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La Tecnologia Proibita che dominerà il mondo

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Tecnologia proibita

Il controllo mentale di singoli individui da parte di agenzie non meglio precisate è spesso oggetto di scetticismo da parte del grande pubblico, in quanto la scienza ufficiale contempla solo tecniche di manipolazione assai limitate, quali l’ipnosi e i messaggi subliminali. È peraltro noto che nel corso del secolo scorso sono stati condotti numerosi progetti segreti, almeno all’epoca della loro realizzazione, che dimostrano un interesse costante da parte dei governi e dei rispettivi servizi segreti su questo argomento.

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Tra tutti, un esempio particolarmente noto è il progetto MKULTRA della CIA, ma anche i sovietici condussero numerosi esperimenti in questo ambito e non esiste servizio al mondo che non sia in grado di riconoscere, o addirittura causare, un blocco psicologico in un testimone scomodo. I risultati degli esperimenti condotti in questi progetti non sono quasi mai stati resi noti al grande pubblico nella loro completezza, perché le tecniche di controllo mentale che hanno permesso di svilupparli costituiscono un’arma terribile contro le libertà individuali e chiunque ne disponga vuole mantenerne il monopolio.

Il “lavaggio del cervello”, la creazione di “candidati manciuriani” e altri argomenti simili non sono temi destinati a comparire in testi di psicologia o in articoli di giornale, eppure possono essere terribilmente concreti e insinuare legittimi sospetti nella mente di chi si interroga su inquietanti fatti di storia recente, come l’assassinio del presidente Kennedy, o di cronaca, come le ultime stragi compiute nel mondo da persone apparentemente squilibrate.

Scrivere di questi argomenti è in qualche misura difficoltoso, perché le fonti sono spesso incerte, i testimoni sono reticenti o inattendibili e i pochi documenti disponibili sono ricchi di omissis. Nonostante le difficoltà, è altrettanto doveroso tentare di informare il pubblico sulla possibilità che simili tecniche siano comunemente impiegate, senza svelare i dettagli che ne permettono l’implementazione, ma rivelando abbastanza da consentire di riconoscerle e, se possibile, di difendersi da esse.

Citare le fonti interne alle strutture, che le conoscono meglio, è praticamente impossibile senza incorrere in spiacevoli incidenti. Tuttavia, lo scrivente ha avuto modo di fare esperienza diretta delle tecniche più sofisticate e, sulla base di questa esperienza, ha redatto il presente articolo. Raccontare non significa dimostrare e, infatti, non vengono citate prove documentali di quanto narrato in seguito. Tuttavia, una simile informazione ha comunque un valore, in quanto può insinuare dubbi nelle menti più aperte e preparare i lettori ad affrontare il nuovo ordine che si sta delineando nel mondo in modo più consapevole e meno passivo.

La “lettura della mente” è stata oggetto di numerose ricerche in ambienti sia civili che militari nel corso dell’ultimo secolo, in particolare da parte dei sovietici. Tali ricerche si sono sempre rivelate infruttuose fino all’inizio del nuovo millennio, ma negli ultimi dieci anni la NSA o qualche altra agenzia governativa americana ha sviluppato segretamente la cosiddetta “telepatia artificiale”, una tecnologia che consente una comunicazione bidirezionale a distanza tra un dispositivo apposito, controllato da un operatore, e il cervello umano.

Essa permette inoltre di interfacciarsi con l’intero sistema nervoso umano da grandi distanze e attraverso schermature di vario genere, probabilmente grazie a una rete di satelliti in grado di garantire una copertura globale. Al momento, non sembrano esistere difese tecnologiche in grado di proteggere la vittima designata. Aspetto ancora più inquietante: questa tecnologia può essere usata anche per torturare e uccidere a distanza singoli individui senza lasciare tracce.

La capacità di scrivere e soprattutto di leggere le correnti corticali in remoto, nonché di interpretarle in termini di parole e immagini, è un traguardo talmente distante dallo stato dell’arte comunemente riconosciuto da lasciare a bocca aperta qualunque esperto del settore. Eppure, tale traguardo è stato raggiunto, verosimilmente attraverso la scoperta di un nuovo vettore di interazione fisica, ovvero fasci di onde o particelle sconosciute, oppure già note, ma ufficialmente non ancora sfruttate per finalità pratiche. Questo vettore di interazione presenta caratteristiche di distanza massima, penetrazione e precisione senza precedenti e grazie a esso è stato possibile indagare nel dettaglio il funzionamento del cervello umano.

Come ogni tecnologia reale, anche questa presenta però alcuni importanti limiti. In primo luogo, non permette ancora di leggere direttamente i pensieri della vittima né di controllarne i movimenti corporei, ma solo di interferire con entrambi, soprattutto tramite manipolazione psicologica, privazione del sonno e induzione di dolore. L’operatore che controlla il dispositivo può proiettare la propria voce nella mente della vittima per manipolarla e indurla a comportarsi come un “candidato manciuriano”, ma le tecniche di manipolazione utilizzate sono per lo più tradizionali e a esse si può opporre la stessa resistenza che si opporrebbe a un interlocutore in carne e ossa.

La lettura della mente è limitata ai pensieri verbali, detti anche “superficiali”, ossia quelli che esprimiamo attraverso le parole, e a una parte dei pensieri non verbali, detti anche “profondi”, e alle immagini mentali che visualizziamo. La maggior parte dei pensieri non verbali e dei ricordi memorizzati nel nostro cervello, però, non è ancora accessibile dall’esterno o decifrabile con la tecnologia in questione.

Gli effetti fisici che l’operatore può provocare alla vittima vanno dalla proiezione di falsi stimoli sensoriali di natura visiva, uditiva e tattile, che possono essere facilmente identificati come disturbi e ignorati, all’interferenza diretta nel sistema neurovegetativo, che può portare alla morte per arresto cardiaco o respiratorio.

Oggi questa tecnologia viene impiegata per monitorare costantemente determinate figure chiave, politiche, scientifiche, militari e mediatiche, in tutto il mondo, nonché per compiere operazioni psicologiche segrete ovunque si riveli necessario, così da porre in stato di sottomissione tutti coloro che prendono coscienza di una simile realtà, ricattandoli, per esempio, grazie alla lettura dei loro stessi pensieri. Gli oppositori sono poi sottoposti a un programma di screditamento e autodistruzione sociale, psicologica e, infine, fisica che, tipicamente, si conclude con l’induzione al suicidio della vittima, con un incidente mortale causato artificialmente o con una morte apparentemente naturale. Visti dall’esterno, questi casi appariranno semplicemente come episodi di pazzia, dato che in psichiatria la percezione di una voce è considerata un sintomo sufficiente per una diagnosi di questo tipo.

