In Argentina hanno eletto un idiota, riflesso di una società allo sbando che non ha ancora capito nulla dalla vita
Da anni avevo messo in guardia dello spessore criminale di un politico che aveva tutte le carte in regola per distruggere un paese come l’Argentina per conto terzi, nessuno mi ha creduto e tutti a pontificarlo come il nuovo messia , eppure nel suo programma era scritto nero su bianco tutto quello che avrebbe fatto senza trascurare nulla e sin nei minimi dettagli, ma l’endemica propensione del popolo argentino a comperare tutto a scatola chiusa ha consolidato uno stato di cose irreversibile da cui difficilmente ne verranno fuori, la svendita del paese è in fase avanzata ed il popolo ha dei punti di riferimento alternativi che sono già predisposti per ingannare ulteriormente la nazione più ricca del pianeta che è diventato un vero e proprio laboratorio sociale pronto per essere esportato in tutto il mondo.
Il tempo è scaduto, ma l’importante per loro è la nazionale e questa sarà la loro eterna croce!
Toba60
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Milei il Magnifico Illuminato, la sua crudele giustizia nei confronti di operai e pensionati e la resistenza civile
Javier Milei vuole applicare la sua legge o la sua ideologia a tutti i costi, infliggendo un’enorme sofferenza agli argentini. Nel tentativo di abbattere l’inflazione, come aveva promesso, ha provocato un enorme ritardo del dollaro, mascherato da un falso indice dei prezzi al consumo (IPC) dell’INDEC. E non intende correggerlo, perché ciò provocherebbe un’impennata inflazionistica che lo renderebbe impopolare presso la sua base elettorale. Per questo motivo, sta spingendo l’aggiustamento all’estremo, pretendendo che l’economia si allinei al suo dollaro, utilizzando il mercato del lavoro come variabile di aggiustamento.

Ci sono persone e personaggi che sembrano essere guidati dal proprio cognome, come sembra essere il caso del presidente Javier Milei. Il suo cognome, che foneticamente suona come Mi Ley (la mia legge), sembra aver contribuito al suo messianismo, consistente nel cercare di applicare la sua legge, la sua ideologia anarchico-libertaria, a qualunque costo, senza che sia mai stata applicata in nessuna parte del mondo. Ecco perché i suoi governati, che la sopportano con sempre maggiore difficoltà, possono parlare del governo di Milei.
Il Magnifico Illuminato, che ha trasformato la Repubblica in una farsa, esige che i propri legislatori e i suoi fedelissimi votino prima e leggano poi i disegni di legge inviati da Milei al Congresso. Inoltre, manovra i governatori delle province, affamati a causa della sua politica economica, come se fossero i suoi “figliolini”, come chiama i suoi cani, in cambio di un osso.
A ciò si aggiungono i suoi DNU (decreti di necessità e urgenza), emessi a raffica, approfittando dell’abuso che altri ne hanno fatto in passato. A ciò si aggiunge il fatto che Milei non si occupi della gestione quotidiana, ma si dedichi alla scrittura: nella RPO (Residenza Presidenziale di Olivos) ha già scritto due libri e ne sta scrivendo un terzo. A ciò si aggiungono i numerosi viaggi che compie in diversi paesi del mondo per diffondere la sua ideologia anarchico-libertaria a spese dello Stato.
A governare la quotidianità è “Il Capo”, la sorella Karina, eletta da nessuno, se non dal fratello Javier. A darle manforte nell’ombra ci sono le eminenze grigie, anch’esse elette da nessuno: Eduardo “Lule” Menem e Martín Menem, un revival appassito degli anni ’90. A tal proposito, è degno di nota che sia Lule a ricevere nel suo ufficio Karina e suo cugino Martín, come riferisce lo stesso Clarín.
