Vittorio Marchi: dalla scienza alla conoscenza
Questo e’ il primo di una lunga serie di articoli riferiti a questa immensa figura accademica che purtroppo pochi conoscono.

Parlare di Vittorio Marchi significa trattare materie che spaziano dalla Fisica Quantistica alla Filosofia, Religione, Storia, Economia, Politica, Esoterismo, Ecologia, Antropologia, Geopolitica e non poteva essere diversamente considerato che Vittorio ha posto come fondamento e principio di tutta la sua vita un concetto basilare, racchiuso in una semplice Frase”Tutto e’ Uno”.
Spero vivamente di coinvolgere quante più persone possibili nello stimolare la conoscenza di questo uomo straordinario, che dall’alto della sua endemica umiltà’, non ha mai fatto nulla per creare attorno a sé un immagine mediatica artificiosa, che lo avrebbe sicuramente posto alla ribalta della cronaca, snaturando però il suo messaggio, che avrete modo di scoprire un po’ alla volta, affonda le sue radici li dove nessuno pare voler mettere mano, perché rende consapevole ciò’ che l’umanità’ intera teme dal profondo dell’animo la Libertà perduta attraverso l’inganno della Dualità che annienta il Genere Umano
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Dalla scienza alla conoscenza
E’ stata la svolta della sua vita, il cui “cursus honorum” ha preso una direzione extra-accademica. Egli è stato infatti spettatore di fenomeni, che lo hanno reso responsabile dello sviluppo, della diffusione e della comunicazione delle potenzialità della macchina umana; capacità che sono di gran lunga superiori a quelle delle macchine, pur fantastiche, dell’attuale tecnologia moderna. Da molti anni ha orientato i suoi studi e le sue indagini scientifiche verso il tema dello spirito, oggetto di discussione delle sue numerose pubblicazioni e dei suoi frequenti incontri con autorevoli personalità del mondo delle scienze e della cultura.
Quello Che avrete modo di leggere e’ una straordinaria intervista che non mancherà di farci riflettere sulla natura di noi stessi e del mondo.
Il prof. Vittorio Marchi è un insegnante e un ricercatore di fisica, ma da molti anni le sue indagini e i suoi studi si sono indirizzati verso tematiche normalmente non esplorate dagli scienziati. Studiando le potenzialità ancora sconosciute dell’essere umano, l’energia che permea l’universo, i misteri della vita e del cosmo e gli archetipi eterni, ha sviluppato un ambito di ricerca speciale che si colloca a metà strada tra scienza e spiritualità, razionalità e misticismo, rendendo la sua vasta conoscenza unica e degna della massima attenzione.
Come e quando un grande studioso di fisica come lei è passato dalla “Scienza” alla “Coscienza”?
Come? Osservando che la materia, ovvero il fondamento della visione meccanicistica della realtà, che si credeva “solida”, densa, compatta ed intangibile, perdendo la sua consistenza materiale, si trasformava sempre di più in un Pensiero.
Quando? Considerando che noi fisici, ricercatori nel campo della fisica quantistica, confortati dagli studi delle neuroscienze, abbiamo scoperto al CERN di Ginevra che la “nuova sostanza primordiale”, alla base della formazione dell’universo, non è la “materia” di cui si parlava prima, ma l’informazione. Un campo di coscienza universale, interamente intelligente, che la fisica moderna definisce “Campo Energetico Unificato” e che, circa 5.000 anni fa, il mistico indicava con il nome di “Akasha”.
Nel suo percorso quali sono stati i suoi Maestri ed i suoi principali punti di riferimento?
Il maestro è stato un libro, a lungo cercato, e poi il suo autore, grande amico di Enrico Fermi, che ha pensato bene di passarmi il “testimone”. Il punto di riferimento è stato il crollo del mito di Dio e della Creazione, determinato dall’incontro tra il misticismo orientale e la fisica quantistica. Finché la fisica non è scesa nei meandri del mondo subatomico, non è stato possibile comprendere le Sacre Scritture, in particolare i testi himalayani. Quando la fisica è scesa nelle profondità dell’invisibile, ho scoperto che il tempo e lo spazio hanno perso di significato. La conferma di ciò l’ho avuta dal fatto che il misticismo orientale ha percorso questa strada partendo dall’invisibile, mentre la scienza occidentale è partita dal mondo materiale e visibile per incontrarsi con esso sul piano del “sottile”.
