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LE RESPONSABILITÀ DEL LEADER

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Da qualche anno a questa parte è entrata nella mia cultura il leggere, leggere e leggere e questa tipologia di formazione ‘gratuita’ più passa il tempo più va a colmare un mondo di interessi che fino a qualche tempo fa erano a me sconosciuti.
Imbattendomi in una lettura recente ‘Abstract di 4Books.it di Extreme Ownership (Responsabilità estrema) di Jocko Willnik e Leif Babin ‘ sono rimasto entusiasta di alcuni concetti, che se anche utilizzati nella U.S. Navy Seals si avvicinano moltissimo a come si dovrebbe comportare un Coach che gestisce un gruppo, quindi una squadra, almeno secondo il mio pensiero.
Il primo concetto che ho incontrato riguarda le funzione del leader che deve ‘assumersi la piena responsabilità di ogni successo e di ogni fallimento, sono i responsabili assoluti del loro mondo, non incolpano nessun altro, non trovano scuse; devono riconoscere gli errori, ammettere i fallimenti e sviluppare un piano per vincere le prossime sfide’.


Perfetto, un Coach deve assumersi le responsabilità delle scelte sia che facciano scaturire una vittoria sia che portino ad una sconfitta, ma la cosa più importante è quella che in ogni caso deve pensare subito ad una nuova strategia per affrontare la gara successiva, sia per migliorarsi sia per portare la propria squadra alla vittoria.
‘La responsabilità estrema richiede umiltà e coraggio’ e qui con me sfonda una porta aperta, nel senso che l’umiltà deve esserci sempre, attenzione, umili non significa essere molli (‘mollo ma che mollo’ cit. Malesani), umili sta a significare consapevoli delle proprie capacità e che per metterle in pratica devo impegnarmi al massimo; il coraggio non dovrei nemmeno spiegarlo, nella vita come nel calcio e fatto di scelte e non è un caso che la maggior parte delle volte quelle che premiano sono quelle coraggiose. In ogni caso non basta, questi valori devono essere trasmessi anche alla squadra, solo cosi vi sarà la possibilità che ognuno dei membri la possa fare propria.

‘Un leader che incarna la responsabilità estrema non tollera performance che siano sotto lo standard, coinvolge i vari elementi della squadra affinché si sostengano a vicenda e si concentrino esclusivamente sull’obiettivo comune’.
La performance, la prestazione sta alla base del percorso, ognuno deve dare il massimo per ottenere, come accennavamo prima, quindi un Coach deve pretendere il massimo: dando per scontato che in una squadra di calcio tutti dovrebbero dare il 100% della loro prestazione, ma questo è effettivamente impossibile che in una gara tutti e 11 i giocatori riescano, chi per un motivo chi per un altro a dare questo, basterebbe che quel giorno tutti in base a quello che possono dare in quella gara ci mettano il 10% in più rispetto al loro standard di giornata, che sommato tra tutti i componenti ‘ 11 per una squadra di calcio ‘ da 110% in più per la squadra (Velasco docet). E direi che con questo abbiamo un giocatore in più in squadra.
Dalla parte del Leader in ogni caso è rilevante ‘identificare le debolezze per rafforzarle, acquisire nuove abilità ed alzare il livello standard’; questo fa parte del lavoro quotidiano del Coach che durante glia allenamenti deve impostarli e costruirli con questi obiettivi al fine di portare la squadra a migliorare la propria prestazione durante il match.

Coaching chalkboard

‘Determinare qual è il compito con la priorità più alta ed eseguirlo’: assolutamente sì, dare la priorità agli obiettivi risulta essere alla base della programmazione di una squadra, valutare dove intervenire, lavorare ed esercitarsi principalmente è fondamentale, ma allo stesso tempo tenere sempre nel mirino dove voglio arrivare. Un Leader o un Coach deve ‘essere sempre in grado di anticipare i problemi che potrebbero insorgere e approntare un piano d’azione efficace, da mettere in pratica rapidamente nel caso questi si verifichino effettivamente’ questo sia negli allenamenti che nelle partite dove si deve intervenire rapidamente con le decisioni sugli interventi da effettuare sulla squadra per ottenere una vittoria o andare a recuperare un risultato che è messo in discussione.
‘Credere profondamente nella missione. Deve agire spinto dalla consapevolezza di essere parte di qualcosa di più grande di lui, che va oltre i propri interessi personali e deve infondere questo sentimento ad ogni membro della squadra’: Imprimere fiducia nella squadra, con i comportamenti, con la serietà, con la disponibilità, con l’autorevolezza e con la conoscenza in più con ogni singolo giocatore, renderlo sempre partecipe e farlo sentire parte di qualcosa anche se potrebbe sembrare più grande di lui e metterlo nelle condizioni di partecipare anche seppur in minima parte alla realizzazione dell’obiettivo. Io questa la definisco ‘squadra’.
‘L’ego offusca e digrega tutto’ l’applicazione della responsabilità estrema richiede il controllo del proprio ego e un alto grado di umiltà’: l’arroganza, il compiacimento e il pensare di essere troppo bravi per sbagliare sono a mio parere degli errori che possono compromettere il lavoro di costruzione di una squadra se al vertice del comando non si sa apprezzare i consigli, le critiche costruttive e l’inquadrare la realtà così com’è. Si deve saper valutare la propria prestazione e quella della squadra attraverso un metro onesto e realistico.
Come agire?

