Tutto quello che devi sapere sui fini di un occulto governo criminale
E Dio creò l’uomo (non so se è vero, ma così dicono), ma in determinati contesti deve aver perso tutta la sua ispirazione e qualcuno gli è sicuramente riuscito male con le conseguenze che vediamo sotto i nostri occhi. 🙁
Toba60
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Tutto quello che devi sapere sulla finalizzazione del caos globale
La finanziarizzazione del sistema economico mondiale è fonte di caos strutturale, in cui la priorità accordata alla redditività finanziaria a scapito della produzione reale e del bene comune alimenta squilibri persistenti. Questa dinamica, esacerbatasi a partire dagli anni ’80, ha portato a una massiccia espansione della sfera finanziaria (gli attivi finanziari sono raddoppiati dalla crisi del 2007-2008), rafforzando al contempo la dipendenza dai mercati speculativi, dalle bolle immobiliari e dalle politiche monetarie accomodanti. Ha soprattutto permesso l’accumulo di squilibri macroeconomici, come i deficit pubblici in crescita (ad es. la Francia), i debiti sovrani in espansione (ad es. i paesi in via di sviluppo) e una concentrazione della ricchezza nelle mani di una minoranza.

Attori come il FMI, la Banca mondiale o le banche centrali hanno visto crescere la propria influenza, imponendo politiche di austerità e di adeguamento strutturale che, secondo alcuni critici, aggravano le disuguaglianze e minacciano la sovranità nazionale. Queste politiche, spesso presentate come «misure di salvaguardia», sono percepite da alcuni come strumenti di ricolonizzazione economica, che destabilizzano gli Stati e favoriscono le multinazionali. La sopravvalutazione degli attivi finanziari rivela un’economia in cui la finanza domina, in cui la moneta è sempre più finanziarizzata (ad es. la creazione di moneta da parte delle banche centrali) e in cui un piccolo squilibrio può provocare un crollo a catena. Pertanto, il caos mondiale deriva dalla crescente volatilità dei mercati, dalla polarizzazione delle bilance esterne e dalla dipendenza dai flussi di capitali instabili generati da questi attori.
Al centro di questo sistema di predazione estrema, ci sono nomi che ormai fungono da parafulmini. Attirano l’attenzione dell’opinione pubblica, concentrano l’indignazione e consentono al resto del sistema di continuare a funzionare nell’ombra. Proprio come Jack Lang, il suo amico Jeffrey Epstein ne è l’esempio perfetto quando viene ridotto dai media alla figura del predatore solitario e trattato come se fosse un’anomalia morale. Eppure, questa comoda rappresentazione nasconde in realtà una verità ben più inquietante, poiché Epstein non era solo un uomo decadente. Era soprattutto una funzione, un ingranaggio che permetteva di centralizzare e nascondere un’intera schiera di predatori altamente tossici. In particolare, tutto ciò che riguarda la sanità, con un sistema in cui la logica del profitto finanziario prevale sulla stabilità economica, sociale ed ecologica, rendendo le crisi non più eccezionali, ma strutturali.
Dietro le quinte del capitalismo globalizzato, agiva come una sorta di centrale telefonica che collegava depravazione, finanza, filantropia, diplomazia e industria biomedica. Attorno a lui gravitavano personaggi potenti come i Rothschild o i Rockefeller, Bill Gates o i Wexner, la banca JPMorgan Chase o Palantir, politici come Peter Mandelson o teste coronate come Andrew o Mitte-Marie, nonché varie reti legate alla governance globale in tutti gli ambiti, dalla sanità al transumanesimo, passando per l’esercito e i biovirus da guerra. Questo ruolo di intermediario centrale, unito a quello di spia del Mossad (discreta, informale ma straordinariamente efficace), costituisce il vero cuore di quella che potremmo definire la «macchina infernale» del globalismo, i cui ingranaggi si basano sul ricatto, la corruzione e gli abusi di informazioni privilegiate che consentono di arricchire gli agenti più zelanti, sottomessi e devoti a questa ideologia distruttiva.
