4 o 5 piccole cose che avrei sempre voluto sapere sulla politica
Ciò che leggerete è riferito alla politica statunitense, ma potrebbe essere quella di tutti i Paesi del mondo, in quanto le logiche che governano le linee di condotta in campagna elettorale sono praticamente le stesse. Chi avrà il coraggio e la determinazione di portare a termine la lettura, sicuramente avrà fatto un importante passo avanti per godere di una visione del mondo politico che esula dalla consueta propaganda che ha portato al degrado etico e morale della società in cui viviamo.
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4 o 5 piccole cose che avrei sempre voluto sapere sulla politica
Se essere ambientalisti senza impegnarsi in politica equivale a dedicarsi al giardinaggio, allora fare politica senza impegnarsi in un’organizzazione equivale a fare il tifo dagli spalti. Scendete in campo.
Perché le elezioni americane sono un vero e proprio circo, e cosa si può fare per cambiare questa situazione.
Il mondo intero ha gli occhi puntati sulle elezioni di medio termine statunitensi, e a ragione. Al momento, tutto lascia pensare che i Democratici otterranno una vittoria schiacciante e trasformeranno Trump in un “anatra zoppa”.

Per chi non conoscesse questa espressione americana, i Democratici si apprestano a sferrare a Trump una raffica di pallini che rischia di paralizzarlo parzialmente. Sarà quindi del tutto incapace di aiutare ad allevare i suoi anatroccoli a casa sua. Questo animale ferito si concentrerà quindi sull’unica cosa di cui è ancora capace: fare a pezzi altre anatre. Oppure, per usare il gergo politico, Trump sarà incapace di portare a termine qualsiasi cosa sul piano interno e si concentrerà quindi esclusivamente sulla politica estera.
Consideriamo innanzitutto le atrocità che la politica estera di Trump ha già commesso, come:
a) l’uccisione di 1.800 neonati a Cuba con l’obiettivo di infliggere tanta sofferenza alla popolazione da costringerla a sottomettersi al controllo imperialista statunitense
b) l’operazione militare in Venezuela volta a rapire il suo presidente per poi “governare” il Paese a distanza da Washington
c) la formazione di un’alleanza volta a riaffermare il controllo imperiale totale sulle Americhe, alleanza in cui i trafficanti di droga sembrano dei santi al confronto con i governi statunitense e israeliano, e tutto ciò senza dimenticare
d) il crimine supremo in corso, il genocidio contro il popolo palestinese, né
e) il crimine internazionale più grave, la guerra di aggressione illegale contro l’Iran. Altri crimini di guerra, come
f) il bombardamento della Nigeria a Natale oppure
g) i bombardamenti in corso in Somalia,
Causano meno vittime innocenti, ma continuano comunque a massacrare persone
Definite, per usare un eufemismo, “operazioni militari speciali” (o qualunque sia il termine utilizzato da Israele),
h) Le guerre di aggressione contro il Libano e lo Yemen figurano, o dovrebbero figurare, nell’atto d’accusa contro l’amministrazione Trump. E si tende a dimenticare facilmente, nonostante siano trascorse più di 24 ore da quando Trump è tornato in carica, che
i) Il massacro in Ucraina continua, nonostante, in uno dei rari casi in cui Trump abbia detto la verità, egli sia in grado di porvi fine nel giro di un giorno.
Con tutti questi scheletri ancora insanguinati nell’armadio, è preoccupante rendersi conto che, se i Democratici dovessero vincere queste elezioni di medio termine, l’amministrazione Trump rischierebbe di uccidere e rovinare ancora di più la vita a molte persone in tutto il mondo. Forse dovremmo sperare che vincano i Repubblicani, affinché Trump possa concentrare almeno una parte della sua attenzione sulle politiche economiche, sull’immigrazione e sulla repressione negli Stati Uniti, dove il numero delle vittime sarà senza dubbio nettamente inferiore?
Ma è un po’ come preferire una morte rapida a una lenta tortura, senza prendere in considerazione la terza opzione: una vita lunga e felice.
I cittadini del mondo, osservando la patria del loro imperatore, potrebbero innanzitutto chiedersi perché il partito di opposizione, se dovesse sconfiggere il partito al potere e assumere il controllo del potere legislativo, non porrebbe un freno al capo del potere esecutivo, a lui pari in termini di potere, Donald Trump, che combattono così strenuamente. Il che mi porta al primo punto che avrei voluto sapere da sempre sulla politica americana.
