve testo, pongo a voi alcune considerazioni oggettive che vanno in controtendenza a ciò’ che e’ luogo comune pensare.

Vi ricordate il Grande Barcellona (Ancora oggi e’ al top del panorama calcistico ) ai tempi di Guardiola? Ebbene, nel ciclo che lo ha visto ai vertici del calcio mondiale vincendo Campionato, Champion, Coppa del Re e tornei Continentali (Tutti i componenti giocavano in Nazionale) non ha mai utilizzato piu’ di 16 giocatori a stagione con l’inserimento sporadico di altri 2 giovani per un graduale inserimento nella squadra. (Gli infortuni erano praticamente una evento assai raro…..fortuna? o…..)

E il Turn Over per non affaticare i giocatori?

Fisiologicamente parlando, non e’ razionale operare certe scelte, Alberto Roca preparatore atletico all’epoca, delle leggi della fisiologia convenzionale pero’ non importava nulla e a Guardiola meno che meno, solo ora al Machester City il tecnico spagnolo ha un po rivisto la questione, alcuni dicono per una questione puramente commerciale, ma non e’ questo il tema, andiamo avanti…..

(Una caratteristica di Guardiola e’ sempre stata quella di non aver un gran numero di giocatori al contrario di Mourinho che vuole sempre due squadre)

E’ paradossale che attualmente l’altissimo numero di giocatori infortunati sia giunto in concomitanza con l’alto numero di giocatori nella rosa da parte delle squadre professionistiche, giustificando la scelta con un elevato numero di impegni, dato, fate attenzione, inventato di sana pianta (Le statistiche dicono che la competizione continua e’ il vero allenamento che tutela dagli infortuni in barba alla scienza che si studia a scuola)

I giocatori meno soggetti a incidenti sono quelli che giocano di più’. (Avete notato che i capitani della squadra non si infortunano quasi mai ?)

Gia Enrico Acelli ripeteva sempre che più’ ci si allena o ci si applica in una disciplina, più’ il rendimento aumenta. (Lasciamo stare il metodo non e’ questa le sede) e meno si va incontro a problemi fisici.

I grandi dello sport della cultura dell’arte o di una qualsiasi ambito non sfuggono a questa norma e uno studio Svolto presso un Universita’ Statunitense sui grandi nel loro settore professionale e sportivo ha confermato quanto il lavoro logora chi non lo fa, al contrario delle macchine. (Lasciamo stare le attività usuranti che non centrano)

Hanno scoperto l’acqua calda?

Fermo restando le mille variabili che entrano in gioco, io per esperienza personale, condivisa con migliaia di atleti (Nell’atletica leggera sottolineo) con cui sono venuto in contatto, ho avuto modo di appurare queste regole che paiono banali ma …non tanto.

  1. Chi vince si allena sempre due volte al giorno chi non lo fá e vince, è perché anche gli altri non lo fanno. l’Ajax ai tempi d Crujff lo faceva sempre e molte squadre cercarono di fare altrettanto, ma la scarsa abitudine, sopratutto di ordine psicologico, ha comportato il ritorno al vecchio modo di fare, inserendo solo in certi giorni il doppio allenamento, e’ un problema che solo il calcio si pone, di fronte ai mille ”doveri” extra calcistici (Stampa Televisione ecc) cui sono sottoposti tutti i membri di una società’, ma ………..e’ solo una soluzione di comodo non dimentichiamolo. Lasciamo stare i molti impegni, in Brasile da sempre disputano il loro campionato giocando spesso 3 partite fisse a settimana, più’ gli impegni di coppa e tornei locali, per non parlare del calcio Inglese, in Argentina se non esistesse la federazione giocherebbero tutti i giorni, il recupero e’ importante quanto e più’ dell’allenamento, ma tutti si dimenticano che più’ un soggetto e’ allenato e meno tempo gli necessita per recuperare!

2) Chi si infortuna Poco o Affatto (Sempre che non ci siano fattori contundenti) e’ chi da continuità’ al lavoro durante tutto l’anno anche se le competizioni non ci sono. (Eliud Kipchoge primatista modiale di maratona che corre in allemanento a medie di 2’55 a km sulle distanze di 30 km giornalieri, (Ritmo che un giocatore professionista non e’ in grado di svolgere nemmeno per 500 metri) nelle fase interlocutorie della preparazione non sta mai fermo, ma corre ogni giorno anche solo per pochi chilometri al ritmo amatoriale di 6′ a km.)

