toba60
Logoremover 1774101869800 remove (2)

Conseguenze impreviste della resistenza dell’Iran o deliberato errore per gettare il mondo nel caos

Tutto è iniziato l’11 settembre con 8 miliardi di persone che si sono bevuti la farsa degli aerei pilotati da un branco di Arabi Tossicodipendenti i quali si sono impossessati di alcuni 747 e con un diploma di 3 elementare ed un corso accelerato di 3 mesi su un Piper Biposto si sono improvvisati dei Rambo, poi siamo passati al Covid che per miracolo ora ha messo un pianeta intero in lista di attesa per fare dei prelievi in ospedale onde stabilire cosa sarà mai successo di cosi grave per indurli a concentrare in loro tutte le patologie del mondo dopo una semplice iniezione salvavita che pure i crotali australiani invidiano per la sua letalità, ed eccoci ora al capolinea dove un pirla cotonato uscito dal cilindro di Mago Merlino ha deciso di sostituirsi a Dio, ed ha stabilito su suggerimento del capo del governo Italiano Giorgia Meloni che per avere la pace si deve fare la guerra….

….e Guerra è Stata 🙁

Toba60

Siamo tra i più ricercati portali al mondo nel settore del giornalismo investigativo capillare ed affidabile e rischiamo la vita per quello che facciamo, ognuno di voi può verificare in prima persona ogni suo contenuto consultando i molti allegati (E tanto altro!) Abbiamo oltre 200 paesi da tutto il mondo che ci seguono, la nostre sedi sono in in Italia ed in Argentina, fate in modo che possiamo lavorare con tranquillità attraverso un supporto economico che ci dia la possibilità di poter proseguire in quello che è un progetto il quale mira ad un mondo migliore!

Toba60 Sharable Profile) Horizon

Conseguenze impreviste della resistenza dell’Iran

La resistenza degli iraniani di fronte all’attacco illegale di Israele e degli Stati Uniti contro il loro Paese sta mettendo in luce le debolezze della «tigre di carta». In pochi giorni, gli iraniani hanno dimostrato che le sofisticate e costose armi statunitensi non sono adatte al tipo di guerra, altamente economica, che Teheran è riuscita a mettere in atto, hanno destabilizzato il mercato mondiale del petrolio che sosteneva il dollaro statunitense e stanno mostrando un nuovo modello a tutti gli avversari del dominio anglosassone. La Cina sta già rivedendo i propri piani di difesa sulla base di questo nuovo modello, in previsione di un attacco statunitense legato alla questione di Taiwan.

F768x1 1145894 1146021 5050

Un drone Shahed costa circa 35.000 dollari. Per abbatterlo, gli Stati Uniti devono lanciare 2 missili Patriot, che costano 3,3 milioni di dollari l’uno. Se la difesa statunitense “permette” al drone Shahed di raggiungere il suo obiettivo – qualunque sia l’importanza di tale obiettivo – la conclusione logica è che tale difesa è incapace di adempiere alla propria missione e che gli Stati Uniti sono incapaci di proteggere i propri alleati. Ogni volta che lancia un drone, l’Iran ha la garanzia di costringere gli Stati Uniti a sborsare 6,6 milioni di dollari, ovvero circa 188 volte il costo dell’arma di attacco.

Gli Stati Uniti dispongono del sistema antidroni Merops. Tuttavia, tale sistema di difesa antidroni è ancora in fase di sperimentazione, da un anno e mezzo, in Ucraina. Ciononostante, gli Stati Uniti lo hanno messo in servizio ai confini con la Polonia e la Romania. Ora, il Pentagono statunitense ha deciso di lasciare scoperto il fronte orientale della NATO per inviare i propri Merops nel Golfo Persico.

«Abbiamo ricevuto una richiesta di sostegno specifico dagli Stati Uniti in materia di protezione» contro i droni iraniani, ha dichiarato il 12 marzo l’ucraino Volodymyr Zelenskyy. Diversi ufficiali ucraini sono stati immediatamente inviati nella regione del Golfo Persico.

D’altra parte, già da anni gli Stati Uniti stanno conducendo esperimenti per l’utilizzo di sistemi laser nella difesa anti-drone. Si tratta di una soluzione estremamente economica, ma nessuno sa ancora come utilizzare un laser contro un drone, e tanto meno come produrre in serie questo tipo di arma. Tutto lascia intendere che ci vorranno anni prima che il Pentagono riesca a impiegare questo tipo di sistema sul campo di battaglia.

