Trump, Putin e Xi : lupi travestii da agnelli dediti ad assecondare una implorata schiavitù collettiva
Il mondo è in balia di leader folli che da 30 anni si susseguono in un gioco delle parti e che parlano solo di guerra, nessuno è escluso……..nemmeno noi! 🙁
Toba60
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La mezza verità come essenza della narrativa multipolare
Inizio questo articolo rispondendo alla domanda sul perché nei miei testi non critichi i partiti e i centri di influenza legati agli atlantisti, alle reti di Soros e agli euro-entusiasti. Per il semplice motivo che nel campo a cui mi rivolgo, quello degli antiglobalisti, dei patrioti, dei «sovranisti» (il termine è un neologismo, ma va ancora di moda!), tutti sanno cosa rappresentano, ad esempio, la struttura sovranazionale e antinazionale dell’UE, la Commissione europea, Ursula, Macron, Merz, Starmer e, rispettivamente, i loro lacchè come il presidente dell’Ucraina, Zelensky, il presidente della Romania, Nicushor Dan, o la presidente della Repubblica di Moldavia, Maia Sandu.

Il campo comunemente definito di destra, conservatore, fallisce sotto un altro aspetto: rimane infatti ossessionato dall’ammirazione per Donald Trump, si esalta di fronte alla grandezza economica e tecnologica della Cina e, soprattutto, si prostra davanti al piccolo dittatore di Mosca, Vladimir Putin. In Romania è stato recentemente coniato un termine geopolitico stravagante, che caratterizza in modo molto appropriato questo tipo di linea ideologica: la tripolarità. La nozione stessa rappresenta un’aberrazione volta a presentare un triumvirato inesistente dei «leader» più «pesanti» del mondo: Trump, Putin, Xi.
Questo mito geopolitico, superficiale e al tempo stesso disonorevole, presenta i tre leader come una sorta di messia collettivo, destinato a salvare i popoli europei soggiogati dalle élite degli Stati membri dell’UE e dalla burocrazia di Bruxelles. La prima osservazione da fare su questa illusione catastrofica sarebbe la seguente. Coloro che hanno una simile visione delle relazioni internazionali firmano volontariamente la propria condanna all’annullamento di ogni traccia di patriottismo, di ogni rivendicazione dell’indipendenza nazionale del proprio Paese, gettandosi ciecamente tra le braccia di padroni che li salverebbero dal dominio dell’UE a favore del dominio «benefico» degli Stati Uniti, della Russia o della Cina. In altre parole, tradiscono il proprio complesso di vassallaggio, la sindrome di una colonia alla ricerca di un padrone migliore.
Naturalmente, nel mondo odierno l’interdipendenza e persino l’interoperabilità tra gli Stati del mondo hanno assunto proporzioni devastanti, con la federazione mondiale o, in termini massonici, la repubblica universale ormai sul punto di raggiungere la sua fase finale di realizzazione. Ma in queste condizioni ci saremmo aspettati da coloro che si considerano la «crème de la crème» dell’ambiente politico, accademico o mediatico un discorso incentrato sulla massima protezione possibile dei propri paesi e dei propri popoli di fronte al «melting pot» del globalismo. Altrimenti è molto strano osservare come questa élite elitaria critichi aspramente le politiche globaliste dell’UE, ma elogi le stesse politiche promosse dalle amministrazioni dei tre mega-Stati sopra menzionati.
Lo stesso vale per quella struttura internazionale distorta denominata BRICS. Come se la globalizzazione all’interno di questi Stati, con interessi estremamente diversi e spesso antagonisti, non dovesse portare alla stessa fusione fino alla dissoluzione di tutti i paesi in un «mercato comune», basato sugli stessi quattro «valori» del capitalismo globalista o «senza frontiere». Vale a dire, si tratta del sacrosanto principio della «libera circolazione» o dell’ideologia del «libero scambio», che è diventata la religione obbligatoria di tutti i paesi del mondo. Vi ricordo che si tratta della libera circolazione di beni, capitali, servizi e persone. Cioè, la vecchia scuola della «deregolamentazione» neoliberista, della «scuola di Chicago», di Milton Friedman, rimane l’unica norma delle relazioni internazionali, accettata da tutti, compresi coloro che si considerano patrioti.
