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E ora Andate a Casa Vigliacchi

Con tutta probabilità verrà ricordato come il governo dei parolai o del cambiamento versione gattopardo, o più semplicemente non verrà ricordato affatto.

Con le esternazioni prodotte ieri sera arrampicandosi sugli specchi da Giuseppe Conte, fluente oratore ma pessimo attore, è forte la sensazione che l’esecutivo gialloverde sia arrivato al capolinea per la manifesta incapacità di portare avanti il programma di governo a suo tempo stilato e rispondere alle aspettative degli elettori dei due partiti che lo compongono e anche di tutti coloro che pur non avendo votato Lega o M5S hanno fino ad oggi sostenuto l’esecutivo.
Da un governo a traino PD, come quelli Gentiloni, Renzi o Letta, così come da un esecutivo tecnico sulla falsariga di quello guidato da Mario Monti era logico attendersi che tutta l’azione politica di governo venisse subordinata ai dettami della UE che attraverso i propri passacarte gestisce ormai il Paese da oltre un decennio…..
Ma da un governo “del cambiamento” nato da proclami altisonanti, che prometteva di fare rinascere il Paese affrontando la UE ed i poteri forti transnazionali a muso duro ci si attendeva in tutta onestà (forse un po’ ingenuamente) qualcosa di radicalmente diverso.
Se si eccettuano alcune operazioni di facciata, rigorosamente a costo zero, come la chiusura dei porti, la riduzione della retta corrisposta per il mantenimento dei migranti, l’eliminazione dei vitalizi, qualche norma contro la precarietà e poco altro, il governo Conte nel corso di un anno ha invero prodotto né più né meno quello che avrebbe potuto produrre un qualsiasi governo Gentiloni, dal momento che se si decide di rimanere passacarte e non governare un bel nulla l’unica azione possibile è quella di spostare la disposizione delle carte sulla tavola, distraendo al contempo l’attenzione dell’opinione pubblica attraverso una cacofonia di urla e litigi aventi il solo scopo di non far comprendere come dietro tanto fervore si nasconda in realtà la completa inanità.

Un reddito di cittadinanza che scimmiotta il REI, esclude la maggior parte di coloro che ne avrebbero bisogno, propone cifre scandalose e basa la sua intera struttura su un lavoro che non esiste neppure in prospettiva poteva anche essere evitato e non valeva sicuramente la pena di eliminare gli 80 euro di Renzi per finanziarlo.
Condurre una seria analisi costi/benefici che smascherasse la truffa del TAV, per poi comunque decidere di costruire l’opera anche se non conviene a nessuno tranne alla mafia, perché così vogliono i poteri che contano, è stato un esercizio pleonastico privo di costrutto.
  Promettere flat tax, riduzioni delle accise sulla benzina, rottamazione delle cartelle di Equitalia, rimpatrio dei clandestini e quant’altro, se non si ha intenzione di mostrare veramente i denti alla UE significa semplicemente menare per il naso chi ti sta sostenendo.
Probabilmente è giunta per tutti questi signori davvero l’ora di tornare a casa. Fra pochi mesi (o forse meno) Mattarella, di cui oggi si professano amanti ed estimatori, istituirà l’ennesimo governo tecnico che domanderà agli italiani più sacrifici, lacrime e sangue perché ce lo chiede l’Europa, ma lo farà insultandoci personalmente come fece Mario Monti e non insultando la nostra intelligenza come hanno fatto i “rivoluzionari” gialloverdi di questa armata Brancaleone.

Marco Cedolin

Fonte: http://ilcorrosivo.blogspot.com

Salvimaio
Dall’inciucio al populismo: Terza Repubblica o dilettanti allo sbaraglio?

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