toba60
1479bc3d 450e 4004 9fe1 c35e0608

La grande frode mondiale: come gli accordi non vincolanti stanno aggirando la democrazia in tutto il mondo

Toba60

Siamo tra i più ricercati portali al mondo nel settore del giornalismo investigativo capillare ed affidabile e rischiamo la vita per quello che facciamo, ognuno di voi può verificare in prima persona ogni suo contenuto consultando i molti allegati (E tanto altro!) Abbiamo oltre 200 paesi da tutto il mondo che ci seguono, la nostre sedi sono in in Italia ed in Argentina, fate in modo che possiamo lavorare con tranquillità attraverso un supporto economico che ci dia la possibilità di poter proseguire in quello che è un progetto il quale mira ad un mondo migliore!

Merged

Come si sono ritirate 5 nazioni e perché la tua Costituzione è a rischio

Un’indagine approfondita condotta in 16 paesi e su 8 principali settori politici ha messo in luce un modello sistematico: i governi e gli organismi internazionali ricorrono ad accordi “non vincolanti” per attuare politiche che altrimenti violerebbero il diritto costituzionale nazionale. La strategia è semplice ma incisiva: definire qualcosa come “non giuridicamente vincolante”, garantirne l’adozione e poi ottenere gli stessi risultati attraverso meccanismi indiretti.

Trump von der leyen.webp trump von der leyen

Il Patto globale delle Nazioni Unite per una migrazione sicura, ordinata e regolare (2018), le raccomandazioni politiche del Forum economico mondiale, le proposte dell’OMS in materia di pandemie, l’introduzione delle CBDC, i mandati ESG, i sistemi di identità digitale e altro ancora fanno tutti parte di uno sforzo coordinato volto ad aggirare le tutele costituzionali in tutto il mondo.

Questo articolo presenta le prove, documentate da oltre 80 fonti verificate.

Cosa hanno firmato

Il Patto globale delle Nazioni Unite per una migrazione sicura, ordinata e regolare è stato adottato il 19 dicembre 2018, con 152 paesi che hanno votato a favore all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Ma ecco cosa i media mainstream non hanno spiegato: il patto afferma esplicitamente di «non essere giuridicamente vincolante» – una frase che ricorre più volte nel preambolo del documento e nell’Obiettivo 23.

Questa qualificazione giuridica implica che l’accordo non possa essere fatto valere dinanzi ai tribunali nazionali. Tuttavia, i paesi che hanno votato contro hanno avvertito che i meccanismi di follow-up (Obiettivo 23) potrebbero creare obblighi di fatto attraverso la “cooperazione internazionale” e il “dialogo politico”. Il Forum di revisione delle migrazioni internazionali, che si tiene ogni cinque anni, funge da meccanismo per questo “dialogo”, dando di fatto vita a una campagna di pressione diplomatica a prescindere dallo status giuridico.

Australia

Il 21 dicembre 2018 il primo ministro Scott Morrison ha annunciato il ritiro dall’accordo, affermando che il Patto avrebbe «minato le rigorose leggi australiane in materia di protezione delle frontiere». L’Australia è stata tra le prime nazioni a respingere l’accordo dopo la sua adozione; Morrison ha dichiarato che il suo governo «non firmerà il Patto globale sulla migrazione» perché «incompatibile con le rigorose politiche australiane in materia di protezione delle frontiere».

Austria

Il cancelliere Sebastian Kurz si è ritirato nel dicembre 2018, affermando che l’accordo «avrebbe ridotto la sovranità dell’Austria» e avrebbe potuto portare all’imposizione di quote di immigrazione. Il governo austriaco ha espressamente sottolineato il timore che la partecipazione all’accordo avrebbe richiesto modifiche costituzionali.

Brasile

Il presidente Jair Bolsonaro ha ritirato il Paese dall’accordo nel gennaio 2019, affermando che «l’immigrazione deve essere affrontata tenendo conto della realtà e della sovranità di ciascun Paese». Il ritiro ufficiale del Brasile è avvenuto poco dopo l’insediamento di Bolsonaro, in linea con la sua promessa elettorale di rifiutare i quadri normativi internazionali che riteneva lesivi della sovranità nazionale.