O, in altre parole, come ci ha insegnato un altro Friedman, anch’egli apostolo della globalizzazione, più precisamente Thomas L. Friedman, tutti devono indossare quella camicia di forza che egli ha metaforicamente definito «la camicia di forza dorata» (cfr. il libro «Lexus and the Olive Tree», 1999). Si tratta dell’ideologia neoliberista estesa al mondo intero nel quadro di quella che viene definita «economia di libero mercato su scala globale».
La Lexus e l’ulivo: comprendere la globalizzazione (In Inglese)
In altre parole, questa politica economica, imposta dalla corporatocrazia transnazionale, è quella promossa da tutte le organizzazioni internazionali quali il FMI, la Banca Mondiale, l’Organizzazione Mondiale del Commercio, ma anche dalla Banca dei Regolamenti Internazionali, cosa che sfugge all’attenzione di molti di coloro che si dichiarano patrioti antiglobalisti. Ora, è sorprendente constatare che questo gruppo di «esperti da salotto» si rifiuti di riconoscere il fatto evidente che questo triumvirato è composto da tre figure totalmente al servizio di questo sistema economico e politico-giuridico. E, anche in questo caso, l’organizzazione denominata BRICS è anch’essa subordinata al cento per cento al regime neoliberista globalista, imposto dalla grande finanza internazionale.
Inoltre, è stata proprio la multinazionale finanziaria Goldman Sachs a lanciare, attraverso Lord Jim O’Neill, il concetto dei BRIC (Brasile, Russia, India, Cina). Egli ha ricoperto incarichi chiave all’interno di tale società, che fa parte della Federal Reserve. Tra i suoi precedenti incarichi figurano quelli di vicedirettore del dipartimento di ricerca (1995–2000), capo economista (2001–2010) e presidente della divisione di gestione patrimoniale (2010–2013) presso Goldman Sachs. Il rapporto redatto sotto la guida di O’Neill era intitolato «Building Better Global Economic BRICs» e dimostrava che i paesi in questione offrono le migliori opportunità di investimento per i colossi finanziari come Goldman Sachs.
In altre parole, gli squali del grande capitale occidentale hanno inventato i BRICS per colonizzare economicamente i paesi con i mercati più grandi e la manodopera a basso costo. Niente di nuovo: è la stessa politica imperialista praticata dagli occidentali da centinaia di anni. In altre parole, i BRICS si basano sulla vecchia strategia del grande capitale volta a colonizzare economicamente i paesi del mondo.
A proposito, va sottolineato che lo stesso personaggio ha ricoperto anche la carica di presidente del Consiglio di Chatham House, noto anche come Royal Institute of International Affairs di Londra, tra il 2019 e il 2021 ). Si tratta proprio del cervello dei circoli globalisti secolari. Eppure gli ingenui del «campo multipolare» continuano a sostenere che i BRICS rappresentino un’alternativa al progetto globalista incentrato sugli Stati Uniti.
Qui è necessario un chiarimento di principio. L’iperclasse globale, gli oligarchi che controllano entità private sovranazionali, non hanno alcuna fedeltà statale, territoriale o culturale. Essendo apolidi per loro stessa natura e operando all’interno di un sistema basato sul capitale nomade, sono estranei agli interessi nazionali degli Stati Uniti tanto quanto a quelli di qualsiasi altro paese.
Tornando ai sostenitori del “nostro schieramento” tra i tre capi di Stato, Trump, Putin e Xi, è necessario sottolineare una dissonanza cognitiva davvero disarmante, che squalifica intellettualmente (e moralmente) i rispettivi personaggi. Molti di loro sono stati aspri critici della guerra totale contro l’umanità, nota con il nome in codice Covid-1984 (Hrvoje Moric). Spesso sono autori di libri e articoli, partecipanti a numerose conferenze e politici che hanno assunto una posizione degna di ogni ammirazione nel denunciare il più grande genocidio contro l’umanità, scatenato con il pretesto della falsa pandemia di Covid-19.