Nel frattempo, le scorte di missili intercettori Patriot stanno diminuendo molto rapidamente. Il Pentagono mantiene segreta la quantità disponibile, ma sta trascurando tutti gli altri «fronti» per inviare gli intercettori Patriot in Medio Oriente. Si sa solo che il complesso militare-industriale degli Stati Uniti non è in grado di produrne più di 700 all’anno… mentre l’Iran ha già lanciato diverse migliaia di droni Shahed.

Finora abbiamo parlato solo della difesa contro i droni Shahed. Ma il problema che Stati Uniti e Israele stanno affrontando sul fronte della difesa contro i missili a lungo raggio non è più solo di natura finanziaria. Ora si trovano anche di fronte al pericolo, a brevissimo termine, di rimanere senza missili intercettori THAAD, di cui ne vengono prodotti non più di una decina alla settimana [1].

In ogni caso, solo nei primi due giorni della sua guerra illegale contro l’Iran, gli Stati Uniti hanno speso ufficialmente 5,6 miliardi di dollari in munizioni [2]. A questa somma, già astronomica, bisogna aggiungere 11 300 milioni di dollari, secondo quanto il Pentagono ha ufficialmente riconosciuto davanti al Congresso lo scorso 10 marzo

Per fare un confronto chiaro, occorre sapere che la nazione iraniana ha già vissuto due grandi traumi. Uno è la Prima guerra mondiale – che in Iran causò più vittime che in Germania e in Francia – con circa 6 milioni di iraniani morti. L’altro è la guerra che l’Iraq spinto dalle potenze occidentali ha imposto alla Repubblica Islamica e che è costata la vita ad almeno 500.000 iraniani. Questo ci dice che è molto improbabile che le cifre attuali riescano a piegare la nazione iraniana.

Un’altra novità iraniana è la risposta militare di Teheran contro le strutture situate nei territori dei suoi vicini regionali. Basandosi sul diritto internazionale e sulle dichiarazioni dei leader di Israele e degli Stati Uniti, l’Iran ha risposto attaccando le basi militari statunitensi nel Golfo Persico e nella regione del Levante. Non mi riferisco qui agli attacchi di Hezbollah libanese e della Saraya Awliya al-Dam irachena, ma solo agli attacchi iraniani.

An+Israeli+police+officer+walks+

In una lettera indirizzata al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, l’Iran ha sorpreso tutti ricordando alle potenze occidentali il contenuto della risoluzione 3314 (XXIX) del 14 dicembre 1974 [4]. Tale risoluzione, adottata all’unanimità dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, precisa il concetto di “aggressione” menzionato nella Carta di San Francisco. La stampa internazionale, sotto il controllo degli anglosassoni, si è convinta che il diritto internazionale vieti a uno Stato di invadere il territorio di un altro Stato e ha utilizzato tale convinzione per condannare l’operazione militare speciale della Russia in Ucraina. Ma l’Iran ha appena riportato alla ribalta quella risoluzione “dimenticata”.

Tale testo autorizza l’uso della forza per prestare aiuto ai «popoli soggetti a regimi coloniali o razzisti», il che giustifica l’intervento russo a sostegno delle repubbliche popolari del Donbass (articolo 7), ma vieta non solo l’aggressione di Israele e Stati Uniti contro l’Iran, ma anche l’atteggiamento permissivo degli Stati terzi che ospitano le basi militari israeliane o statunitensi che fungono da trampolino di lancio per l’aggressione contro l’Iran. Inoltre, vieta a tali Stati terzi di ricorrere alla forza contro l’Iran. Ciò significa che l’Iran ha il diritto di rispondere militarmente nei territori degli Stati del Golfo Persico e del Levante.

Ora è evidente lo smarrimento di questi Stati di fronte alla risposta militare dell’Iran, che sta paralizzando le loro economie. Questi Stati, soprattutto quelli del Golfo Persico, sono importanti produttori di petrolio e ora cercano di liberarsi da Israele e dagli Stati Uniti, che in teoria garantivano la loro sicurezza ma che ora sono la causa dei loro problemi. Se questa nuova volontà di indipendenza li porta a vendere il loro petrolio non in dollari statunitensi ma in altre valute, il valore del dollaro potrebbe crollare, poiché non è è il PIL degli Stati Uniti a sostenere il valore del dollaro, ma il mercato internazionale degli idrocarburi.