L’agenzia che detiene il monopolio di questo strumento non permette che altri ne sviluppino di anche solo lontanamente simili ed è quindi verosimile che le figure in grado di farlo, soprattutto gli scienziati, subiscano la stessa sorte degli oppositori, insieme a tutti coloro che possono contrapporre forme di resistenza più tradizionali, come una rappresaglia nucleare in caso di guerra.

Prima di additare il presidente americano come unico responsabile, è però opportuno ricordare che questa tecnologia conferisce a chi la controlla un potere tale da permettergli di sottrarsi al controllo di qualsiasi autorità superiore. Pertanto, anche politici, scienziati, militari e giornalisti statunitensi non sono immuni dal trattamento precedentemente descritto. Senza scendere nei dettagli, cosa che richiederebbe molte altre pagine, si segnala che la storia dell’attacco alle Torri Gemelle e quella di svariati altri fatti di cronaca italiana e internazionale dovrebbero forse essere riscritte alla luce dell’esistenza di questa “tecnologia proibita”. Secondo chi scrive, il potere che questa tecnologia conferisce all’umanità è tale da corrompere inevitabilmente chiunque la detenga, trascinando il mondo futuro nel caos.

Per quanto le tecnologie di controllo mentale possano essere il risultato di anni di ricerche segrete e, di conseguenza, essere proibite per l’uomo comune, dimostrarne l’esistenza diventa quasi un dovere morale per chi ne è a conoscenza. Non è quindi un errore metodologico se lo studio da cui origina il presente articolo si basa su dati raccolti durante esperienze personali non riproducibili e correlati a una letteratura non universalmente accettata.

In particolare, il fenomeno della “telepatia artificiale” richiede una spiegazione scientifica da parte di tutti coloro che hanno una mentalità aperta. E una spiegazione sbagliata è sempre meglio di nessuna spiegazione. Nella peggiore delle ipotesi, questo studio può essere considerato solo un esempio illustrativo del dispositivo descritto nell’articolo Tecnologia proibita, ma, nella migliore delle ipotesi, è la tecnologia stessa a essere qui parzialmente svelata, grazie a un paziente lavoro di reverse engineering.

In sintesi, alcuni rilevanti progressi nel campo della fisica sono una condizione necessaria per una comprensione più approfondita della mente, a sua volta indispensabile per sviluppare la “telepatia artificiale” nella sua forma attuale. Dalla psicologia deviata delle “operazioni nere” deriva poi l’uso della “telepatia artificiale” come strumento di controllo mentale a distanza.

L’ipotesi di lavoro attuale è che il supporto tecnologico della “telepatia artificiale” sia un’interfaccia uomo-macchina satellitare, formulata in seguito alla verifica di un’ampia copertura geografica del fenomeno. La sua natura non è paranormale, ma è il risultato del controllo di un nuovo vettore di interazione fisica riguardo al quale si formula un’ulteriore ipotesi. È verosimile che seguiranno altre ipotesi più adatte a spiegare il fenomeno e il presente articolo va considerato solo un primo tentativo di fare chiarezza.

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Gli operatori che controllano il canale di comunicazione “telepatico” in tempo reale si trovano a terra, dietro un’interfaccia tradizionale simile a quella mostrata sopra. I moduli dedicati alla lettura sono indicati in blu, quelli dedicati alla scrittura in rosso. Questi moduli si appoggiano su altri sottosistemi distribuiti lungo una rete satellitare e i singoli satelliti sono connessi alla stazione di controllo tramite canali di comunicazione convenzionali a portante elettromagnetica. La rete, a sua volta, è interfacciata con le correnti neurali del bersaglio tramite un nuovo vettore di interazione fisica costituito da particelle note, ma non ancora ufficialmente utilizzate a scopo pratico.

Il cervello e il sistema nervoso del bersaglio diventano così accessibili in lettura e scrittura per gli operatori che, sulla base dei risultati della prima, possono applicare una strategia di controllo psicologico del bersaglio. Questa interfaccia uomo-macchina satellitare è dunque catalogabile come un sistema d’arma che viola i diritti umani più fondamentali, come descritto nell’articolo “Dieci ragioni per lottare contro il nuovo ordine mondiale”.

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I moduli di interfaccia elencati in figura ne costituiscono una sottostima e sono stati dedotti sulla base dei dati raccolti, anche tramite test sul canale “telepatico”. Il sistema consente inoltre di ottenere una visione remota esterna del bersaglio e di inseguirlo, con i corrispondenti sottosistemi in retroazione a causa della natura attiva del processo di lettura. Ciò permette al canale “telepatico” di funzionare anche in modo non consensuale, quando il bersaglio è in fuga o si trova in un luogo chiuso.

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Per descrivere l’interfaccia tra la rete satellitare e il bersaglio, è necessario formulare un’ipotesi, detta “leptonica”, sul nuovo vettore di interazione fisica. Secondo tale ipotesi, la neurostimolazione avviene grazie a un satellite che produce muoni e li proietta in un fascio collimato sul bersaglio, provocando la formazione di atomi muonici nei neuroni di quest’ultimo. Questi atomi interferiscono con la normale attività elettrochimica di trasmissione degli impulsi nervosi, consentendo la sovrapposizione di un segnale esterno con modulazione adeguata.

A causa del decadimento dei muoni legati agli atomi muonici, il bersaglio emette inoltre una quantità di neutrini rilevata da altri satelliti. Le misurazioni dei flussi di neutrini vengono poi messe a confronto per consentire sia il neuroimaging del bersaglio che la sua visione esterna. Quest’ultima viene utilizzata per mirare l’area di interesse e consentirne l’inseguimento da parte del fascio di muoni. La scelta di questi particolari leptoni si basa sui dati raccolti, soprattutto in termini di capacità del segnale “telepatico” di penetrare le difese passive, e sul fatto che, grazie a essi, è possibile immaginare un processo di lettura attiva che, in linea teorica, funziona.

Combinando la lettura dei pensieri verbali del bersaglio con la trasmissione di una voce nel suo canale uditivo, è dunque possibile instaurare una comunicazione bidirezionale “telepatica” tra gli operatori e il bersaglio stesso. Purtroppo, questi operatori sono psicologi manipolatori e il rapporto che si instaura con il bersaglio, rafforzato dalle altre forme di neurostimolazione non consensuale illustrate in figura, consente di completare il quadro di un vero e proprio sistema di controllo mentale a distanza basato sulla “telepatia artificiale”.