Si tratta, dunque, di una democrazia che sembra sconfitta e che ricorda l’anaciclosi del filosofo greco Polibio (200 a.C.), il quale considerava la demagogia il peggior tipo di governo. Secondo la RAE, si tratta del “governo della folla, della plebe o delle masse, considerato una forma degenerata e corrotta di democrazia”. Si caratterizza per decisioni guidate da emozioni, passioni, manipolazione demagogica e irrazionalità, che spesso sfociano nel caos, nella violenza e nell’annullamento dei diritti individuali”.

Ed è proprio ciò che sta accadendo sotto il governo di Milei, salito al potere non per merito delle proprie qualità, ma grazie al clamoroso fallimento dei pessimi governi che lo hanno preceduto. Dopo il nuovo intervento del FMI nel 2018, le cui ricette ortodosse, inapplicabili al caso argentino, hanno provocato un’inflazione in continua crescita, si sono poi aggiunte nel 2020 la pandemia e, nel 2023, la siccità.
Milei il Magnifico Illuminato, per impressionare e accontentare le masse che lo avevano votato d’impulso, e per debellare l’inflazione che aveva promesso di combattere, ha messo in atto un ritardo valutario senza precedenti nella storia. Mascherato da un IPC antiquato e falso, con cui nasconde anche la notevole entità del calo del gettito fiscale e dei patrimoni dei lavoratori in attività e dei pensionati, e dipinge un aumento del PIL che è ben lontano dall’essere tale.
In questo modo ha sovvenzionato le importazioni e tassato le esportazioni, provocando un notevole squilibrio valutario, dal quale è stato salvato due volte da Donald Trump. In cambio di un allineamento agli Stati Uniti nelle relazioni internazionali dell’Argentina, senza precedenti nella sua storia.
Perché Milei è così ossessionato dal fatto che il Congresso approvi il bilancio che prima derideva?
Autoproclamandosi, anche nel contesto del folle conflitto mediorientale,come il leader più sionista del mondo. Ha abbracciato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, sul quale grava un mandato di arresto internazionale emesso dalla CPI (Corte Penale Internazionale) per il genocidio da lui perpetrato a Gaza.
Il discorso di incitamento all’odio e al bellicismo di Milei costituisce un attacco alla democrazia e alla pace
La quarta guerra del Golfo, fomentata dai «delinquenti» di Israele e degli Stati Uniti, ha fatto a pezzi il TNP e un mondo basato su regole, con l’aiuto degli argentini
Milei, il magnifico illuminato, si rifiuta ostinatamente di ammettere tale ritardo nel cambio per non provocare un’impennata inflazionistica che causerebbe una delusione definitiva nella sua base elettorale. Questo lo ha portato ad assomigliare a Procusto, l’albergatore greco che possedeva un famoso letto al quale adattava i propri ospiti. Tagliava le gambe a chi era più alto del letto e allungava quelle dei più bassi finché non lo coprivano completamente.
BILANCIO IV: l’inganno del «deficit zero» di Procusto Milei, che imita malamente Procusto Cavallo
Quel processo di adeguamento procustiano dell’economia a un dollaro obsoleto è il vero adeguamento che Milei Sulei sta portando avanti. Con la pretesa dispotica che l’intera economia, con un’enorme sofferenza economica e sociale, si adegui al dollaro di Milei. Istituisce una sorta di dittatura mileista, imitazione della dittatura del proletariato marxista, basata sull’utopia di un futuro lontano in cui tutti gli uomini non saranno uguali, come nella visione marxista, ma presumibilmente avranno migliori possibilità di realizzarsi.
MILEI KAPUT/o (I): Toto Kaput/o ha riportato la macroeconomia ai livelli del 2001, 2015, 2018 e 2023: la mossa disperata che stanno tentando con il bilancio
Questo notevole ritardo nel cambio ha innescato a sua volta un industriocidio, che Milei è determinato a portare avanti. Per questo motivo ha deciso di scontrarsi frontalmente con la borghesia argentina che lo ha sostenuto durante la sua ascesa al potere. Prima la trattava come se fosse composta da eroi che evadevano e facevano fuggire le valute, ora invece la critica per essere privilegiata, come se questo non facesse parte del gioco capitalista da sempre.