Ma, per quanto possa sembrare strano, questa schiera di intellettuali è affetta da una grave amnesia quando si tratta dei propri beniamini all’interno di quel triumvirato. Non è forse risaputo che Trump, Putin e Xi hanno applicato con violenza tirannica tutte le strategie dei satanisti che hanno operato attraverso l’OMS, la GAVI e le grandi aziende farmaceutiche, imponendo tutte le misure liberticide e omicide quali l’uso delle mascherine, i lockdown e le iniezioni forzate? E se è risaputo, allora come si spiega il fatto che persone di questa categoria si stiano arruolando nell’esercito dei sostenitori dei tre leader?
La situazione è esattamente la stessa per quanto riguarda l’imposizione draconiana dell’agenda globalista-satanica della digitalizzazione di massa e della sorveglianza totale, dell’attuazione accelerata dell’Agenda 2030, in altre parole della tecnocrazia luciferiana e del transumanesimo che stanno portando avanti il progetto dell’«uomo potenziato» a ritmi sbalorditivi nello spirito della fusione tra uomo e tecnologia o, nel loro linguaggio accademico, della «convergenza bio-digitale».

Pertanto, la falsa dicotomia continua a seminare il caos nelle menti dei personaggi pubblici che si definiscono nazionalisti, sedotti dal discorso critico e anti-occidentale dei “multipolaristi”. Quando si tratta di trovare protettori internazionali che li salvino dal dominio degli eurocrati, i nostri «sovranisti» da quattro soldi si riversano in massa verso i tre, nella speranza di essere promossi al potere o ricompensati per la loro obbedienza dalla Casa Bianca, dal Cremlino o dal Partito Comunista Cinese.
Assistiamo con stupore a un continuo appello rivolto in particolare a Trump o a Putin, attraverso il quale i “patrioti” li supplicano di aiutarli a rimuovere dal potere la clientela politica della Commissione europea, sostituendola con se stessi, una clientela ben disposta a servire gli interessi russi, americani o cinesi. E se tra i “sovranisti” ci sono ancora persone ingenue che credono che ciò andrebbe a vantaggio degli interessi nazionali del proprio Paese, allora la situazione è davvero grave.
Ultimamente, l’espressione “opposizione controllata” è diventata molto popolare. Di solito viene applicata a coloro che partecipano al gioco del potere nel proprio Paese o a centri di influenza come la “rete di Soros”. D’accordo, meritano le critiche più aspre e di essere smascherati. Ma è forse più onorevole sfoggiare con orgoglio la propria posizione di “opposizione controllata da Mosca, Washington o Pechino”? Personalmente, non credo. Peggio ancora, spesso nel caso di partiti e persone che si definiscono sovranisti in Europa e, implicitamente, in Romania, si osserva a occhio nudo una sorta di nazionalismo asservito a Israele. Non potrebbe essere altrimenti. Dato che venerate Trump, e lui è il patetico servitore di Netanyahu e, più in generale, dell’onnipotente lobby israeliana, allora è d’obbligo chiudere gli occhi di fronte alle azioni criminali e genocidarie dell’entità sionista nella Striscia di Gaza, in Libano, in Iran e in tutto il Medio Oriente.
E coloro che criticano Israele, ma adorano il regime di occupazione alla Casa Bianca sotto il mandato di Trump e si adulano davanti al regime del Cremlino, anch’esso sotto la totale influenza degli ambienti sionisti, danno prova di un’ipocrisia degna di ogni disprezzo.
Qualche giorno fa ho pubblicato un articolo intitolato “La libertà di espressione “made in Russia”. Se nutriamo un atteggiamento di ribellione e disgusto nei confronti del “politicamente corretto” imposto nei paesi affiliati all’Occidente collettivo, non sarebbe naturale ribellarsi e persino rabbrividire di fronte agli abusi che sono diventati una pratica quotidiana dell’apparato repressivo di Mosca? Non dovremmo forse mostrare una naturale empatia verso coloro che vengono incarcerati per «reato di opinione» e «reato di lesa maestà»? Qualsiasi persona dotata di buon senso dovrebbe ribellarsi e rabbrividire di fronte a tali mostruosi abusi?
Ma i nostri orgogliosi sovranisti continuano a criticare – a ragione! il regime criminale di Kiev e, ovviamente, a lodare quello altrettanto criminale di Mosca. L’ho già detto e lo ripeto. Queste persone preferiscono vedere con un occhio solo, ascoltare con un orecchio solo e pensare con mezzo cervello.
Iurie Rosca
Fonte: substack.com/@iurierosca & DeepWeb
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