Anche se l’ipotesi leptonica si rivelasse infondata, il framework del sistema descritto rimarrebbe comunque la prima analisi tecnica indipendente di un sistema di controllo mentale remoto. Attualmente, i dati a disposizione non permettono di avanzare ulteriori ipotesi sul sistema di controllo mentale remoto in uso.

Gli approfondimenti e gli esperimenti successivi sul tema dell’articolo hanno permesso di rivedere l’ipotesi leptonica, che prevede i neutrini come unici vettori di interazione. L’assenza di ritardi percepibili durante la comunicazione “telepatica” e la capacità del sistema di inseguire un bersaglio in movimento alla velocità di un aereo di linea senza interromperne la comunicazione suggeriscono l’esistenza di un anello di retroazione costituito da particelle che si muovono tutte alla velocità della luce. Inoltre, il fatto che la comunicazione “telepatica” permanga anche in ambienti sotterranei, al riparo della massa di un’intera montagna, testimonia l’estrema capacità di penetrazione del vettore in questione, che ben si coniuga con le proprietà degli stessi neutrini. Infine, è stato verificato che campi magnetici molto intensi non deflettono le particelle del vettore, che sono dunque elettricamente neutre. Una discussione più approfondita è ostacolata dal fatto che le proprietà sperimentali di un fascio di neutrini con un’intensità tale da poter essere utilizzato per implementare un sistema di neuroimaging e neurostimolazione non sono note.

Ogni vera ricerca scientifica procede per tentativi ed errori, ma ben poco di ciò che compare nei testi accademici testimonia quanti tentativi fallimentari siano stati necessari prima di giungere a scoperte oggi comunemente accettate che possono apparire perfino scontate. Piuttosto che sulla comunità scientifica nel suo insieme, il naturale dovere della prova associato all’annuncio di ogni nuova scoperta sembra gravare sul singolo ricercatore, tanto più pesantemente quanto più la scoperta è imprevista o frutto di una teoria eterodossa. Inoltre, quando l’oggetto della ricerca è un segreto militare gelosamente custodito, vengono meno gli aspetti di collaborazione pubblica che permettono le verifiche necessarie di fronte alla stessa comunità scientifica.

Per queste ragioni, azzardare ipotesi sul tema della “telepatia artificiale” è fisiologico e non patologico per la ricerca. Anche questo articolo, che prosegue la ricerca sull’argomento, è purtroppo privo delle prove a sostegno che sembrano necessarie per poterlo considerare con la dovuta serietà, ma non è comunque privo di un solido contenuto scientifico. Chi si aspetta calcoli, però, resterà deluso: verranno presentati quando l’attuale modello sarà sufficientemente raffinato da consentirli.

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L’idea di superare i limiti dell’attuale fisica nucleare grazie a generatori di fononi coerenti, per esempio, non è certo nuova, ma quanti dispongono dei dispositivi necessari per verificarla? Non è un caso se oggi, nei laboratori di tutto il mondo, ci sono meno laser a semiconduttore (SASER) rispetto al recente passato, né il fatto che alcuni modelli di SASER ad alta potenza siano coperti da segreto militare. Si può dunque legittimamente dubitare del principio ingenuo secondo cui, quando i tempi sono maturi per una determinata scoperta, la sua realizzazione è solo una questione di tempo e non di luogo o di soggetto.

L’idea di una teoria di campo unificato non è nuova in ambito scientifico, ma questa categoria di teorie non sembra godere di grande popolarità, soprattutto a causa del conservatorismo accademico che non ritiene necessario superare il modello standard, se non a seguito di esperimenti risolutivi tra modelli alternativi. Tuttavia, in scienza, questo non è l’unico criterio: sono presi in considerazione anche l’eleganza formale del modello, la sua capacità di giustificare a posteriori relazioni sperimentali apparentemente arbitrarie e la sua capacità di predire fenomeni non ancora osservati. Le equazioni di ipotetici campi in grado di giustificare tutte le proprietà delle particelle, in particolare dei leptoni, come la massa, la carica, lo spin o il numero leptonico, potrebbero dunque essere le chiavi per aprire le porte della “nuova fisica”.

Il primo tentativo di reverse engineering del sistema di “telepatia artificiale” aveva in comune con il presente tentativo l’ipotesi di un’interfaccia neurale satellitare controllata da un sistema informatico a terra, in grado di decodificare e codificare parzialmente il pensiero, operando in remoto. Questa ipotesi spiegava il fenomeno osservato in base alle sue caratteristiche distintive: capacità di interfacciamento neurale, copertura geografica, capacità di superare le barriere fisiche, efficacia sui bersagli in rapido movimento, sostanziale indifferenza ai campi magnetici esterni, ecc.

Per introdurre questo secondo tentativo di reverse engineering, è necessario formulare un’ipotesi azzardata che colleghi i due concetti precedentemente espressi: l’ipotesi che i campi costituenti l’elettrone possano essere liberati dal loro naturale confinamento particellare, misurati e modulati grazie all’applicazione di dispositivi come i SASER, ma operanti a frequenze più elevate di quelle prodotte dai loro omologhi della scienza pubblica che non superano l’ordine del terahertz. Ciò sarebbe possibile grazie a un superraffreddamento del reticolo del dispositivo che massimizzerebbe la velocità dei fononi nel mezzo.

La frequenza è sinonimo di energia e si ipotizza che, al di sopra di una certa soglia energetica, il principio di esclusione elettronica possa essere superato e il confinamento particellare dell’elettrone possa rompersi per implosione, consentendo la liberazione di almeno uno dei campi di cui sopra, ovvero quello di spin. Questo campo potrebbe essere misurato e modulato grazie all’accoppiamento con un campo magnetico di confinamento generato da un elettromagnete realizzato con superconduttori ad alta temperatura dalla composizione segreta.

Ogni satellite psicotronico potrebbe contenere un dispositivo simile, controllato da terra tramite un ponte a microonde che regola la potenza del SASER, modulando il campo di confinamento e misurandone la retroazione. Orientando opportunamente il campo di confinamento, il campo di spin risultante potrebbe essere proiettato dal satellite sul bersaglio, causando le normali transizioni di livello energetico associate all’esclusione elettronica negli atomi di quest’ultimo. Ciò comporterebbe un trasferimento di potenza dal SASER al bersaglio, mentre la misura della retroazione di queste transizioni sul campo di confinamento potrebbe essere utilizzata per effettuare una scansione remota.