1) Negli Stati Uniti esiste un solo partito, il Partito della Proprietà, con due ali di destra: i Democratici e i Repubblicani¹
In altre parole, gli Stati Uniti sono uno Stato monopartitico, ma con quella stravaganza tipicamente americana ne abbiamo due.² Ciò deriva dal fatto che il “Partito” democratico e il “Partito” repubblicano non sono veri e propri partiti politici. Almeno, non nel senso in cui li intende il resto del mondo, ovvero come organizzazioni politiche dotate di elenchi di iscritti, quote associative, un’ideologia comune, una disciplina interna, ecc. Al contrario, questi “partiti” non sono altro che le due ali di destra del Partito della Proprietà Invisibile, dediti a sostenere e far rispettare i diritti di proprietà, proprio mentre questa forma parassitaria di capitalismo può rivelarsi letale per il suo ospite, ovvero noi.
La classe dirigente americana è ampiamente unanime su questo punto – sebbene alcuni membri dissidenti a volte facciano notare questo parassitismo e cerchino di ridurlo, oppure riconoscano che una rete di sicurezza sociale è il premio assicurativo che i ricchi pagano per mantenere la testa sulle spalle e al riparo dalle frecciate, e che questi pagamenti non devono essere trascurati – ma non su tutto. Alcuni ritengono che le persone transessuali siano esseri umani, altri non sono d’accordo.
Alcuni ritengono che un uomo invisibile e onnipotente imponga una lunga serie di restrizioni relative agli organi genitali, oppure che svolga parallelamente l’attività di agente immobiliare offrendo appezzamenti di terreno appartenenti ad altri, mentre altri rifiutano questa interpretazione. Alcuni ritengono che il potere di rivendicare la proprietà (“possedere” terreni, fabbriche, tecnologie, il lavoro di altri esseri umani, ecc.) dovrebbe essere assoluto, o almeno collocarsi a metà strada tra il diritto divino del re e il controllo di un signore feudale sul proprio feudo, mentre altri ritengono che la maggioranza della popolazione dovrebbe disporre di un diritto di voto minoritario sulle modalità di gestione della proprietà (compresa la maggior parte delle ore quotidiane trascorse al lavoro).
Ma soprattutto, la classe dirigente americana è ancora divisa sulle sottigliezze della politica economica. I banchieri apprezzano in genere le politiche volte a rafforzare la moneta (il che facilita l’acquisto di attività estere), mentre i proprietari di fabbriche che esportano prodotti nel resto del mondo preferiscono una moneta debole (il che permette loro di competere meglio con i concorrenti stranieri sul piano dei prezzi). Gli imprenditori che vendono principalmente sul mercato interno apprezzano i dazi doganali (a meno che non dipendano da componenti importati), al contrario di quelli che vendono su un vasto mercato estero (e temono ritorsioni tariffarie).
Pertanto, come spiega Tom Ferguson, i proprietari del Paese formano blocchi con i loro pari che condividono preferenze simili in materia di politica economica, e questi blocchi sostengono l’una o l’altra ala di destra del “Partito della proprietà” alle elezioni, nella speranza di ottenere le politiche che essi propugnano. (Molto spesso, questi blocchi finanziano entrambe le ali di destra, per evitare di farsi nemici e per tenersi aperta una porta verso l’ala vincente nel caso in cui la loro ala preferita dovesse perdere.)
La politica americana è quindi l’arte di convincere la maggioranza dell’elettorato di massa – la maggioranza dei cittadini che possiede un patrimonio irrisorio – a votare per uno dei candidati preferiti dall’elettorato effettivo, ovvero i due blocchi di proprietari che dispongono di un patrimonio significativo e che finanziano le campagne elettorali. Questa è la regola d’oro di Ferguson:
«In politica, si ottiene ciò per cui si paga. O, per essere più precisi, qualcun altro ottiene ciò per cui paga».
In altre parole, poiché l’elettorato di massa, cioè noi, non finanzia le nostre elezioni – che costano decine di miliardi di dollari non otteniamo ciò che vogliamo. L’elettorato effettivo, ovvero i proprietari del Paese, ottiene ciò che vuole, poiché è lui a finanziare le elezioni. (E lo stesso vale per le attività di lobbying.)
Ma è il modo in cui funziona che è più interessante. E il meno deprimente – a lungo termine. Tutto inizia dal modo in cui la maggior parte di noi percepisce la propaganda elettorale per la quale i nostri padroni spendono decine di miliardi a ogni elezione: per noi è denaro sprecato, ma riesce comunque a convincere altre persone.
