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La Feudalizzazione del Tempo

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Merged

Le nuove generazioni sono affette da una patologia: la patologia del breve termine.

TikTok, trading compulsivo, dipendenza dalla dopamina digitale, relazioni sempre più instabili, scarso investimento in percorsi lavorativi di lungo periodo e crollo della natalità. Risultati immediati, anche a costo di compromettere il futuro.

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Schiere di esperti si sono precipitati a individuare le cause di questo fenomeno: gli smartphone, i social media, l’eccesso di benessere materiale, l’iperprotezione familiare, la perdita di valori tradizionali.

Per quanto queste spiegazioni colgano aspetti reali del problema, esse ne ignorano il punto fondamentale:

Se i giovani sacrificano il futuro in cambio del presente, non è perché siano più pigri, ignoranti o viziati delle generazioni precedenti.

Il loro è un adattamento razionale a un sistema economico e sociale che rende il lungo periodo sempre meno preferibile rispetto al presente.

E la fisionomia di questo sistema è plasmata dalla sua forza gravitazionale centrale: il complesso anziano-finanziario.

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Il complesso anziano-finanziario non è una teoria del complotto, ma rappresenta una convergenza di interessi che si autoriproduce senza piani espliciti.

Esso è formato da due gruppi distinti: le generazioni proprietarie e le élite finanziarie. I baby boomer sono i primi: hanno acquistato case, accumulato pensioni e costruito un patrimonio negli anni post-bellici. Le seconde sono fondi di investimento istituzionali (BlackRock, Vanguard, State Street), banche centrali, fondi pensione privati e assicurazioni.

Questa creatura ibrida controlla la quasi totalità delle politiche pubbliche, quindi non importa se si vota a sinistra o a destra. I risultati sono sempre gli stessi: tassi di interesse bassi, stabilità finanziaria, spesa pensionistica elevata e politiche fiscali che non colpiscano il patrimonio.

Dall’altra parte, tutti coloro che non possiedono un capitale sufficiente. Studenti, lavoratori dipendenti, giovani coppie e precari. A differenza delle classi patrimonializzate, queste categorie non vedono il proprio patrimonio rivalutarsi automaticamente nel tempo, ma subiscono piuttosto un’estrazione progressiva di risorse verso il centro del sistema.

1) Difficoltà ad acquistare una casa;
2) Spesa pensionistica sbilanciata;
3) Alta tassazione sul lavoro;
4) Impossibilità di risparmiare e accumulare risorse.Il risultato? difficoltà ad acquistare una casa; spesa 5) Pensionistica sbilanciata;
5) Alta tassazione sul lavoro;
6) Impossibilità di risparmiare e accumulare risorse.

In altre parole, il complesso anziano-finanziario agisce come un gigantesco buco nero. Questo centro di gravità permanente attira a sé tutte le risorse: il capitale, le risorse pubbliche, gli immobili, le rendite finanziarie e il potere politico.

Chi si trova in prossimità del campo gravitazionale del buco nero proprietari di immobili, fondi finanziari, eredi – percepisce il futuro in modo positivo: il valore del capitale aumenta quasi automaticamente, le politiche lo tutelano e l’economia gli destina ulteriori risorse.

Chi è fuori, al contrario, è sistematicamente svantaggiato: più il tempo passa, più le sue risorse vengono catturate dal buco nero costituito da inflazione immobiliare, aumento del costo della vita e stagnazione salariale.

La capacità di credere nel futuro dipende sempre più dalla quota di capitale che si possiede. È questa la forma contemporanea di un nuovo feudalesimo temporale: alcuni possiedono ancora il futuro, altri sopravvivono esclusivamente nell’immediato.