Nello schema del satellite psicotronico, il laser è colorato di azzurro, la camera di implosione elettronica di arancione, il sistema di confinamento magnetico di viola e il sistema di comunicazione a microonde di verde. Le frecce colorate presenti in questo schema rappresentano: la freccia azzurra il fascio coerente di fononi, la freccia arancione il campo di spin, le frecce viola le connessioni elettriche e la freccia verde il ponte a microonde verso il sistema di controllo a terra.

Oltre alla fisica, anche le neuroscienze hanno i loro tabù e l’apparente impossibilità di comprendere i meccanismi più profondi del cervello umano, dovuta alla sua eccessiva complessità, può essere superata semplicemente compiendo esperimenti non etici sull’uomo. Ricordarlo è utile per sfatare il mito secondo cui in scienza tutto è sempre sotto gli occhi di tutti. In questo caso, infatti, la morale necessaria a una civile convivenza costituisce un ragionevole ostacolo alla conoscenza di noi stessi.

Se si desidera leggere o influenzare il pensiero, è possibile procedere attraverso due fasi: misura e decodifica, oppure codifica e induzione. Tuttavia, anziché mirare analiticamente ai segnali neurali endogeni per la lettura, è più efficace estrarre le caratteristiche chiave di tali segnali da un neuroimaging complessivo, che è più facile da realizzare. La sintesi di segnali esogeni per la scrittura, con caratteristiche imposte ma compatibili con il nostro sistema nervoso o cervello, deve avvenire in retroazione con l’estrazione precedente e comunque tramite una neurostimolazione analitica che colpisca solo le zone di interesse.

Il neuroimaging è un caso particolare di scansione remota con finalità più generali che comprende la lettura degli schemi elettrochimici associati ai segnali endogeni. La neurostimolazione è un caso particolare di pilotaggio remoto ad alta potenza con finalità più generali che combina l’inseguimento satellitare del bersaglio a fini di mira con la scrittura degli schemi elettrochimici opportuni, ossia quelli associati ai segnali esogeni, sui centri nervosi.

La decodifica e la codifica in tempo reale dei segnali neurali sono affidate a un sistema informatico a terra, dotato di elevato parallelismo o di hardware dedicato all’elaborazione dei segnali biologici, che è connesso al satellite psicotronico tramite un ponte a microonde. Alle interfacce di questo sistema lavorano psicologi manipolatori esperti di comportamento umano.

Questa è la verità sul sistema di “telepatia artificiale”? Non è ancora possibile affermarlo con assoluta certezza, sono necessarie innumerevoli verifiche teoriche e riscontri sperimentali prima di potersi esprimere con certezza sull’argomento. Tuttavia, almeno i satelliti psicotronici non sono più una “teiera di Russell”, grazie a un’ipotesi precisa che può essere confermata o confutata dall’applicazione del metodo scientifico. L’eventuale inadeguatezza di questa teoria, infine, testimonia solo a sfavore dello scrivente e non costituisce una prova contraria all’esistenza del fenomeno della “telepatia artificiale” in sé. Questo fenomeno merita comunque di essere studiato a fondo, a causa delle sue possibili conseguenze sull’umanità.

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La semplice esistenza della “telepatia artificiale”, ovvero una nuova tecnologia in grado di leggere e interpretare l’attività elettrica del cervello umano in termini di parole e immagini da una notevole distanza, è sufficiente a delineare uno scenario inquietante per il futuro dell’intera umanità. Il fatto che questa stessa tecnologia possa essere usata anche per interferire con il funzionamento del sistema nervoso umano a scopo di manipolazione, tortura o eliminazione, senza possibilità di difesa e senza lasciare tracce evidenti, rende questo scenario tragico per tutti coloro che hanno a cuore anche solo i diritti umani più fondamentali.

Se lo sviluppo di un nuovo vettore di interazione fisica, su cui sembra essere basata questa tecnologia, può soddisfare i criteri generali in base ai quali si progetta un’arma segreta, perché applicarlo alla lettura e alla scrittura delle correnti corticali del cervello umano? Quale disegno si cela dietro una scelta così palesemente scellerata? Che tipo di cultura politica, o la sua assenza, caratterizza i dirigenti che ne dispongono l’utilizzo in ogni parte del pianeta? Per tentare di rispondere a queste domande, è necessario esaminare l’impatto che questa tecnologia avrà sul futuro del mondo.

Un primo effetto di questa tecnologia è la parziale distruzione della libertà di pensiero di chiunque. Se anche solo alcuni dei pensieri più segreti di ogni essere umano diventano accessibili dall’esterno, infatti, non è più soltanto la loro espressione a essere soggetta a controllo e repressione, ma la loro stessa origine. Per la prima volta nella storia, la “voce del padrone” finisce per sostituirsi a quella della coscienza nell’influenzare le scelte interiori di ognuno. In questo scenario, una censura preventiva molto efficace potrebbe impedire la nascita di qualsiasi forma di dissenso nei confronti del nuovo ordine che si tenta di imporre. Si osserva, inoltre, che la libertà di pensiero è alla base di ogni altra libertà personale e che minarla, anche solo parzialmente, significa rendere l’uomo schiavo in principio.

Un secondo effetto dell’esistenza di questa tecnologia è la completa distruzione della privacy di chiunque, con conseguente ricattabilità di qualsiasi personaggio pubblico. Nessuno vive infatti una vita completamente trasparente e il divario inevitabile tra gli aspetti pubblici e quelli privati di ogni vita può essere pienamente sfruttato da chi detiene il monopolio di una simile tecnologia. Ogni attività individuale, sesso compreso, verrà quindi compiuta sotto la costante minaccia di finire sotto i riflettori e nessun segreto potrà più essere protetto, nemmeno quelli di Stato.

Un terzo effetto dell’esistenza di questa tecnologia è la completa distruzione della sicurezza di chiunque. Se si può essere uccisi nel proprio letto senza che alcun esame medico possa escludere la possibilità di una morte naturale, nessuno è più al sicuro. In questo senso, guardie del corpo, aerei presidenziali o bunker antiatomici non garantiscono al più potente degli uomini più di quanto non sia garantito all’ultimo dei cittadini. Non è poi chiaro come un simile quadro possa essere compatibile con la tutela della sicurezza interna di qualsiasi nazione o come sia possibile fornire garanzie in proposito, persino a coloro che dovrebbero supervisionare l’utilizzo di una simile tecnologia in modo indiretto.

