Perché scoppiano le guerre
La guerra è l’unico gioco in cui entrambe le parti perdono.
(Walter Scott)
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Perché scoppiano le guerre
Se si pensa a quante spese comporti il solo trasporto di tutto quel materiale militare (umano e non), si può immaginare quanto siano grandi gli interessi economici e quanta importanza venga attribuita alla supremazia in termini di forza e dominio. È quindi naturale che cerchino motivi di conflitto tra loro […] ha commentato la signora Maria Mavromichali.

Non sono affatto d’accordo sul fatto che le guerre si facciano per i soldi!!! Questa è la scusa-esca che vogliono farci credere[…] ha risposto il signor Panagiotis Marinis.
Così mi hanno incoraggiato a esprimere la mia opinione:
Se decidessimo di ragionare tenendo conto di una prospettiva completamente diversa, che non includa la geopolitica e tutti quei termini incomprensibili legati alle norme del diritto internazionale, le ipocrite finzioni di organizzazioni mostruose come quella delle Nazioni Unite e le fanfare sulla pace mondiale e la solidarietà, noteremo che solo i più grandi trasgressori sono quelli che vengono giustificati e che in sostanza determinano ciò che è giusto. Affronteremo quindi l’argomento prendendo ad esempio cose e fatti che sono noti a tutti noi, che abbiamo vissuto e sui quali abbiamo quindi il diritto di esprimere un’opinione, poiché siamo « epaiontes» nella misura che ci compete.
Ricordiamo quindi la nostra infanzia, quell’epoca spensierata in cui il nostro mondo godeva della protezione dei nostri genitori e del nostro ambiente sociale più vicino, la «noiosa» che costituiva la principale fonte di conoscenza e di acquisizione di informazioni per la nostra vita futura.
Era il luogo che per la prima volta ci ha avvicinato con delicatezza ai segreti dell’interazione tra le persone, ci ha offerto, ai nostri occhi inesperti, rivelazioni spettacolari, ci ha fatto provare i primi fremiti dell’amore, della gelosia, della paura, dell’ingiustizia e di tante altre cose che aleggiavano nelle aule e nel cortile. Fluttuavano nell’aria e di questi assaporavamo ogni giorno, nutrendocene e raccogliendo elementi per prepararci alle nostre esperienze future. Per alcuni la scuola è finita, mentre altri non hanno avuto questa fortuna, ma solo esperienze simili in altri luoghi dove, a modo loro, offrivano quella “scuola” che ogni persona inevitabilmente attraversa nella propria vita.
Come sostengono alcuni scienziati, che per di più citano dati che, a loro dire, derivano da metodi scientifici consolidati, l’uomo è esposto ogni giorno della sua vita a un’enorme quantità di di informazioni di cui può percepire e sfruttare solo una percentuale molto piccola. Si parla infatti di 34 GB, ovvero la quantità di dati che occorrerebbe caricare sul disco rigido di un computer portatile nel corso di una settimana.
Ma poiché le cose non sono una questione di quantità, o la nostra memoria è di gran lunga superiore a quella di qualsiasi computer, forse potremo sfruttare le nostre conoscenze, anche quelle che pensiamo di non avere, che sono conservate nel nostro cervello, quindi sono a nostra disposizione in ogni momento, ma sono strutturate in un modo diverso che non usiamo spesso, per questo abbiamo l’impressione di non ricordarle o di non conoscerle.
È proprio grazie a questo tipo di ricordi che riusciremo a trovare le risposte per scoprire le cause delle guerre, e possiamo essere certi che, sebbene il risultato possa non essere la risposta completa e univoca, ma sono certo che offrirà una giustificazione soddisfacente, poiché, come sappiamo, non esiste nulla di così assolutamente certo, indipendentemente dal grado di conoscenza o informazione.
Cominciamo quindi da come ci sentivamo da bambini nella nostra vita quotidiana, quando andavamo a incontrarci e a interagire nella nostra piccola comunità scolastica; ognuno può avere i propri ricordi particolari, ma qualunque cosa pensiate, non potrete evitare di ammettere che sono più o meno simili, e che ciò che provavate voi lo provavano anche gli altri.
Allora, in quegli anni, non lo sapevate e pensavate che ogni bambino «si sentisse» in modo diverso da voi; per questo cercavate di scambiarvi opinioni per capire se lui si sentisse meglio o peggio. Certo, gli sbalzi d’umore e gli stati d’animo sono sempre diversi, ma ciò che le persone provano nelle stesse circostanze è per lo più simile.