3) Chi ha sempre un alto valore di rendimento si concede sempre un piccolo spazio competitivo, anche se e’ in un periodo di recupero fisico. (Gli atleti che rendono meglio e hanno sempre un alta resa sono quelli che anche in una partita ricreativa di calcio tennis non vogliono mai perdere)

4) Chi cambia spesso preparazione e’ matematicamente certo che non incrementerà’ mai il suo rendimento in modo esponenziale e sarà’ altrettanto certo di incappare in frequenti infortuni. (La regola e’ sempre di cambiare sempre poco e per gradi le nostre abitudini sia in ambito individuale che collettivo)

5) Lo spropositato’ numero di giocatori di calcio infortunati e’ dato nel 99% dei casi ( Stima ottimistica) dal cambio frequente di allenatori che modificano la preparazione dopo ogni avvicendamento. (Sono molto determinato in questa affermazione ma e’ di fatto la stupidita’ umana che prende il sopravvento sulla ragione)

Non ho mai visto e sentito di un allenatore (Solo Guardiola e Mourinho nei primi anni di carriera li ho visti fare questo, pur con i loro metodi rivoluzionari) che si sia mai preso la briga di avere un dettagliato resoconto di tutto il lavoro svolto dal tecnico esonerato e nei primi approcci con la squadra abbia per gradi operato le graduali modifiche.

Da questo si capisce come un tecnico e una società’ vincente, difficilmente ottiene risultati consolidati nel tempo con un determinato gruppo di giocatori, se non c’è continuità’ nel lavoro programmato.

Chi scrive ha la piena consapevolezza che ogni società professionistica ha un controllo totale sul quadro fisico dei giocatori monitorati in ogni suo aspetto, ho un diploma acquisito con il massimo dei voti presso l’Atfa a Buenos Aires, da dove sono usciti tecnici come Simeone che si diplomo’ poco prima di me o Marcelo Bielsa e non mi sono estranee le dinamiche che permeano il mondo del calcio, quello che voglio sottolineare e’ la tendenza intrapresa da parte di molti addetti ai lavori, a considerare i dati come se fossero l’unica realtà’ ben consolidata da considerare.

Io amo il calcio (Ed e’ per questo che non mi sono mai occupato di questo sport) , ho sempre preferito allenare un giovane podista che mi telefona la sera e mi chiede se può’ fare un allenamento in più’ per migliorarsi in prossimità’ della competizione domenicale.

E ora veniamo ai nostri giovani calciatori dilettanti che non differiscono in nulla con i loro colleghi professionisti se non per il conto in Banca.

Devono allenarsi e lo devono fare sempre, con continuità’ alla stregua di tutti, si devono divertire e condividere il gruppo come un tutt’uno con tutti i membri della società’, che devono collaborare in ogni ambito sociale e strutturale, indipendentemente dalla qualifica che rivestono in seno al club.

Fatte queste premesse, leggete attentamente quello che e’ possibile fare e …..miglioratelo, ognuno di voi sulla base della propria realtà’ e inventiva.

Non sono riserve ma carte vincenti!

A inizio stagione da parte di tutti i tecnici ci sono mille sogni nel cassetto e tutti cercano di preparare al meglio i giocatori, affinché il loro rendimento possa essere il più elevato possibile nell’arco di tutta la stagione, l’obbiettivo finale poi,  può essere  una promozione o una salvezza senza grossi affanni.

La pianificazione del lavoro viene  curata  nei minimi particolari, tutto e’ pronto per quella che nelle attese deve essere una stagione esaltante e  ricca di soddisfazioni, ma  c’e’ un aspetto che secondo me viene trascurato e che condiziona in maniera determinante l’esito finale di un campionato.

Mi riferisco alla gestione di quei giocatori che durante la stagione devono per scelte  tecniche stare in panchina  e che al momento opportuno sostituiscono il titolare di turno.

 E’ un luogo comune che  i giocatori vengono gestiti come se la partita in se coinvolgesse in maniera uguale il collettivo della squadra, sia sotto l’aspetto fisico che psicologico, e questo e’ un grave errore che segna spesso la linea di demarcazione che separa  tra un campionato vinto ed uno finito in zona retrocessione.