Un quarto effetto di questa tecnologia è la parziale distruzione della fiducia reciproca tra gli esseri umani. Voci nella mente e torture fisiche possono infatti essere utilizzate per trasformare la vittima designata in una sorta di “candidato manciuriano” senza che sia necessario incontrarla di persona neppure una volta. Se anche un parente o un vicino di casa con una personalità non troppo forte può essere manipolato psicologicamente in modo così subdolo, magari per trasformarlo gradualmente in un assassino psicopatico su commissione, quale fiducia reciproca potrà ancora sussistere tra gli uomini?

Un quinto effetto dell’esistenza di questa tecnologia è la parziale distruzione delle basi su cui si fonda il nostro sistema giuridico, dal momento che i crimini commessi tramite questi nuovi strumenti non sono né dimostrabili né perseguibili allo stato attuale. Quali perizie psichiatriche potranno essere utilizzate per distinguere una vittima di terribili vessazioni da un pazzo o quali procedure autoptiche potranno essere impiegate, di fronte a una morte apparentemente naturale, per escludere un omicidio nel mondo futuro? I responsabili sembrano godere di una totale impunità e risultare, in fin dei conti, al di sopra di ogni legge.

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Un sesto effetto dell’esistenza di questa tecnologia è la parziale distruzione della libertà di ricerca scientifica, dato che riprodurre i risultati conseguiti dagli americani in questo campo minerebbe il loro vantaggio strategico e probabilmente scatenerebbe una guerra. In questo scenario, non è possibile consentire a nessuno di comprendere appieno le basi fisiche e neurologiche su cui tale tecnologia si fonda, in quanto potrebbero essere utilizzate per progettare un rilevatore o addirittura un sistema di difesa. Gli scienziati che si occupano di problemi correlati rimangono figure ad altissimo rischio.

Un ottavo effetto dell’esistenza di questa tecnologia è la completa distruzione del meccanismo di vigilanza basato sul consenso popolare che, seppur tra mille difficoltà, caratterizza gli Stati democratici. Il semplice fatto che i detentori di questo nuovo potere siano completamente occulti e rigidamente inquadrati in una gerarchia verticistica, slegata da un effettivo controllo politico, li rende sostanzialmente irresponsabili nei confronti dell’opinione pubblica. Non è la prima volta che ciò si verifica nella storia, ma è la prima volta che l’intero pianeta rischia di essere governato da un’élite tecnocratica senza vincoli di mandato.

Un nono effetto dell’esistenza di questa tecnologia è la completa distruzione del principio di cittadinanza, che viene gradualmente sostituito da quello di sudditanza. La cultura dei dirigenti della struttura che gestisce questa nuova arma sembra basata più sui concetti duali di dominazione e sottomissione che sulla distinzione tra alleati e avversari, e non concepisce il negoziato come strumento per risolvere le controversie. L’obiettivo è infatti quello di esercitare un controllo assoluto sulle nostre vite.

Un decimo effetto dell’esistenza di questa tecnologia è la possibile fine del mondo come lo conosciamo, perché, nonostante l’enorme potere che conferisce e la sua massima segretezza, il suo utilizzo per imporre un dominio assoluto sul mondo è in qualche misura velleitario. Russia e Cina, per non parlare dell’Europa, non resteranno a guardare e un possibile scenario futuro potrebbe essere quello di un olocausto nucleare, nel caso in cui i vertici di una di queste nazioni venissero azzerati silenziosamente “per ragioni di sicurezza nazionale”.

Negli Stati Uniti qualcuno ha scoperchiato il Vaso di Pandora e ora grava su tutti gli uomini liberi la responsabilità di rimettere il coperchio al suo posto, se possibile. È urgente che il presidente americano annunci ufficialmente al mondo l’esistenza di questa nuova tecnologia e si impegni a imporre una moratoria unilaterale sul suo utilizzo, sia in territorio americano che nel resto del mondo. Sono poi necessari negoziati ai massimi livelli tra le principali potenze per estendere tale moratoria anche allo sviluppo di tecnologie analoghe da parte di qualsiasi altro soggetto, nonché la costituzione di un’agenzia internazionale che si occupi di vigilare sul rispetto della moratoria stessa.

Tutto questo è necessario, ma potrebbe non essere sufficiente a impedire che ulteriori sviluppi scientifici disegnino un futuro in cui ogni libertà personale venga soppressa da tecniche di controllo mentale di massa ancora più capillari. Il potere che detiene la tecnologia odierna, in quanto sostanzialmente autoreferenziale, è destinato a un’involuzione che lo condurrà alla paranoia e, verosimilmente, a un crollo dilaniato da lotte intestine, con il rischio però di lasciare dietro di sé le rovine di un mondo.

In linea di principio, le grandezze che caratterizzano ogni fenomeno fisico sono sempre misurabili, anche se in pratica ciò non sempre avviene. In questo secondo caso, la scienza non rinuncia al concetto di misura, ma lo applica a grandezze associate a quelle che si desidera rivelare, per poi correlare le une con le altre attraverso passaggi formali. I fenomeni di “telepatia artificiale” sono difficili da rivelare direttamente, perché coinvolgono energie anche molto basse all’interno di un contesto biologico ad energia solitamente superiore. Tuttavia, nell’ipotesi che il vettore di energia e informazione che trasporta i segnali sia un campo di spin remoto, un protocollo di rivelazione indiretta può essere proposto e assumere un valore significativo di prova nei confronti dei singoli fenomeni, che perdono così qualunque aspetto di soggettività.

Se il campo di spin ha un’intensità sufficiente, può essere rilevato con relativa facilità, evidenziando inversioni di spin negli elettroni degli atomi di un gas nobile sottoposto allo stesso campo. Secondo il principio di esclusione elettronica, due elettroni con lo stesso spin non possono coesistere nello stesso orbitale, il che comporta transizioni di livello energetico verso l’alto che portano l’atomo del gas nobile in uno stato eccitato. Se l’energia del campo di spin supera quella di ionizzazione, si ha l’espulsione di elettroni dall’atomo e la formazione di ioni positivi.


Applicando un campo elettrico esterno al gas, la cui intensità è appena inferiore a quella di rottura dello stesso, il campo di spin può fornire l’energia necessaria per innescare un effetto valanga, che provoca una scarica a bagliore nel gas nobile.