2) La cattiva notizia è che la maggior parte delle persone non capisce nulla di politica. La buona notizia è che la maggior parte delle persone non capisce nulla di politica
Molte persone di sinistra potrebbero trovare questa affermazione scioccante, come se avessi appena definito il popolo americano un branco di idioti. Ma non è affatto così. Come ha precisato Gore Vidal, le persone non sono stupide, sono ignoranti. La distinzione è fondamentale, perché fa la differenza tra una capacità di riflessione intrinsecamente insufficiente e una mancanza temporanea e sanabile di una sola cosa: l’informazione.

L’ignoranza non deve essere considerata un insulto, né qualcosa di vergognoso. Se così fosse, saremmo tutti coperti di vergogna dalla nascita alla morte, poiché iniziamo la nostra vita come neonati ignari di tutto e poi, dopo un’intera vita dedicata all’apprendimento, moriamo di vecchiaia, ancora all’oscuro di oltre il 99,999% delle conoscenze esistenti. Il campo della conoscenza è immenso ed è impossibile padroneggiarne più di una minuscola frazione, indipendentemente dai nostri sforzi (e dalla nostra virtù). Einstein è morto ignorando il 99,999% delle cose, e la maggior parte di noi morirà ignorando più del 99,999%.
Del resto, chi può stabilire quali conoscenze siamo moralmente tenuti ad acquisire e quali possiamo ignorare senza commettere peccato? Sono virtuoso perché ho dedicato innumerevoli ore della mia vita allo studio della politica? E che dire delle innumerevoli ore dedicate all’acquisizione di conoscenze sul football americano: mi fanno guadagnare o perdere punti di virtù?
Mi vengono applicate delle penalità per non sapere nulla di rugby e cricket, di chimica dei solidi e di fisica dei liquidi? Anche in campo politico, sono quasi del tutto all’oscuro della stragrande maggioranza degli argomenti: dai dibattiti politici fondamentali della dinastia Qing alle argomentazioni contraddittorie degli intellettuali pubblici più influenti del Paraguay di oggi, e molte altre cose ancora, il cui elenco completo richiederebbe settimane per essere redatto. Mi piacerebbe che si avesse la cortesia di non condannarmi per la mia ignoranza, e quindi non vedo come potrei vantarmi delle poche conoscenze di cui dispongo.
Se state leggendo queste righe, probabilmente fate parte dell’“élite” in materia di conoscenze politiche: vi collocate sicuramente nel 90° centile di tali conoscenze, e senza dubbio più vicini al 99°. Non è una lusinga, è una valutazione seria. Ricerche approfondite e rigorose su ciò che gli americani sanno e non sanno in materia di politica risalgono a tre quarti di secolo fa e tracciano un quadro chiaro e ampiamente coerente. 3 Nel linguaggio delle scienze sociali, i livelli medi di conoscenza politica sono molto bassi, ma le disparità sono significative. In altre parole, la maggior parte delle persone non sa nulla di politica, ma una minoranza ne sa molto.
Puoi considerare un complimento il fatto che tu, caro lettore, faccia parte di questa minoranza. Ma bisognerebbe condividere questi onori con il tizio al bar che possiede una conoscenza enciclopedica del baseball, la vicina il cui passatempo consiste nel leggere tutto ciò che le capita a tiro sulla storia degli Aztechi, e così via, finché non ci rendiamo conto che siamo praticamente tutti sul podio.
Per dirla in modo meno lusinghiero ma non per questo meno esatto, voi ed io siamo degli eccentrici animati da un interesse ferocemente intenso per la politica. La stragrande maggioranza dei nostri coetanei possiede solo una minuscola frazione delle conoscenze che animano noi due e che plasmano la nostra visione politica del mondo. La maggioranza non condivide realmente una visione politica (ideologia) degna di questo nome. Per riprendere la narrazione iniziale di The Big Short, sì, sanno ripetere qualche frase fatta per non passare per idioti, ma questo è più o meno tutto.
Le implicazioni sono gravi: abbiamo a che fare con una popolazione politicamente ignorante.4 Ciò significa che dobbiamo innanzitutto compiere uno sforzo colossale per educare i nostri pari, informandoli sulla politica. Ovvero far loro comprendere appieno perché è così importante e perché dovrebbero lottare al nostro fianco. Peggio ancora, le nostre conoscenze politiche agiscono come un flagello: il “pregiudizio della maledizione della conoscenza”, che ci porta a supporre senza nemmeno pensarci che gli altri sapessero già tutto ciò che noi abbiamo finito per imparare sulla politica, il che distorce la nostra percezione dell’altro e complica il nostro compito di formarli e convincerli a unirsi a noi.