Ora che siamo adulti, ci rendiamo conto e possiamo capire che, anche se in quegli anni il nostro amico o la nostra amica sembravano non avere paura di qualcosa, era perché aveva un modo migliore per controllarlo e non perché non provasse la stessa paura che provavamo noi. O il nostro desiderio di avere un gioco o un bel vestito che vedevamo non era diverso da quello di nessuno degli altri bambini e tutti potevano sognare di averlo, ma alcuni di loro speravano di poterlo ottenere, altri no, quindi semplicemente rivolgevano la loro attenzione a qualcos’altro, trovando qualche scusa per coprire la mancanza che bruciava nelle loro viscere.
Questa è stata la prima esperienza di tutti noi con la disaccordo cognitivo. Altri bambini, invece, erano pervasi da sentimenti forti e incomprensibili che il loro intuito diceva loro non fossero giusti; ma poiché si sentivano così, probabilmente doveva essere così, e il concetto di odio cominciò a fare la sua comparsa.

Come un segnale d’allarme, questa sensazione iniziò a risvegliare il bestia dell’ego nel bambino, qualcosa che era destinato a diventare uno dei più importanti e duraturi avversari per tutta la durata della sua vita. La conseguenza di questa comparsa comincia ora a plasmare il carattere del bambino, il quale, come organismo naturale, cerca istintivamente la propria sopravvivenza, ma anche la sua supremazia, poiché la legge dentro di lui gli dice che esiste una spietata meritocrazia in cui sopravvive la specie più capace e quella specie che riesce a sopravvivere è favorita dalla natura.
È allora che inizia davvero la guerra e la lotta per scoprire chi è il più capace; È il gioco che ha l’altro bambino? È il bel vestitino che indossa la bambina? Quale bambino è più bello? Il biondo o il bruno? Forse quello che si pettina i capelli in quel modo o l’altro che conosce meglio la geografia, quello che risponde subito alla maestra o l’altro che, come dice, si annoia e non dà importanza a ciò che ci insegna la maestra perché, come dice lui, queste cose non servono e quando crescerà prenderà il posto di suo padre.
Tante cose difficili e meravigliose, e quanto sia difficile per un bambino valutarle, ma anche se volesse, a chi le direbbe e quante ne direbbe alla mamma, ma anche quante risposte otterrebbe visto che vede, sente che nemmeno la mamma dice tutto, non capisce cosa sia questa cosa che mi tormenta, ma comunque come potrei dirlo visto che sento che proviene sicuramente da dentro di me, ma per qualche motivo ho la sensazione che porti con sé qualcosa di male.
Tutti i bambini attraversano inevitabilmente queste fasi di formazione e, a seconda della loro indole, si distinguono in alcuni audaci, altri timidi, altri ancora concentrati su attività diverse; alcuni si buttano a capofitto nello studio, ma alla fine nessuno di loro può impedire il sano sogno di eccellere nel proprio gruppo, di eccellere a scuola, di essere i primi nelle competizioni, di eccellere nei voti.
Nonostante ciò che fanno, o ciò che alla fine scelgono di fare, il ricordo più vivido rimane e accompagna il bambino: quel sogno-visione che ha distinguersi ed eccellere e questo perché si trova e trascorre la maggior parte del tempo con quell’«altro» che è dentro di lui, che è difficile da gestire ma che, stranamente, gli offre energia cinetica e forza. Non sa bene cosa sia, ma dato che esiste, così deve essere.
Ben presto la nebbia comincia a diradarsi e si intravedono dei modelli tra i bambini; si notano strani raggruppamenti, a volte addirittura rimangono sorpresi quando vedono un bambino che va d’accordo con un altro che, secondo loro, non si adatterebbe affatto, ma che invece stanno benissimo insieme. Nelle piccole comunità scolastiche c’è un’incredibile varietà di caratteri tra i bambini, per cui raramente qualcuno invidierà qualcosa a un altro in un’altra scuola, ma è come se fosse «magico», o ogni varietà ha, o come possiamo facilmente capire ormai, si configura in modo tale da avere, lo studente bravo e quello cattivo, il bambino tranquillo e quello birichino, la bambina carina, i bambini in sovrappeso o anche quelli che portano gli occhiali, il buffone, lo scienziato, il serio, il disubbidiente, il giocoso, il piccolissimo e quello iper-sviluppato, i timidi e i bambini bulli.