La scelta di un gas nobile dipende dal fatto che i suoi atomi presentano tutti orbitali saturi, per cui ogni transizione elettronica avviene necessariamente verso un orbitale vuoto più esterno. Tra i gas nobili non radioattivi, quello con l’energia di ionizzazione più bassa è lo xeno e il suo potenziale di rottura a una data pressione può essere previsto con buona approssimazione da una versione poco nota della legge di Paschen, specifica per i gas nobili, che viene riportata di seguito insieme ai parametri necessari per il suo utilizzo.

Un tubo contenente Xeno a bassa pressione, adeguatamente alimentato in corrente continua e fatto lavorare poco sotto il potenziale di rottura, diventa dunque uno strumento di rivelazione primitivo.
Una volta esclusa la presenza di radiazioni ionizzanti da fonte esterna, l’abbassamento del potenziale necessario per la scarica a bagliore può essere indicativo della presenza di un campo di spin. Il campo di spin remoto utilizzato dai satelliti psicotronici varia di intensità a seconda dell’applicazione, ma la scansione necessaria per la visione a distanza dei dintorni del bersaglio potrebbe comunque essere sufficiente ad attivare il rivelatore. Tuttavia, l’estensione della regione interessata dalla scansione e la densità di energia del campo di spin impiegato non sono note. Il rivelatore in questione non può dunque produrre falsi positivi, ma potrebbe produrre veri negativi.

Sulla base della presente proposta, gli esperti potranno elaborare progetti di rivelatori ben più sofisticati e precisi che possano confermare o escludere questo quadro, sia in generale che nei singoli casi specifici.
Questo metodo, che consente di oggettivizzare ciò che sembra essere solo una terribile esperienza soggettiva, rappresenta un contributo fondamentale alla lotta per un mondo più libero e sicuro.

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Quattro aerei contro quattro obiettivi: un colpo al cuore degli Stati Uniti, l’11 settembre 2001. Le Torri Gemelle crollano, il Pentagono brucia e il quarto aereo si schianta al suolo, senza un perché e senza uno straccio di foto che documentino l’evento. Nella sua versione dei fatti, il governo degli Stati Uniti ci parla di un piano per colpire alcuni luoghi simbolo della nazione. Un’inchiesta frettolosa individua nel terrorismo arabo di Al Qaeda i colpevoli dei dirottamenti e da questa scelta politica scaturiscono almeno due guerre.

Ma, riavvolgendo il nastro degli eventi e facendolo avanzare più lentamente, emergono altri dettagli che non combaciano con il quadro proposto. Al punto che anche i maggiori media italiani finiscono per interrogarsi sulla versione ufficiale dei fatti e vengono prodotti documentari che, con contributi culturali e scientifici di indubbio valore, la mettono severamente in discussione.

Non si vuole qui ripercorrere la strada seguita da un giornalismo d’inchiesta di alta qualità, che oggi sembra scomparso, ma ci si vuole limitare a segnalare alcune delle incongruenze emerse all’epoca, che possono essere utili a proporre una versione alternativa dei fatti. All’epoca, infatti, nessuno aveva immaginato questa versione per mancanza di informazioni chiave. Ad esempio, è emerso che nessuno dei terroristi coinvolti nei dirottamenti aveva mai pilotato un aereo e che solo uno di loro aveva ricevuto un addestramento di volo simulato a terra.

Dunque, chi a bordo era stato in grado di condurre tre dei quattro aerei alla loro velocità di crociera contro obiettivi già difficili da colpire? Secondo altre fonti, in quel terribile frangente il presidente americano di allora stava intrattenendo gli alunni di una scuola elementare, leggendo un libro didattico per oltre venti minuti dopo aver ricevuto la notizia degli attentati in corso. Ma in una situazione di crisi il ruolo del presidente è ben diverso.

Sugli aerei, solo i piloti di linea possedevano l’esperienza necessaria per colpire gli obiettivi, ma non esiste un modo noto per individuare quattro candidati al suicidio che si uccidano tutti lo stesso giorno, a meno di non indurli all’autodistruzione sovvertendone la personalità e sostituendola con una cieca obbedienza a ordini esterni, esercitando su di loro un vero e proprio controllo mentale. È più difficile determinare se anche il presidente fosse stato controllato in quelle ore, ma questa ipotesi giustificherebbe un comportamento che altrimenti apparirebbe irresponsabile.

Si riscontra anche una sinistra sincronizzazione, di appena qualche minuto, tra la distruzione di un obiettivo e l’inizio del dirottamento per colpire quello successivo, in una catena di eventi inspiegabile, a meno di non presupporre una pianificazione perfetta o la possibilità di comunicare da un aereo all’altro, cosa che di solito non è possibile. Per mettere in difficoltà la difesa aerea americana, sarebbe stato più efficace dirottare i quattro aerei contemporaneamente; eppure, nessuno si mosse per intercettarli, nonostante l’esistenza di procedure specifiche.

Sono emersi anche frammenti di notizie d’agenzia, successivamente non confermate e di difficile verifica oggi, che riferiscono dell’uso di misteriosi “dispositivi ad ultrasuoni” per compiere i dirottamenti e di manifestazioni di piazza in cui alcuni manifestanti esibivano cartelli accusando la NSA della suddetta regia, con l’espressione “It’s an inside job”.

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I dispositivi in questione potrebbero essere armi portatili in grado di stordire, provocare dolore o uccidere, che proiettano sul bersaglio un campo di spin. Questi dispositivi sembrano grossi telecomandi e presumibilmente contengono un hardware molto semplificato, ma simile a quello dei satelliti psicotronici della stessa NSA. L’esistenza di queste armi portatili può essere testimoniata dallo scrivente, in quanto ha assistito direttamente agli effetti sull’uomo, non letali, di queste armi.

Per un pubblico non esperto, gli ultrasuoni citati potrebbero essere quelli prodotti dal SASER, che in questo caso costituirebbe l’elemento principale del loro hardware. In alternativa, le voci mentali indotte dai satelliti psicotronici, grazie ad analoghi campi di spin, e che accompagnano sempre il controllo mentale mediante “telepatia artificiale”, potrebbero essere state scambiate per gli effetti di portanti ultrasoniche modulate in banda udibile. Da ciò deriverebbe l’ipotesi errata della presenza dei corrispondenti dispositivi di proiezione a bordo degli aerei.