Ungheria

L’Ungheria è stata la prima nazione a ritirarsi dal processo di approvazione il 18 luglio 2018. Il ministro degli Esteri Peter Szijjarto lo ha definito «estremista e di parte» e basato su «il falso presupposto che la migrazione sia inevitabile». La posizione dell’Ungheria era categorica: il patto non faceva distinzione tra migrazione legale e illegale e avrebbe compromesso la sicurezza nazionale.

Polonia

Il 19 dicembre 2018 la Polonia ha votato contro la risoluzione, adducendo come motivazione il fatto che l’accordo «non soddisfacesse le richieste della Polonia relative alla conferma di garanzie sufficientemente solide del diritto sovrano di decidere chi i paesi accettino nel proprio territorio». Il governo polacco ha esplicitamente collegato il proprio rifiuto alle tutele costituzionali.

Repubblica Ceca

Il 14 novembre 2018 il primo ministro Andrej Babis ha dichiarato: «Nessuno dall’esterno deciderà chi può vivere e lavorare nel nostro Paese». La Repubblica Ceca si è unita a Stati Uniti, Ungheria, Israele e Polonia nel votare contro, con Babis che ha affermato esplicitamente che l’accordo non distingueva tra immigrazione legale e illegale.

Stati Uniti

L’ amministrazione Trump si è opposta all’accordo emerso dai negoziati e ha votato contro in occasione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, affermando che era “incompatibile con la sovranità americana” e che avrebbe minato le leggi statunitensi in materia di immigrazione. La posizione degli Stati Uniti era chiara: l’accordo rappresentava un tentativo di creare norme internazionali che avrebbero potuto, alla fine, diventare diritto consuetudinario vincolante.

Belgium EU College of Commissioners

Non si tratta di nazioni marginali. Sono sistemi politici diversi sparsi in vari continenti, eppure tutti hanno espresso la stessa preoccupazione fondamentale: la sovranità nazionale.

Se il GCM fosse giuridicamente vincolante, violerebbe le disposizioni costituzionali di ogni paese firmatario:

Regno Unito

La Legge sui diritti umani del 1998 (articoli 8 – diritto al rispetto della vita privata e familiare, 12 – diritto al matrimonio, 14 – divieto di discriminazione) sarebbe in diretta contraddizione con gli obiettivi del GCM in materia di ricongiungimento familiare e percorsi migratori. La Legge sull’immigrazione del 1971 conferisce al Parlamento l’autorità esclusiva in materia di controllo dell’immigrazione. La Carta dei diritti del 1689 vieta alla Corona di sospendere le leggi senza l’approvazione del Parlamento.

Germania

L’articolo 16a della Legge fondamentale (Grundgesetz) riconosce il diritto di asilo politico — una garanzia costituzionale che potrebbe entrare in conflitto con l’Obiettivo 5 del GCM (percorsi regolari di migrazione). Gli articoli 70-74 stabiliscono le competenze legislative esclusive tra il governo federale e gli Stati federali (Länder), che verrebbero superate da un accordo vincolante.

Francia

L’articolo 3 della Costituzione stabilisce che «la sovranità nazionale appartiene al popolo francese» e non può essere delegata. L’articolo 34 riserva al Parlamento la competenza in materia di leggi sull’immigrazione e sulla cittadinanza. Qualsiasi accordo internazionale vincolante che imponesse quote di immigrazione richiederebbe una revisione costituzionale.

Canada

L’articolo 6 della Carta dei diritti e delle libertà garantisce i “diritti di mobilità” solo ai cittadini canadesi e ai residenti permanenti, non ai cittadini stranieri. La Legge sull’immigrazione e la protezione dei rifugiati conferisce poteri ministeriali discrezionali che un GCM vincolante verrebbe a sovrascrivere.

Paesi Bassi

Il 5 dicembre 2023 il Senato olandese (Eerste Kamer) ha respinto il GCM, rendendo così i Paesi Bassi il primo paese dell’UE a ritirarsi formalmente dopo l’adozione. Tale decisione è stata motivata da preoccupazioni relative alla sovranità costituzionale ai sensi della Costituzione olandese, che richiede un’attenta valutazione degli obblighi internazionali.

