La Morte della Democrazia
La democrazia è lo strumento usato per combattere la tirannia la quale a sua volta si sente oppressa dai diretti concorrenti……in pratica sono la faccia della stessa medaglia 🙁
Toba60
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La Morte della Democrazia
Finanza, casa, lavoro e algoritmi: perché il sistema che ha retto il Dopoguerra è collassato senza che nessuno se ne accorgesse
Da tempo giornali, politologi e osservatori parlano di “crisi della democrazia”.
Populismo, astensionismo, sfiducia nelle istituzioni. Termini che indicano che stiamo attraversando una fase difficile, ma tutto sommato transitoria.
A dire il vero, la realtà potrebbe rivelarsi molto più inquietante.

Mentre il dibattito pubblico parla invano di “allarme fascismo” e “ritorno della dittatura”, noi proveremo a formulare un’ipotesi diversa.
La democrazia – almeno per come la conosciamo – potrebbe essere già morta.
Come ogni grande trasformazione storica, anche questa risulta inizialmente invisibile a chi la sta vivendo.
Non ci sono camicie nere per le strade.
Nessuna polizia segreta bussa alla tua porta.
Nessun dittatore ha sospeso la Costituzione.
Ma qualcosa di grosso sta accadendo.
Una nota per i tifosi della politica: no, la nostra democrazia non sta morendo a causa di Trump, Le Pen o Vannacci.
E non risorgerà miracolosamente con una vittoria della sinistra.
Semplicemente, perché le cause profonde della crisi vanno molto al di là delle (modeste) possibilità di questa classe politica.
La nostra tesi è semplice:
La democrazia potrebbe essere strutturalmente incompatibile col mondo che abbiamo costruito.
Per capire perché, dobbiamo tornare in un’epoca in cui Internet non esisteva, una famiglia viveva con uno stipendio e il capitale si muoveva più lentamente delle persone.
Dobbiamo tornare agli anni ‘50.
Un semplice esperimento mentale
La democrazia non è solo un insieme di valori. Come ogni altro sistema di governo, è una tecnologia politica progettata per coordinare una società e distribuire il potere entro determinati vincoli materiali.
Se le condizioni economiche, tecnologiche e demografiche cambiano, allora una tecnologia politica può diventare obsoleta.
Cosa significa “obsoleta”?
Significa che continua a esistere formalmente, ma smette di produrre i risultati per cui era stata progettata.
Prima di tutto, smette di garantire sicurezza: non solo quella fisica, ma anche quella di poter costruire stabilmente il proprio futuro.
È esattamente ciò che accadde prima della Rivoluzione francese del 1789: la monarchia assoluta fu travolta dall’emersione di una nuova società — borghese, commerciale e capitalistica — che le istituzioni dell’Ancien Régime non erano più in grado di amministrare.
Il resto, purtroppo per Luigi XVI, lo conosci già.
Brutte notizie: lo stesso destino potrebbe toccare alla democrazia.
Perché?
Semplice: basta fare un esperimento mentale. Dimentichiamo per un attimo Trump, Schlein e Meloni e torniamo indietro nel tempo, nell’epoca in cui la democrazia liberale funzionava: il fantastico Dopoguerra.

Confronteremo quel mondo col nostro. Se le differenze risulteranno sufficientemente profonde, allora dovremmo prendere sul serio la nostra catastrofica ipotesi.
Ça va sans dire: nonostante siano trascorsi “appena” settant’anni, il mondo del 2026 è diverso da quello del Dopoguerra in pressoché ogni dimensione della vita umana.
Prima di tutto, la finanza. Nel Dopoguerra, un governo poteva tassare, spendere in deficit, alzare o abbassare i tassi, senza temere che il denaro fuggisse altrove nel giro di una notte.
Oggi, il capitale può muoversi liberamente: basta un click. Una qualsiasi politica interpretata come sfavorevole può spingere investitori, imprese e patrimoni fuori dal Paese in poche ore.
Anche quando il capitale resta nei confini nazionali, il problema non scompare. Nasce quella che Colin Crouch chiama post-democrazia.
Lobby, colossi finanziari e multinazionali prendono più decisioni sulla vostra vita di quante ne prendano i politici che eleggete.
Lo so, è brutto sentirselo dire, ma non sparate al pianista.
Secondo asse: la classe. Nel Dopoguerra, la struttura sociale era piuttosto omogenea. Operai, famiglie monoreddito, bassa istruzione e vasta classe media. I partiti competevano lungo un’unica frattura: da una parte il lavoro, dall’altra il capitale. That’s it.