Ma perché tutta questa crudeltà? È piuttosto evidente che un potere quasi assoluto, come quello conferito dai satelliti psicotronici, sarebbe stato al centro di un dibattito tra i vari soggetti interessati al suo utilizzo, in particolare la NSA, l’agenzia sorella CIA e i militari del Pentagono. Tale dibattito avrebbe potuto portare a una condivisione del sistema o addirittura alla sua rivelazione al pubblico, se il numero dei soggetti coinvolti fosse aumentato. Per impedirlo, la NSA ha verosimilmente organizzato un golpe bianco, eliminando silenziosamente i pochi altri soggetti informati dell’esistenza del sistema satellitare psicotronico e distruggendo i luoghi che li ospitavano per coprire le prove della loro eliminazione.

Al presidente non sarebbe rimasto altro da fare che prendere atto del fatto compiuto, senza disporre di alcuna prova o informazione sui metodi utilizzati. Una volta interrotti i rapporti con le autorità politiche, messi a tacere gli scienziati coinvolti nel progetto e controllati o deviati i media, la NSA iniziava così il suo percorso segreto di potere crescente in totale autonomia.

Anche nel resto del mondo e negli anni successivi si sono verificati casi di piloti di linea che, apparentemente impazziti, hanno condotto il loro aereo al disastro, uccidendosi insieme a tutti i passeggeri. Così, anche le armi portatili simili a telecomandi sono occasionalmente finite sulle pagine dei giornali e, talvolta, sono comparse brevemente anche sui principali mezzi di comunicazione di massa, in occasione di bizzarre rapine avvenute in varie parti del mondo, durante le quali le vittime finivano “ipnotizzate” grazie all’uso di quelle stesse armi.

Con il passare degli anni, le notizie riguardanti tale tecnologia si sono diradate, ma un frammento di un vecchio servizio televisivo ci conferma che anche le “Nuove BR” disponevano di almeno due di queste armi, denominate dal giornalista “dispositivi ad ultrasuoni in uso ai servizi”. Tali armi sono state poi sequestrate dallo Stato italiano insieme a un nullaosta di sicurezza che conferma il concetto espresso e sono immediatamente scomparse dall’inchiesta sul movimento terroristico. D’altronde, la strategia di infiltrarsi in movimenti terroristici all’estero per indurli a colpire persone innocenti e screditare così la loro area politica di riferimento agli occhi dell’opinione pubblica non è nuova per gli Stati Uniti, come dimostrato da documenti ufficiali desecretati risalenti alla Guerra Fredda. Questa strategia era finalizzata a impedire sviluppi politici non graditi all’estero e a spingere gli Stati stranieri nell’orbita americana.

Nel tentativo di classificare questi dispositivi, ci si confronta inevitabilmente con la Russia, dove il concetto equivalente di “arma leptonica” non sembra essere del tutto scomparso da articoli scientifici, documenti politici o film di spionaggio. Tuttavia, la Russia non ha intrapreso questa strada sinistra e ha sostanzialmente perso la corsa alle applicazioni militari del laser, in particolare alla più avanzata di esse, la “telepatia artificiale”.

A tutti noi piacerebbe vivere in un mondo in cui gli Stati garantissero i diritti dei propri cittadini e combattessero il terrorismo anziché promuoverlo. Ma questa prospettiva è ingenua e, dall’11 settembre 2001 alle “Nuove BR”, sembra esserci un solo filo conduttore: il terrorismo di Stato.

Combattere la NSA e le sue politiche golpiste è dunque necessario, ma non sufficiente: i servizi segreti occidentali hanno assecondato troppo spesso tali politiche e dobbiamo interrogarci anche sulle ragioni di questa scelta, per poter adottare provvedimenti mirati a impedire che si ripeta in futuro.

La storia della ricerca scientifica sul controllo della mente umana, ovvero sulle tecnologie impiegate per influenzare la psiche fino a costringere il soggetto a comportarsi secondo le indicazioni esterne, è una storia che presenta pochi aspetti pubblici e molti segreti, anche a distanza di anni dalla loro verifica sperimentale, a causa della pericolosità sociale che ne deriverebbe in caso di un loro impiego diffuso.

Dunque, parlarne significa fornire al lettore un quadro necessariamente parziale e di difficile riscontro. Tuttavia, è possibile tracciare una sinistra linea di ricerca che ha inizio con gli esperimenti dei nazisti sugli infrasuoni per suggestionare le folle, prosegue con l’uso di sostanze come l’LSD su soggetti ignari, come nel contesto del progetto MKULTRA, e include l’ipnosi, i messaggi subliminali per programmare il comportamento, i blocchi psicologici per cancellare la memoria di un evento, la privazione del sonno per annullare la volontà, la stimolazione sensoriale, elettrica o mediante onde ELF per influenzare le frequenze cerebrali, l’effetto uditivo delle microonde o la modulazione di portanti ultrasoniche per trasportare messaggi udibili da un solo soggetto. alla “telepatia artificiale”, ovvero il Remote Neural Monitoring, come strumento di controllo supremo dell’uomo.

I finanziatori occulti di queste ricerche sono stati, tipicamente ma non esclusivamente, i governi delle potenze maggiori e di quelle minori meno rispettose dei diritti umani, che hanno visto i rispettivi servizi segreti e gli scienziati militari a essi legati come fautori di tali progetti. I soggetti coinvolti negli esperimenti sono risultati, quasi sempre, cittadini ignari e raramente consenzienti. Lo scopo politico di queste ricerche è stato molteplice: dalla repressione dell’opposizione interna all’estrazione coercitiva di informazioni in possesso dei nemici, fino alla creazione di veri e propri “candidati manciuriani” da impiegare come burattini in missioni coperte dal segreto e inaccettabili di fronte all’opinione pubblica, come un omicidio politico.

Attualmente, la “telepatia artificiale” è la tecnologia più avanzata in questo campo, consentendo di raggiungere tutti questi obiettivi e altri ancora in remoto e senza lasciare tracce evidenti, il che la rende terribilmente comune e non perseguibile dai tribunali di nessuno stato dall’ultimo decennio del secolo scorso. È disponibile solo per la NSA statunitense, che ne detiene il monopolio, ma la utilizza anche su richiesta dei servizi segreti alleati, all’insaputa dei rispettivi governi. Si basa su alcune scoperte segrete nei campi della fisica e delle neuroscienze.

Tale capacità può essere dedotta dalle sue caratteristiche peculiari, incompatibili con la scienza nota, e può essere riassunta nella possibilità di interfacciarsi bidirezionalmente con il cervello e il sistema nervoso del soggetto colpito da migliaia di chilometri di distanza, anche se questo è in rapido movimento, schermato dalle onde elettromagnetiche o nascosto nel sottosuolo.