In questo modo, Milei, il Magnifico Illuminato e Grande Riformatore, è determinato a trasformarci in una nuova Australia, che ha la metà della popolazione dell’Argentina, ma il doppio della sua superficie. Con un’economia priva di industrie, basata per il 60% sui servizi, ma con un’intensa attività agricola e mineraria che garantisce l’equilibrio della sua bilancia dei pagamenti.
Di conseguenza, la variabile di aggiustamento della riforma di Milei è la classe lavoratrice e, a tal fine, la prima cosa che ha fatto quest’anno è stata ottenere, con un iter tortuoso, l’approvazione da parte del Congresso della legge sulla precarietà lavorativa. Questo gli permette di attuare una mobilità lavorativa discendente che, ignorando completamente la giustizia sociale sancita dalla Costituzione nazionale che egli ripudia, consente l’introduzione del modello economico australiano basato sui servizi, sull’agricoltura e sulle grandi attività minerarie.
I volti e i nomi di coloro che hanno reso possibile l’approvazione alla Camera della legge sulla precarietà del lavoro richiesta dal FM
Il dott. Miguel Rodríguez Villafañe, ex giudice federale, avvocato costituzionalista e giornalista di opinione di Córdoba, ha recentemente pubblicato due articoli. In uno di essi, intitolato La giustizia crudele con lavoratori e pensionati, analizza in modo approfondito quella mobilità lavorativa discendente che Milei intende introdurre nell’ambito dell’operato della giustizia, violando la Costituzione nazionale.
E l’altro riguardante il diritto alla resistenza civile, sostenuto quasi due secoli fa dall’americano Henry David Thoreau nel suo Saggio sulla resistenza al governo civile. Il quale, per essersi opposto alla guerra e alla schiavitù, si rifiutò di pagare le tasse e fu per questo incarcerato, e fu fonte d’ispirazione per Lev Tolstoj, Mahatma Gandhi e Martin Luther King.

In modo illegale e disumano, Milei intende estendere l’orario di lavoro settimanale fino a 64 ore
Una giustizia crudele nei confronti dei lavoratori e dei pensionati
Di Miguel Rodríguez Villafañe
La cosiddetta legge sulla «Modernizzazione del lavoro» n. 27.802 (G.U. 26/03/13) ha finito per minare la giustizia per i lavoratori. In essa si stabiliva che “i giudici che decidono su cause di natura lavorativa dovranno, obbligatoriamente, adeguare le loro decisioni ai precedenti stabiliti dalla Corte Suprema di Giustizia della Nazione in materia”. E aggiunge: “l’infondato discostamento dei magistrati da tali criteri costituirà causa di inadempienza nelle loro funzioni”, (Titolo III, capitolo IV, art. 89).
Giurisprudenza vincolante
Nel nostro Paese non esiste l’obbligo di rispettare le decisioni precedenti emesse da altri tribunali superiori che hanno risolto una questione analoga. Questa modalità (stare decisis) è propria del sistema giuridico dei paesi di common law, originario dell’Inghilterra. In Argentina, il sistema giuridico prevede un evidente rispetto per la giurisprudenza, ma in linea di principio non è vincolante, salvo in situazioni particolari, come nei casi risolti con sentenze plenarie.
A questo proposito, la Legge n. 27.802 stabilisce che: «in materia di sentenze plenarie, … I criteri di applicazione obbligatoria o raccomandata per la risoluzione di questioni relative alle cause giudiziarie, non potranno essere stabiliti da alcun altro strumento che non sia una sentenza plenaria», (Titolo III, capitolo IV, art. 88). In altre parole, quando si tratta di cause in materia non lavorativa si applica questo criterio, mentre, in modo discriminatorio e incostituzionale, solo in materia lavorativa è obbligatoria l’applicazione della giurisprudenza della Corte Suprema di Giustizia della Nazione (CSJN).