Per ragioni molto diverse, i primi ricercatori nel campo dei sondaggi d’opinione hanno provato più o meno lo stesso scoraggiamento. James Stimson ha scritto
che «[è] difficile sopravvalutare l’evidenza dell’ignoranza del pubblico, difficile esprimere la disperazione iniziale dell’analista quando scopre ciò che la gente comune non sa».
Questi politologi americani, nel pieno della Guerra Fredda, si aspettavano di trovare numerose prove dell’eccellenza politica degli Stati Uniti per controbilanciare i vizi sovietici. Dopotutto, coloro che soffrivano sotto il giogo del comunismo dovevano essere degli automi ignoranti e, dopo il loro quotidiano lavaggio del cervello, l’unico pensiero rimasto nelle loro menti di immacolata purezza doveva essere la linea ufficiale del partito di quel giorno. Il contrario, ovviamente, vale per i pochi fortunati che hanno il privilegio di vivere nel paese della libertà, culla (o luogo di rinascita) della democrazia e paese prediletto del dio abramitico: gli Stati Uniti. Qui, senza dubbio, i politologi troverebbero soggetti politici indipendenti e ben informati, che conoscono bene i fatti politici fondamentali e i dibattiti ideologici del momento, e che attingono alle loro notevoli riserve di conoscenza politica per prendere decisioni di voto razionali ogni due anni.
Ciò che hanno scoperto, invece, è stato perfettamente sintetizzato da Scott Althaus:
“Se l’ignoranza è felicità, allora la ricerca della felicità sembra davvero concreta nella società americana”.
Questa inquietante scoperta ha spinto i politologi a intraprendere una ricerca durata diversi decenni per spiegare in che modo la democrazia capitalista negli Stati Uniti sia realmente e fondamentalmente democratica nonostante l’80% dei suoi cittadini sia talmente ignorante in materia di politica da non essere nemmeno in grado di definire le due ideologie dominanti negli Stati Uniti, il liberalismo e il conservatorismo. Ciò ha portato a ogni sorta di assurdità, molte delle quali persistono ancora oggi. Noi, membri della minuscola sinistra americana e i nostri omologhi in tutto il mondo, non possiamo permetterci una comprensione distorta.
Tanto più che l’ignoranza politica dell’opinione pubblica americana è la nostra unica speranza. (E sì, davvero! Ne parlerò più nel dettaglio in seguito. Ma per ora, provate semplicemente a immaginare quanto la situazione potrebbe essere ben peggiore se tutto ciò che fa il governo americano fosse ampiamente noto e pienamente compreso dalla popolazione e se, di conseguenza, la litania di crimini di guerra e contro l’umanità – che conosciamo bene – fosse consapevolmente sostenuta dalla maggioranza delle persone che vivono negli Stati Uniti.) E conoscere il livello reale e minimo di consapevolezza politica negli Stati Uniti può rivelarsi molto istruttivo. Ad esempio, quando i sostenitori della destra o i baizuo riprendono questo meme ispirato a una vignetta umoristica e accusano di ipocrisia un attivista di sinistra perché non è privo di mezzi, o perché un’organizzazione di sinistra non è composta esclusivamente da membri della classe operaia provenienti da minoranze etniche:

In altre parole, data la diffusa ignoranza politica, cosa ci si può aspettare? Una fata della conoscenza che sussurri all’orecchio di ogni membro della classe operaia, mentre dorme, i tre volumi de Il Capitale, affinché si svegli dotato di una conoscenza approfondita dell’anticapitalismo? Vedranno forse il loro conduttore televisivo preferito spiegare perché il capitalismo è un fallimento e deve essere sostituito da un’economia pianificata democratica? O forse è piuttosto che chi ha la fortuna di frequentare l’università ha molte più possibilità di acquisire queste conoscenze? Perché, dopotutto, in cosa consiste l’oppressione delle persone di colore e della classe operaia, se non, in parte, nella negazione dell’istruzione e del tempo libero necessari per assimilare una visione del mondo di sinistra, in un paese in cui queste conoscenze (come tante altre, dalla grammatica quechua alla storia russa) richiedono sia istruzione che tempo libero?
3) Una minoranza governa la maggioranza attraverso l’opinione pubblica5
“Come un fantasma ma questa volta proveniente dal futuro –, ho cercato di spiegare al club della stampa [di Washington] ciò che stanno facendo senza rendersene conto. Cito, ancora una volta, David Hume: Una minoranza può controllare la maggioranza solo attraverso l’opinione. Nel XVIII secolo, l’opinione veniva diffusa dai pulpiti e dalle aule scolastiche. Oggi, i media sono lì per trasmetterci un’opinione fabbricata nelle redazioni di quei grandi gruppi un tempo nazionali, ora internazionali – che controllano le nostre vite.
