La circonferenza della terra insita nella corona di Santa Maria dei miracoli del Santuario di Brescia
Quante cose si celano dietro le cose più scontate dell’arte e della cultura.
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Santa Maria dei miracoli del Santuario di Brescia
Il mio primo impatto col Santuario di Santa Maria dei Miracoli
Sul finire del 1969, l’anno del mio matrimonio, per ragioni di lavoro venni ad abitare a Brescia nelle immediate adiacenze del santuario di Santa Maria dei Miracoli.
Scoprii subito uno spiccato interesse per la stupenda architettura rinascimentale di questo santuario ricco di interessanti sculture che stuzzicavano la mia disposizione di cultore dell’arte.

Con l’impatto di questa chiesa mi sentivo motivato, perché avevo l’occasione di poter fare una ricerca su questo insolito mutus liber, così denso di ipotetici arcani da scoprire. Ne ero più che convinto ma non mi riusciva trovare dei riscontri letterari su cui poter contare. Tuttavia mi è servito moltissimo la consultazione di un libro guida della chiesa in questione, Santa Maria dei Miracoli”, di A. Fappani e L. Anelli, che reperii presso il santuario bresciano.
Ma ben presto mi resi conto che non ero in grado di sviluppare la ricerca strutturale perché avevo bisogno di un dettagliato disegno architettonico della facciata che non ho potuto reperire. Senza di esso non avrei potuto eseguire ciò che mi proponevo, ossia la tracciatura di un possibile telaio strutturale che i costruttori del santuario dovettero predisporre secondo presumibili canoni del tempo. Si tratta della cosiddetta geometria sacra, non estranea agli artisti del Rinascimento che la concepivano secondo personali criteri, anch’essi esoterici, per impaginare le loro opere pittoriche.
In verità potevo disporre di un succinto disegno architettonico accluso al libro guida suddetto, che però era molto limitato e inaffidabile. Si tratta di una copia, peraltro parziale, di un disegno eseguito dall’architetto Antonio Tagliaferri nel 1909.
Che fare? Decisi di lasciare a tempo debito l’opportunità di realizzare ciò che a quel momento mi sembrava impossibile di attuare, e conservai con cura le numerose note e bozze di studi eseguiti.
Trascorrono 34 anni e siamo nel 2013, da quei momenti iniziali dell’innamoramento con la facciata del Santuario di Santa Maria del Miracoli, ma ecco che oggi un fortunato abbrivio mi permette di riaccendere la vecchia fiamma d’amore e dar corpo al proposito di entrare nella “Sancta Sanctorum” di questo tempio.
Il disegno architettonico inatteso

La facciata del santuario Santa Maria dei Miracoli di Brescia. Disegno per gentile concessione dell’architetto Patrizia Scamoni, responsabile dell’Ufficio Edilizia Monumentale e Museale di Brescia
La chiesa dei Miracoli, tanto cara ai bresciani, quest’anno (2013) è stata chiusa al pubblico perché oggetto di restauri e il 26 ottobre scorso finalmente è stata riaperta. Ma già diversi anni prima furono fatti considerevoli restauri alla facciata coperta di smog e al tetto Nell’occasione della riapertura suddetta si è fatta festa lungo la sua via, il corso Martiri della Libertà, con musica da strada e performance di artisti nell’intero pomeriggio.
Anch’io vi ho preso parte e visitando il Santuario, con felice sorpresa, in una delle diverse locandine poste all’interno del tempio assiepato di gente, ho visto esposto un bel disegno architettonico della facciata che non mi aspettavo di vedere, proprio quello che io ho sempre cercato di poter disporre per la mia ricerca interrotta tanti anni fa.
Nei giorni successivi è stato un tutt’uno nel cercare di ottenere l’originale di quel disegno e così mi sono rivolto a più persone qui a Brescia. Ho cominciato col rivolgermi a mons. Federico Pellegrini, direttore dei Beni Culturali Ecclesiastici di Brescia, che io conoscevo e che mi ha indirizzato all’Ufficio Tecnico del Comune perché l’edificio di culto in questione è di sua proprietà.
Dopo un po’ di giri per la ricerca sono riuscito finalmente ad arrivare allo scopo contattando l’architetto Patrizia Scamoni, responsabile dell’Ufficio Edilizia Monumentale e Museale di Brescia. E così lei si è messa gentilmente subito a mia disposizione per esaudire la mia richiesta del disegno in questione, poiché questo si trova effettivamente archiviato presso il suo ufficio. Si tratta di un disegno elaborato fatto di recente da un gruppo di studenti nell’ambito di una ricerca universitaria.
Due giorni dopo, finalmente ho ricevuto per posta elettronica il file di questo disegno tanto vagheggiato che ora mi affretto a mostrarlo con l’illustr. 2. Sul disegno ho messo in evidenza in azzurro il protiro-edicola che fu la prima parte architettonica ad essere fatta; poi ho aggiunto la leggenda delle parti salienti della facciata della chiesa e la loro dislocazione.