Svizzera

La Svizzera si è astenuta dal voto, adducendo motivi legati a conflitti con la Costituzione e all’autonomia cantonale. La legislazione svizzera prevede che i trattati che incidono sulle competenze cantonali siano sottoposti a referendum popolare, e il Consiglio federale ha ritenuto che l’accordo potesse interferire con tali requisiti costituzionali.

Ecco ciò di cui si parla raramente nei media tradizionali: gli accordi non vincolanti spesso assumono carattere vincolante attraverso molteplici percorsi documentati:

1. Pipeline sequenziale

La Dichiarazione universale dei diritti umani (1948) fu adottata come risoluzione non vincolante dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Diciotto anni dopo, nel 1966, è stata sostanzialmente codificata in due patti internazionali vincolanti: il Patto internazionale sui diritti civili e politici (ICCPR) e il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali (ICESCR). Questo percorso durato 18 anni è l’esempio per eccellenza di come una norma non vincolante possa diventare vincolante.

2. Comitatologia dell’UE

L’Unione europea ne è un esempio attraverso il proprio sistema di comitatologia, in cui la Commissione europea collabora con comitati di esperti per trasformare raccomandazioni non vincolanti in regolamenti vincolanti. Il registro della comitatologia della Commissione europea elenca centinaia di comitati che trasformano le linee guida in norme giuridiche.

WhatsApp Image 2023 03 13 at 20. (1)

3. Diritto internazionale consuetudinario

Ai sensi dell’articolo 38, paragrafo 1, lettera b), dello Statuto della Corte internazionale di giustizia, «il costume internazionale, in quanto prova di una prassi generale accettata come diritto» costituisce una fonte di diritto internazionale. Una prassi statale ripetuta, attuata attraverso accordi non vincolanti, può eventualmente assumere carattere vincolante in quanto diritto consuetudinario. La Commissione di diritto internazionale delle Nazioni Unite ha documentato tale processo.

4. Istituzionalizzazione

Organismi come l’ Organizzazione Mondiale della Sanità possono trasformare i quadri normativi in norme vincolanti. Il Regolamento sanitario internazionale (2005) dell’OMS si è evoluto da raccomandazioni non vincolanti a norme giuridicamente vincolanti ai sensi dell’articolo 21 della Costituzione dell’OMS.

Il meccanismo di monitoraggio del GCM

Il Patto definisce l’Obiettivo 23: «Follow-up e revisione» – che prevede l’istituzione di un ciclo di revisione quinquennale attraverso il Forum internazionale di revisione delle migrazioni. I paesi che hanno votato contro (Stati Uniti, Ungheria, Israele, Repubblica Ceca, Polonia) hanno espressamente avvertito che tale meccanismo potrebbe creare obblighi di fatto privi di forza giuridica vincolante.

Oltre alla migrazione, otto principali settori politici presentano andamenti simili:

1. Valuta digitale della banca centrale (CBDC)

Stato globale:

1) Lo yuan digitale cinese (e-CNY) – Oltre 261 milioni di utenti registrati nel 2025, il che lo rende la più grande implementazione di CBDC al mondo. La PBOC ha introdotto un sistema di “anonimato controllabile” che consente al governo di accedere ai dati delle transazioni.

2) Bahamas Sand Dollar – Prima CBDC a livello nazionale, lanciata nell’ottobre 2020

3) L’eNaira della Nigeria – Lanciata nell’ottobre 2021, ma la sua diffusione è stata limitata

4) DCash della Banca Centrale dei Caraibi Orientali – Lancio multinazionale nei paesi dei Caraibi

5) Euro digitale dell’UE — Attualmente in fase di preparazione, con l’adozione del regolamento 2024/1183

6) La sterlina digitale del Regno Unito – Nella fase di consultazione, la Banca d’Inghilterra ha espresso preoccupazioni in merito alla privacy

7) Stati Uniti – Progetto Hamilton – Progetto di ricerca della Federal Reserve; 11 stati statunitensi hanno varato leggi che vietano le CBDC, adducendo motivi legati alla privacy

Informativa sulla privacy e note legali:

1) La tutela prevista dal Quarto Emendamento (Costituzione degli Stati Uniti) contro le perquisizioni irragionevoli entrerebbe in conflitto con una valuta programmabile che consenta il tracciamento delle transazioni senza mandato

2) L’articolo 9 del GDPR vieta il trattamento dei dati appartenenti a categorie particolari; la verifica biometrica delle CBDC solleva conflitti