“Naturalmente, il mio pubblico ha interpretato quelle parole come una cupa teoria del complotto. In seguito, mi è stato chiesto se pensassi davvero che Kay Graham e Larry Tisch dettino alle redazioni del Washington Post e della CBS cosa devono dirci. Ho risposto: ‘Sì, certo, lo fanno di tanto in tanto, ma nella pratica quotidiana non hanno nemmeno più bisogno di dare istruzioni, perché tutti coloro che lavorano per loro condividono esattamente lo stesso punto di vista sulle questioni economiche che contano davvero’. Ho persino accennato all’innominabile: la classe dirigente. Ho sottolineato che i membri di questa élite che non sono destinati a ereditare una fortuna vengono mandati, come Bush ad Andover e io a Exeter, in due istituti riservati a studenti relativamente brillanti.“
Coloro che erediteranno una fortuna (ad esempio il defunto Nelson Rockefeller) frequentano Groton o St. Paul’s, dove, per evitare che da adulti diventino dissoluti e spendaccioni, vengono istruiti in passatempi utili, come la filatelia o il collezionismo. Questo tipo di educazione garantisce che tutti coloro che l’hanno ricevuta tenderanno a pensare allo stesso modo. I pochi che escono dai ranghi sono – cosa, se no? – scandalosi. In ogni caso, l’indottrinamento impartito nelle sole scuole preparatorie è generalmente più che sufficiente a creare un’uniformità di opinione all’interno della classe dirigente in materia di diritti di proprietà. Poiché il nostro Stato corporativista è cinico-democratico, i carrieristi della classe media disposti a stare al gioco trovano sempre un impiego”. Gore Vidal, The Last Empire
Questo riassume bene la situazione. Hume ne aveva colto l’essenza secoli fa, e Vidal l’ha attualizzata per la nostra epoca.
Per maggiori dettagli, ho scritto un intero libro sui vari aspetti del modo in cui una minoranza controlla la maggioranza attraverso l’opinione pubblica, intitolato La fabbrica del consenso 2: questa volta con un’aggiunta sulla psicologia, poiché a quanto pare molti di voi non avevano compreso che il primo libro presentava un’argomentazione strutturale, e non una teoria del complotto, e ritengo che la ragione di ciò fosse una teoria psicologica popolare, tacita e molto errata.
Beh, questo non è il titolo vero e proprio, che avrebbe dovuto essere «Il legno storto e il ramo spezzato: la mano invisibile sul mercato americano delle idee» essendo la nostra natura umana evoluta il legno storto, che unisce le capacità innovative e globali di cooperazione a un tenace egoismo residuo, e i media come caos frammentato di un quarto ramo del governo.
È importante, perché una comprensione errata dei meccanismi attraverso i quali pochi governano la maggioranza può condurci in un vicolo cieco. Ad esempio, se la maggioranza non fosse realmente governata da quei pochi che usano il proprio potere per plasmare l’opinione pubblica e se, al contrario, la maggioranza si limitasse a perseguire il proprio interesse personale, acconsentendo consapevolmente a essere governata da una manciata imperiale per approfittare dei benefici e delle briciole concesse agli “aristocratici del lavoro”, – allora gli Stati Uniti sarebbero semplicemente una causa persa, e l’unica mossa sensata per i pochi americani che hanno accumulato conoscenze sufficienti per diventare anti-imperialisti sarebbe quella di andare in esilio. La politica negli Stati Uniti sarebbe allora un epifenomeno insignificante. Quindi smettete di leggere e andate in Messico.
Ma non è l’interesse materiale degli americani (che essi percepiscono in un modo o nell’altro molto chiaramente, senza intermediari) a spingerli a “sostenere” l’impero americano e le incommensurabili violenze militari ed economiche che esso infligge in tutto il mondo. La grande maggioranza ha solo una vaga idea della portata della violenza militare dell’impero e praticamente nessuna conoscenza della violenza economica. Non possono “sostenere” l’impero più di quanto io possa “sostenere” la squadra rossa di uno sport di cui non so nulla, i cui membri appartengono a una specie aliena sconosciuta su un pianeta lontano di cui non so nulla. Il “sostegno” della maggioranza dell’opinione pubblica americana all’impero ha tanto senso quanto se io gridassi “Forza i Rossi!”