Nel 1930, John Maynard Keynes prevedeva che entro il XXI secolo le società avanzate avrebbero potuto lavorare circa quindici ore settimanali grazie all’aumento della produttività. Immaginava una società in cui l’accumulazione di ricchezza avrebbe progressivamente perso importanza sociale:

L’amore per il denaro come possesso, distinto dall’amore per il denaro come mezzo per accedere ai piaceri e alle realtà della vita, sarà finalmente riconosciuto per ciò che è: una forma piuttosto disgustosa di morbosità, una di quelle inclinazioni semi-criminali e semi-patologiche che fanno venire i brividi e che devono essere affidate agli specialisti delle malattie mentali.

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J.M. Keynes, «Possibilità economiche per i nostri nipoti», 1930.

Le generazioni successive sarebbero state libere dal bisogno economico immediato e avrebbero potuto investire nel lungo periodo in cultura, relazioni e comunità.

Tuttavia, la sua ricostruzione presupponeva che i guadagni di produttività si distribuissero equamente tra lavoro e capitale. La realtà odierna, però, si rivela ben più severa: a beneficiare dell’aumento della produttività è il capitale.

La speranza per il futuro è quindi riservata a chi può permettersela. O, come scritto dal sociologo Pierre Bourdieu:

Il gusto «modesto», capace di sacrificare gli appetiti ed i piaceri immediati ai desideri ed alle soddisfazioni del futuro si contrappone al materialismo spontaneo delle classi popolari.

P. Bourdieu, La Distinction, 1979.

Questa dinamica ci conduce a delineare un nuovo soggetto storico: il neofeudalesimo temporale.

Nel feudalesimo, il tempo veniva percepito in modo diverso: il signore poteva pianificare su decenni e generazioni, costruendo castelli, accumulando terre e organizzando dinastie. Il servo della gleba, invece, viveva nel presente, perché non aveva alcun controllo sul proprio futuro: la terra non gli apparteneva.

La feudalizzazione contemporanea segue la stessa logica: chi possiede beni (immobili, azioni, fondi pensione) ha un orizzonte temporale più lungo, perché il suo patrimonio lavora per lui nel tempo, senza risentire delle politiche fiscali che potrebbero metterlo a repentaglio. Al contrario, chi dipende dal reddito da lavoro vive nel presente, perché non accumula, non pianifica e non può permettersi di aspettare.

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La differenza con il feudalesimo è che la diseguaglianza temporale contemporanea non è visibile — si presenta come scelta culturale, dipendenza da TikTok, incapacità giovanile.

La risposta dei giovani al buco nero è semplice: l’adattamento razionale.

Tale reazione si articola in diverse possibilità alternative.

La prima è l’isolamento sociale e l’uscita dal sistema. Come nel caso degli hikikomori, l’individuo rinuncia completamente alla vita e si ritira nella propria stanza, costruendo un’identità alternativa e anonima online.

C’è poi la strategia opposta: se il futuro è quasi irraggiungibile, tanto vale rischiare tutto per conquistarlo. Criptovalute, cultura dell’hustle, trading speculativo e OnlyFans devono il loro successo soprattutto a questa dinamica.

La terza possibilità è la radicalizzazione online. Visioni distorte della società: antisemitismo, razzismo, eugenetica, ma anche glorificazione della violenza anti-capitalista (ricordate il caso di Luigi Mangione?).

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Infine, c’è chi si rassegna: una casa più piccola, nessun figlio, niente vacanze, niente pensione o prospettiva di ascesa sociale. Al limite, qualche debito.

In tutti questi casi, lo scenario che si apre è decisamente inquietante: una società non può reggersi su questi presupposti. Se le nuove generazioni smettono di credere nel futuro, e le vecchie continuano a stringere ostinatamente lo scettro del potere economico e politico, il risultato inevitabile è il collasso.

Ogni civiltà si fonda implicitamente sulla convinzione che il domani possa essere migliore dell’oggi. Quando questa convinzione viene meno, il presente diventa l’unico orizzonte possibile.

E una società incapace di pensare il lungo periodo è, inevitabilmente, una società destinata a consumare sé stessa.

Lazarus

Fonte: lazarusgd.substack.com & DeepWeb

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