Il broker delle élite
Il mito vuole che le grandi decisioni nascano nelle istituzioni ufficiali a vocazione democratica e volte al benessere dell’umanità. In realtà, esse emergono nei salotti privati, durante cene accuratamente orchestrate per avvantaggiare solo un ristretto gruppo di predatori, di parassiti che succhiano spudoratamente il midollo del mondo. Epstein eccelleva proprio in quest’arte.
Ad esempio, un’e-mail del 2009 mostra Epstein che propone a Bill Gates di organizzare incontri a Davos, il che conferma un legame professionale con il Forum economico mondiale, nonostante Epstein fosse già stato condannato per reati sessuali nel 2008. In alcune e-mail risalenti al 2011, Epstein propone la creazione di un sofisticato fondo di donazioni per Gates, basato su una struttura di tipo Donor-Advised Fund (DAF) con filiali offshore «appositamente dedicate ai vaccini». La promessa è quella di creare un meccanismo fiscalmente neutro, in grado di convogliare miliardi, evitare le tasse e sfuggire in larga misura al controllo democratico.
La ribellione dei robot: La storia del Rinascimento spirituale (La storia del Nuovo Ordine Mondiale di David Icke) (In Inglese)
I documenti resi pubblici nel 2026 hanno inoltre rivelato che Nikolic (consulente e socio di Bill Gates) aveva inviato a Epstein informazioni riservate sui progetti della Fondazione Gates, in particolare sulla campagna di vaccinazione contro la poliomielite in Pakistan e in Nigeria. Nel 2013, fatto ancora più inquietante, Gates chiese a Epstein di rappresentarlo in alcune trattative tramite il suo consulente scientifico Boris Nikolic. Da alcuni scambi privati emerge una visione disumanizzante in cui Epstein e Boris Nikolic hanno discusso di come aggirare la diffidenza degli africani nei confronti dei vaccini con «candele e piccoli specchi», paragonando questa strategia a quella adottata dagli europei nei confronti delle popolazioni indigene. Questo tono beffardo contrasta nettamente con il discorso pubblico della Fondazione Gates sulla «comunità» e sulla «salute equa».
Nikolic, all’epoca ancora socio di Bill Gates, avrebbe inoltre informato Epstein delle relazioni extraconiugali di Gates con due donne russe, una giocatrice di bridge e una fisica nucleare, secondo diverse fonti. Epstein avrebbe utilizzato queste informazioni per cercare di influenzare le trattative relative all’uscita di Nikolic dalla Fondazione nel 2013, fungendo da mediatore in un conflitto tra Gates e il suo ex consulente.
«Project Molecule» o la filantropia come infrastruttura
A partire dal 2011, Epstein ha poi svolto un ruolo centrale nell’ideazione di un complesso meccanismo finanziario volto a sfruttare le pandemie e i vaccini come strumenti di investimento. Questo progetto, noto come Progetto Molecola, era una proposta di JPMorgan per un fondo caritatevole transnazionale (“Gates & J.P. Morgan Charitable Giving Fund”), concepito per generare profitti dalla salute globale. Bill Gates era al centro di questa rete, con Epstein che fungeva da intermediario tra Gates, JPMorgan, banche d’investimento, fondazioni (come la Fondazione Rockefeller), laboratori (Merck, Pfizer) e compagnie assicurative come Swiss Re. Il “Progetto Molecule” non è un semplice programma di donazioni, ma un sistema sanitario globale.
In altre parole, si tratta di un potere decisionale globale, esercitato da una cerchia ristretta, senza mandato elettivo e volto a somministrare molecole farmaceutiche dagli effetti devastanti alle popolazioni povere. In un mondo ideale, la sorveglianza sanitaria significa semplicemente la raccolta di dati epidemiologici. Ma in un mondo attraversato da rivalità geopolitiche, il confine tra sanità pubblica e intelligence può diventare labile.