Dalla Scienza alla Conoscenza
I pensieri meno ordinari che lei esprime nei suoi libri e nelle sue conferenze le hanno mai creato problemi in ambito accademico?
È inevitabile. La psicoscienza, in particolare la psicofisica, ha scoperto una novità piuttosto difficile da accettare. La fisica quantistica sta dimostrando che il mondo naturale, che si credeva così materialmente reale, sta svanendo nell'”irrealtà” della sua consistenza fisica. E cosa fanno i nostri più illustri leader del conservatorismo scientifico per correre ai ripari? Affermando che la materia solida è qualcosa di stabile e che le regole che si applicano al mondo subatomico non si applicano a quello macroscopico newtoniano, insomma, che tra il micro e il macro esistono due serie di leggi e regole diverse.

Tuttavia, come dimostrano tutti gli esperimenti eseguiti da Anton Zeilinger, professore di fisica all’Università di Vienna, questa affermazione è falsa. Quest’ultimo è un esempio che fa eccezione alla regola. Il fatto è che ciò che le varie accademie del mondo ancora non accettano è che il mondo “spirituale” sia un prolungamento della scienza e ne rappresenti il completamento. Ecco perché l’ostracismo.
In che modo le più recenti scoperte della fisica quantistica confermano le visioni mistiche dell’ antichità presenti in modo simbolico negli archetipi delle mitologie, dell’alchimia, dell’astrologia, dei Tarocchi…?
Il misticismo orientale afferma che Dio non è un’entità, ma uno stato di consapevolezza e che uno scienziato unidisciplinare non lo troverà mai, perché viaggia con il paraocchi. Per questo c’è stato un Gesù che, con la sua missione storica, si è speso molto per osservare che “tutto l’universo è figlio di una donna sterile”. Una metafora per indicare che tutta la Creazione è increata. Ma come si può spiegare un concetto così difficile da assimilare alla mente umana? Come si può spiegare che l’universo è “inessente” e quindi non diviene, nel senso che non viene in essere, ma è? Per trovare una soluzione al problema, il misticismo ha dovuto affidarsi al simbolo e al mito per esprimere il concetto di Assoluto Eterno, che elimina l’idea dell’origine e della fine, della nascita e della morte delle cose e degli esseri umani. Tuttavia, il misticismo, con i suoi archetipi, le sue alchimie, le sue astrologie e altro, mancava di un linguaggio adeguato, di una “neolingua”, in grado di trasferire all’esterno quanto sperimentato interiormente (spiritualmente).
L’uno detto Dio. Alla ricerca delle chiavi della nostra esistenza (In Italiano)
Luno-detto-Dio.-Alla-ricerca-delle-chiavi-della-nostra-esistenza-Vittorio-Marchi-z-library.sk-1lib.sk-z-lib.sk_organizedPer questo la scienza quantistica, pur arrivando in ritardo, ha avuto il grande merito di tradurre in un linguaggio elaborato e più adatto alla massa qualcosa che ha le dimensioni dell'”infinito”, per trasmettere tale “informazione” alle capacità dell’intelletto umano. E così, in linea con quanto affermato dalle verità mistiche millenarie, anche la fisica quantistica ha finito per concordare con i testi dei Veda e dei Vedanta, secondo cui non esiste un “altrove” (relatività), bensì un “ovunque” (assoluto), non un luogo (spazio), ma la non-località. Non un tempo, ma un “hic et nunc” (qui e ora). Sempre. Ecco perché oggi l’Oriente riconosce che: “Scienza e spiritualità sono come due gambe che consentono all’uomo di avanzare verso la meta”.