Che cosa strana e allo stesso tempo quanto vera, ma se vi colpisce il modo in cui ciò accade e con quale magia qualcuno seleziona tutte le categorie, possiamo capire che, nonostante esistano predisposizioni nelle persone, ogni gruppo di persone si forma da sé quando si trova in un ambiente con componenti diverse in modo tale da contenere tutto il necessario per il suo mantenimento come meccanismo energetico aperto, come, per così dire, un sistema autonomo.
Non è quindi difficile supporre che ciò che siamo oggi sia in in realtà una conseguenza della nostra vita, o per la quale ha indubbiamente avuto un ruolo sia la nostra infanzia, sia il luogo in cui abbiamo studiato, sia i compagni con cui abbiamo avuto la fortuna o la sfortuna di stare insieme, che hanno plasmato in gran parte la nostra vita. Si tratta di conoscenze che tutti noi possiamo richiamare facilmente perché sono ben impresse dentro di noi, ma è ora di utilizzarle per ottenere alcune risposte che desideriamo.
Ben presto, nel corso della nostra vita, ci rendiamo conto che ciò che ha prevalso su tutto durante l’infanzia e, in seguito, durante l’adolescenza e la vita adulta, è sempre stato la stessa cosa: ovvero la sopravvivenza sicura e il riconoscimento da parte del nostro ambiente, oppure il tentativo di affermarci nel nostro contesto, sia in ambito sociale che, solitamente, professionale, o la costante ricerca del nostro riconoscimento, che si confronta con i risultati che ci sembrano importanti, ma, soprattutto, abbiamo sempre bisogno abbiamo bisogno della prova che stiamo andando bene o raggiungiamo i nostri obiettivi nelle nostre imprese, diventiamo attori famosi, personaggi pubblici, eroi della vita quotidiana, per poter vedere come in uno specchio l’immagine che immaginiamo essere soddisfacente, quella che cambia e si trasforma nel corso degli anni ma è sempre qualcosa che ci ricorda chi siamo. Come si può fare questo? Naturalmente solo attraverso il confronto con ciò che hanno fatto gli altri, con ciò che gli altri hanno realizzato.

È qui che sta tutto il segreto.
Se ci mettessero a fare da giudici in un concorso e ci chiedessero chi sono i migliori, cosa risponderemmo? Tra la moltitudine di conoscenze e parametri che dovremmo prendere in considerazione, ma anche ipotizzare quale di tutti questi elementi abbia preceduto gli altri per plasmare il carattere e, di conseguenza, influenzare la loro vita, solo un computer quantistico sarebbe in grado di rispondere.
Basta immaginare che, se doveste decidere in quanti modi diversi i vostri 100 invitati al matrimonio potrebbero sedersi a tavoli da 10 persone, le possibili combinazioni che avreste per un solo tavolo da 10 persone, vi rendereste conto di quanto la scelta sia una vera sfida, poiché le diverse possibilità sarebbero i fattori del numero 10, il che significa che le combinazioni da provare sono 3.628.800. Forse il 10 vi sembrerà piccolo, ma le sue combinazioni superano la vostra immaginazione.
(Nota: Il fattoriale di un numero – n – esprime anche il numero delle possibili permutazioni degli -n- elementi di un insieme, ovvero il numero dei modi diversi in cui possiamo disporre in una sequenza gli -n- elementi di un insieme).
Come potete capire è impossibile dare una risposta oggettiva a problemi che richiedono soluzioni fattoriali& , ma la nostra esperienza e le nostre conoscenze ci aiutano, grazie alla capacità di integrazione fornita dal nostro cervello, ad acquisire il concetto generale e a giudicare con discreta precisione la risposta corretta. Gli elementi che useremmo sono quelli che sappiamo costituire i criteri che le persone cercano di raggiungere nel tempo e per i quali le persone consumano la maggior parte delle risorse energetiche, in altre parole, potremmo dire dove le persone investono di più.
Questo sarebbe senza dubbio un ottimo parametro di riferimento che determinerebbe la nostra scelta. Gran parte di questo consisterebbe nel considerare i valori a cui aspirano le persone di successo e nel valutare i loro risultati, quali l’istruzione, la gentilezza, il denaro, la notorietà, l’accettazione sociale, l’opera di beneficenza e valori simili.