Il Progetto Molecola prevedeva un fondo di 150 milioni di dollari, ripartiti tra campagne di vaccinazione (Afghanistan, Pakistan, Africa, America Latina) e una “rete di sorveglianza in Pakistan” di tipo intelligence. Questo fondo si è poi trasformato nel Fondo globale di investimento per la salute (Global Health Investment Fund), con una garanzia del 60% del capitale per gli investitori e rendimenti previsti compresi tra il 5 e il 7%. Il filantropo incontra quindi il banchiere. E la beneficenza si trasforma in architettura finanziaria. E la governance non è di competenza delle istituzioni pubbliche, ma di comitati privati. Tra questi spicca in particolare Melinda French Gates a capo delle sovvenzioni, insieme a figure come Warren Buffett o Susan Rice.
La ripartizione prevista è stata pianificata nei minimi dettagli:
40 milioni di dollari per i vaccini orali contro la poliomielite in Afghanistan• 40 milioni di dollari per i vaccini orali contro la poliomielite in Afghanistan
40 milioni in Pakistan• 40 milioni in Pakistan
20 milioni per una rete di sorveglianza in Pakistan• 20 milioni per una rete di sorveglianza in Pakistan
20 milioni per il vaccino MenAfriVac in Africa• 20 milioni per il vaccino MenAfriVac in Africa
30 milioni per i vaccini contro il rotavirus in America Latina• 30 milioni per i vaccini contro il rotavirus in America Latina
Nelle comunicazioni interne, Epstein parla addirittura di «fondi aggiuntivi per i vaccini» per convincere un Gates che descrive come «frustrato». La cifra ipotizzata supera rapidamente le centinaia di milioni per arrivare a diversi miliardi. Poi, nel 2013, organizza un incontro tra Bill Gates e diverse personalità legate alle Nazioni Unite. In particolare sul tema delle pandemie. La filantropia non è una questione morale o etica, è strutturale! Dimostra quanto l’utilità di un intermediario possa prevalere su qualsiasi considerazione di interesse pubblico e diventi una leva strategica.
Gli «spioni della poliomielite»
Il punto più ambiguo del piano riguarda i 20 milioni di dollari destinati a una rete di sorveglianza in Pakistan. Nei mesi precedenti l’assalto del 2 maggio 2011, la Central Intelligence Agency condusse in Pakistan una ormai famosa operazione sotto le spoglie di una falsa campagna di vaccinazione contro l’epatite B, volta a ottenere il DNA della famiglia di Osama bin Laden. L’operazione contribuirà ad alimentare una diffidenza diffusa nei confronti delle campagne di vaccinazione e provocherà anche una recrudescenza della poliomielite in alcune regioni. In questo contesto esplosivo, la presenza di finanziamenti privati a favore di reti di «sorveglianza» sanitaria solleva la questione: dove finisce la sanità pubblica e dove inizia l’infrastruttura di intelligence?
Il testo, aggiornato in occasione della declassificazione dei “Dossier Epstein” nel 2026, non utilizza mai esplicitamente il termine “spia”. Tuttavia, suggerisce che alcune iniziative legate all’eradicazione della poliomielite, in particolare nell’ambito della Fondazione Gates, facessero parte di un mix senza precedenti di medicina, raccolta dati e monitoraggio geopolitico. Considerando che Gates, durante una conferenza TEDx del 2010, ha effettivamente affermato: «Se facciamo un ottimo lavoro sui vaccini, sulla salute e sulla salute riproduttiva, potremmo ridurre la crescita demografica dal 10 al 15%», si può immaginare il peggio!
Le pandemie come classe di attività
Ancora più inquietante è lo slittamento concettuale che emerge dalle comunicazioni interne del 2017, in cui la pandemia viene descritta come una categoria di finanziamento paragonabile a quella dell’energia. In altre parole, per Gates si tratta di un’opportunità di investimento. È così che, in questa logica, prendono forma strumenti finanziari. La società di riassicurazione Swiss Re sviluppa così prodotti con «trigger parametrici» che fanno sì che, quando vengono soddisfatte determinate condizioni, come ad esempio la dichiarazione ufficiale di una pandemia, i pagamenti si attivino automaticamente. La filantropia capitalista di Gates si fa carico del rischio e il mercato ne raccoglie il rendimento. La pandemia diventa quindi, per riprendere la terminologia finanziaria, una classe di attività investibili.

