Luca Zaia, 30 anni di promesse, milioni di debiti e la vergogna dell’ipocrisia politica
Mi è giunta una mail riferita ad uno dei più incapaci amministratori politici del dopoguerra, il guaio è che è capitato proprio nella regione in cui sono nato e vivo, (Il Veneto per intenderci) come già sapete non amo molto fare indagini su membri della politica italiana ma su di lui ho dovuto fare uno strappo tempo fa, il numero delle visualizzazioni ha quasi mandato il tilt il server, ma molte persone ancora lo descrivono come una persona rispettabile educata ma col vizio di prendere per il culo la gente, un po’ come tutti coloro che accedono alle alte cariche del governo.
Premetto subito che benché risieda in un posto che tendenzialmente si identifica come una regione estremamente nazionalista, io non appartengo affatto a questo genere di persone che sposa questi dogmi ideologici di basso profilo, a cominciare dagli slogan che menzionavano i leghisti che menzionavano i meridionali come Ladri e Luamari, (Merde in dialetto Veneto) come messo in evidenza per oltre 20 anni all’ingresso della provincia di Vicenza presso uno spazio ben visibile sul ponte dell’autostrada.
Voglio ricordare a tutti i Veneti che ora sono allo stremo e tra breve ridotti alla fame considerate le prospettive che si sono poste in ambito industriale e agricolo, che la lega a suo tempo in compagnia del nostro compianto signor mi consenta (Sto parlando di Berlusconi) aveva la maggioranza politica più estesa della storia in parlamento e in sede istituzionale avevano tutti i numeri per fare tutto quello che volevano, persino senza colpo ferire uscire dall’euro e non parliamo poi di tutte quelle normative promesse in campagna elettorale legate all’immigrazione che già allora aveva inizio e che potevano essere tranquillamente sviluppate senza che nessuno avesse avuto nulla da ridire.
Ora non voglio infierire più di tanto sulla questione, oggettivamente non è il momento questo per una disanima articolata di tutte le stupidaggini che sono state messe in testa un popolo di contadini (Tali sono per tradizione coloro che risiedono nella mia zona) che si sono improvvisti industriali senza sapere che sopra di loro c’era chi li manovrava come burattini per fini che solo degli imbecilli non potevano comprendere.
La piccola industria era una trappola che le multinazionali hanno incentivato per poi ridurle in cenere attraverso tutte quelle manovre finanziarie pilotate che hanno dirottato una produzione di prodotti che ora in Cina cora costano 10 volte meno, per non parlare poi di un infrastruttura legislativa in tutto e per tutto dipendente dall’Unione Europea che aveva già pianificato per tempo ogni cosa per radere al suolo una regione che ora sopravvide di rendita e che tra breve non avrà nemmeno quella.
Ora la colpa la danno alla mancata indipendenza quella che gli hanno promesso i più stupidi politici del pianeta, ignari che il sistema non è più quello di una volta e che ogni logica politica e sociale verte su dinamiche neoliberiste che in una frazione si secondo possono distruggere ogni velleità autonoma se non retta da una base strutturale, che nel caso specifico visto come stanno andando le cose ha come unica risorsa un turismo che tra l’altro ora è nelle mani di una ndrangheta calabrese che ha trasformato questo meraviglioso posto un luogo dedito allo sfruttamento delle risorse e di una manodopera a basso costo.
Bravi proprio bravi, ora ci chiamano i terroni del nord, ma nessuno dice nulla, tutti a lamentarsi del governo e confidano nelle loro risorse bancarie che tutto il mondo ci invidia, adesso aspettate ancora un po’ e lottate per l’indipendenza, intanto godetevi Luca Zaia e il suo fido scudiero Luigi Brugnaro e poi…
… mettetevelo nel culo e svegliatevi!!!!!!
Toba60
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Luca Zaia, 30 anni di promesse
La tua furbizia politica può convincere molti venetonti, non il sottoscritto, non funziona con me, rifarsi la verginità politica cavalcando una legge dall’esito scontato, caro democristiano de noantri, no sior Zaia!

Dopo trent’anni di proclami autonomisti, una domanda ai Veneti bisogna pur farla:
quanto avete portato a casa per il Veneto? Perché dopo trent’anni di slogan, promesse e battaglie per l’autonomia, i risultati concreti sono sotto gli occhi di tutti. E mentre ci raccontano continuamente quanto il Veneto sarebbe virtuoso e quanto questa classe politica sarebbe capace di difenderlo, arrivano i conti.
Pedemontana Veneta: nel 2024 la Regione ha pagato circa 140,9 milioni di euro di canone, incassando soltanto 93,6 milioni dai pedaggi: uno squilibrio di circa 47,3 milioni di euro. E per il 2026 il canone previsto sale a 172 milioni. Altro che opera che si paga da sola. Il rischio economico è finito sulle spalle del pubblico e quindi dei Veneti.