Per i dilettanti gli allenamenti sono pochi e la partita domenicale sotto l’aspetto fisico risulta essere ideale per ottimizzare una condizione che è spesso al limite di quello che io definisco ‘’stato di forma permanente ’’, sotto di questa c’e’ un inesorabile calo della prestazione atletica,  quello che dovrebbe essere un lavoro collettivo che impegna tutti gli atleti in maniera omogenea, finisce per essere sotto molti aspetti, discriminante e a lungo andare penalizzante per l’intero gruppo.

La discriminazione nasce li dove le “riserve” non  sono messe in condizione di viaggiare di pari passo con coloro che la domenica sono impegnati nell’arco dell’intero match, per i professionisti questo e’ un problema che viene affrontato e pianificato nell’arco di tutto l’anno,  tra i dilettanti viceversa raramente viene presa in considerazione  l’idea di gestire i giocatori come un insieme di titolari e non più come entità ben distinte.

Si deve creare un gruppo unito e non dimentichiamo, che solo essendo tale, può essere vincente, ciò significa coinvolgere chi non gioca, in un lavoro che li metta in condizione, la domenica successiva, di essere al  pari di chi ha giocato e questo può avvenire solo attraverso una diversa pianificazione della preparazione  svolta settimanalmente. Il lunedì è per tutti un giorno di riposo, ma per chi non e’ stato partecipe della partita e’ un ottima opportunità per recuperare il tempo perduto,  ideale e’ che le persone coinvolte in questo allenamento siano un numero il più elevato possibile, (Questo fa che si possano  ricreare situazioni analoghe a quelle della partita domenicale) e per far si che ciò avvenga non e’ male coinvolgere eventuali riserve juniores e allievi, considerato il ridotto lavoro che viene svolto e le qualità da educare che sono analoghe in quantità e qualità.

Non dimentichiamo che a non giocare non sono solo coloro che militano in prima squadra, ma pure le categorie inferiori, quale miglior occasione per coinvolgerli tutti in un progetto comune.

A dirigere l’allenamento può essere a turno un tecnico diverso che svolge un lavoro di comune accordo a seconda delle esigenze della squadra di appartenenza.(Juniores-Allievi- Prima Squadra)

Chi lo desidera, può, anche avendo giocato la domenica, partecipare svolgendo un lavoro ridotto de-faticante e magari discutere a freddo della partita giocata il giorno prima.

La parte atletica svolta deve essere qualitativa e non quantitativa, va pertanto privilegiato ogni tipo di sforzo svolto ad alta intensità e per brevi tratti.

Dare priorità agli sforzi alattacidi  con sprint mai superiori agli 8’’

Chi si allena il Lunedì deve in molti casi già il giorno dopo allenarsi con tutti i componenti della squadra che al rientro svolgono spesso  un lavoro impegnativo che coinvolge la componente lattacida ( Con accumulo di acido lattico)

I tempi di recupero nei dilettanti sono più lunghi considerato il minor grado di allenamento,  e’ bene come detto prima svolgere sforzi ad alta intensità, partita compresa, su un campo ridotto, ma sempre con il massimo impegno, e la durata della seduta possibilmente non superiore all’ora. (E’ un valore indicativo che ogni uno poi gestisce come meglio crede fermo restando i principi base)

Fondamentale e’ poi l’aspetto ricreativo della seduta di allenamento, che deve sì essere impegnativa, ma sempre con un aspetto ludico, dettato dal fatto che, non dimentichiamocelo mai, e’ pur sempre un lavoro supplementare, che svolto da dilettanti, deve avere componenti che vanno ben al di là del puro aspetto tecnico.

(Si sentono ingiustamente fuori della rosa titolare) Quale miglior occasione questa di comunicare e con i fatti, renderli consapevoli che  sono considerati componenti importanti della squadra?

Ed ora una riflessione……..pensateci bene, ma chi pensate che vinca un campionato o realizza una performance mai immaginata se non un gruppo di giocatori che lavora in sintonia per un obbiettivo comune e che guarda caso si concretizza solo attraverso la pronta partecipazione di coloro che tutti chiamano riserve ma che dobbiamo considerare invece autentiche carte vincenti?

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