Questo cambiamento è rafforzato da iniziative come la “Coalition for Epidemic Preparedness Innovations”, lanciata nel 2017 con il sostegno della Fondazione Gates e di diversi governi. Ufficialmente dedicata alla preparazione contro le epidemie, questa struttura contribuisce anche alla creazione di un mercato globale dei vaccini preventivi. Quando interi mercati si strutturano attorno a un rischio, tale rischio diventa una variabile economica e potenti interessi si posizionano per trarne profitto quando si verifica. Manca solo l’agente che lo provoca e tutti ne traggono beneficio, tranne i popoli, ovviamente.
Nel 2019, il 18 ottobre, si è effettivamente svolta a New York una simulazione di pandemia globale denominata “Event 201”, organizzata dal Centro per la sicurezza sanitaria della Scuola di sanità pubblica Bloomberg dell’Università Johns Hopkins, in collaborazione con il Forum economico mondiale e la Fondazione Bill & Melinda Gates. Lo scenario simulava una pandemia fittizia causata da un nuovo coronavirus, trasmesso da un maiale all’uomo in Brasile, che avrebbe provocato 65 milioni di decessi in tutto il mondo nel giro di pochi mesi. La simulazione mirava a preparare i governi e gli attori internazionali ad affrontare gravi crisi sanitarie, traendo spunto da precedenti epidemie come la SARS (2003) o la MERS (2012). L’obiettivo era valutare le risposte istituzionali, i partenariati pubblico-privati e i rischi di disinformazione. Le coincidenze tra la simulazione e la realtà (data, tipo di virus, impatto globale) sono evidenti.
I “Giochi mondiali militari 2019” si sono svolti proprio a Wuhan dal 18 al 27 ottobre 2019… È ormai assodato che la DARPA (Defense Advanced Research Projects Agency, ovvero l’Agenzia per i progetti di ricerca avanzata nel campo della difesa, un’agenzia del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti incaricata della ricerca e dello sviluppo di tecnologie innovative per la sicurezza nazionale americana) abbia stanziato fondi a favore del National Institutes of Health (NIH) che sono stati poi destinati all’organizzazione EcoHealth Alliance, la quale collaborava con l’Istituto di virologia di Wuhan per studiare i coronavirus dei pipistrelli.
È stato proprio il controverso francese Levy, dell’Inserm, a inaugurarlo, e sua moglie Agnes Buzyn è poi diventata ministro della Salute durante la pandemia, vietando farmaci come l’idrossiclorochina, che avevano tuttavia ampiamente dimostrato la loro efficacia, in particolare in Giappone; in seguito è stata assunta dall’OMS, come ricompensa per i servizi resi. E durante il processo a loro carico per cattiva gestione, la giustizia francese ha pronunciato un non luogo a procedere e un’assoluzione generale per O. Veran, Salomon ed E. Philippe. A dimostrazione del fatto che la salute mondiale è ormai strettamente legata alla gestione finanziaria dei miliardari, alla corruzione della giustizia e alla censura dell’opinione pubblica.