Quale futuro immagina che la scienza possa riservare all’ umanità e alla sua evoluzione spirituale?
Grandi passi avanti saranno compiuti se i ricercatori del futuro, uscendo dagli schemi mentali meccanicistici, si orienteranno verso un tipo di ricerca che li vedrà impegnati in qualità di ricercatori “spirituali” nel campo del “sottile”, della coscienza cosmica e del campo unificato.
Se riusciranno a superare quel LIMEN, ovvero un punto di separazione o soglia sensoriale e psicofisiologica che provoca nell’uomo l’illusione ottica di essere altro dall’essere un tutt’uno con il Tutto e di non vedere che l’Osservatore e l’Osservato (come asserisce la fisica quantistica) sono UNO.
Non a caso il termine “uomo” deriva dal sanscrito “manava”, a sua volta derivato da “manas”, che significa “pensiero” o “coscienza empirica”. Dobbiamo quindi iniziare a riconoscere che esiste una realtà fatta di una certa identità tra l’uomo e il cosmo, una relazione che si sta facendo sempre più stretta e che oggi è sostenuta dalla PNEI (psico-neuro-endocrino-immunologia). Non è un caso che l’Università di Southampton (Regno Unito, altra eccezione) nell’ambito del progetto “Coscienza Umana” abbia lanciato un invito alla collaborazione internazionale per lo studio di “Aware”, connesso al processo noto come “Awarness durante Resuscitation”.
Qual è il ruolo dell’ essere umano nell’ Universo?
Fondamentale. L’uomo è figlio di questo universo e questo universo è figlio dell’uomo. L’uno genera l’altro, come il seme genera l’albero e viceversa, in un apparente paradosso inesplicabile. Nessuna delle due “singolarità” ha creato l’altra, altrimenti avrebbe duplicato se stessa, ma si è semplicemente riflessa (disuguaglianza simmetrica). “Tutto, assolutamente tutto, è indissolubilmente e in continuità nucleo (uomo-particella) e Campo o Spazio Pensante” (Schroedinger, 1958). La forma è solo un’area vibrazionale più densa del campo energetico unificato. Pertanto, l’osservato dipende dalla presenza dell’osservatore. Lo scopo dell’universo, del resto, è quello di essere osservato. Senza l’osservatore non esiste l’universo e viceversa. Sono Uno. Altrimenti, se così non fosse, la vita non esisterebbe.
In molte occasioni lei ha parlato dell’Unità e dell’unione di ogni essere in un Tutto universale unico. Perché questo concetto è così difficile da accettare?
Semplice. L’umanità, infatti, è stata educata da millenni dalle varie religioni del mondo, attraverso riti e cerimonie, a credere nell’esistenza di un Creatore e di un Creato. Si è parlato di un Dio formale (in maniera antropomorfica) anziché di una divinità informale, intesa come stato di coscienza cosmica. In questo modo, la “teologia morale” ha potuto tenere in scacco l’individuo, parlandogli di giudizi universali, di condanne e di peccato originale, da cui poi si è sentito oppresso in maniera punitiva per le sue miserevoli “colpe”. Riscattarsi oggi, con un DNA così preformato, è quasi un’impresa disperata. Da sempre, il fatto che la materia sia intessuta in modo così straordinariamente perfetto, al punto da manifestare un’intelligenza di altissimo livello in modo stupefacente, ha indotto gli uomini a credere alla presenza nel mondo di un “Grande Progettista” geniale, di un “Grande Orologiaio” distaccato, di un “Grande Orchestratore” esterno, di un “Grande Architetto” costruttore, di un “Grande Regista” che dirige l’universo.

E ciò ha continuato ad avvenire, nonostante la ricerca abbia ormai dimostrato largamente che tutti i sistemi viventi (dato che neanche un atomo è materia inerte) abbiano mostrato un grado di assemblarsi da soli veramente strabiliante, a seguito di una trasformazione “auto-organizzata” o “auto-arrangiata”che lascia sbalorditi. Il concetto è difficile da accettare perché sfida il programma subdolo di una cultura millenaria che lo ha spacciato per la nozione più eretica e blasfema che si possa immaginare. E poi perché in quella dualità si annida il business dell’ intermediazione, il più scandaloso affare di tutti i secoli.
