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Child abuse growing crime USA

Chi ha preso adesso il posto di Jeffrey Epstein?

E’ avvenuto tutto davanti ai nostri occhi e nessuno ha voluto vedere, (E’ una storia che si ripete) è bene che prima di reclamare giustizia ci si guardi allo specchio e si cominci a far mente locale di come ognuno di noi come membro della specie umana abbia potuto cadere così in basso.

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Chi ha preso adesso il posto di Jeffrey Epstein?

Il caso Epstein non è un semplice scandalo; è l’esempio più schiacciante della corruzione abissale che affligge le élite mondiali. Questa rete non è opera di pochi criminali isolati, ma una gigantesca ragnatela tessuta attorno a potenti, leader e miliardari. Questi predatori organizzati, insaziabili nella loro ricerca di potere e controllo, si nutrono del degrado degli innocenti. Non si tratta solo di élite “compromesse”; alcuni sono diventati dipendenti da questa perversione, convinti che l’impunità sia un loro diritto di nascita, la loro eredità.

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Epstein non era un criminale qualsiasi. Era una figura chiave di un sistema globale di sfruttamento e ricatto. Rivelando i suoi legami con alcune delle personalità più influenti al mondo, questo caso ha messo a nudo l’ipocrisia e la perversione delle istituzioni globali. Presidenti, ministri, re, finanzieri, celebrità: tutti si sono uniti in una danza macabra, dove i confini tra potere, denaro e sesso si confondono in un vortice di opportunismo. Non si tratta semplicemente di una rete di delinquenti, ma di un impero di corruzione dove l’umiliazione e la sofferenza sono la moneta di scambio.

Dietro le maschere della rispettabilità, le élite hanno costruito un vero e proprio impero di atrocità. L’avidità e la sete di controllo hanno trasformato questo sistema in una macchina ben oliata, dove ogni intrigo si alimenta dell’umiliazione di coloro che non hanno alcun potere. I documenti di Epstein hanno messo in luce i complici inaspettati di questo complotto con gangster di alto livello, servizi segreti – in particolare israeliani e istituzioni finanziarie che hanno contribuito attivamente a radicare questa rete. Laddove ci si aspettava giustizia ed etica, questi attori hanno permesso alla corruzione di prosperare, manipolando l’ordine mondiale nell’ombra.

Le banche, che dovrebbero incarnare la trasparenza, hanno agito come complici silenziosi di questo sistema. Attraverso complessi meccanismi finanziari, hanno facilitato il trasferimento di fondi illeciti, protetto i criminali e permesso alle élite corrotte di mantenere la loro impunità. Non si sono limitate a riciclare denaro, ma hanno alimentato questa mostruosità, rendendola più insidiosa, più potente e più invincibile. Queste istituzioni hanno stretto un patto con il male, con l’unico obiettivo di preservare i propri profitti e il proprio potere a tutti i costi.

Laddove l’intero sistema sembra essere stato scosso dalla caduta di Epstein, una domanda brucia sulle labbra: chi ha preso il suo posto? Come in ogni traffico illecito, quando uno cade, un altro prende immediatamente il suo posto. L’arresto di un uomo non è sufficiente per smantellare una rete così vasta. Questo sistema, lungi dall’essere stato distrutto, si è evoluto, mutato. È diventato ancora più insidioso, più sotterraneo. Non si tratta più solo di manovre sessuali, ma di geopolitica, segreti di Stato, reti finanziarie mondiali che si nutrono delle debolezze dei governi, dell’intimità dei leader e delle falle del sistema giudiziario mondiale.

L’iceberg Epstein, per quanto colossale, è solo una piccola parte di ciò che si nasconde nell’ombra. Dietro questa rete di élite ci sono attori invisibili, servizi segreti e agenzie governative che tirano le fila e mantengono questo ricatto geopolitico. Il Mossad, regolarmente accusato di essere coinvolto, potrebbe aver svolto un ruolo centrale nella protezione di questi criminali e nella manipolazione di queste informazioni sensibili.

Ma sarebbe ingenuo limitare il coinvolgimento a un solo attore; le agenzie americane, in particolare la CIA, sono state a lungo sospettate di svolgere un ruolo chiave nel mantenimento di questo equilibrio di potere. Questi servizi segreti, lungi dal svolgere un ruolo di regolatori, sono stati spesso i guardiani di questa rete di ricatti, che hanno utilizzato per manipolare la politica, i governi e le società nel loro complesso.

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Il vero flagello non è la caduta di Epstein, ma il sistema che continua a prosperare, la corruzione che continua a covare dietro le quinte del potere. Questa rete non scomparirà in silenzio. È diventata uno dei più potenti meccanismi di controllo geopolitico. Personalità politiche, alti funzionari, attori economici e finanziari, tutti sono stati ridotti a pedine in questo grande gioco di ombre. Il ricatto è diventato lo strumento indispensabile per mantenere l’ordine, per imporre una servilità globale, dove gli stessi governi sono sotto il controllo di coloro che detengono i segreti più compromettenti.

Le istituzioni internazionali, come l’ONU o l’UE, dovrebbero essere le garanti della giustizia e della tutela dei diritti umani. Ma in realtà sono diventate strumenti di occultamento, custodi di un ordine mondiale ingiusto. Ogni giorno preferiscono mantenere lo status quo, fingendo di non vedere nulla, per proteggere gli interessi dei più potenti e mettere a tacere coloro che vorrebbero denunciare questa corruzione. Fingono di ignorare, o peggio, chiudono gli occhi di fronte a crimini di massa. I popoli sono stati traditi e la giustizia è diventata una chimera.

A questo punto, non è più una questione di denuncia, ma di azione. Questa follia collettiva, questa cancrena che corrode il cuore del potere mondiale, deve essere fermata prima che sia troppo tardi. La società non può più restare a guardare. Le vittime non possono più essere ignorate. È tempo di ribellarsi, di alzarsi e rivendicare il nostro futuro. Questo sistema di corruzione, manipolazione e sfruttamento non può più essere tollerato. È un appello alla resistenza, un appello alla giustizia. Non possiamo più accettare di vivere in un mondo in cui i potenti sfuggono a ogni punizione, mentre milioni di vite vengono sacrificate nell’ombra.

È tempo di spezzare le catene dell’impunità, di esigere trasparenza e di smantellare questo sistema di ricatto globale. È tempo di mettere in discussione un intero ordine mondiale basato sulla sofferenza e sulla depravazione. Se vogliamo sperare in un futuro più sano e più giusto, dobbiamo iniziare con l’estirpare questo male alla radice. La guerra alla corruzione non sarà facile, ma è indispensabile. È ora di lottare per un mondo in cui le vittime non siano più dimenticate e in cui finalmente sia fatta giustizia.

Se non ci ribelliamo adesso, questa piaga non avrà altra conseguenza che l’estinzione dei nostri valori. Non è più una questione di governi, ma di popolo. La rivolta inizia con noi.

Phil BROQ.

Fonte: jevousauraisprevenu.blogspot.com

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