Il NIH, diretto da Anthony Fauci, è specializzato nella ricerca biomedica e nella sanità pubblica. Un’e-mail dal titolo “Metodo di produzione dell’arma biologica coronavirus” è stata presentata come prova di una manipolazione intenzionale. Fauci e il NIH hanno sempre negato di aver nascosto l’origine del virus o di aver finanziato illegalmente ricerche di «guadagno di funzione» a Wuhan, sebbene siano stati confermati i finanziamenti all’Istituto di virologia di Wuhan tramite l’ONG EcoHealth Alliance. Il NIH finanzia la maggior parte della ricerca medica negli Stati Uniti, sostenendo progetti all’interno dei propri laboratori e assegnando sovvenzioni a ricercatori in oltre 3.000 istituzioni negli Stati Uniti e all’estero. Nel 2022 il suo bilancio ammontava a 45 miliardi di dollari e svolge un ruolo chiave nei progressi scientifici, in particolare nello sviluppo di vaccini,
La DARPA è un’agenzia del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti la cui missione è investire in tecnologie rivoluzionarie per la sicurezza nazionale, privilegiando progetti ad alto rischio ma con un grande potenziale. Il suo bilancio per il 2024 è di 4,122 miliardi di dollari statunitensi. La DARPA è stata all’origine di numerose tecnologie che hanno trasformato il mondo, come Internet (tramite ARPANET), il GPS (sistema di navigazione satellitare), la tecnologia stealth (aerei furtivi come l’F-117 Nighthawk), l’intelligenza artificiale e le interfacce uomo-macchina (ad es. NLS, il primo sistema ipertestuale), i droni, i robot (come BigDog o Atlas) e i veicoli autonomi, nonché i vaccini a RNA messaggero (mRNA) e le tecnologie di editing genetico, il cui modello è stato avviato nell’ambito del programma ADEPT nel 2011, portando all’approvazione del vaccino Moderna nel dicembre 2020.
Il silenzio organizzato
Di fronte a questo quadro, la domanda ovvia è: perché questo sistema rimane così poco analizzato nella sua globalità? Secondo le critiche mosse al modello così come viene presentato al pubblico, la risposta risiede in una strategia di frammentazione narrativa. L’obiettivo è quello di sfinire il pubblico e sommergerlo in un flusso continuo di informazioni che mettono sullo stesso piano il genocidio di Gaza e i risultati di una partita di calcio. I media dominanti trattano così ogni grande scandalo come una semplice colpa individuale, un errore di valutazione, una frequentazione imbarazzante. I legami tra Bill Gates ed Epstein diventano così una semplice «scelta sbagliata» piuttosto che la dimostrazione di un complotto orchestrato da tempo. In questo modo, l’architettura globale scompare. Le strutture private, i meccanismi finanziari e i circuiti di influenza rimangono fuori campo.
Allo stesso tempo, organizzazioni come il Center for Countering Digital Hate conducono campagne di censura contro ciò che definiscono “disinformazione”. In altre parole, la disinformazione è tutto ciò che non è scritto da loro stessi! La loro iniziativa contro la «disinformazione» porta a una censura immediata e inappellabile di tutti i contenuti su Internet, nonché a perdite di guadagni che in alcuni casi raggiungono il 90% per alcuni creatori di contenuti.
E soprattutto la comparsa di agenzie di propaganda che si autodefiniscono “fact-checker”, ma che sono finanziate essenzialmente con le nostre tasse. Da alcuni anni sono state adottate diverse leggi e iniziative per combattere la manipolazione dell’informazione, in particolare a seguito delle preoccupazioni legate alle ingerenze straniere e ai social network. Ad esempio, con la legge contro la manipolazione dell’informazione adottata sotto la presidenza di Emmanuel Macron nel 2018, o ancora con misure europee come il Digital Services Act.
I critici di queste misure sanno bene che esse mirano a limitare determinate opinioni o a favorire una forma di controllo del dibattito pubblico. La messa a tacere dell’opposizione avviene innanzitutto sul piano finanziario, poi rendendo invisibili gli oppositori, o addirittura eliminandoli nei casi estremi di suicidi improvvisi e opportuni per chi detiene il potere. Soprattutto in Francia! In questo contesto, il confine tra lotta alla disinformazione e gestione politica del dibattito svanisce e si trasforma in un’altra forma di tirannia.
La finanziarizzazione della catastrofe
Questo fenomeno emerge già in alcuni scambi attribuiti a Epstein in occasione delle decisioni prese durante l’epidemia del virus Ebola del 2014. In questi messaggi, egli accenna non solo alle conseguenze sanitarie, ma anche alle implicazioni politiche ed elettorali negli Stati Uniti. La pandemia era già stata analizzata come una forza sistemica in grado di modificare i mercati, i governi e, di conseguenza, l’opinione pubblica. Una visione del genere non ha nulla di marginale. È diventata centrale negli ambienti della prospettiva strategica.