3) Il denaro programmabile consente al governo di esercitare un controllo sulle categorie di spesa (ad esempio, imponendo restrizioni su determinati acquisti)

4) Le leggi sul segreto bancario in Svizzera, Lussemburgo e in altri centri finanziari verrebbero abrogate

2. Programmi di sorveglianza

1) Il Progetto Pegasus di Amnesty International ha documentato l’utilizzo dello spyware di NSO Group in oltre 45 paesi, con l’obiettivo di prendere di mira giornalisti, attivisti e politici. L’indagine ha rivelato abusi sistematici nei confronti dei difensori dei diritti umani.

2) Legge britannica sui poteri investigativi del 2016 (”Snoopers’ Charter”) – Obbliga i fornitori di servizi Internet a conservare le cronologie di navigazione per 12 mesi

3) Sezione 702 degli Stati Uniti / Tribunale FISA – Autorizzazioni di sorveglianza rinnovate annualmente, che riguardano milioni di comunicazioni

4) Legge australiana sull’assistenza e l’accesso del 2018 – Obbliga le aziende tecnologiche a fornire un accesso tramite backdoor alle comunicazioni crittografate

5) La Corte europea dei diritti dell’uomo si è pronunciata contro la sorveglianza di massa in diversi casi (Szabo e Beck contro l’Ungheria, 2020)

3. Censura su Internet / Sicurezza online

Legge britannica sulla sicurezza online del 2023 – Prevede sanzioni fino a 18 milioni di sterline o al 10% del fatturato globale; introduce il reato di “comunicazioni false”, punibile con una pena detentiva fino a 3 anni

Proton VPN ha segnalato che, in seguito all’approvazione della legge, i download di VPN nel Regno Unito sono aumentati del 1.800%

Legge dell’UE sui servizi digitali – Impone obblighi di moderazione dei contenuti alle piattaforme con una portata significativa, creando il cosiddetto “effetto Bruxelles”, in cui gli standard europei assumono valenza globale

Il social network Gab ha sospeso il servizio per evitare sanzioni nel Regno Unito – Elon Musk ha criticato la legge britannica, definendola una forma di “censura autoritaria” (agosto 2025)

Recovery Fund 3 2860382502 (1)

4. Mandati ESG

1) Direttiva UE sulla rendicontazione aziendale in materia di sostenibilità (CSRD) – Impone a oltre 50.000 aziende di rendere conto dei propri impatti sul clima, sulla biodiversità e sul piano sociale

2) Norme della SEC sulla divulgazione delle informazioni relative al clima – Norma del marzo 2024 che impone la divulgazione delle emissioni di gas serra (attualmente sospesa dall’Ottava Circoscrizione)

3) Requisiti di informativa sulla sostenibilità nel Regno Unito – Obbligatori per le grandi imprese

4) Conflitti relativi al dovere fiduciario: Il dibattito sul fatto che l’integrazione dei criteri ESG violi il dovere fiduciario (rendimenti degli investimenti) o che, al contrario, ignorare il rischio climatico violi il dovere fiduciario (rendimenti a lungo termine) rimane irrisolto. Si veda il caso Kvek contro Cushman and Wakefield (marzo 2026), che definirà il panorama giuridico.

5. Trattato dell’OMS sulla pandemia

Oggetto di negoziazione ai sensi dell’articolo 19 della Costituzione dell’OMS – Diventerebbe una convenzione vincolante se adottata dall’Assemblea mondiale della sanità e ratificata dagli Stati membri.

Il disegno di legge S. 92 del Senato degli Stati Uniti – “Legge sulla difesa della sovranità americana in caso di pandemie globali” – vieta la partecipazione degli Stati Uniti se non tramite un trattato formale ratificato dal Senato.

Ungheria, Polonia, Slovacchia e Slovenia guidano l’opposizione europea, ponendo domande fondamentali sul fatto che il trattato possa limitare la flessibilità delle politiche sanitarie nazionali durante le pandemie.

