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Come TikTok sta plasmando una gioventù rendendola predisposta a un fascismo politico e sociale

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Come TikTok sta plasmando una gioventù rendendola predisposta al fascismo politico e sociale

Tempo fa ho pubblicato un articolo che ha fatto molto discutere. Non me lo sarei mai aspettato, visto l’argomento abbastanza leggero. Ovviamente, sto scherzando. Sapevo fin dall’inizio che un articolo sul ritorno del fascismo avrebbe quasi sicuramente generato discussione, polemica e persino qualche litigio nei commenti. E, visto che tutte queste cose ci piacciono, rieccoci a parlare di fascismo.

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Nella puntata precedente abbiamo definito che cos’è davvero il fascismo: una narrazione condivisa che parte dalla decadenza del presente e arriva a una soluzione: la rinascita della Nazione attraverso una trasformazione radicale dell’ordine esistente.

Oggi, una nuova forma di fascismo  stavolta, digitale sembra emergere dalle tenebre della storia.

Le condizioni storiche sono specifiche: non la Grande Guerra, ma la globalizzazione, l’immigrazione di massa e la trasformazione dei rapporti di genere. E, soprattutto, la diffusione dei social algoritmici. Lo è anche il clima culturale: non Futurismo o esoterismo, ma blackpill, manosphere, accelerazionismo e nuove culture digitali.

Una nuova generazione di uomini e non solo sta vivendo quella stessa percezione di decadenza che, più di un secolo fa, attraversava una parte della gioventù europea all’indomani della Grande Guerra. E che spalancò le porte all’ascesa del fascismo politico.

Prima di tutto, una breve storia di come il fascismo ha conquistato l’Italia.

Come saprete, il fascismo sfruttò le condizioni sociali, economiche e psicologiche create dalla Prima guerra mondiale: milioni di reduci, disoccupazione, conflitti sociali e paura del socialismo. Mussolini promise alla Nazione ordine, forza e, soprattutto, rinascita. Non credo di dovermi dilungare oltre: la storia, almeno fin qui, è chiara. Se non lo fosse abbastanza, ve lo spiega Luca Marinelli, con la sua magistrale interpretazione del Duce:

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Il fascismo non fu soltanto una risposta politica alla crisi, ma anche il prodotto di un preciso clima culturale che la precedette. Già a partire dalla fine dell’Ottocento, infatti, una parte degli intellettuali d’Europa iniziò a ribellarsi contro la società liberale borghese. Il vecchio mondo era visto come stanco, decadente, attraversato da diseguaglianze e irrimediabilmente corrotto. Da questa insofferenza si alimentarono decine di correnti culturali e politiche: il Decadentismo, il vitalismo, il sindacalismo rivoluzionario, il nazionalismo radicale, il Futurismo, il D’annunzianesimo, il misticismo e l’esoterismo.

Correnti molto diverse, spesso incompatibili tra loro, ma che condividevano un’idea: il rifiuto dell’ordine borghese, del razionalismo e della fiducia nel progresso. Ma, ancor più in profondità, esse avevano in comune una narrazione: il presente era decadente, il vecchio mondo era ormai esaurito e occorreva una rottura radicale per crearne uno interamente nuovo. E al centro di questa rinascita vi era la Nazione. Non solo da onorare o difendere, ma da rigenerare, a partire dalla coscienza di ogni singolo cittadino.

Più di un decennio dopo, il fascismo sfruttò i traumi e le fratture lasciati dalla guerra per trasformare quella narrazione culturale in politica concreta, convincendo milioni di italiani insoddisfatti a seguirla. Era nato il mito della rinascita nazionale. La cultura della decadenza algoritmica

Non c’è stata una Grande Guerra almeno, non direttamente nelle società occidentali ma l’Occidente ha comunque attraversato sconvolgimenti di dimensioni a dir poco epocali. All’ormai interminabile declino economico si sommano altri fenomeni. C’è la crisi migratoria: milioni di persone provenienti da culture, religioni e contesti sociali diversi si trasferiscono nelle società occidentali. E, nello stesso periodo, la rivoluzione femminista ha trasformato radicalmente i rapporti tra uomini e donne, che sono entrate in massa nel mercato del lavoro e hanno ridisegnato le gerarchie familiari tradizionali.