I principi per affrontare il nuovo ordine mondiale (in Italiano)
La simulazione globale “Event 201” del 2019 illustra perfettamente questo approccio. Organizzata con la partecipazione di attori pubblici e privati, esplora gli effetti di una pandemia fittizia di coronavirus sulle catene di approvvigionamento, sull’economia mondiale e sull’ecosistema mediatico. Ciò che colpisce di più non è l’esistenza di queste simulazioni, che sono comuni nella pianificazione strategica, ma la loro crescente attenzione alla gestione dell’informazione. In questi scenari, la pandemia non è solo un problema medico, ma soprattutto un problema di comunicazione, di controllo della narrazione e di stabilità sociale.
Il blocco della narrazione
È qui che la dimensione mediatica assume un ruolo centrale. Nel mondo contemporaneo, il potere non risiede solo nella capacità di agire, ma anche nella capacità di definire ciò che può essere discusso. Organizzazioni come il Center for Countering Digital Hate si sono quindi poste l’obiettivo di combattere la disinformazione online. Un po’ come l’ARCOM o il DSA in Francia. La loro azione ha portato diverse piattaforme a limitare la visibilità o la monetizzazione di alcuni creatori accusati di diffondere narrazioni contrarie alla DOXA. Ma allora la questione è: chi stabilisce il confine tra critica legittima e discorso proibito?
Il dibattito diventa ancora più delicato quando giornalisti o ricercatori affermano di aver subito pressioni legali transnazionali per dichiarazioni che, tuttavia, sono legali nel loro paese d’origine. E la governance dell’informazione si globalizza, proprio come la tirannia globalista che non ha affatto bisogno che la verità venga alla luce per realizzare i propri scopi.
Un sistema di incentivi
Si sarebbe tentati di ridurre tutto questo a una semplice teoria del complotto, come spesso accade con l’antisemitismo (vista l’origine ricorrente dei protagonisti in tutti questi schemi), qualora la versione complottista non reggesse. Ciò significherebbe però perdere di vista il punto essenziale. L’interesse di questo dossier non risiede nella prova di un intento criminale diretto. Non esiste alcuna dimostrazione concreta che questi attori abbiano provocato crisi sanitarie. La vera posta in gioco è più sottile e forse più preoccupante, poiché riguarda l’architettura degli incentivi.
Quando una piccola rete privata controlla al tempo stesso i finanziamenti alla ricerca biomedica, le infrastrutture per la vaccinazione, alcuni strumenti finanziari legati alle pandemie e una parte del dibattito pubblico sulla salute globale, si trova in una posizione straordinariamente vantaggiosa per influenzare il futuro biologico del pianeta. Senza alcun controllo democratico. Senza alcuna responsabilità politica.
Epstein, in questa prospettiva, non appare più affatto come uno scandalo isolato. Sembra piuttosto un sintomo di un sistema in cui la falsa filantropia, la finanza e la governance globale si sono intrecciate al punto da diventare quasi indistinguibili. E la vera domanda non è quindi tanto chi abbia cospirato? (Sono sempre le stesse persone, e troppo spesso della stessa obbedienza). No! La vera domanda è molto più inquietante, poiché rivela chi governa realmente questo mondo e in nome di chi…
In realtà, per comprendere la logica profonda di questa architettura globalista, occorre rinunciare alla tentazione intellettuale, molto diffusa, di cercare un unico “cervello”. I sistemi di potere contemporanei non funzionano più come le cospirazioni del XIX secolo orchestrate dai “baroni ladri”. Assomigliano piuttosto a ecosistemi di interessi convergenti. Ed è proprio qui che il ruolo di Jeffrey Epstein diventa rivelatore. Non era lui a tirare le fila, ma era il facilitatore, proprio come la sua complice Ghislaine Maxwell, figlia della spia del Mossad.
Queste persone erano mediatori di reti, capaci di far circolare idee, denaro e persone tra mondi che ufficialmente non avrebbero mai dovuto incontrarsi. Tra la banca d’investimento, la diplomazia internazionale, la filantropia miliardaria e l’industria biomedica, la loro vera competenza non era finanziaria ma relazionale. Perché in quell’universo, in quella casta di benestanti, l’influenza non si misura solo in termini di capitale, ma anche in termini di capacità di creare legami.
