La società israelo-statunitense di geoingegneria “Stardust” inizierà a bloccare il sole con sostanze chimiche disperse nell’aria “già ad aprile”
Bisogna stare attenti agli ingegneri. Cominciano con le macchine da cucire e finiscono con la bomba atomica.
(Marcel Pagnol)
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La società israelo-statunitense di geoingegneria “Stardust” inizierà a bloccare il sole
L’azienda non rivelerà la composizione dell’aerosol, sollevando preoccupazioni in merito al consenso informato.
La società israelo-statunitense di geoingegneria Stardust Solutions ha annunciato una raccolta fondi di 60 milioni di dollari per finanziare i propri sforzi volti a bloccare il sole spruzzando particelle nell’atmosfera.

Stardust afferma di aver creato una polvere che, secondo quanto promesso, “non si accumula negli esseri umani o negli ecosistemi e non danneggia lo strato di ozono né provoca piogge acide come le particelle ricche di zolfo dei vulcani”.
Ma si rifiuta di rivelare di cosa siano effettivamente composte le particelle, rendendo tali promesse prive di significato senza trasparenza, verifiche indipendenti o il consenso informato del pubblico.
Secondo quanto riportato da POLITICO, che ha dato la notizia, la startup utilizzerà i fondi per avviare “esperimenti controllati all’aperto” già ad aprile. “Tali test prevedono il rilascio delle particelle riflettenti dell’azienda all’interno di un aereo modificato che volerà a circa 11 miglia (18 chilometri) sopra il livello del mare”.
Tale tecnologia è “poco studiata e per lo più non regolamentata”, osserva POLITICO.
Potrebbe persino “alterare i modelli meteorologici globali e scatenare conflitti geopolitici”.
Secondo quanto riferito, gli investitori si sono limitati a “riporre la loro fiducia nel concetto”, invece di chiedere prove che un intervento così significativo e pericoloso sulla luce solare non provocherà conseguenze irreversibili a livello atmosferico o geopolitico.
Oltre 590 scienziati climatici e studiosi di governance sostengono ora una moratoria mondiale su tali esperimenti che coinvolgono il sole e hanno chiesto un “Accordo internazionale sul non utilizzo della geoingegneria solare”.
Ciononostante, Stardust ha raccolto finora un totale di 75 milioni di dollari per il suo progetto di schermatura solare.
La raccolta fondi è stata guidata dalla società di tecnologia climatica Lowercarbon Capital, con sede nel Wyoming.
Stardust è registrata nel Delaware, ma ha sede vicino a Tel Aviv, in Israele.
Ha grandi progetti e ha bisogno del sostegno federale per realizzarli.
Secondo POLITICO, l’azienda sta cercando di assicurarsi contratti governativi per “implementare la propria tecnologia su scala globale”.
Stardust non ha ancora brevetti o pubblicazioni sottoposte a revisione paritaria sul suo sistema integrato di geoingegneria solare.
Un tentativo segreto di controllare il cielo
A marzo, Wired ha rivelato che Stardust stava sviluppando in segreto una forma di geoingegneria solare per “impedire ai raggi solari di raggiungere il pianeta”.
Fondata nel 2023 e guidata dagli ex fisici nucleari israeliani Yanai Yedvab e Amyad Spector, l’azienda opera come appaltatore climatico a scopo di lucro, con l’obiettivo di vendere direttamente ai governi la tecnologia di raffreddamento basata sugli aerosol.

All’epoca Stardust dichiarò di avere in programma di disperdere particelle riflettenti proprietarie dagli aerei, senza però rivelare la composizione dello spray.
L’azienda non aveva pubblicato alcuna ricerca, non aveva un codice di condotta e non era soggetta ad alcun controllo pubblico, il che ha spinto gli esperti ad avvertire che mancava una “licenza sociale” per le sue attività.
I gruppi ambientalisti, tra cui CIEL e Friends of the Earth, hanno definito il progetto “una corsa sconsiderata” che potrebbe violare la moratoria delle Nazioni Unite sulla geoingegneria e “tenere in ostaggio i governi con brevetti tecnologici”.
I critici hanno sottolineato il finanziamento di Stardust da parte di fondi di venture capital legati all’esercito e avvertono che, se gli esperimenti dovessero fallire, potrebbero alterare i modelli meteorologici globali o danneggiare lo strato di ozono, senza che esistano regole internazionali per impedirlo.
L’esperimento di Stardust segna il momento in cui l’industria privata inizia a riscrivere l’atmosfera stessa, senza che l’opinione pubblica ne sia a conoscenza, senza consenso informato o supervisione indipendente, trasformando la Terra in un sito di prova per una tecnologia non collaudata che nessuno ha votato.
Jon Fleetwood
Fonte: substack.com/@jonfleetwood
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