Ma c’è molto di più.

Questi sconvolgimenti impallidiscono di fronte alla vera rivoluzione della nostra epoca: per la prima volta, un nuovo mondo sta nascendo. Un ambiente digitale, fatto di app, algoritmi, piattaforme, community, meme e influencer, nel quale miliardi di persone trascorrono ormai gran parte della propria vita.

Un secolo fa, la crisi della società borghese e la Grande Guerra alimentavano il nazionalismo radicale e le altre culture della crisi. Oggi, quello stesso meccanismo è tornato. Nascono così la manosfera, la blackpill, il vitalismo digitale, il transumanesimo, l’Illuminismo oscuro e una cerchia sempre più ampia e ramificata di comunità e sottoculture online. Queste culture sono molto diverse tra loro, ma condividono la stessa narrazione delle controparti del Novecento: il presente è malato, il vecchio mondo è esaurito e occorre creare qualcosa di nuovo. E, anche qui, quel qualcosa di nuovo si accompagna spesso a un sentimento xenofobo, gerarchico, talvolta nazionalistico o tradizionalistico e profondamente anti-individualista e anti-liberale.

E, ovviamente, non è tutto.

Il nuovo ambiente digitale consente una velocità di diffusione che gli intellettuali del Novecento potevano solo sognare (e sognavano, nel caso del futurista Marinetti). Queste culture si moltiplicano, viaggiano alla velocità della luce e compaiono istantaneamente sugli schermi degli smartphone. Basta un TikTok virale, un meme o un tweet perché milioni di ragazzini siano esposti a queste idee. E, più le guardano, più l’algoritmo continuerà a proporgliele.

Immaginate di essere giovani uomini nel 2026. Il vostro futuro lavorativo è estremamente incerto, la solitudine è diventata un fenomeno di massa e il rapporto tra uomini e donne è stato profondamente ridisegnato. Attorno a voi, inoltre, il cambiamento continua ad accelerare: migrazioni, crisi economiche, guerre, trasformazioni tecnologiche e conflitti culturali si susseguono di giorno in giorno.

Immaginate, infine, di trascorrere in media 4,5 ore al giorno in un ambiente digitale progettato per catturare la vostra attenzione all’infinito. Qui, i problemi della realtà vengono semplificati, esasperati e trasformati in propaganda digitale. La solitudine diventa un conflitto tra uomini e donne, l’immigrazione la causa del declino e la democrazia liberale un ostacolo da sacrificare sull’altare dell’autoritarismo.

Per chi votereste? Le statistiche non mentono.

Gli uomini della Gen Z – ovvero, la generazione nata tra il 1997 e il 2012 – hanno votato Trump per il 67% alle ultime elezioni. Non potendo raggiungere l’idea di “successo tradizionale” – lavoro, famiglia e autorealizzazione – essi si rivolgono all’uomo forte per rigenerare un mondo ormai perduto. I social sono il luogo dove i ragazzi e il leader entrano in contatto: la campagna di Trump ha raggiunto i giovani uomini soprattutto attraverso podcast, meme, TikTok, YouTube e influencer legati alla manosfera.

E questo sta succedendo anche in Italia.

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Notare bene: non sono video ufficiali, ma pubblicati da account terzi e indipendenti da Futuro Nazionale. Eppure, Vannacci che spara raggi laser, cavalca tigri o scende dal cielo come Iron Man ha totalizzato milioni di visualizzazioni, contribuendo a focalizzare l’attenzione del pubblico sul personaggio (come se non ne avesse già abbastanza).

E l’attenzione non è solo su Vannacci: è sulla narrativa che lo accompagna. La stessa narrativa della decadenza, della crisi e della necessità di una rinascita radicale. E così, tra un meme e l’altro, le sottoculture della decadenza iniziano finalmente a scorgere una possibile risposta politica anche in Italia.

 Lazarus

Fonte: lazarusgd.substack.com

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