La filantropia come governo parallelo
Il fenomeno è particolarmente evidente nella trasformazione della filantropia nel XXI secolo. Un tempo, la beneficenza si limitava a finanziare opere sociali. Oggi, alcune fondazioni dispongono di bilanci paragonabili a quelli di Stati di medie dimensioni e orientano politiche pubbliche di ampio respiro.
La Fondazione Bill & Melinda Gates ne è l’esempio emblematico. Grazie ai suoi massicci investimenti nella vaccinazione, ma anche nell’agricoltura, nelle risorse vitali come l’acqua, nella tecnologia, nel transumanesimo o nella salute globale, essa esercita un’influenza considerevole sull’agenda globalista. Tale influenza si estende in particolare a istituzioni come l’Organizzazione mondiale della sanità, di cui è diventata uno dei principali finanziatori privati. Ma quando un attore privato finanzia massicciamente una politica pubblica globale, dove si colloca la sovranità democratica?

In un sistema tradizionale, le decisioni di ampio respiro dovrebbero essere discusse dagli Stati e dai loro cittadini. In questo nuovo paradigma, esse emergono da un triangolo informale tra fondazioni filantropiche, istituzioni internazionali e attori finanziari. Il tutto coordinato da intermediari in grado di far circolare le informazioni e i progetti. In altre parole: da figure come Epstein o Maxwell.
Il paradosso di Epstein
Lo scandalo Epstein è stato presentato come la caduta di un uomo deviante, simbolo della decadenza morale delle élite. Tuttavia, concentrando l’attenzione sui suoi crimini personali – ben reali e profondamente scioccanti – il dibattito pubblico ha forse eluso una questione più ampia. Perché se Epstein scompare, la struttura che gli conferiva la sua utilità rimane. Le fondazioni continuano a finanziare le politiche globali. Le banche continuano a strutturare i flussi filantropici. I paradisi fiscali continuano ad alimentare finanziariamente i protagonisti. I mercati continuano a trasformare le crisi in strumenti finanziari. Le piattaforme continuano a regolare lo spazio del dibattito. In altre parole, la macchina funziona ancora. E forse è proprio questo il vero scandalo.
Non l’esistenza di un intermediario losco, ma la progressiva normalizzazione di un sistema in cui il governo mondiale fatto di crisi, sorveglianza, abusi di informazioni privilegiate e tangenti si organizza in uno spazio ibrido, a metà strada tra la finanza apolide, la filantropia di facciata e la diplomazia privata tra caste di benestanti. Uno spazio in cui l’autorità non deriva né dal suffragio né dal diritto pubblico, ma dalla concentrazione di risorse, reti e competenze.
Una questione per il XXI secolo
Il problema posto da questa configurazione non è solo di natura morale. È politico nel senso più profondo del termine. Da due secoli, la legittimità delle decisioni collettive si fonda, in teoria, sulla sovranità popolare. Tuttavia, la gestione delle grandi questioni sociali si sta progressivamente spostando verso strutture transnazionali in gran parte private. E questo spostamento non è il frutto di un unico complotto, ma piuttosto il risultato di una lenta trasformazione del capitalismo contemporaneo.
Un capitalismo in cui le crisi diventano mercati, la filantropia una leva di influenza e gli intermediari, come Jeffrey Epstein o Maxwell, gli ingranaggi invisibili di un sistema molto più vasto di loro. E se le decisioni che orientano il futuro dell’umanità emergono da reti private globali, quale spazio rimane per la deliberazione democratica? E soprattutto, chi avrà, domani, la legittimità di decidere in che modo il mondo affronterà le sue prossime crisi?
Solo la verità ci renderà liberi e la conoscenza è al tempo stesso un’arma, ma soprattutto il vero Potere…
Phil BROQ.
Fonte: jevousauraisprevenu.blogspot.com & DeepWeb




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