Ha preso il via l’inizio di un mondo virtuale decretando la fine della realtà
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Toba60
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Il Metaverso e la Fine della Realtà
Come stiamo costruendo un nuovo mondo virtuale senza nemmeno accorgercene: da Mark Zuckerberg agli Hikikomori.

Ottobre 2021.
Con grande sorpresa del mondo intero, Mark Zuckerberg compare in videoconferenza e fa un annuncio epocale: Facebook cambierà nome.
Si chiamerà Meta.
La promessa è chiara: dopo aver rivoluzionato la società con il primo social network di massa, il ragazzo di Harvard vuole alzare ancora la posta.
Visori immersivi, occhiali per la realtà aumentata e interfacce neurali trasformeranno il mondo fisico in un Metaverso. Un nuovo ambiente digitale in cui lavorare, studiare e perfino andare a un appuntamento romantico senza mai lasciare davvero il salotto di casa.
Alcuni vengono colti dall’entusiasmo. Altri dall’inquietudine.
Qualunque sia il sentimento iniziale, dura poco.
Cinque anni dopo, Reality Labs, la divisione incaricata di costruire il Metaverso, registra ben 80 miliardi di dollari di perdite.
Il progetto di Mark viene archiviato da tutti come uno dei più grandi fallimenti della storia della Silicon Valley.
Se pensavate fosse una buona notizia, non tirate ancora un sospiro di sollievo.
La realtà sempre che esista ancora è molto diversa.
Il Metaverso esiste già. E milioni di persone ci vivono inconsapevolmente.
Solo che non l’ha costruito Mark Zuckerberg. Almeno, non da solo.
L’illusione della realtà. Come l’evoluzione ci inganna sul mondo (in italiano)
Ok, forse vi devo una spiegazione più approfondita. In che senso “il Metaverso esiste già?”.
Dopotutto, nessuno di noi passa le giornate con un Meta Quest 2 in testa.
Il fenomeno riguarda tutte le generazioni. Ma, per raccontarlo bene, è necessario partire da chi lo vive nella sua forma più pura: coloro che non hanno mai conosciuto un mondo senza schermi. I cosiddetti nativi digitali.
So cosa stai pensando.
”Il solito articolo che dice che i giovani passano tutto il tempo al telefono”.
Nonostante sia vero, non è quello il punto.
Per la prima volta nella storia, i bisogni fondamentali dell’essere umano trovano sempre più spesso soddisfazione all’interno di un ambiente digitale.
Il gioco fisico diventa un multiplayer online.
Il gruppo di amici si ritrova in una stanza su Discord.
La scoperta della sessualità diventa pornografia.
Se hai meno di 30 anni, sai esattamente di cosa sto parlando.

Beh, perché è un problema?
Possiamo pensare al mondo digitale come a un infinito tunnel virtuale. Sempre più bambini, senza averlo scelto, vi entrano fin dai primi anni di vita.
Imparano così a socializzare, competere e desiderare secondo le regole di quell’ambiente. In altre parole, vengono plasmati dal sistema di incentivi tipico del mondo virtuale: semplice, immediato, privo di rischi.
Quando – e se – ne escono, scoprono che il mondo analogico funziona secondo regole molto diverse.
Nel mondo reale, infatti, il conflitto va affrontato invece che evitato. L’attenzione va mantenuta invece che continuamente frammentata. Le relazioni richiedono pazienza invece di poter essere interrotte con un click.
Strategie perfettamente adattive nel tunnel virtuale diventano così parzialmente disfunzionali al di fuori da esso.
E allora, ci si rifugia nell’ambiente in cui quelle stesse strategie tornano a funzionare perfettamente.
Grazie agli algoritmi, inoltre, il tunnel è progettato per trattenerti al suo interno il più lungo possibile. Dopo anni di esposizione, milioni di persone finiscono così per percepirlo come il proprio ambiente naturale.
Il Metaverso si materializza così senza bisogno di visori: bastano un telefono, uno schermo o una tastiera.
Hikikomori e il regime di scarsità
Gli hikikomori rappresentano una delle varianti più estreme del fenomeno.
Immersi in un Metaverso permanente, questi soggetti passano la quasi totalità della propria vita al di fuori del mondo fisico.
In Italia si stimano almeno 200.000 hikikomori, numero in costante crescita.

Come spiegare questo comportamento?
Se così tanti giovani scelgono di rifugiarsi nell’ambiente digitale, la risposta non può essere soltanto: “colpa degli algoritmi”, per quanto abbiano un ruolo importante.
Per capire perché fuggono, dovremmo chiederci da cosa stanno fuggendo.
La mia risposta è questa: stanno fuggendo dal regime della scarsità.
Lavoro, casa, relazioni e status appaiono come risorse estremamente limitate e contese da un numero enorme di persone. Ottenerle richiede uno sforzo crescente; in molti casi, riuscirci sembra semplicemente impossibile.
Qui una spiegazione più dettagliata.
Se le risorse sembrano irraggiungibili (o lo sforzo richiesto per raggiungerle è ritenuto troppo elevato), la risposta razionale è semplice: smettere di giocare.
Rifugiarsi in un ambiente in cui tutto è immediato, confortevole e privo dei rischi e delle frustrazioni tipiche della realtà. L’ambiente digitale.
Resta una domanda.
Il regime della scarsità descrive davvero il futuro? Oppure è il tunnel digitale ad amplificare quella percezione, fino a renderla inevitabile?
Probabilmente, entrambe le cose.
A prescindere dalla risposta, una cosa è certa: giorno dopo giorno, persona dopo persona, stiamo costruendo il Metaverso senza nemmeno accorgercene.
Lo scenario Ready Player One
Se ti piace Steven Spielberg, forse avrai visto il film Ready Player One.

L’umanità vive in metropoli verticali degradate.
Il lavoro è precario e quasi schiavistico.
La vita reale, in poche parole, fa schifo.
Così, ogni mattina, milioni di persone indossano un visore e si rifugiano nell’OASIS: un universo virtuale in cui lavorano, si innamorano, combattono e, semplicemente, vivono.
Inutile dire che l’OASIS è controllato da una megacorporazione tecnologica (Innovative Online Industries), che monetizza la vita digitale delle persone.
Un mondo non così lontano da quello immaginato da Zuckerberg, vero?
Se il Metaverso è già in costruzione, sorge un’ultima domanda fondamentale.
Quanto siamo distanti dallo scenario Ready Player One?
Per ora viviamo in un Metaverso incompleto. Abbiamo ancora un piede nel mondo fisico e uno in quello digitale.
Ma questo equilibrio potrebbe non durare per sempre.
Che succederebbe se le tecnologie immersive diventassero improvvisamente molto più economiche e accessibili a tutti?
E se, nel mentre, il mondo reale peggiorasse fino a spingere sempre più persone a migrare in quello digitale?
Dopotutto, è esattamente ciò che è successo con gli smartphone e i social, finiti, nel giro di pochi anni, nelle mani di miliardi di persone.
Fu il momento in cui iniziammo a costruire il Metaverso dal basso.
Il resto potrebbe essere soltanto una questione di tempo.
Lazarus
Fonte: lazarusgd.substack.com & DeepWeb
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