La straordinaria somiglianza delle strategie militari con quelle di una squadra mi hanno impressionato: ‘Copertura e azione: è la tattica fondamentale, forse l’unica tattica, significa lavoro di squadra. Tutti gli elementi di una squadra sono decisivi e devono lavorare insieme per realizzare la missione supportandosi vicendevolmente’.
Che dire: sapersi difendere ma nello stesso tempo agire tutti insieme, non è quello che professiamo da anni? Senza questo principio sarebbe un accozzaglia di unità che viaggiano da sole. Non funziona così. L’obiettivo si raggiunge insieme. Ma non è come il ‘tiro alla fune’ dove si deve tirare tutti da una parte e basta, sarebbe riduttivo nel calcio, tiriamo tutti in porta prima o poi faremo gol. Troppo riduttivo: tutti insieme significa a mio parere come dice il ‘guru’ Velasco, ogni singolo giocatore deve sapere che deve fare il suo compito al meglio ed al suo fianco ha un compagno che è altrettanto bravo a fare il suo compito al meglio, saper cosa fare quando si ha la palla e nello stesso tempo sapere cosa fare quando si sbaglia e interagire aiutandosi. Questa è una squadra. Allo stesso tempo il Coach deve decidere la strategia e spiegarla alla squadra.
Come?

‘Le spiegazioni devono essere semplici e concise. Chiunque faccia parte della missione deve conoscere il proprio ruolo e sapere cosa fare nel caso in cui insorgano problemi imprevisti’: Strategia, ruoli e missione. Devono essere tutti chiari a tutti i componenti del Team. Questo spetta al Coach, che ‘in quanto Leader, non importa se pensa di essersi spiegato bene, se il tuo Team non ti ha capito significa che non sei stato chiaro, quindi che hai fallito’.
Tutto questo per dire che serve il ritorno di feedback positivi sulle spiegazioni da parte della squadra, incoraggiare a fare domande e utilizzare tutto il tempo possibile per rendere chiaro l’obiettivo della ‘missione’ (partita/allenamento).
‘E’ fondamentale agire in maniera decisiva anche nell’incertezza. Non esistono soluzioni giuste al 100%, il quadro non è mai completo, il risultato non è mai certo e il successo non è garantito’: in questo caso penso ci sia poco da aggiungere, se non ribadire i principi di umiltà e coraggio che non devono mai mancare. ‘L’importante è prendere la miglior decisione possibile basandosi sulle informazioni disponibili in quel momento ed essere pronti ad aggiustare le decisioni in base all’evolversi della situazione. Un Leader deve sentirsi a proprio agio nel caos e agire con decisione in mezzo a tale incertezza’.
A conclusione voglio sottolineare un concetto molto bello e forte che conclude anche l’Abstarct di 4Books.it e non vorrei rovinarlo perché è bello così com’è nella sua purezza, quindi ve lo riporto intonso da mie conclusioni che potrebbero soltanto non renderlo chiaro:

‘La disciplina crea libertà e prontezza: fare affidamento su abitudini e procedure operative ferree rende liberi di concentrarsi su ciò che vale di più e fa valutare più rapidamente rischi e opportunità. Ogni Leader deve camminare su una linea sottile, è questo che rende la leadership così impegnativa. Leadership significa trovare l’equilibrio tra due opposte forze: DISCIPLINA e LIBERTA’. Un Leader deve condurre ma anche essere pronto a seguire qualcun altro se la situazione lo richiede. Deve essere aggressivo ma non prepotente, calmo ma non robotico, deve tenere a bada le proprie emozioni ma non apparire senza emozioni, deve essere fiducioso ma non spavaldo, coraggioso ma non avventato, deve essere competitivo ma saper perdere, attento ai dettagli ma non ossessionato, deve essere umile ma non passivo, deve controllare l’ego e ascoltare gli altri, deve essere vicino al Team ma non troppo’.
…per aspera ad astra…

Fonte: N.C. FOOTBALL COACHING

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