Avanti veloce al 2026: le donne sono entrate in massa nel mercato del lavoro. L’istruzione universitaria è diventata la norma. I flussi migratori dall’Asia e dall’Africa si sono intensificati.
La società è molto più complessa: non più operai contro imprenditori.
Giovani contro anziani.
Proprietari contro affittuari.
Immigrati contro autoctoni.
Decine di linee di frattura si sovrappongono. La politica si trova quindi in enorme difficoltà: nessun partito sa più a chi sta davvero parlando.
Terzo asse: il patrimonio. Nel Dopoguerra, i baby boomer potevano facilmente acquistare una casa. Nelle città c’era spazio, si costruiva e l’offerta di abitazioni restava al passo con la domanda.
Ma c’è un problema: le case non sono automobili.
Non puoi produrne in quantità infinita: serve il terreno su cui costruirle.
Ebbene, la terra è finita. Sopratutto quella buona: New York, Londra, Milano.
Saprete già che succede quando un bene scarso incontra una domanda crescente: il prezzo sale. E quando il prezzo sale per decenni, il patrimonio si concentra nelle mani di chi possiede già la casa (o la erediterà dai nonni).
Tuttavia, c’è una piccola parte di giovani che puà ancora permettersi queste zone: i lavoratori iperspecializzati. Finanza, tech, consulenza.
Che, va detto, si sposano tra di loro. Mai sentito parlare di assortative mating?
Questo aumenta ulteriormente la diseguaglianza sociale: di generazione in generazione, il patrimonio si concentra. Tutto il resto viene confinato a zone periferiche e sempre meno rilevanti economicamente.

Ultimo (e più importante): la tecnologia. Potreste esservi accorti che, a partire dagli anni ‘90, c’è stato un piccolissimo fenomeno chiamato Information Technology.
Quasi tutti gli esseri umani del pianeta hanno avuto in mano prima un computer, poi uno smartphone, e infine un algoritmo.
Risultato: tra le altre cose, l’informazione viene rivoluzionata.
Nel Dopoguerra, i cittadini si informavano con tre canali TV e qualche giornale. Le informazioni erano filtrate da esperti del settore (lasciamo voi giudicare se sia un bene o un male).
Oggi ci informiamo direttamente alla fonte: post su X, video su TikTok, newsletter su Substack.
Dopotutto, è quello che state facendo in questo esatto momento.
Potrei essere una spia russa. Un’IA venuta dal futuro. O vostro cugino.
Buona fortuna a distinguerci.
Nel frattempo, gli algoritmi selezionano già che vediamo. Ognuno di noi è immerso in una bolla informativa personalizzata.
Democrazia sotto assedio. La politica economica del nuovo capitalismo oligarchico (in italiano)
Discutere democraticamente è diventato impossibile: viviamo tutti in mondi digitali paralleli e non comunicanti.
L’analisi di questi cambiamenti epocali rivela quello che già sapevamo: non siamo più negli anni Cinquanta.
Il problema è che la nostra democrazia, forse, sì.
Aggiornare la democrazia?
Spesso il lettore mi chiede soluzioni. Provo sempre a rispondere che, prima di risolvere un problema, bisogna diagnosticarlo correttamente.
Ma continua a chiederle.
Ok, allora. Proviamoci brevemente.
Abbiamo tre modi di affrontare il problema.
Il primo consiste, essenzialmente, nel tornare negli anni Cinquanta. Se siete donne, dovreste rinunciare all’istruzione e occuparvi dei figli. Se siete uomini, dovreste impiegarvi in una fabbrica. Dimenticate Internet, Amazon, le vacanze low-cost all’estero e gli scatti di carriera.
Questa soluzione è ovviamente impraticabile, anche se molti occidentali iniziano a considerarla (avete mai sentito parlare di MAGA?).

Il secondo è l’abbandono della democrazia in favore di modelli autoritari o élitisti. Questa è la strada percorsa da un numero crescente di pensatori contemporanei: dal neocameralismo di Curtis Yarvin e Nick Land, ai Network States di Balaji Srinivasan, fino ai sostenitori del modello cinese o dell’epistocrazia di Jason Brennan.
Se queste prime due opzioni non vi entusiasmano (a me no), state tranquilli: ne esiste una terza. La più complessa.
La democrazia è una tecnologia obsoleta? Bene: aggiorniamola.
Il come, però, lo scopriremo alla prossima puntata.
Lazarus
Fonte: substack.com/@lazarusgd & DeepWeb

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