Ciò comporta anche una delega di poteri legislativi alla Corte, il che viola il principio della separazione dei poteri, poiché le sentenze di tale tribunale hanno forza di legge vincolante per il giudice.
Il sistema diffuso di controllo di costituzionalità vigente nel nostro Paese consente a tutti i giudici di dichiarare l’incostituzionalità di una legge, di un decreto, di un’ordinanza, ecc., qualora ritengano che violino la Costituzione nazionale.
Tuttavia, in materia di diritto del lavoro, permane l’obbligo di applicare un precedente della Corte Suprema che limita la libertà di azione del giudice. In altre parole, si impone una rinuncia al dovere di coscienza di ogni giudice di segnalare le incongruenze legislative o amministrative attraverso il controllo di costituzionalità. Tuttavia, quando il giudice non è d’accordo con quanto affermato dalla CSJN, può solo riservarsi il proprio giudizio, ma deve applicare quanto deciso nelle sentenze della CSJN.

Ciò costituisce, inoltre, un caso di diniego di giustizia, poiché ogni giudice, nel decidere su un caso concreto, nell’ambito della propria giurisdizione e competenza, deve essere libero e indipendente da ogni altro potere, compreso quello della propria gerarchia giudiziaria.
La legge n. 27.802 aggiunge che, qualora il giudice del lavoro non si attenga a quanto stabilito dalla Corte Suprema di Giustizia della Nazione (CSJN), ciò sarà considerato una «causa di inadempienza delle proprie funzioni», che potrebbe comportare la sua destituzione dall’incarico.
Fa sparire la giustizia del lavoro nazionale
Inoltre, la legge fa scomparire i Tribunali nazionali del lavoro, poiché sono stati proprio questi ultimi, in particolare a difesa dei diritti dei lavoratori, a opporsi al governo di Milei, che ha cercato di legiferare, tramite decreti di necessità e urgenza (DNU), contro i diritti che tutelano la classe lavoratrice.
Pertanto, con la legge n. 27.802, il governo istituisce la Giustizia del Lavoro nella Città Autonoma di Buenos Aires e chiude definitivamente 30 tribunali di primo grado del lavoro nazionali, sciogliendo una Sezione della Corte d’Appello Nazionale del Lavoro. I tribunali e le sezioni rimanenti (50 tribunali del lavoro e 10 sezioni) rimangono come una “giurisdizione residuale” destinata all’estinzione, una volta risolte le cause pendenti in corso di trattazione (artt. 90 e 91).
La misura viola l’art. 110 della Cost. Nazionale, poiché sopprime posti di giudici nazionali con stabilità nella loro funzione ed è arbitraria e irragionevole perché lascia senza lavoro 1.600 dipendenti qualificati ed esperti in materia, senza alcun vantaggio per l’erogazione del servizio di giustizia e con una spesa enorme e inutile, in un governo che dice che “non ci sono soldi”.
Criterio vincolante che non trova applicazione in materia previdenziale
Ma risulta che il principio dell’autorità vincolante delle sentenze della Corte Suprema di Giustizia della Nazione (CSJN) non si applichi in materia previdenziale. Pertanto, nei procedimenti avviati dai pensionati, in cui esiste una giurisprudenza consolidata della CSJN in casi simili, essi sono comunque costretti a portare avanti le cause per anni fino ad arrivare alla Corte Suprema. Devono sopportare che lo Stato, inoltre, derubi gli anziani di uno dei loro beni più preziosi, ovvero il tempo: non è la stessa cosa ricevere un adeguato compenso quando è dovuto e un’altra cosa è riceverlo otto anni dopo.