6. Identità digitale

1) Portafoglio digitale dell’UE – Adozione del regolamento 2024/1183, cinque regolamenti di attuazione nel dicembre 2024, calendario di attuazione 2026-2027

2) Aadhaar in India – 1,383 miliardi di iscritti (il più grande sistema di identificazione biometrica al mondo)

3) La Corte Suprema indiana ha stabilito nel 2018 di limitare l’uso obbligatorio dell’Aadhaar, adducendo motivi di tutela della privacy

Tra le preoccupazioni relative alla privacy figurano: la centralizzazione dei dati biometrici, lo “slittamento funzionale” (l’estensione dell’uso oltre lo scopo originario) e gli incidenti di sicurezza.

7. Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) delle Nazioni Unite

17 obiettivi, 169 traguardi adottati da tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite nel 2015 nell’ambito dell’Agenda 2030:

1) SDG 10.7: «Facilitare una migrazione ordinata, sicura, regolare e responsabile» – in contrasto con la sovranità nazionale in materia di immigrazione

2) SDG 16: “Promuovere società pacifiche e inclusive” – criticato perché potrebbe prevalere sull’indipendenza giudiziaria nazionale

3) Conflitti relativi ai diritti di proprietà: pressioni migratorie che incidono sull’edilizia abitativa, sui diritti fondiari e sulla gentrificazione

8. Politica climatica

Accordo di Parigi – NDC (contributi determinati a livello nazionale) non vincolanti e privi di meccanismi di applicazione.

Juliana contro gli Stati Uniti (2015-2025) – Causa storica intentata dai giovani sul clima. La Corte d’Appello del Nono Circuito aveva inizialmente stabilito che i ricorrenti avessero presentato una valida richiesta costituzionale basata sulla dottrina del “public trust”, ma la Corte Suprema ha respinto il ricorso nel marzo 2025.

Espropri normativi: normative climatiche che incidono sul valore degli immobili e sui diritti di utilizzo del territorio.

Il World Economic Forum opera come fondazione svizzera (Stiftung) ai sensi del diritto svizzero ed è designato come “altro organismo internazionale” ai sensi della legge svizzera sugli Stati ospitanti (2015).

Dati salienti:

1) Finanziato da circa 1.000 aziende multinazionali associate che versano contributi annuali compresi tra 52.000 e oltre 527.000 dollari

2) Il fatturato annuo supera i 468,5 milioni di CHF

3) Amministrata dal Consiglio di amministrazione (con Larry Fink in qualità di presidente; Klaus Schwab si è dimesso dalla carica di presidente esecutivo nel 2025)

4) Le raccomandazioni NON creano alcun obbligo giuridico vincolante ai sensi di alcuna normativa nazionale o internazionale

23558934 medium 3248295488 (1) (1)

Ma sono stati chiamati a rispondere in tribunale: Smith contro World Economic Forum (2024-2025) – Una causa per discriminazione intentata presso il Distretto Meridionale di New York, in cui si contestavano discriminazioni razziali e legate alla gravidanza, violazioni della FMLA e un ambiente di lavoro ostile. Klaus Schwab è stato citato personalmente come convenuto. Il caso si è concluso con un accordo nel marzo 2025 a condizioni non rese note, dando luogo a successive indagini del consiglio di amministrazione e a segnalazioni da parte di informatori in merito alla governance.

Cosa si può fare

Le prove sono esaurienti e documentate: gli accordi “non vincolanti” vengono utilizzati come meccanismo strategico per attuare politiche che, in paesi democratici, richiederebbero altrimenti emendamenti costituzionali, l’approvazione legislativa o un referendum pubblico.

Cosa possono fare i cittadini:

1) Richiedere referendum – Imporre votazioni popolari su qualsiasi attuazione vincolante di accordi internazionali

2) Verificare le tutele costituzionali – Assicurarsi che le costituzioni nazionali includano clausole di sovranità che non possano essere scavalcate

3) Monitorare il processo – Seguire le conversioni da norme non vincolanti a norme vincolanti attraverso i forum di revisione delle Nazioni Unite

4) Sostegno ai movimenti di ritiro – Come l’Australia, l’Austria, l’Ungheria e i Paesi Bassi

5) Chiedete che venga fatta chiarezza – Chiedetevi: chi c’è dietro questi modelli? Chi li finanzia?

La risposta: non sono non vincolanti per te. Lo sono solo per loro.

ILaso1631468483
QcPIA16858835731
Photo 2024 08 31 12 07
Codice QR

Comments: 0

Your email address will not be published. Required fields are marked with *