Gli esempi sono innumerevoli e le loro fonti inesauribili: letterati, artisti, scrittori e scienziati che hanno cercato, a modo loro, di mostrare quali sono i valori più importanti della vita, a quali cose vale la pena che l’uomo si dedichi e per quali sia disposto a sacrificare la propria vita.
Facendo queste riflessioni e riportando la frazione alla forma più semplice, non tarderemo a iniziare a eliminare molti elementi superflui dalla nostra meditazione, nel tentativo di ridurre i casi e, inevitabilmente, una volta avvertita la stanchezza derivante dall’eccesso che il nostro io non sarà in grado di elaborare, saremo costretti a introspettarci, dovremo tornare indietro e renderci conto che, proprio come saremmo stati noi, così erano anche gli altri, ma loro hanno seguito un altro sentiero tra i tanti e sono andati altrove, ma tutti avevano qualcosa in comune tra loro, tutti i bambini, nonostante le loro infinite differenze, pensavano e sognavano la stessa cosa. La grandezza!
Era il suo aspetto? Erano i vestiti? Era il gioco costoso o la sua abilità nel giocare? O forse era l’amore e la compagnia di quella ragazza dagli occhi vivaci e dalla coda di cavallo che ci faceva sentire superiori a tutti e invincibili di fronte alle forze della natura, o quella spavalderia e sicurezza che provavamo quando avevamo i soldi dei nostri genitori e sapevamo che ce n’erano molti altri? Non ci importava davvero quale di questi fosse, dato che la sensazione era quasi la stessa, di tutte queste cose il cibo era lo stesso, ma aveva altri sapori, era il fatto che ci sentivamo superiori a chiunque e, poco dopo esserci abituati alle varie manifestazioni della nostra superiorità, cambiavamo spesso i valori come un bambino gioca con i suoi cubetti e a volte mette il cubetto rosso in alto e l’altro in basso o ne lancia uno per prenderne un altro di colore diverso, poiché ai suoi occhi e «saggi» occhi suoi sono tutti uguali.

Così siamo arrivati al punto di scambiarci mentalmente la recita della nostra classe per esercitarci meglio in questa gara, qualcun altro non è venuto alla festa dove avrebbe potuto distinguersi per la sua recita perché doveva andare a un divertimento costoso di cui avrebbe potuto parlare ai suoi amici il giorno dopo, e un altro è rimasto a casa a studiare perché voleva essere il primo in matematica, soprattutto ora che la maestra gli aveva detto che era il miglior studente e questo è un titolo che lo fa sentire così bene per questo non vuole perderlo e un altro non voleva andare nel posto dove aveva l’opportunità che tanti ragazzi e chissà cosa non darebbero per trovarsi in quel posto, ma non vedeva nulla di meglio del tempo che avrebbe trascorso con la ragazza con la coda di cavallo, perché questo gli dava ciò di cui aveva bisogno, la sensazione di superiorità, la sensazione di sentirsi invincibile che allora conosceva bene, che non può essere sostituito da un elogio in classe o da un premio nello sport, né tantomeno dal potere vuoto che il denaro poteva offrirgli.
Ci sono tantissimi esempi che sono stati anche trasformati in film.
I valori non possono essere oggettivi, sono sempre e solo soggettivi ma anche se quella dell’amore può essere comprata a determinate condizioni, quella che non può essere sostituita è il senso di superiorità, è la sensazione di potere che non tiene conto delle vittime o del denaro, ma è irresistibile come quella che provano tutti i bambini in tutti i loro sogni quando sono superiori, e per questo vale ogni sacrificio e ogni sforzo nella vita.
Ma qual è quell’elemento che «attesta» la nostra superiorità, qual è quello che dice anche agli altri che siamo superiori, perché non basta sentirlo dentro di noi, come quando amiamo la bambina con la coda di cavallo, anche se nella nostra ingenuità ne siamo sicuri in quel momento, dobbiamo esprimerlo in mille modi diversi, con parole, con azioni, con sacrifici, ma se ciò che proviamo non ha bisogno né di essere detto né di essere menzionato, semplicemente tutti lo sappiano, lo rispettino e lo apprezzino, diventa evidente solo con l’autorità. (Leggi il libro “Il Padrino” per comprendere l’argomento.)