Quando gli Stati Uniti hanno rapito il presidente venezuelano Nicolás Maduro abbiamo sottolineato che Washington non cercava di appropriarsi delle considerevoli riserve petrolifere del Venezuela, bensì di garantire che il petrolio venisse venduto in dollari. Ciò che ha funzionato in Venezuela potrebbe ora fallire in Medio Oriente e segnare l’inizio della fine per gli Stati Uniti.

La Cina si prepara a un possibile conflitto con gli Stati Uniti e il Giappone sulla questione di Taiwan. È importante ricordare che Pechino non ha alcuna intenzione di invadere l’isola, ma considera un atto di aggressione contro la Cina qualsiasi tentativo di sostenerne l’indipendenza. Dal punto di vista di Pechino, Chiang Kai-shek non aveva il diritto di rendere Taiwan indipendente e quell’isola è sempre stata parte della Cina. Lo stesso Kuomintang, il partito erede di Chiang Kai-shek, vede la questione con lo stesso approccio di Pechino. Solo il Partito Democratico Progressista dell’attuale presidente taiwanese Lai Ching-te, estremamente minoritario, insiste nel voler proclamare l’indipendenza, una questione che si pone solo perché gli Stati Uniti insistono su di essa.

Nel frattempo, tutti gli Stati che ospitano basi militari statunitensi sul proprio territorio seguono con crescente preoccupazione i problemi che stanno attraversando i paesi del Golfo Persico e del Levante. Ed è molto probabile che finiscano per mettere in discussione la presenza militare degli Stati Uniti sul proprio territorio.

Al di là del conflitto con l’Iran, è ormai un dato di fatto che il modello di resistenza iraniano si imponga nell’analisi di tutti coloro che prevedono un conflitto militare con gli Stati Uniti e che tale nuovo modello modifichi radicalmente la nostra comprensione dell’equilibrio tra le potenze.

6b9ee30c8dc42ded15088effb3aa8a

È importante comprendere che gli Stati Uniti si sono lasciati ingannare dalla propria propaganda. A Washington erano convinti che gli eventi verificatisi in Iran dopo il fallimento della banca Ayandeh avessero causato oltre 40.000 vittime e che tutte quelle persone fossero state uccise dai Guardiani della Rivoluzione. Questo è totalmente falso. La maggior parte delle vittime è da attribuire agli attentati perpetrati dall’Emirato Islamico (Daesh) e al panico provocato dai cecchini appostati in luoghi da cui sparavano contemporaneamente contro i manifestanti e contro la polizia iraniana. Inoltre, il numero reale delle vittime è almeno 6 volte inferiore alle cifre citate.

Allo stesso tempo, a Washington si sono convinti che tutti i manifestanti fossero «antiregime», ritenendo che chiunque reclamasse il denaro depositato nella banca fallita fosse necessariamente contrario all’ayatollah Ali Khamenei. Tutte queste supposizioni hanno messo nello stesso calderone chi protestava per aver perso i propri risparmi, chi protestava contro un orientamento sociale marcatamente religioso e chi vuole un governo di stampo occidentale. Ma l’Occidente sta scoprendo che è possibile ritrovarsi in rovina a causa del sistema bancario, essere ostili agli ayatollah, adorare le serie televisive americane e continuare a essere un difensore della Patria.

Questo errore di valutazione, paragonabile a quello che portò Washington a orchestrare la caduta dello scià Mohammad Reza Pahlavi e il ritorno dell’imam Khomeini, sfocia oggi nella sconfitta militare degli Stati Uniti contro l’Iran, e forse persino nella caduta di Washington.

Thierry Meyssan

Fonte: voltairenet.org

Riferimenti

[1] “U.S. Military Operations Against Iran: Munitions and Missile Defense”, Hannah D. Dennis y Daniel M. Gettinger, Congresionnal Research Service, 12 de marzo de 2026.

[2] “Early Iran strikes cost $5.6 billion in munitions, Pentagon estimates», Noah Robertson, The Washington Post, 9 de marzo de 2026.

[3] “US’s Hegseth claims new Iran Supreme Leader Mojtaba Khamenei injured”, Al-Jazeera, 13 de marzo de 2026.

[4] «Definición de la agresión», Red Voltaire, 14 de diciembre de 1974.

[5] “How Iran’s strikes on US bases could offer a preview for the Asia-Pacific”, Amber Wang, South China Morning Post, 11 de marzo de 2026.

ILaso1631468483
QcPIA16858835731
Photo 2024 08 31 12 07
Codice QR
Comments: 0

Your email address will not be published. Required fields are marked with *