Le origini del Santuario
Ho detto in precedenza di aver consultato un libro guida del santuario in studio e credo sia buona cosa, almeno per la storia delle sue origini ed architettonica, riportare testualmente quanto qui viene riferito dai suoi eminenti autori, piuttosto che riassumerle a modo mio, quello di un “non addetto ai lavori”. Ma mi dimostrerò perspicace quando si entrerà nel merito dello scopo di questo saggio, che è quello di decriptare il ventilato messaggio esoterico supposto fra le righe del libro muto disposto sulla facciata del santuario “I Miracoli”, come la chiama all’occorrenza, nel suo libro citato in precedenza, uno degli autori, il prof. Luciano Anelli, docente dell’Università Sacro Cuore di Brescia. Farò anch’io allo stesso modo.
I fatti del santuario “I Miracoli”, cominciano così per bocca di mons. Andrea Fappani l’altro autore del libro anzidetto, il primo in ordine di esposizione:
« […] Nel 1484 circolò per la città la voce di miracoli segnalatissimi che avvenivano intorno alla immagine di una Madonna con Bambino dipinta sulla facciata della casa di certo Pelaboschi o Pelabrocchi abitante in Borgo S. Nazaro sulla via di Crema. […].
Quali fossero tali miracoli non è molto chiaro. Lo stesso don Bellavite ebbe a scrivere: “Se voi mi addimandate quali fossero questi prodigi con cui cominciò qui Ella a rendersi e celebre e venerabile non so dirvene neppure uno di certo; non essendo riuscito ne a me ne ad altri ritrovarne alcuna memoria”.
Tuttavia quasi per riscattarsi dalle sconfitta subita nella sua ricerca, il pio sacerdote ne cita uno, ritenuto il primo: Passavano, egli racconta, un giorno in questo Borgo due soldati a cavallo, i quali arrivati avanti quell’immagine la salutarono, come praticano tutt’ora di quei Cristiani, che si levano il cappello quallor s’incontrano in qualche immagine di Maria; e dicono ch’Ella tosto con stupore universale, e con miracolo evidente abbassasse il capo in segno di risalutarli”.
Il miracolo sotto il segno di una gentilezza degna di una Madonna celeste madre di tutte le più gentili “madonne” terrene. Ma nemmeno di questo Bellavite era sicuro. Tuttavia poteva garantire francamente” che i miracoli furono tanti e di frequenti, che con essi diede evidentemente a conoscere, che voleva essere qui onorata ed adorata distintamente”. […]
È certo […] che la conseguenza più diretta dei miracoli fu la più viva devozione e la costruzione, nel breve giro di anni, del santuario.
Nel 1500 come indica la data in numeri romani (MD) incisa sulla facciata tra il fregio dell’architrave e quello del cornicione, la chiesa era in buona parte costruita e in modo tale da servire ai sacri riti, e già dovevano esistere le due porte laterali della facciata. E già l’immagine miracolosa della Beata Vergine era stata voltata verso l’interno, mentre era stato tolto l’altare eretta in un primo tempo sotto l’arco. […].
Il completamento del Santuario si protrasse fino a dopo la metà del secolo XVI. […] Gli ultimi lavori architettonici vennero eseguiti nel secolo XVIII. ».
Alla costruzione della facciata contribuirono parecchi artisti di cui sfugge anche il nome dei Maestri Comacini accertata da documenti da Paolo Guerrini.
A pag. 14 del libro di Fappani e Anelli di cui sopra viene citata a margine la seguente nota 45 che si sofferma compiutamente sui Maestri Comacini.
«Sono sedici scultori che lavorano intensamente per quattro mesi a incidere nel marmo il piccolo mondo ideato dalla genialità di un artista, il cui nome ci resta ignoto, perché nella botteghe del tempo i maestri e gli operai si fondevano in una sol personalità collettiva, talvolta anonima, tipico esempio di solidarietà nelle fatiche del lavoro e nelle soddisfazione della gloria.».

Illustrazione 3: Basilica di Santa Maria dei Miracoli di Brescia. Particolare della facciata del Santuario di Santa Maria dei Miracoli di Brescia. Candelabra 2 del disegno illustr. 2. Foto dell’autore.
Se non fosse per la diffusa trama di fili incrociati, disposti in diversi modi su questa candelabra che si vede nell’illustrazione sopra, ma anche su altre parti scolpite nel marmo dell’insolita facciata del santuario della Madonna di Miracoli di Brescia, noi non saremmo in grado di capire che si tratta, nientemeno, che di un sigillo tanto importante nella pratica ermetica. Viene chiamato appunto Sigillo di Hermes, oppure Sale dei Saggi, cosa questa che getta la confusione persino nello spirito dei ricercatori presi per l’ermetismo. Invece, dicono i Filosofi dell’ermetismo, che è il segno e impronta dell’Onnipotente, ed anche la Sua firma, ed ancora Stella dei Magi, Stella polare, ecc.