E poi ci sono le Olimpiadi Milano-Cortina, presentate anche come un grande evento a costo zero. Oggi sappiamo che la Fondazione organizzatrice deve fare i conti con un deficit di circa 310 milioni di euro e con un miliardo di euro di debiti. E per Veneto e Comune di Cortina è stata indicata una quota di rischio di circa 99,4 milioni di euro.
A costo zero? Certo. Zero per chi? Perché alla fine il conto, direttamente o indirettamente, torna sempre al pubblico. E quando i soldi non bastano? Quando non si riesce a ottenere dal sistema centrale ciò che il Veneto produce? Si mettono gli autovelox. Il Veneto è diventato un territorio dove l’automobilista rischia di essere trattato come un bancomat ambulante.
È molto più facile mettere un autovelox e incassare multe che andare a Roma a battere i pugni sul tavolo. È molto più facile far pagare il cittadino che combattere davvero per l’autonomia. E questa sarebbe la classe dirigente che da trent’anni ci racconta di essere il baluardo del Veneto?
Che schifo.
E adesso, mentre tutto questo rimane sul tavolo, arriva il suicidio assistito. Sia chiaro: il suicidio medicalmente assistito è una questione drammatica e delicatissima e merita rispetto, serietà e nessuna strumentalizzazione. Ma proprio per questo è intollerabile trasformarlo nell’ennesima vetrina politica. Perché la domanda vera è questa:
dov’è la stessa attenzione quando una persona fragile vuole vivere e chiede aiuto? Dov’è la Regione quando una famiglia chiede assistenza? Dov’è quando vengono tagliate risorse? Dov’è quando i genitori scrivono e non ricevono nemmeno una risposta? Io ho portato all’attenzione della Regione Veneto la situazione di Ettore, un bambino che ha bisogno concretamente dell’aiuto delle istituzioni.
Ettore non è una statistica. Ettore è un bambino. E come Ettore ce ne sono tanti in Veneto. E ci sono genitori come Elisa e Riccardo, costretti addirittura a pagare degli avvocati per difendere diritti che esistono già.
Capite la follia? Una famiglia già provata quotidianamente dalla disabilità deve spendere altri soldi, tempo ed energie per convincere le istituzioni a rispettare diritti che dovrebbero essere garantiti senza dover combattere. Questa è la vera emergenza. Non una conferenza stampa. Non una passerella. Non una legge da mettere in prima pagina. La dignità di una persona disabile si difende garantendole assistenza, servizi, sostegno e possibilità di vivere.

La dignità si difende aiutando i genitori. La dignità si difende mettendo risorse dove servono. La dignità non si misura soltanto nel modo in cui accompagniamo una persona alla morte, ma soprattutto nel modo in cui le permettiamo di vivere.
E allora basta ipocrisia. Basta con i politici che si ricordano del Veneto quando devono chiedere voti. Basta con quelli che fanno i leoni contro Roma davanti alle telecamere e poi tornano docili nei palazzi. Trent’anni di autonomismo raccontato. Trent’anni di promesse. Trent’anni di slogan. E ancora dobbiamo aspettare. Nel frattempo, però, i cittadini pagano. Pagano le grandi opere. Pagano i buchi. Pagano i pedaggi. Pagano le multe. Pagano le inefficienze.
E quando una famiglia chiede aiuto per un bambino disabile, spesso deve persino pagarsi un avvocato per ottenere ciò che le spetta. ( Chiedere ad Elisa Trevisan e Riccardo Dal Porto )
Questa è la fotografia della vostra politica. Caro Luca Zaia, cari politici veneti, cari politici italiani che avete fatto dell’autonomia uno slogan e della propaganda un mestiere: potete continuare a raccontarla come volete. Potete continuare a riempire giornali e televisioni. Potete continuare a cercare la vostra verginità politica con nuove battaglie mediatiche.
Ma i conti restano. E restano anche le famiglie. Restano Ettore. Restano Elisa e Riccardo. Restano tutti quei Veneti che ogni giorno chiedono semplicemente di essere ascoltati. Io non mi giro dall’altra parte.
E non starò zitto. Caro Zaia, io ti aspetto al varco.
E insieme a te aspetto al varco tutti quei politici veneti che per trent’anni hanno promesso autonomia e risultati e che oggi pretendono ancora di essere creduti sulla parola.
Andate a casa! Sveglia Veneto che è tardi, molto tardi!
Michele Favero
Segretario Indipendenza Veneta
Fonte: Mi è giunta sulla mail