Molti si chiedono spesso: «Ma cosa vogliono ormai questi globalizzatori, non hanno già abbastanza per tutta la vita?» Certo che ne hanno, ma non è questo che li interessa. È iniziato come un normale sentimento infantile e umano, quello della superiorità, ma ha cercato il modo di farsi conoscere da tutti e da ancora più persone, e il modo era attraverso il potere. Ma l’ossessione è diventata fine a se stessa e il sentimento di superiorità si è trasformato in veleno, avvelenando e asservendo coloro che detengono il potere e hanno cancellato ogni altro concetto di esistenza e di elevazione spirituale in nome del potere che interpretano come scelta della natura, la scelta della sopravvivenza del più capace, del più forte.
Psicoanalisi della Guerra (In Italiano)
Psicoanalisi-della-guerra-Franco-Fornari-z-library.sk-1lib.sk-z-lib.sk_organizedI globalizzatori, ovviamente, non hanno bisogno di essere popolari, né se ne preoccupano; basta loro sapere che ciò che vogliono si sta realizzando… e il pieno effetto della droga si ottiene dal fatto che un intero pianeta di miliardi di persone balla al loro ritmo. No, non è necessario che siano famosi, del resto anche i fumatori di hashish se ne stanno sdraiati da soli quando sono sotto l’effetto dell’hashish.
Il fatto che la natura favorisca il più capace specie e che questa parte di persone sembri prosperare grazie alla selezione naturale, a prima vista sembra giusto e ci fa stringere i ranghi per paura, vergogna e senso di colpa perché «noi» non siamo riusciti a realizzare quei sogni d’infanzia e ora lottiamo per sopravvivere sottomettendoci ai dettami di quei bulli che avevamo in classe, che hanno raggiunto posizioni di potere e determinano la nostra vita.
Così, l’unica cosa che ci resterebbe da fare sarebbe rintanarci nel nostro angolo e piangere amaramente per i sogni perduti della nostra infanzia, per l’incapacità che sentiamo di riportare quelle stesse sensazioni nel nostro corpo, perché ormai conosce le illusioni e la ragione frena le nostre fantasie.
Quanto ci siamo sbagliati come esseri umani e quanto invece hanno avuto ragione coloro che ce l’hanno fatta? Come è possibile che, dato che nessuno ci ha insegnato come fare, alcuni lo sappiano e altri no? Come è possibile che siano loro a detenere il potere e quanto sono più superumani di noi? Per rispondere a questa domanda basta mettere al nostro servizio la logica e, cercando le possibili risposte, arrivare a chiederci se tutto questo sia un inganno.

Sappiamo fin dai tempi antichi che le persone riuscivano ad acquisire potere, sia possedendo conoscenze che si preoccupavano di tenere nascoste a una ristretta cerchia di parenti, sia ricorrendo a trucchi (prestidigitazioni), che apparivano magiche o addirittura divine a chi non le conosceva. In questo modo riuscivano a conquistare posizioni di potere, a diventare signori e re, sacerdoti per imporre la loro opinione e affermare la loro superiorità su intere tribù che riuscivano a ingannare, poiché non erano diversi dagli altri, semplicemente possedevano alcune conoscenze.
I loro sogni erano gli stessi degli altri, ma su una scala diversa: così come l’operaio sognava di avere una casa con dei domestici, il signore sognava di avere due paesi sotto il suo comando.
Le persone che oggi sono i globalizzatori, che probabilmente non conosceremo mai, sono riusciti a mettere sotto il loro controllo l’intero pianeta perché hanno trovato il modo, tutti quei ragazzini teppisti, di comunicare tra loro e semplicemente di rendersi conto che come gruppo hanno la possibilità di realizzare molte cose, anche solo per divertirsi.
Credo non sia necessario ricordarvi ancora una volta la vostra infanzia o quei tanti film in cui la banda dei monelli fa scherzi ai bravi ragazzi o la banda dei bulli esercita violenza verbale o fisica sui più deboli. Se foste stati in una banda del genere e aveste fatto scherzi ai vostri compagni di scuola, l’avreste presa molto alla leggera, ma non avreste pensato a quali conseguenze avrebbe avuto su di voi se foste stati voi al loro posto. I bambini sono un po’ così.