Al genocidio perpetrato da Netanyahu a Gaza ha fatto seguito quello di Milei, un «genocidio a piccole dosi» contro i pensionati argentini
D’altra parte, quando viene citato in giudizio, lo Stato conduce il contenzioso senza l’obbligo di pagare le spese processuali e ritarda il più possibile la causa, nonostante esista una giurisprudenza della Corte Suprema di Giustizia della Nazione (CSJN) molto chiara in materia. Successivamente, quando l’anziano vince la causa, lo Stato ritarda ulteriormente i pagamenti dovuti, adducendo come motivazione la necessità di prevedere gli stanziamenti relativi a tali pagamenti nel bilancio dell’anno successivo, oppure propone di pagare con buoni.
All’epoca, la Legge nazionale n. 27.423 sugli onorari degli avvocati nella giurisdizione federale, nel dicembre 2017, ha fatto un passo avanti in materia e ha stabilito, all’art. 36, che «nelle cause in materia di previdenza sociale… Le spese saranno imposte secondo quanto previsto dal Codice di procedura civile e commerciale della Nazione”, ovvero, in conformità all’art. 68, che dispone che “la parte soccombente nel giudizio paghi tutte le spese della controparte”. Tuttavia, subito dopo, il presidente Mauricio Macri ha emanato il DNU 157, nel febbraio 2018, con cui ha abrogato l’articolo 36 e, di conseguenza, i pensionati continuano a dover pagare le spese processuali (onorari e spese) dei procedimenti che hanno vinto.
Viene vietato applicare la «giustizia sociale»
A sua volta, il 9 dicembre 2025, il cosiddetto «Consiglio di Maggio» ha emesso un parere, ispirandosi ai dieci punti del «Patto di Maggio» firmato dal presidente Milei e da quasi tutti i governatori alla Casa de Tucumán il 9 luglio 2024. In esso si sostiene che per quanto riguarda l’interpretazione e l’applicazione della legge, si elimina come concetto interpretativo per l’applicazione della legge la `giustizia sociale.
Naturalmente queste raccomandazioni non possono in alcun modo essere considerate vincolanti; tuttavia, avrebbero un peso politico molto rilevante sui giudici che, conformemente a quanto previsto dalla Costituzione nazionale, potrebbero voler applicare, “come criterio interpretativo” il “principio di giustizia sociale”.
Integrazione della Corte Suprema di Giustizia della Nazione
A ciò si aggiungono le intenzioni di gestire la nomina dei membri della Corte, in modo incostituzionale, tramite decreto di necessità e urgenza, come hanno fatto Mauricio Macri e Javier Milei. Tutto ciò costituisce un meccanismo incompatibile con lo Stato di diritto e la democrazia rappresentativa, volto a esercitare un controllo illegale e politico sul potere giudiziario.
Il decreto sulla Corte Suprema: un attacco incostituzionale al federalismo e alla separazione dei poteri
Diritto di resistenza: disobbedienza civile
Di Miguel Rodríguez Villafañe
La riforma costituzionale del 1994 ha stabilito, all’articolo 36, una normativa specifica in materia di colpi di Stato che alterano l’ordine istituzionale, il sistema democratico e i diritti umani sanciti dalla Costituzione. Stabilendo che tali atti saranno irrimediabilmente nulli.
Colpo di Stato con un nuovo virus
Tuttavia, il vaccino istituzionale che è stato sviluppato era destinato a combattere un ceppo del virus golpista; non ha tenuto conto di un nuovo ceppo e il vaccino non è automaticamente efficace contro il nuovo virus che ha subito una mutazione, come l’attuale «ceppo Milei anarco-capitalista anti-Stato».
Non si può far saltare in aria lo Stato
La Costituzione nazionale richiede un atto di fede e un impegno istituzionale a chiunque assuma la carica di presidente della nazione. In essa si stabilisce che, al momento dell’insediamento, il presidente presterà giuramento di: «rispettare e far rispettare fedelmente la Costituzione della Nazione Argentina» (art. 93).