Un affare che è la madre di tutte le atrocità compiute dall’umanità, perché toglie dignità a tutto ciò che riteniamo diverso da noi stessi e dal nostro simile. In realtà, siamo un “singolo organismo” o un campo di coscienza universale, un’entità interamente intelligente. Del resto, ci siamo mai chiesti perché la verità si chiama verità? Non perché il suo contrario è il falso, ma perché è unica. Riconoscere ciò è diverso dal dire che essa è non-falsa.
Ci sono stati o ci sono ancora individui o organizzazioni chein modo cosciente hanno operato affinché l’Uno apparisse come Due e tale apparente separazione fosse percepita come realtà?
Ce ne sono di ogni tipo, laiche e religiose. Ma al di sopra di tutte, c’è una struttura di vertice: il “Nuovo Ordine Mondiale”. Tuttavia, per approfondire e analizzare questa enorme e micidiale struttura dominante, per la cui trattazione completa ci vorrebbe uno spazio a parte, è bene rimandare alla lettura dei libri La Scienza dell’Uno e Mirjel, il Meraviglioso Uno, che ne fanno ampio riferimento.
Che cosa è il tempo? Esiste veramente o è una illusione mentale?
Con l’osservazione, l’onda diventa corpuscolo. L’energia del Campo Unificato (intelligente) si trasforma in materia. La materia si trasforma e genera il tempo e lo spazio (il momento e la posizione). Dunque, il tempo nasce dalla trasformazione dell’energia in materia. In realtà, però, il tempo e lo spazio non esistono: ci sono intervalli rapidissimi che sembrano susseguirsi in modo continuo, tra una scomparsa e un’apparizione di una particella e l’altra. Questi intervalli, che sembrano susseguirsi rapidamente, sembrano costituire il tempo. Ma così non è. Se il nostro occhio potesse percepire più rapidamente (con maggiore risoluzione), ci accorgeremmo che nulla fluisce e nulla scorre. Tutto è, anche se può sembrare un ossimoro (un paradosso), movimento e quiete, come diceva lo stesso Gesù (il primo fisico quantistico ante litteram).
Solo ora forse si è incominciato a intravedere che il “nulla” o il “vuoto” di cui parlavano il “realizzato” himalayano o il sufi islamico non indicavano il “niente”, bensì il “pieno” di uno stato quantico vibrazionale, privo di spazio, tempo e materia, dal quale, secondo il modello di Vilenkin del 1982 della Tufts University, scaturisce il manifesto e ad esso ritorna eternamente in un ciclo senza fine e senza inizio. Il limite del nostro ragionamento è che è lineare e procede in un’unica direzione, secondo un orientamento unidirezionale, come il presunto sviluppo del tempo, mentre nella realtà non vediamo che è “ossidato” dalla nostra incapacità di renderlo circolare. E ciò dipende dal fatto che crediamo che il nostro tempo di vita sia inferiore a quello dell’universo, dalla concezione che abbiamo di essere una parte marginale del Tutto, da cui ci sentiamo strappati, isolati e chiusi.
Il giorno in cui ci renderemo conto che stiamo ritornando al Tutto (Uno), da cui pensiamo di essere stati allontanati (col Due, espresso dal mito della caduta), allora capiremo perché abbiamo l’impressione che il tempo scorra sempre in avanti, verso il futuro (che non esiste). A quel punto il tempo cesserà di esistere, perché tutto ciò che è nell’universo è già dentro di noi.
Vittorio Marchi, insegnante di Fisica e ricercatore, è nato a Roma il 30 luglio 1938.
Negli anni della sua maturità, 1968, ha conosciuto l’ingegnere compagno di stanza e di studi di Enrico Fermi, alla Normale di Pisa.
Fonte: educazionementale.it & Deepweb



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