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Stati Uniti: Il Mondiale della vergogna che trasuda sangue per conto di un impero genocida

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Un Mondiale della vergogna che trasuda sangue rosso vivo!

«Ci si entusiasma» per un ragazzo o una squadra, o per delle donne (più o meno) che sanno giocare con le gambe, con le caviglie, come ballerine, con la palla al piede. Meraviglioso! «Giocatori» diventati milionari per appagare le nostre frustrazioni della vita quotidiana. Che spettacolo!

Solo che il pane sta diventando sempre più raro e che i «giochi» sono super mediatizzati e finanziarizzati (come se fossero propaganda?) per ottundere le nostre menti. Sì, ci piace il calcio e lo sport in generale, nessun problema. In sostanza, ci piace la sfida con noi stessi, non contro gli altri. Scoprire i propri limiti fisici senza vanità.

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Quando avremo biglietti gratuiti per assistere a una partita di calcio di alto livello in una competizione internazionale, o altro? Quando ci saranno le repliche video delle competizioni sportive, trasmesse senza abbonamento? Ma no, è solo business senza lo spirito francese di «Coubertin»: Citius, Altius, Fortius. E questa super massima dello stesso:

(Messaggio implicito alle forze dell’«ordine» manipolate, sia di polizia che giudiziarie, che picchiano un popolo naturalmente arrabbiato, che rivendica i propri diritti inalienabili, fondamentali, umani… (un potere sovrano che non protegge né noi né i nostri figli dai predatori di genere ai vertici dello Stato). Che si arrestino le immigrate di colore frustrate (a ragione) e che si smetta di romperci le palle a casa nostra, nel nostro meraviglioso Paese. Senza passare per estremisti di destra o antisemiti. Solo ponendo domande esistenziali senza mai avere risposte, se non parole, troppo raramente fatti. Allora, ce ne faremo una ragione…

Qui non torneremo sulla corruzione e sulla vigliaccheria endemica della FIFA: ci sono così tanti soldi «in gioco» (11 miliardi di euro, il 10% dei quali ridistribuito ai partecipanti), il 90% dei quali finirà, come per magia, nelle tasche dei fomentatori di guerre e massacri. La corruzione è ovunque sistemica nelle nostre società. Allora, perché non nel calcio? Il sangue scorre a fiumi, i genitori urlano per la morte dei loro bambini smembrati sotto le nostre grida di gioia o la nostra rabbia quando viene segnato un gol. I truffatori dello spettacolo hanno dribblato bene? Ah sì, allora. Sotto i nostri applausi, tifosi con i tic! All’insaputa della nostra volontà.

Eppure… Ogni calcio di rigore è come un calcio allo stomaco dell’umanità incinta, con l’inevitabile conseguenza che il figlio della nostra umanità nasca morto.

L’aborto, sempre doloroso, è sancito dalle leggi progressiste, fino all’eutanasia dei più deboli. Come se per il bambino che deve nascere, il feto (infans conceptus), non avessimo i mezzi emotivi e finanziari (90 miliardi per i nazisti ucraini!) per accoglierlo in un mondo sereno e fraterno. Utopia! Solo che l’utopia senza speranza non è ciò che è irrealizzabile, ma ciò che non è stato ancora realizzato.

Si potrà sempre esultare e urlare quando la nostra squadra del cuore o quella avversaria segnerà un rigore.

«Abbiamo vinto, abbiamo vinto!» Cavolo. Abbiamo anche perso qualcosa…

Ma proprio in quel preciso istante un altro colpo, questa volta israeliano o «americano», massacrerà una famiglia di profughi nella propria tenda o in una casa libanese dove si sta proprio guardando i «Mondiali di calcio».

La misura è colma! Colma di sangue e lacrime. Poveri disgraziati, goyim, donne e bambini fatti a pezzi dalle bombe della democrazia virtuale.

Trump e i Mondiali 2026 ora Dona

Chi se ne frega. Non è una partita virtuale tra squadre, in un Oriente così vicino. Non venire a romperci le scatole con la tua ignobile realtà del mondo contemporaneo. Perché vedi sempre il lato negativo delle cose? Lasciaci, per favore, goderci lo spettacolo. Lasciaci in pace.

Analizziamo il «Muslim Ban» di Donald Trump, approvato dalla Corte Suprema degli Stati Uniti proprio nel momento in cui veniva avallata la candidatura dell’Iran ai Mondiali. Proprio mentre gli «Usraeliani» bombardavano lo stadio iraniano «Azadi», lo stadio della squadra iraniana che si era qualificata per la competizione, proprio lì dove si allenava con il pallone tra i piedi?

I tifosi di Haiti, Iran, Senegal e Costa d’Avorio sono stati categoricamente banditi, mentre quelli di Algeria, Capo Verde e Tunisia dovrebbero pagare una tassa di 15.000 dollari, nonostante Gianni Infantino, quel truffatore, avesse dichiarato:

«Le squadre qualificate per i Mondiali devono poter entrare nel Paese, altrimenti non ci sono Mondiali. È ovvio».

La squadra iraniana ne è ovviamente l’esempio più lampante. Non solo gli statunitensi e gli israeliani hanno bombardato i centri di addestramento sul loro territorio, ovviamente, ma si trattava presumibilmente di un centro di addestramento per «terroristi».

Ma non solo: alla squadra è stato vietato di dormire dopo le partite giocate negli Stati Uniti.

Come ha dichiarato la presidente messicana Claudia Sheinbaum (ma è un nome messicano?):

«Gli Stati Uniti non vogliono che la squadra iraniana passi la notte negli Stati Uniti». Per la loro sicurezza (!!!)

La squadra iraniana deve quindi entrare e uscire dal Paese per intero prima e dopo le partite, il che la pone in una situazione decisamente svantaggiosa. Nel frattempo, al personale iraniano, compresi gli allenatori, sono stati negati i visti, così come a tutti i giornalisti sportivi iraniani.

Il regime statunitense-israeliano ha respinto un arbitro designato dalla stessa FIFA, Omar Abdulkadir. Gli è stato negato l’ingresso all’aeroporto di Miami con il semplice pretesto che fosse somalo.

La FIFA, corrotta quanto i nostri politici disonesti, si scagiona:

«La FIFA non è coinvolta nelle procedure di immigrazione del Paese ospitante, comprese le decisioni relative ai visti».

I topi delle istituzioni che stanno abbandonando la loro nave che affonda, quei ricconi che vogliono dettare legge sulle nostre vite, le nostre richieste di pacificazione come quelle della loro «borghesia giudaizzata», senza assumersi la responsabilità delle loro azioni sconsiderate, protetti da poliziotti e gendarmi,

Lasceranno presto le loro piccole comodità borghesi su quella nave che sta affondando? Non lanceremo loro alcun salvagente per salvarli.

Sta a noi decidere. Ma, dopotutto, non siamo altro che spettatori impotenti, che dalla spiaggia in cui immergiamo la nave della nostra sottomissione involontaria, la guardiamo affondare tra bolle speculative come in una gigantesca vasca idromassaggio.

E noi? E noi…

 Eric Fery

Fonte: reseauinternational.net

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