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Lettera inviata dai lavoratori Italiani Residenti in Francia

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Scrivere di politica italiana o estera spesso e’ un boomerang che ti si ritorce contro, indipendentemente dalle ragioni giuste o sbagliate che vengono discusse.

Fondamentalmente mi ritengo un anarchico e le questioni per me non hanno un colore o una direzione che sia di destra o sinistra.

Quello che sta avvenendo in Francia e’ un evento di portata mondiale, in quanto avviene in un paese industrializzato e soprattutto in un contesto socioeconomico di primo piano, lo sforzo mediatico per nascondere gli eventi sono enormi, e confondere l’opinione pubblica cercando in tutti i modi di sviare l’attenzione su altre direzioni e’ un arte che chi gestisce i media conosce molto bene.

Siamo passati dalla crisi di governo per poi passare alla distrazione natalizia che da respiro ai drammi quotidiani, per ricominciare poi con le immigrazioni di massa fino alla guerra con l’Iran che e’ durata il tempo di una scampagnata di fine settimana, neanche il tempo di ricomporsi che spuntano i virus che se no sono quelli classici dell‘influenza nostrana, li si va a reperire in Cina, ma la costante che tutti hanno dimenticato per non dire rimosso dalla coscienza collettiva e’ quella riferita ai fatti in Francia.

Mai un servizio televisivo, mai un riferimento alle rivendicazioni sociali messi sul tavolo delle trattative, mai un accenno all’impopolarità’ di un capo di governo che se ora andasse alle elezioni avrebbe i voti che si contano sulle dita di una mano e tutto questo avviene nell’indifferenza totale di intere nazioni in balia di fatti ed eventi avulse da una realtà’ che pare uscire da un cilindro del mago.

Quello che avrete modo di leggere e’ un piccolo spaccato di quello che sta dietro un movimento sindacale, che non e’ unico nel rivendicare le proprie ragioni, ma affonda le sue radici in un contesto molto più’ ampio e che pare pochi se ne siano accorti.

Toba60

Francia Oggi

Riprendiamo una lettera inviata da compagni italiani residenti in Francia a compagni italiani residenti nel nostro paese, a riguardo dello sciopero generale di portata storica che colpisce il paese francofono da inizio dicembre.

Cari compagni italiani,

siamo lavoratori italiani che vivono in Francia. Siamo militanti del sindacato di classe francese, CGT, la Confédération Générale du Travail.

Da oltre un mese, dal 5 Dicembre, ci sono mobilitazioni e scioperi contro la riforma delle pensioni del Governo Macron. Oltre un mese in cui i trasporti sono bloccati, in cui lavoratori dormono al fuoco dei copertoni nei depositi degli autobus, nelle centrali elettriche, nelle raffinerie, nei porti. Ma anche un mese in cui si sono mobilitati lavoratori che non lo avevano mai fatto prima: gli avvocati sono in sciopero, con il loro sindacato e sostenuti da tutto l’ordine; i lavoratori della cultura, che hanno bloccato i teatri e che si esibiscono gratuitamente in strada a sostegno del loro sciopero e di quello di tutti gli altri settori. Ma anche scuole, poste, ospedali, in mobilitazione da oltre un anno. O le lavoratrici a cottimo degli hotel, che scioperano da oltre sei mesi.


Tutto questo non è ovviamente solo uno sciopero contro una delle tante contro riforme delle pensioni. E’ una tenace resistenza contro la cancellazione del progetto di società uscito dalla Resistenza al nazismo, che prevedeva per tutti un sistema di protezione sociale che permettesse una vita sicura, lontano da povertà economica e culturale, da fame, angoscia e paura.

Quello a cui assistiamo non è solo uno sciopero. E’ uno sconvolgimento totale della società, un evento che cambia la propria vita e che segnerà il futuro sociale di questo paese. E’ uno sciopero tra i più lunghi, più lungo di quello del 1995, che bloccò la Francia, più lungo di quello del ‘68, forse la più grande mobilitazione dei lavoratori in Europa da quella dei minatori contro la Tatcher. E’ la prima grande risposta dei lavoratori europei alla crisi cominciata 10 anni fa.