Tuttavia, il presidente Javier Milei ha dichiarato di provare «un profondo disprezzo per lo Stato» e ha affermato con enfasi che «lo Stato è un’associazione criminale». Ha inoltre affermato che «bisogna entrare nel sistema per far saltare in aria lo Stato», il che significa distruggere la struttura statale regolata dalla Costituzione nazionale. Inoltre, ha dichiarato di «amare essere una talpa all’interno dello Stato che lavora per distruggerlo».
Ha affermato: «Tra la mafia e lo Stato, preferisco la mafia. La mafia ha dei codici, mantiene la parola data e non mente». In altre parole, Milei sostiene che il suo modello di riferimento siano le organizzazioni criminali, corrotte o delinquenziali.
Ha anche definito i legislatori “topi” e i governatori delle province “estorsori”. Insomma, un vero e proprio colpo di Stato al sistema istituzionale.
Il discorso di incitamento all’odio e al bellicismo di Milei costituisce un attacco alla democrazia e alla pace
“Stato perverso e crudele”
Inoltre, dopo aver superato la notte buia del “terrorismo di Stato”, Milei ha ora implementato una logica di un “Stato perverso e crudele”.
Con particolare insensibilità, il governo nazionale, sta portando avanti un vero e proprio genocidio a piccole dosi, in particolare nei confronti degli anziani, dei disabili e dei bambini. Questi ultimi sono costretti a non poter accedere al cibo, ai farmaci necessari o a cure mediche adeguate.
Milei, senza fornire spiegazioni né seguire le procedure legali necessarie, aumenta il nostro debito e destina tutti gli sforzi dell’Argentina al pagamento degli interessi sul debito pubblico, gran parte del quale è illegittimo e usurario. Chiude enti statali di vario tipo e afferma che licenzierà oltre 70.000 dipendenti pubblici.
Inoltre, il governo sta cercando di tagliare i fondi destinati alla sanità e all’istruzione, e la politica economica ha portato alla chiusura di oltre 22.000 aziende in Argentina tra novembre 2023 e la fine del 2025, con un ritmo di quasi 30 aziende al giorno, il che mina la «sovranità industriale ed economica del nostro Paese». Inoltre, la crisi del settore privato formale ha causato la perdita di circa 400 posti di lavoro registrati al giorno durante quel periodo, secondo i dati analizzati fino all’inizio del 2026.
Allo stesso tempo, attacca i principi fondamentali dei diritti umani sanciti dalla Costituzione, come la “giustizia sociale” , affermando che “è il cancro del sistema”, quando invece si tratta di un obiettivo di fondamentale importanza sancito dalla Costituzione.
Un colpo di Stato autoinflitto alla luce del sole
È indubbio che il presidente Milei ricorra alla legge quando gli fa comodo e non abbia alcun scrupolo, giorno dopo giorno, a violarla quando ritiene che non gli convenga, in un vero e proprio colpo di Stato seriale con il suo nuovo «virus» e nella sua veste di talpa che viene a smantellare lo Stato, ma con il popolo al suo interno.
Viviamo in un contesto di finta istituzionalità, in cui Milei governa in violazione della Costituzione; tra i tanti esempi vi è il gran numero di decreti di necessità e urgenza emanati illegalmente.
Il presidente è arrivato al punto di non accettare le leggi approvate dal Congresso Nazionale sul «finanziamento universitario» e sulla «situazione di emergenza in materia di disabilità», ponendo il veto su di esse nell’agosto del 2025. Successivamente, tuttavia, il Congresso ha respinto il veto e il governo è arrivato ad affermare che promulgherà le leggi, ma non stanzierà risorse di bilancio per la loro attuazione. In altre parole, in modo incostituzionale per Milei, le norme che non gli piacciono “non vengono rispettate”.

