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Che facevano dei bianchi armati di fucili e droni ad Haiti?

Otto uomini, tra cui cittadini statunitensi dal passato militare, venivano arrestati a Port-au-Prince, Haiti con un arsenale di armi su autoveicoli senza targa. Tutti tranne uno venivano rilasciati e riportati negli Stati Uniti coll’assistenza del dipartimento di Stato degli USA e del governo haitiano.

Otto uomini con un arsenale di armi e equipaggiamento militare, compresi dei SEAL della Marina e veterani dell’esercito degli Stati Uniti, venivano arrestati a Port-au-Prince, Haiti, mentre girovagavano coi loro fucili, secondo una “missione governativa”. Eppure, sette di loro, inclusi cinque cittadini statunitensi e due serbi residenti permanenti negli Stati Uniti, venivano rilasciati e potevano tornare a casa in aereo, senza incriminazioni. Madame Boukman, attivista di Fanmi Lavalas, ex-Partito socialdemocratico del Presidente Jean-Bertrand Aristide, twittava sulla relazione e gli inquietanti dettagli che circondano gli uomini e il loro ambiente, le circostanze della loro presenza ad Haiti e l’elefante nella stanza della politica degli Stati Uniti nei confronti di Haiti. Tale politica rirntra nel contesto del colonialismo, del cambio di regime e del sostegno agli squadroni della morte e dei regimi dittatoriali. “7 americani legati a compagnie militari e di sicurezza statunitensi con mitragliatrici, pistole, droni, telefoni satellitari, giubbotti antiproiettile e altri simpatici giocattoli venivano arrestati la scorsa notte ad Haiti. In altre parole, i mercenari terrorizzano la gente per reprimere la ribellione”, twittava Boukman. Alla fine, fu detto che cinque nordamericani, due cittadini serbi con residenza permanente negli Stati Uniti e un cittadino haitiano furono arrestati. Tutti tranne l’haitiano furono liberati. Tre dei nordamericani, Kent Leland Kroeker, Christopher Mark McKinley e Christopher Michael Osman, sono veterani, secondo il Miami Herald. Kroeker, 52 anni, è un veterano che gestisce un’azienda di ingegneria off-road. McKinley, 49 anni, ex-Navy SEAL, fu indagato dalla polizia in Ohio. Osman, 44 anni, è anche un ex-SEAL della Marina che combatté in Afghanistan dopo l’11 settembre. Fu riconosciuto colpevole di aggressione stradale nel 2017. Gli altri due americani sono Dustin Porte, 42 anni, la cui società elettrica è stata subappaltatrice del Dipartimento per la sicurezza interna e Talon Ray Burton, 52 anni, direttore di una società di sicurezza.
Gli altri erano Vlade Jankvic, 41 anni, Danilo Bajagic, 37 anni, e Michael Estera, 39 anni, un cittadino haitiano dallo pseudonimo “Clifford”. Quando fu fermato dalla polizia, il gruppo guidava due veicoli senza targa, e rifiutava di identificarsi. Nell’arsenale trovato c’erano sei pistole, sei fucili automatici, tre telefoni satellitari, due droni professionali e altro materiale tra cui zaini, giubbotti antiproiettile, un telescopio, nastri e documenti con una lista di nomi. Secondo il capo della polizia di Port-au-Prince, Joel Casseus, gli uomini dissero alla polizia che “erano in missione del governo” e “non dovevano parlare”. Non specificarono per quale governo lavoravano, e furono rilasciati e scortati dal personale dell’ambasciata degli Stati Uniti nella sala diplomatica dell’aeroporto VIP senza manette, poi imbarcati sul loro volo. Secondo quanto riferito, gli uomini dissero ai funzionari statunitensi di essere nel Paese per proteggere un “uomo d’affari del governo”. “Il procuratore generale haitiano Paul Eronce Villard, che insieme al console generale statunitense visitò i detenuti, smeriva di essere stato spinto a rilasciare uomini, o che il ministro della giustizia Pierre-Richard Casimir li avesse visitati. Villard in seguito disse che la polizia subì pressioni dal Palazzo Nazionale per rilasciarli.

Secondo il VoA, un portavoce del dipartimento di Stato degli USA confermava che le autorità statunitensi e haitiane si coordinavano per fare ritornare gli uomini negli Stati Uniti. Il primo ministro di Haiti, Jean-Henry Ceant, li definiva “mercenari” e “terroristi” che intendevano destabilizzare il governo di Haiti e prendere di mira l’esecutivo. Secondo Madame Boukman costoro erano giunti ad Haiti con uno scopo chiaro: eliminare l’opposizione al governo haitiano. “Sono chiaramente squadroni della morte/mercenari inviati ad assassinare manifestanti e leader dell’opposizione. Avevano una lista di nomi in possesso e, secondo quanto si dice, alcuni erano loro bersagli, ad esempio, giornalisti di una stazione radio antigovernativa, deputati”, aveva detto Boukman. “A novembre, durante e dopo una dimostrazione nazionale, un gruppo di persone fu assassinato con spari alla testa. Ad esempio, un bambino fu ucciso, mentre non c’erano poliziotti o persone armate. Lo stesso per i manifestanti, specialmente alcuni che tornavano a casa e all’improvviso uno di loro cadde a terra con una pallottola in testa”, aggiunse. “C’erano cecchini in tutto il Paese. Furono fotografati altri uomini bianchi con maschere sul volto. Il direttore della polizia nazionale haitiana dichiarò di non riconoscere quegli uomini, veicoli, uniformi e armi”. “È solo un casino”, diceva Madame Boukman dell’attuale situazione ad Haiti, notando che un leader dell’opposizione con cui è amica gli disse che il suo nome era nella lista.
Lo sfondo degli arresti e la successiva liberazione dei mercenari erano due settimane di proteste in cui gli haitiani chiedevan le dimissioni del presidente Jovenel Moise, sostenuto dagli Stati Uniti, e del primo ministro Ceant, tra inflazione e accuse di corruzione. La Toyota Prado e la Ford che degli uomini furono rintracciati presso persone vicine al presidente Moise. Questi eventi non sono casuali, dato che gli Stati Uniti occuparono Haiti dal 1915 al 1934 e da allora la sfruttano sul piano economico, governativo e corporativo per tenere Haiti povera, intromettersi negli affari politici interni di Haiti e mantenere la politica razzista sull’immigrazione contro gli haitiani che arrivano negli USA. Haiti soffrì molto dopo aver gettato le catene della schiavitù e del dominio coloniale e divenne la prima repubblica nera. I recenti eventi coi bianchi pesantemente armati arrestati a Port-au-Prince e riportati negli USA senza conseguenze sono la prova che gli Stati Uniti continuano a distruggere Haiti in modo neocoloniale, proprio come quando l’occupavano e imponevano la loro volontà con la violenza armata.

Fonte http://aurorasito.altervista.org

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