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Roberto Vannacci e la Rinascita del Fascismo

Mio padre era pilota di caccia nella seconda guerra mondiale ed ho ancora la sua foto insieme a Benito Mussolini in visita presso la sua compagnia aerea, mia madre abitava dietro il parlamento a Vienna e la sua scolaresca era sempre in prima fila con le bandierine appresso per fare da contorno alle visite di Adolf Hitler, insomma, la mia famiglia aveva un pedigree il quale lascia intendere che io propenda per una visione del mondo orientata verso una rigorosa disciplina sociale e politica.

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Siamo tra i più ricercati portali al mondo nel settore del giornalismo investigativo, capillare ed affidabile, ognuno di voi può verificare in prima persona ogni suo contenuto consultando i molti allegati (E tanto altro!) Abbiamo oltre 200 paesi da tutto il mondo che ci seguono, le nostre sedi sono in Italia ed Argentina, fate in modo che possiamo lavorare con tranquillità attraverso un supporto economico che ci dia la possibilità di poter proseguire in quello che è un progetto il quale mira ad un mondo migliore!

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Il fascismo sta tornando.

Questa è la frase che avrete sentito ripetere ciclicamente nei talk show, ogni volta che una forza politica diversa dal centrosinistra ha vinto le elezioni.

Prima, Berlusconi era un fascista.

Poi, Salvini era un fascista.

Infine, Meloni era una fascista.

Non conoscendo davvero il suo significato, politici, giornalisti e opinionisti hanno abusato talmente tanto del termine “fascismo” che esso ha perso qualsiasi valore ai nostri occhi.

Finché, visto che non faceva più effetto, hanno quasi completamente smesso di utilizzarlo.

Anche quando sarebbe stato necessario farlo.

Ovviamente, mi riferisco alla rapida ascesa elettorale di Futuro Nazionale, il partito di Roberto Vannacci.

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L’ex generale è stato descritto dai suoi oppositori come “razzista”, “omofobo”, “nazionalista” e così via. Ma, paradossalmente, la parola con la f è stata usata molto meno rispetto ai casi di Berlusconi, Salvini e Meloni (no, Mario Monti, non mi riferisco a te sei l’eccezione che conferma la regola).

Perché, rullo di tamburi… Futuro Nazionale è ciò che si avvicina di più al fascismo dai tempi del Ventennio. 1 Molto più di tutti i partiti di destra nati in precedenza.

Se vi chiedete perché, allora ho una cattiva notizia e una buona.

La cattiva notizia è che state cadendo nello stesso errore in cui sono caduti i giornalisti, opinionisti e politici di cui parlavamo sopra: siete un po’ confusi su cosa sia realmente il fascismo.

La buona notizia è che, se mi date circa cinque minuti della vostra attenzione, questa confusione sparirà magicamente.

E arriverete a capire perché, stavolta, dovremmo davvero preoccuparci.

Prima di descrivere cos’è davvero il fascismo, diciamo cosa non è.

Elencheremo tutte quelle cose che, forse, pensate siano sufficienti per accusare un partito o un politico di fascismo inteso nella sua forma più radicale: eliminare la Costituzione, restaurare la dittatura e compiere il progetto politico avviato nel Ventennio.

Non mi fraintendete: molti di questi elementi fanno realmente parte della cultura fascista. Ma, da soli, non bastano per definire qualcuno come realmente intenzionato a ricostituire il regime.

Grazie ai media, il vostro cervello fa un’associazione semplice: ogni volta che vede anche uno solo di questi elementi, pensa subito al “ritorno del fascismo”.

Nel tempo, si materializza lo scenario raccontato da Esopo nella favola “Al lupo! Al lupo!”: dato che vedete questi simboli tutti i giorni e, contemporaneamente, non vedete camicie nere sfilare per le strade, il vostro cervello conclude che il fascismo non tornerà mai davvero.

La parola “fascismo” perde quindi il suo significato.

E così, il lupo fascista può finalmente divorare le pecore indisturbato.

Primo: i simboli. Il saluto romano, la fiamma tricolore, il fascio littorio. Tutti simboli evocativi e, per molti, inaccettabili. Ma un simbolo non implica necessariamente essere un “vero” fascista: abbiamo bisogno di molto altro.

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Secondo: l’anti-immigrazione e il razzismo. Il fascismo storico fu certamente razzista e costruì una distinzione radicale tra chi apparteneva alla comunità nazionale e chi ne era escluso. Ma essere razzisti, o persino costruire una società fortemente omogenea ed escludente, non basta a fare un fascista. A meno che non vogliate definire la società della Corea del Sud come fascista.

Terzo: la difesa dei valori tradizionali. Anti-LGBT, famiglia tradizionale, conservazione dei ruoli di genere. Probabilmente, anche i fascisti dello scorso millennio sarebbero d’accordo. Ma se basta essere conservatori sui costumi per essere fascisti, dovremmo trovare fascisti praticamente ovunque. Basta guardare a molte tradizioni religiose, dall’Islam al cristianesimo tradizionale.