Il governo nazionale, con la cosiddetta «Legge sulla modernizzazione del lavoro» — un nome del tutto fuorviante — e con la complicità di determinati settori politici, ha privato in modo incostituzionale la classe lavoratrice delle sue tutele e la sottopone a vere e proprie umiliazioni inaccettabili.
Non vengono accettate informazioni contrarie a quanto sostiene il governo e il presidente aggiunge, con crudeltà, che «i giornalisti non sono abbastanza odiati».
Ora ci sta coinvolgendo in una guerra in Medio Oriente, senza l’approvazione del Congresso.
D’altra parte, il governo cerca di criminalizzare il dissenso, etichetta come terroristi coloro che protestano e il Presidente impone al potere giudiziario l’esito di determinati procedimenti pendenti, violando quanto previsto dall’art. 109 della Costituzione Nazionale, che stabilisce: «In nessun caso il Presidente della Nazione può… arrogarsi la competenza su procedimenti pendenti». Così, nel discorso di apertura delle sessioni ordinarie del Congresso Nazionale del 2026, Milei, riferendosi all’ex presidente Cristina Fernández, ha affermato, illegalmente: «Rimarrà in carcere per il caso dei quaderni e per il caso del Memorandum con l’Iran», alla presenza dei membri della Corte Suprema di Giustizia della Nazione.
Diritto alla resistenza
Dopo l’approvazione da parte del Senato della cosiddetta legge sulla modernizzazione del lavoro, il segretario generale dell’Associazione Nazionale dei Lavoratori Statali (ATE), Rodolfo Aguiar, ha invitato a «non rispettare la legge nei vari settori lavorativi». E ha aggiunto che “Nessuno è obbligato a rispettare una legge che è grossolana e palesemente incostituzionale. Che nessuno si aspetti che chiediamo il permesso per tenere un’assemblea”.
La maggioranza che il governo si è assicurato all’interno del Congresso non l’ha ottenuta all’esterno, nella società. Sette argentini su dieci respingono la riforma del lavoro. Si tratta di una legge che toglie diritti e favorisce la precarietà, svaluta il lavoro e incoraggia licenziamenti di massa, oltre a privare gravemente di fondi il sistema previdenziale. Stanno promuovendo politiche che attaccano il cuore della democrazia. Con questa legge stanno oscurando il futuro della nostra patria”, ha concluso il leader sindacale statale.
Il diritto alla resistenza è la facoltà dei cittadini di opporsi a ordini, atti o omissioni delle autorità o di privati che violino diritti, libertà e garanzie costituzionali e implica la “disobbedienza civile” come azione politica collettiva e non violenta di resistenza.
È un diritto storicamente riconosciuto, che affonda le sue radici nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789 e nel nostro articolo 36 della Costituzione nazionale. Tale diritto di reagire contro la perdita dei diritti costituzionali fondamentali è “legittima difesa”. Non è necessariamente legato a un governo usurpatore.
Esempi significativi di questo tipo di azione sociale sono la disobbedienza civile di Mahatma Gandhi. Si trattò di una strategia di resistenza non violenta contro il dominio coloniale britannico in India, che riuscì a mobilitare in massa il popolo indiano senza ricorrere alla violenza. Gandhi credeva nella forza della verità e nella resistenza attiva ma pacifica.
In questo percorso, Martin Luther King Jr. è stato una figura di spicco del movimento per i diritti civili negli Stati Uniti (1950-60), ricorrendo alla disobbedienza civile non violenta per opporsi alla segregazione razziale. Attraverso marce, boicottaggi e sit-in pacifici, cercava di mettere in luce l’ingiustizia, forzare la negoziazione e generare coscienza sociale. La disobbedienza non è illegalità, ma una forma superiore di legalità che armonizza la legge positiva con la legge morale o divina. Nella Lettera dalla prigione di Birmingham (1963), sostenne che la disobbedienza è un obbligo morale di fronte a leggi ingiuste.
Fonte: stripteasedelpoder.com