Si potrebbe ipotizzare che, se una maggioranza negli Stati Uniti fosse ben informata in materia di politica, potrebbe sostenere l’impero per una serie di ragioni. Ma la tua ipotesi vale quanto la mia, ovvero che una maggioranza si opporrebbe all’impero. (In realtà, la mia ipotesi è migliore.) L’unico modo per saperlo sarebbe che l’opinione pubblica americana disponesse delle informazioni necessarie per formarsi un’opinione, e finora è evidente che non ha avuto accesso alle informazioni richieste.
La discrepanza in politica estera: ciò che gli americani vogliono dai nostri leader ma non ottengono (In Inglese)
È colpa dei media, idiota. E del sistema educativo, del mito nazionale, della “saggezza” convenzionale trasmessa dai genitori e dai coetanei, delle chiese e di tutte le altre istituzioni incaricate di diffondere l’informazione politica alla popolazione. È attraverso questi canali che una manciata di membri della classe dirigente controlla la maggioranza.
Qui abbiamo bisogno di una sintesi tra materialismo e idealismo, di un idealismo materialista. L’informazione, le idee, le credenze, le conoscenze registrate nei nostri cervelli, nei nostri libri e nei nostri dischi rigidi: tutto ciò che costituisce il pensiero umano è materiale, cioè sempre materializzato in un substrato fisico. Non fluttua nell’etere, né aspetta che andiamo ad attingerla dalla sfera spirituale. L’informazione non è dotata di ali che le consentano di raggiungere da sola il nostro cervello.
L’informazione è fisica, materiale e deve essere trasmessa per essere condivisa. Di conseguenza, se vogliamo avere successo in politica (o, come diceva Mao, convincere più persone a sostenerci e meno a opporsi a noi), dobbiamo trasferire gran parte di queste stesse informazioni dalle nostre menti, che ci portano a credere ciò che crediamo in materia di politica, alle menti di diversi milioni di altre persone.
In altre parole, per spezzare la morsa delle élite al potere sulla maggioranza è necessario liberare le minoranze dal controllo esercitato su di loro, sulle loro opinioni, sul loro pensiero e sulle loro visioni politiche del mondo, costruite a partire da innumerevoli elementi di informazione politica che sono stati loro trasmessi dai media e da altre istituzioni. E ciò che conta ancora di più nella costruzione delle loro visioni politiche del mondo sono gli innumerevoli elementi di informazione politicamente rilevanti che non sono stati loro trasmessi dai media.
È proprio questa realtà a giustificare l’applicazione della regola d’oro di Ferguson. Un sistema logistico destinato a trasmettere informazioni politicamente rilevanti dal loro luogo di origine (capitali, campi di battaglia, sale riunioni, ecc.) alle menti di centinaia di milioni di persone sparse ai quattro angoli del mondo non può nascere dal nulla, né generare il denaro necessario a retribuire le innumerevoli persone che compongono questo sistema logistico: i media d’informazione, dai giornalisti e caporedattori agli ingegneri che sviluppano l’infrastruttura della rete, passando per i postini che trasportano le informazioni su lunghe distanze. Se non pagate, non otterrete ciò che volete. Sono coloro che pagano realmente che otterranno ciò che vogliono.
E ciò che vogliono è stato descritto molto bene da George Carlin, qui: una popolazione di lavoratori docili, in grado di far funzionare l’economia e sufficientemente informata da avere l’impressione di partecipare alla vita politica in qualità di elettori, ma mantenuta in una condizione di ignoranza tale da non poter mai formarsi opinioni che i propri leader potrebbero trovare scomode.
Gore Vidal aggiungerebbe:
“Probabilmente è per questo motivo che la geografia non è stata più insegnata [nelle scuole americane] dal secondo dopoguerra: per mantenere la gente all’oscuro dei luoghi in cui facciamo saltare tutto in aria”.
Che stiate leggendo *Manufacturing Consent 1* di Herman e Chomsky, o il mio *Manufacturing Consent 2*, ricordate questo: una cospirazione consapevole e organizzata non costituisce necessariamente un elemento indispensabile per spiegare perché i media americani funzionino come un sistema di propaganda. In realtà, è improbabile che un complotto come quello descritto di seguito possa realmente esistere: una cricca organizzata di cospiratori che riunisce i vari proprietari dei grandi gruppi mediatici, gli alti funzionari politici e i capitalisti più ricchi e politicamente più impegnati.