Quarto: il culto del leader. Infine, anche questo elemento non è esclusivo del fascismo. Per esempio, lo stesso culto della personalità ha caratterizzato alcuni dei più importanti regimi comunisti del Novecento, da Stalin a Mao.

Passiamo alle domande serie.

Se il fascismo non è il saluto romano, non è Mussolini, non è le leggi razziali e non è nemmeno l’autoritarismo, allora cos’è?

Fortunatamente, il professor Roger Griffin ha già fatto il grosso del lavoro per noi. Secondo Griffin, il nucleo del fascismo può essere riassunto con un termine: rinascita nazionale (o palingenesi).

In altre parole, possiamo pensare al fascismo come a una gigantesca narrazione, che segue più o meno sempre lo stesso copione.

In primo luogo, sempre più persone iniziano a percepire il presente come decadente. Le istituzioni non funzionano, la comunità si disgrega e il futuro appare incerto. Fu il caso dell’Italia dopo la Prima guerra mondiale: milioni di uomini tornarono a casa con danni fisici e psicologici profondissimi, dopo aver sacrificato anni della propria vita senza ricevere in cambio ciò che era stato loro promesso.

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A quel punto, nelle masse subentra un’ulteriore convinzione: bisogna distruggere il presente per conquistare il futuro. Demolire il sistema politico, sociale ed economico per crearne uno interamente nuovo.

Quindi, abbasso la democrazia.

Abbasso l’eguaglianza.

Abbasso la libertà.

Il vecchio mondo lascia spazio a quello nuovo, costruito attorno ai propri idoli: la gerarchia, la guerra, la Nazione, la vitalità, la forza.

Persino l’uomo deve cambiare: nasce il mito dell’uomo nuovo. Il cittadino del vecchio mondo – debole, individualista e corrotto – lascia spazio al guerriero fascista: disciplinato, combattivo e disposto a vivere e morire per la Nazione.

Questa narrazione viene accompagnata dallo sviluppo di vari movimenti culturali: futurismo, misticismo, esoterismo, culto della tecnologia. Per quanto diversi, essi avevano un unico nemico: la decadenza, e una nuova speranza: la rinascita dell’Italia.

Il fascismo, dunque, non vuole solo “tornare indietro”. Vuole molto di più: sostituire la vita umana in ogni singolo aspetto, dalla politica all’economia, dalla morale alla società, dalla famiglia al tempo libero.

E quando milioni di persone arrivano a credere che il vecchio mondo sia ormai irrecuperabile, qualcuno può convincerli che sia arrivato il momento di distruggerlo definitivamente.

Ci sono due motivi che mi spingono ad affermare che con Futuro Nazionale si possa (e si debba) parlare di fascismo 2.

Il primo ha a che vedere con la sua retorica. Essa imita in modo impressionante la promessa di rigenerazione nazionale descritta qui sopra.

Sul serio, basta leggere il programma di Futuro Nazionale; ecco alcune frasi:

È giunto il momento che la “Destra divina che è dentro di noi, nel sonno” […] venga finalmente risvegliata. Che il sonno – e il sogno – diventino finalmente l’alba di una nuova avventura: quella di una Destra identitaria, pura e vitale.

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In alternativa al sistema di cui sopra con la riduzione del carico fiscale del nucleo familiare, Futuro Nazionale considera anche la possibilità di un Reddito di Rinascita che sostiene le madri italiane fino all’età di 12/18 anni.

Una destra vitale, insomma, che getta il guanto di sfida al conformismo e alla mediocrità, per liberare le energie inespresse della Nazione e avviarne di nuove.

Insomma: rinascita nazionale, risveglio, vitalità. Palingenesi.

Questo sì che è fascismo 3 in purezza.

In primis, per i suoi risultati elettorali – stimati al 7,6%, milioni di voti – e per quelli dei “colleghi” tedeschi (AfD vincerà le elezioni in Germania, credo).

In secundis, per un motivo più profondo. Ricordate quei movimenti culturali che affiancavano il fascismo? Brutte notizie: sono tornati. In forme nuove, spesso nascosti tra le insenature della gigantesca grotta del web.

Nelle ultime settimane, ho cercato di spiegare di come la blackpill sia in realtà un movimento culturale decadentista.

Di come il vitalismo sia tornato a dominare la nostra epoca.

Di come il Futurismo impregni le fondamenta della nostra società.

Di come l’Illuminismo Oscuro stia conquistando le élite tecnologiche americane – e non.

Presi singolarmente, questi fenomeni non vogliono dire “fascismo”. Ma, insieme, ne ricalcano incredibilmente la narrazione: la sensazione di decadenza, la sfiducia nel vecchio mondo, la speranza di rigenerazione.

La mia tesi, dunque, non è che “Vannacci è fascista perché è di estrema destra”.

Il fatto è più complesso: il suo movimento riproduce perfettamente la struttura narrativa della palingenesi fascista, mentre attorno ad essa stanno riemergendo alcuni degli immaginari culturali che storicamente la accompagnavano.

Il fascismo sta tornando? Probabilmente, stavolta, sì.

Ma almeno ora abbiamo un valido motivo per crederlo.

Lazarus

Fonte: lazarusgd.substack.com

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