Nonostante i disagi, tutti i sondaggi continuano a mostrare un grande sostegno agli scioperi. Anche i sondaggi fatti con domande talmente contorte pur di suggerire la risposta giusta, falliscono e mostrano percentuali ben oltre il 50% a favore degli scioperanti. La partecipazione agli scioperi, dopo la pausa natalizia, è ricominciata ed è fortissima, giovedì eravamo oltre un milione e settecento mila. Una pausa natalizia che non c’è stata per tutti quei lavoratori che da oltre un mese scioperano ad oltranza e che non hanno fatto alcun Natale e alcun Capodanno e che non hanno ricevuto nulla come stipendio a Dicembre e che non riceveranno nulla neanche a Gennaio. Due mesi senza stipendio, niente regali per i figli, niente cenone. La tredicesima è servita a partecipare allo sciopero e alcuni hanno fatto debiti per continuare a resistere.

La solidarietà è stata forte, a dimostrazione del sostegno che hanno questi eroici lavoratori. La cassa nazionale di sostegno allo sciopero è arrivata in un mese a oltre due milioni di euro, e altre casse locali sono state create a sostegno dei lavoratori, come quella di Parigi che ha raggiunto in pochi giorni i 100’000 euro. Questi soldi non sono stati donati da chissà chi. Sono stati donati da persone come noi, che arrivano a fine mese e basta, da mamme single, da anziani con la pensione sociale, da disoccupati, da interinali, da lavoratori immigrati, dai fattorini e da tantissimi che hanno dato quanto potevano per sostenere chi sta lottando anche per loro. Si tratta di piccole donazioni, di 10 o venti euro, di 5 euro, a volte anche di uno solo.

Per noi, quali militanti sindacali, ha significato vivere qualcosa che non avevamo mai conosciuto in Italia e che marcherà la nostra vita politica e personale. Significa una mobilitazione continua, per organizzare gli scioperi nelle nostre aziende, ma anche per sostenere chi fa uno sciopero ad oltranza come nei trasporti e nelle ferrovie. Significa dimenticare ogni altra cosa e partecipare e vivere e contribuire a un grande momento di solidarietà e resistenza. Di quelli che in Italia non vediamo da decenni e che avevamo ascoltato solo dai racconti dei nostri genitori e dei nostri nonni.

Cari compagni italiani, già un mese fa scrivemmo una lettera a tutti voi, chiedendo solidarietà. Questa nuova lettera non la firmeremo, come l’altra, con la sigla del partito a cui apparteniamo. E non la tradurremo, come abbiamo fatto per l’altra, perché vogliamo che resti tra noi, che non giri sulla rete.

Noi continueremo a fare il nostro lavoro, quello di italiani militanti sindacali e politici in Francia. Continueremo a partecipare e organizzare le mobilitazioni e gli scioperi e continueremo a informare chi è rimasto in Italia su quanto avviene qui. Non possiamo fare altro, è tutto quello che possiamo fare. Questa lettera è un ulteriore appello nella speranza che quanto facciamo, che quanto avviene qui, possa aiutare i compagni italiani a uscire dalla situazione in cui si trovano. Che possa mostrare che in un paese non troppo diverso, a pochi chilometri dall’Italia, tutto quanto stiamo mostrando è possibile, e che quindi anche in Italia ci si può riprovare. Altrimenti continuerà il teatrino tra Salvini e le sardine, tra la Meloni e Zingaretti.

Concludiamo questa lettera con lo slogan che viene intonato a tutte le manifestazioni. Lo facciamo perché pensiamo che rappresenti bene quello che sta avvenendo qui. Perché fa capire cosa muove un semplice lavoratore a rinunciare alle feste, ai figli, allo stipendio, al voler resistere un minuto in più del governo e dei padroni. E se pensate che tutto questo avvenga per 10 euro di pensione in più tra vent’anni vi sbagliate di grosso:

“On est là, on est là !
Même si Macron ne le veut pas, nous on est là !
Pour l’honneur des travailleurs et pour un monde meilleur !
Même si Macron ne le veut pas, nous on est là !”

[Noi ci siam! Noi ci siam!
Anche se Macron non vuole, noi siam qui!
Per l’onore dei lavoratori e per un mondo migliore,
anche se Macron non vuole, noi ci siam, noi siam qui!

Fonte: https://www.investigaction.net/

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