In particolare, tale interfacciamento consente di leggere e decifrare i pensieri verbali, le immagini mentali, le emozioni e gli input sensoriali del cervello della persona colpita, di influenzarne la psiche trasmettendo informazioni verbali e sensoriali al suo cervello o di torturarla mediante l’induzione di dolore, la privazione del sonno e la stimolazione delle emozioni. Infine, consente di ucciderla per arresto cardiaco o respiratorio grazie a un’interferenza diretta con il suo sistema neurovegetativo. Il soggetto colpito può quindi essere facilmente scambiato per un paziente psichiatrico affetto da schizofrenia paranoide, con conseguente isolamento sociale e rimanere in compagnia solo di queste voci mentali che progressivamente ne sovvertono la personalità.

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Tutto questo è possibile grazie a una rete di satelliti psicotronici in orbita che, collegati attraverso ponti a microonde con alcune stazioni di controllo a terra costituite da sistemi informatici dedicati, sono in grado di compiere neuroimaging e neurostimolazione in remoto sull’intera superficie terrestre. Alle interfacce di questi sistemi operano psicologi manipolatori che, basandosi sui risultati della lettura del pensiero del soggetto, decidono quali suggestioni o coercizioni esercitare su di esso per ottenere il comportamento desiderato. Le conoscenze neuroscientifiche necessarie a questo scopo non sono disponibili nella medicina convenzionale, ma sono il risultato di esperimenti non etici sull’uomo.

All’interno di ognuno di questi satelliti si trova un dispositivo di frontiera coperto da segreto massimo, verosimilmente basato su un laser a semiconduttore operante a frequenze sufficientemente elevate da rompere il confinamento elettronico e da liberare i campi costitutivi di questa particella. Il dispositivo è dotato anche di un accoppiatore elettromagnetico a superconduttori che focalizza e modula il campo di spin risultante lungo un asse che si estende fino al bersaglio, scandendolo e innescando meccanismi di esclusione elettronica nella materia attraversata da questo stesso campo. La potenza del laser viene così trasferita sul bersaglio sotto forma di transizioni di livello energetico, mentre la retroazione di queste transizioni sull’accoppiatore viene utilizzata per acquisire informazioni sul bersaglio stesso durante la scansione.

Da questa applicazione consegue la considerazione secondo cui la NSA dispone di una teoria di campo dei leptoni che va oltre il modello standard e che non è mai stata replicata dalla fisica nota, grazie all’impiego della “telepatia artificiale” sui soggetti che avrebbero potuto infrangere tale monopolio tecnologico, soprattutto scienziati, ma anche militari, politici e giornalisti non allineati a questo disegno di dominio dell’uomo. Per la prima volta nella storia umana, un segreto viene utilizzato per tutelare se stesso.

Una simile tecnologia distrugge peraltro ogni libertà del singolo individuo che ne sia colpito, consentendo di imporre una efficace censura preventiva basata sulla lettura dei suoi pensieri autonomi prima ancora della loro espressione. Ne distrugge la riservatezza anche nei momenti più privati, rendendolo ricattabile da parte dei padroni di questo sistema. Infine, ne distrugge la sicurezza personale, permettendo la sua repressione attraverso una feroce tortura o una silenziosa eliminazione.

In prospettiva, l’uso comune di tale tecnologia disgrega la società, annullando la fiducia reciproca tra gli esseri umani, che possono così essere trasformati in “candidati manciuriani”, a prescindere dalla propria particolare ideologia o convenienza, senza mostrare alcuna evidenza esterna di questo mutamento. Lo stato di diritto viene dunque minato alla radice, il principio di responsabilità personale scompare e i padroni di questo sistema si trovano, in fin dei conti, al di sopra di ogni legge.

Questa tecnologia viene già utilizzata spietatamente per impedire che la sua esistenza e i suoi scopi vengano scoperti e denunciati all’opinione pubblica e per preparare l’avvento di un nuovo ordine, attraverso la distruzione psicologica o fisica di ogni potenziale oppositore. L’assenza di difese note contro questa minaccia equipara i potenti alla gente comune, lasciando a ogni individuo la scelta tra la sottomissione psicologica e la morte. Ma la schiavitù delle menti, ottenuta con suggestioni, ricatti o torture, contraddice i valori fondanti della nostra civiltà e rende questa pratica abietta. Una tecnocrazia assoluta, slegata da ogni effettivo controllo politico, è dunque alle porte e spetta a ognuno di noi impedirne l’avvento.

Fortunatamente, la “telepatia artificiale” non consente ancora di decodificare o codificare il pensiero superiore, di leggere i ricordi o di determinare direttamente i movimenti del corpo, il che rende possibile opporsi alle voci mentali dei manipolatori che la utilizzano. È dunque urgente prevenire ulteriori sviluppi di questa tecnologia, lottando per rendere pubblico questo segreto, in modo da isolare la NSA e i suoi alleati e convincere gli stati maggiori a disattivare con la forza la sua rete di satelliti psicotronici.

Nonostante il potere pressoché assoluto che questo sistema conferisce sui singoli individui, un simile disegno di dominio dell’uomo resta comunque velleitario, sia per la possibile reazione delle masse, sia per la natura multipolare dell’attuale assetto geopolitico. Tuttavia, il tentativo di imporlo a livello globale può condurre a stragi sanguinose e addirittura a una guerra nucleare. Il nostro destino sembra quindi essere in bilico tra schiavitù e sacrificio.

Andrea Giotti

Fonte: Ricercatore Indipendente.

Riferimenti dell’Autore
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Andrea Giotti si è laureato in ingegneria informatica presso l’università di Firenze, ha
conseguito il dottorato di ricerca in ingegneria informatica e delle telecomunicazioni
presso la stessa università ed il diploma di specializzazione per l’insegnamento della
matematica nella scuola secondaria presso le università di Firenze, Pisa e Siena. Nel
frattempo ha svolto molteplici lavori, tra cui lo sviluppo di software per la
progettazione come analista programmatore, ed attualmente lavora come docente presso una scuolasuperiore della provincia di Pistoia. Ha numerosi interessi, tra i quali la letteratura scientifica, il cinema e la musica d’autore.

La sua e-mail è andrea.giotti@tin.it, la sua pagina su Facebook è http://facebook.com/giotti68, quella su Twitter è http://twitter.com/andreagiotti68, ed il suo canale YouTube è http://www.youtube.com/channel/UCM3YZaF_JDdyc7_ZM4RC1tg.

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