Media-Control (In Inglese)
Conoscono tutta la verità (ovvero le notevoli quantità di informazioni accumulate dagli attivisti di sinistra che li hanno resi tali, in particolare informazioni sulla sofferenza e sulla morte causate dall’impero, sui gravi problemi inevitabilmente generati dall’impero, sulle alternative politico-economiche preferibili, ecc.), ma scelgono comunque di aderire a ciò che identificano come menzogne e di diffondere tali menzogne il più ampiamente possibile, il tutto per massimizzare il proprio interesse a scapito della sofferenza altrui.
È molto probabile che anche loro siano ignoranti. Oppure, come si dice negli Stati Uniti, credono alle loro stesse sciocchezze.
4) Gli esperti di politica statunitensi tendono ad essere degli idioti.
In un affascinante studio in cui è stato chiesto ad alcuni esperti di politica di formulare previsioni su un arco di diversi anni, per poi valutare l’accuratezza di tali previsioni anni dopo, l’autore ha riscontrato qualcosa di sconcertante:
«una relazione inversamente proporzionale tra i risultati ottenuti dagli esperti in base ai nostri indicatori scientifici di buon giudizio e l’attrattiva che tali esperti esercitano sui media».
È un modo accademico di dire
“Più gli esperti di politica sono incapaci nel loro lavoro, che consiste nel capire come funziona il mondo, più è probabile che vengano messi in primo piano dai mass media per diffondere la loro stupidità a milioni di persone”.
Questa osservazione non ha lo scopo di chiarire le cose a te, caro lettore, dato che sei già qui. Ma è rivolta a quelle povere anime ignoranti che sottopongono il proprio cervello alla televisione nel tentativo, destinato al fallimento, di informarsi sulla politica: i più noti esperti politici di solito si sbagliano. E si sbagliano in un modo che per noi rappresenta un’ottima notizia.
Ad esempio, forse conoscete qualcuno che subisce regolarmente una lobotomia non invasiva a causa dei telegiornali. Se è orientato verso il liberalismo o la sinistra, probabilmente gli sono state presentate informazioni fuorvianti e parziali sull’opinione pubblica americana, portando a una forte e errata convinzione secondo cui gli Stati Uniti siano un paese fondamentalmente di destra o conservatore. «Trump, Trump è stato eletto due volte, non lo sapevi?» Quale conclusione trarre da questa premessa errata? La nostra preferenza politica o la nostra scelta di candidato non deve essere troppo a sinistra, perché ciò susciterebbe l’opposizione della maggioranza conservatrice e verremmo sicuramente sconfitti!
Proprio come le vittime dei media mainstream si lasciano spesso ingannare dalle assurdità frutto della fantascienza politica, come l’immaginario “elettore mediano”. Si tratta di una fantasia secondo cui tutti i cittadini americani avrebbero un’ideologia politica e sarebbero distribuiti secondo una distribuzione naturale, o curva a campana, su uno spettro ideologico sinistra-destra. (Di seguito, figura a sinistra.) In una dimensione parallela in cui ciò potesse effettivamente essere vero, significherebbe che la maggior parte delle persone è «centrista» o «moderata» e che, per vincere le elezioni, i candidati dovrebbero quindi attenersi al centro ideologico, lontano dagli estremi di destra o di sinistra.
Nel nostro mondo, tuttavia, coloro che possiedono conoscenze politiche sufficienti per essersi forgiati un’ideologia coerente costituiscono una minoranza, e anche questa minoranza non si distribuisce naturalmente lungo un immaginario spettro sinistra-destra. Se si considerasse l’insieme degli elettori aventi diritto al voto e si combinasse la distribuzione delle opinioni su tutte le questioni che compongono lo spettro sinistra-destra, non si otterrebbe una curva a campana con un picco moderato al centro, ma una curva simile a quella di un elettrocardiogramma che si dirama in tutte le direzioni. Ciò non ci chiarisce affatto quali siano gli orientamenti politici e i candidati che saranno sicuramente respinti dalla maggioranza.

Eppure, gli “esperti” politici negli Stati Uniti continuano a ripetere le stesse assurdità. Il problema è sostanzialmente lo stesso che, diversi decenni fa, aveva osservato Philip Converse, uno dei primi ricercatori nel campo dell’opinione pubblica:
«Un membro di questa minuscola élite che commenta pubblicamente le correnti politiche […] trascorre la maggior parte del suo tempo a scambiare opinioni informali sulla politica con altri membri dello stesso ristretto gruppo», e ritiene così di comprendere «come si evolve l’“opinione pubblica” e cosa significhi tale cambiamento, per poi generalizzare senza difficoltà queste osservazioni all’intero grande pubblico».
