Pedro Sánchez il falso eroe e la dignità imposta del giocatore d’azzardo
Dietro la scelta umanitaria di un politico si nasconde sempre il diavolo che ride alle vostre spalle e si gode della vostra perenne ignoranza la quale dimentica troppo in fretta ogni sua propensione al male.
Toba60
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Pedro Sánchez e la dignità imposta
La posizione di Pedro Sánchez che rifiuta di concedere l’autorizzazione all’uso delle basi statunitensi sul territorio spagnolo come trampolino di lancio per l’aggressione contro l’Iran continua a suscitare diverse polemiche.

In primo luogo, è diritto del Paese ospitante adottare una risoluzione come questa, anche se l’ha decisa senza consultare il Parlamento né le altre forze politiche, proprio come quando ha deciso unilateralmente di cedere il Sahara al Marocco, semplicemente perché così gli pareva. E sebbene la decisione sia ragionevole e l’unica moralmente coerente con il rifiuto del bellicismo anglo-sionista, non smette di essere la decisione di un autocrate che sale sul treno di un pacifismo privo di pedagogia, impulsivo e ignaro della complessità del mondo in cui ci troviamo.
In secondo luogo, le conseguenze della sua presa di posizione potrebbero rivelarsi disastrose per l’insieme degli spagnoli, mentre la reazione di Trump è stata quella di proporre un embargo commerciale contro la Spagna che potrebbe essere il colpo di grazia a una pelle di toro in cui già spuntano le ossa. Come in tante occasioni precedenti, l’azione di Sánchez sembra dettata più da calcoli elettorali, il suo gesto ha ricevuto l’applauso sia del populismo di sinistra che dei patrioti sovranisti che dall’interesse del Paese. Il fatto che Soros, l’intrigante burattinaio che si è prefissato la distruzione dell’Europa, non abbia perso tempo a congratularsi con lui non fa presagire nulla di buono.
D’altra parte, il “resistente” di Moncloa è riuscito a distogliere l’attenzione dall’anello giudiziario che si stringe attorno alla sua cerchia, e a far sì che l’opinione pubblica, incapace di seguire due questioni contemporaneamente, smetta di parlare di Ábalos, Cerdán, Koldo, del disastro energetico e ferroviario di cui Adamuz è il massimo esponente (per ora), di sua moglie, di suo fratello, di suo suocero il protettore, degli accordi che aveva detto che non avrebbe mai fatto, degli imbrogli nell’acquisto delle mascherine, dell’amnistia, del rilascio dei membri dell’ETA, della mancanza di bilanci, dei casi di molestie sessuali all’interno del PSOE, di Tito Berni, delle abitazioni non le costruzioni, l’inflazione, il vulcano di La Palma, l’abbandono delle vittime della tempesta Dana, l’immigrazione a porte aperte senza garanzie di integrazione, i fondi comunitari scomparsi, le valigie di Delcy, le orge nei parador nazionali, lo sperpero degli aiuti allo sviluppo elargiti a paesi per nulla trasparenti e con motivazioni surreali, i confinamenti anticostituzionali durante la Plandemia, il blackout senza responsabili, l’inesistente comitato di esperti Covid, la condanna del Procuratore Generale dello Stato, la legislazione pro-occupazione, gli aumenti delle tasse, la sorveglianza sui social network, il primato nell’indice europeo di povertà infantile.
Come si può vedere, il termine «saune» porta con sé un bagaglio morale che difficilmente può essere riscattato da un gesto così ambiguo come quello compiuto, per, come direbbe Rajoy, il «suo tornaconto personale».
Se, al di là della teatralità del gesto, cerchiamo una coerenza che lo sostenga, ci imbattiamo nell’ambiguità così spesso utilizzata da un giocatore d’azzardo che gioca su due fronti senza battere ciglio. «Cavalcare le contraddizioni» la chiamano gli amanti delle metafore prive di sostanza. L’illustre Sánchez, che tanto rivendica la legalità internazionale, è lo stesso furfante che l’ha elusa, ignorando gli impegni internazionali della Spagna come potenza amministratrice di un Sahara regalato o venduto, o ceduto sotto ricatto, chissà al teocrata malato di superbia e di malattie veneree un’affinità? che governa il Marocco come un feudo da spremere dal suo esilio parigino.

E quel pacifista da salotto che risiede alla Moncloa non ha mai dato prova del suo vergognoso pacifismo da salotto quando si è trattato di elargire milioni a Zelensky per continuare una guerra alla quale la diplomazia avrebbe dovuto porre fine già tre anni fa, solo che ogni volta che la pace poteva farsi strada, i satrapi del Regno Unito e dell’UE la bloccavano per prolungare l’inevitabile (rinunciare a tutte le commissioni, le distrazioni di denaro, le opacità e i vari imbrogli che il flusso di fondi verso Kiev permette sarebbe come uccidere la gallina dalle uova d’oro).
È piuttosto paradossale che, pur essendo stato proprio il PSOE a spingere a forza la Spagna nella NATO, sia proprio questo partito a rischiare di provocare la nostra espulsione dal club dei «dipendenti dalla guerra» (Zhang Xiaogang, portavoce del Ministero della Difesa cinese, «dixit»). Anche se il referendum sull’adesione stabilisse la non incorporazione nella struttura militare integrata, condizione che i successivi presidenti dell’esecutivo spagnolo hanno ignorato olimpicamente, ma questo è un altro discorso.
Essere socio di un club di cui si respingono le regole e gli scopi è proprio questo il problema. E dato che tutta la politica internazionale non è altro che un teatro concordato, forse bisognerebbe iniziare a chiedersi con scetticismo cosa spinga un leader così calcolatore a compiere una mossa del genere. Lascio la parola a Fernando López Mirones, che lancia un monito sulle possibili conseguenze geostrategiche che non dovrebbe cadere nel vuoto: Trump costringe la Spagna a uscire dalla NATO, ci lascia soli, chiude le sue basi in Spagna e le installa dall’altra parte dello Stretto, in Marocco.
A quel punto, la dittatura alawita potrà fare ciò che vuole con Ceuta, Melilla e le Canarie senza che nessuno muova un dito.
Come concordato, ovviamente, la missione di Sánchez è quella di affondare la Spagna su ordine dei Soros e dei loro capi. Ma tutto deve apparire “logico” dal punto di vista geopolitico.
Mohamed VI sta preparando da anni il piano per appropriarsi del Sahara e delle Canarie, con le loro acque di inestimabile valore.
Probabilmente sarà la tesi di laurea di El Gorrión Supremo prima che si ritiri a godersi la sua dorata pensione globalista.
Ma tutto può andare storto, e spero proprio che sia così, perché prima o poi faremo qualcosa.
Speriamo che il nostro amico naturalista abbia ragione nel desiderio che esprime, anche se, visto che lo spagnolo medio si beve qualsiasi cosa, forse è troppo sperare.
Fonte: astillas4.blogspot.com
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