Quando però i teppisti crescono in questo modo, cominciano a rendersi conto che con determinato trattamento, i «piccoli animali umani» si comportano in modi specifici che sono prevedibili e sempre gli stessi. Non hanno bisogno di misurazioni e calcoli psicologici per questo e applicano ciò che imparano con l’esercizio del loro comportamento. In questo modo finiscono per diventare leader perché, a loro insaputa, hanno sfruttato le buone intenzioni del loro ambiente sociale, il cui scopo era quello di produrre cultura e non la sopravvivenza, dato che in questo caso la sopravvivenza non gioca un ruolo primario. Di conseguenza il gioco è facile perché la superiorità e il potere vanno di pari passo con la ricchezza e le manovre globali e le acquisizioni di personalità politiche si riducono a una semplice questione.
E allora, qual è il risultato? Un’ingiustizia? È questa la natura delle cose? Dio non esiste?
Queste sono le domande naturali che ci poniamo quando ci troviamo in un vicolo cieco, ma è importante concentrarsi sui dettagli per capire. Loro si trovano dove hanno voluto e stanno sconvolgendo l’intero pianeta per mantenere il loro sogno, le vite umane non hanno alcuna importanza, si trovano nel ciclo della natura e la natura fa le sue scelte e dice che io voglio i globalizzatori perché sono i più capaci. Ma è vero? O si tratta di un altro stratagemma di più ampia portata che il mondo non ha ancora avuto modo di comprendere?

Nella storia del mondo si sono verificati tanti fenomeni magici e prestidigitatori… alcuni sono durati più a lungo, altri meno, tutti hanno stupito ma non possono durare per sempre. Abbiamo avuto Yuri Geller che piegava i cucchiai, che appartiene alla stessa stirpe dei maghi che portavano le piaghe ai Faraoni, trovavano acqua nel deserto battendo un bastone e facevano miracoli come fanno oggi i detenuti che si atteggiano a preti nei e si approfittano degli ignoranti che pensano di poter trarre beneficio da un guadagno facile. Geller si è ritirato perché il «suo segreto» è trapelato e i miracoli hanno smesso di essere tali perché ora, con l’aiuto della scienza, ne conosciamo la spiegazione fisica. Che cosa hanno fatto allora? Dove sta il trucco?
Si tratta di una realtà con cui ogni persona che vive su questo pianeta dovrà confrontarsi, e per comprenderla non occorre alcuna capacità o conoscenza particolare, ma solo ricorrere alla logica. Ottengono ciò che vogliono utilizzando tutte le persone perché sono riusciti – se mi è consentita l’espressione – a creare un ipnosi piramidale, che ha come anello di congiunzione il denaro.
La gente è stata ipnotizzata, convinta di non essere in grado di fare nulla da sola senza il «denaro», (le cose) e così si schiera dalla parte di chi le dice come ottenere ciò che desiderano.
Vi ricordate una cosa? Quando eravate bambini, c’era qualcuno che vi diceva di cosa avevate bisogno o lo sapevate da soli? C’era qualcuno che vi imponeva i propri valori se non decidevate da soli cosa volevate veramente e quale valore attribuire a ogni cosa? Certo che no… e ora questo è ciò che dovete fare, ma avete anche un grande vantaggio. Conoscete già il segreto del dominio dei globalizzatori, che costituisce il loro punto debole.
Il loro punto debole è che, per esistere… hanno bisogno di voi.
Senza di voi, senza il vostro lavoro, la vostra attenzione, la vostra dedizione e, soprattutto, i vostri acquisti, essi non possono esistere.
Certo, non hanno bisogno dei vostri soldi, ciò di cui hanno bisogno sono le vostre abitudini… sono il loro nutrimento perché è questo che mantiene la rete che offre loro il potere di stare al potere e di trattarvi ormai come masse di popolazione, non più come unità e numeri ma come massa una plastilina che tagliano, stirano, modellano, mescolano con altre plastiline di altri colori in un impasto infantile come si vede negli asili.
È qualcosa che tutti noi dobbiamo comprendere: dobbiamo ignorare la loro esistenza e lasciarli morire di fame.
Quello che fanno è chiaro e non mira alla ricchezza, perché l’hanno già acquisita tutta. Ciò che ora resta loro, il loro grande interrogativo, è: «chi sono io?»
Alla fine sono davvero il migliore?
Anastasios Paterakis
Fonte: terrapapers.com & DeepWeb

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