Si capirà che è anche un continuo ripetersi degli attributi della Madonna che si venera in tutte le chiese. Ma al visitatore, ignaro sui misteriosi segni dell’ermetismo della chiesa appena accennata sopra, il santuario della Madonna dei Miracoli di Brescia, però amante delle belle arti scultoree, interessa dispiegare nei limiti del comprensibile, l’arcano riposto nelle intricate concezioni meravigliosamente scolpite nel marmo della sua facciata, ma anche al suo interno. Come pure, viceversa, al visitatore addottorato sulle cose dell’ermetismo, interessa trovare i nessi attraverso i tanti simboli disposti sulla stessa facciata, ma non ne è capace pur potendo trovarli sperduti in alcuni testi della letteratura ermetica. In realtà non è stata mai studiato meticolosamente il santuario anzidetto per estrapolare le radici ermetiche secondo le quali fu edificata dai suoi costruttori, i maestri Comacini nel 1500.
La riscontrata trama di fili incrociati, che ho chiamato “tessitura”, però è appena uno spiraglio per il pellegrino che si ferma disorientato, ma nel contempo affascinato, davanti al santuario mariano in questione.
Ma cosa c’è di bello e interessante nella facciata come ricamata dalla suddetta “tessitura”?
C’è che il santuario, tema di fondo che in esso si sviluppa, è come se si espandesse con le sue trame a fili incrociati, e fiori a iosa di un mistico giardino, per legarsi, percorrendo lunghi itinerari, ad altri luoghi sacri di eccezionale interesse, per poi far rientro, ma non senza aver capito che è anche il modo per conoscere sé stessi.
“Niente di troppo” è scritto in greco sull’entrata della chiesa “I Miracoli”, ma si scopre che è un niente che vale oro! Un “niente” tale ad annullare la realtà dei sensi della vita di veglia per ingigantire ben altra realtà, quella che riguarda la nostra interiorità e che non conosciamo.
Come appena detto, attrae l’attenzione del pellegrino nell’apprestarsi a varcare la porta di sinistra del santuario “I Miracoli”, una breve locuzione in greco su un cartello posto su una lesena su cui è scolpita nel marmo una candelabra 2 segnata sulla leggenda dell’illustr. 2 .
Sono due parole di un famoso motto dell’antica Grecia, “Meden ágan”, che tradotte, dicono così: “niente di troppo”.
La stessa breve frase, insieme ad un’altra famosa massima, “conosci te stesso”, erano incise sull’architrave del frontone del tempio di Apollo dell’oracolo in Delfi, a nord-ovest di Atene, ed erano i principi fondamentali dello spirito greco antico.
“Meden ágan” costituisce la chiave fondamentale per entrare nella porta occulta del santuario, che è naturalmente quella che ogni uomo deve poter varcare in qualche modo durante la vita, anche se lui non ne è consapevole. La porta situata al centro del protiro, è murata e per entrarvi occorre chinare il capo.
Sembrerebbe che “niente di troppo” costituisca l’avviso di un limite oltre il quale è prudente non procedere che, nel caso del cristianesimo in relazione al santuario mariano suddetto, si può benissimo riferire al gregge sorvegliato e protetto dal “buon pastore” evangelico. Tuttavia è vero pure che, per la necessità della consapevolezza nel conoscere sé stessi, suggerito dal secondo consiglio delfico, e così “specchiarsi”, è inevitabile che quel varco sia superato e così si finisce per fare la parte della centesima pecora che esce dal gregge evangelico.

Illustrazione 4: La facciata del santuario Santa Maria dei Miracoli di Brescia. Crittografia circonferenza media della Terra. Disegno per gentile concessione dell’architetto Patrizia Scamoni, responsabile dell’Ufficio Edilizia Monumentale e Museale di Brescia
Allo stesso modo può essere giudicata la mia iniziativa di scrivere questo saggio che travalica il senso della dottrina cristiana nell’entrare in una delle sue chiese, come questa del santuario.
Mi si consideri allora un certo esule in cerca della sua giusta chiesa, ma perché non credere che sia ancora questa chiesa, della quale ho intravisto un meraviglioso “oltre” di quel “Meden ágan”?
Ma la storia è piena di esuli che in tanti modi hanno contribuito a non farla restare immobile e così hanno permesso al progresso di farsi strada.
Infatti è proprio l’oltre da me intravisto nel “Meden ágan” che fa capire la mobilità, un lento girare nel tempo che questa scoperta “CONTINUA A GIRARE” per farci capire che si tratta della nostra Terra, oggi timorosi del suo futuro.
Ed è proprio la facciata disegnata dagli universitari di architettura di Brescia che rivela crittograficamente il codice del calcolo della circonferenza della Terra che conosciamo nella misura di 40041 Km.
Prudentemente nessuna parola a commento, basta la visione dell’illustrazione che segue, un Mutus Liber.
Gaetano Barbella
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