Il che non ha alcun senso, una volta che ci si rende pienamente conto dei livelli medi di conoscenza politica allarmanti negli Stati Uniti e del fatto che questa grande disparità è dovuta a una minoranza molto informata che vive nella propria bolla.
Citerò solo un esempio, purtroppo piuttosto rappresentativo: il contributo di Fareed Zakaria, della CNNall’articolo “Woke 1 era pazzesco” di oggi. (Se leggete questo articolo una o due settimane dopo la sua pubblicazione, probabilmente dovrete cercare “Woke 1 was crazy”. Anzi, meglio di no: non ne vale proprio la pena.) Zakaria scrive che
«La risposta progressista consiste nell’affermare che i Democratici possano risolvere il problema adottando una linea più populista sul piano economico — prendendosela con i miliardari, aumentando le prestazioni sociali e conquistando così la classe operaia. Ma queste idee non attraggono affatto la classe operaia stessa».
Wow, Fareed, questa è un’affermazione davvero provocatoria: ci mostri le prove! Sicuramente dispone di dati di sondaggi sorprendenti che dimostrano che il populismo economico è impopolare tra la classe operaia. Sarebbe una novità per me, quindi le sarei grato se potesse colmare la mia ignoranza.
Ma ecco la frase successiva, quella che ne costituisce la prova:
“Un sondaggio Pew mostra che, tra i democratici, il 41% dei laureati dichiara di apprezzare i politici che si definiscono socialdemocratici, contro solo il 26% dei non laureati. Anche i democratici con redditi elevati sono molto più favorevoli ai socialdemocratici rispetto a quelli con redditi modesti, con una percentuale del 40% contro il 24%”.
Oh, perbacco, Fareed, questo non dimostra altro che una preferenza per un’etichetta senza nemmeno averne prima valutato il grado di notorietà: ciò che le persone dicono di provare nei confronti di termini che la maggior parte di loro non saprebbe definire con precisione. Se, da quasi tre quarti di secolo, i sondaggi d’opinione rivelano che solo un cittadino americano su cinque è in grado di definire con precisione i termini “liberale” e “conservatore”, quale percentuale, secondo lei, è in grado di definire il “socialismo democratico”? Glielo dirò io, Fareed: ben al di sotto del 20%, dato che “liberale” e “conservatore” sono i due poli ideologici fondamentali della politica americana, e che il “socialismo democratico” si colloca chiaramente al di fuori di questo spettro.
Fareed, in breve: apprezza o no i politici che si definiscono “lacchè della sinistra bianca”? La sua risposta rivelerà le sue reali preferenze tanto quanto questo sondaggio ci rivela l’ideologia del pubblico americano.

Il resto di questo editoriale è tipico degli “esperti” politici americani. Esiste un legame fondamentale con la realtà (in questo caso specifico, la maggior parte degli americani comuni, poco politicizzati, non riflette sulle questioni sociali e culturali allo stesso modo degli attivisti politici in possesso di un titolo di studio superiore), ma nel complesso le loro argomentazioni distorcono notevolmente la realtà per adattarla a un’ideologia conservatrice (in questo caso, l’idea che le politiche economiche di sinistra o il “populismo economico” non consentano di vincere le elezioni).
I Democratici hanno trascorso anni a sognare una rinascita della classe operaia. Il presidente Joe Biden ha messo in campo lo sforzo più significativo degli ultimi decenni per conquistarne il sostegno sul piano economico. La sua amministrazione ha investito centinaia di miliardi di dollari in infrastrutture, fabbriche, energie pulite e semiconduttori, gran parte dei quali è stata destinata a contee repubblicane. Eppure, alle elezioni successive, nel 2024, Donald Trump ha conquistato i voti degli elettori senza titolo di studio universitario e di quelli con un reddito inferiore a 50.000 dollari, guadagnando al contempo consensi tra gli elettori ispanici e afroamericani della classe operaia.
Negli ultimi 30 anni, i Democratici si sono spostati verso sinistra sul piano economico Obama era più a sinistra di Clinton, e Biden più a sinistra di Obama e, nello stesso periodo, la classe operaia ha progressivamente voltato le spalle al partito.
L’intellettuale conservatore G.K. Chesterton ha osservato che la menzogna più oscura non è in realtà una menzogna, ma solo una mezza verità: la perfidia della menzogna risiede nella verità che essa esclude, e non nella falsità che diffonde. I commenti politici degli “esperti” nei media mainstream americani corrispondono perfettamente alla “menzogna più oscura” di Chesterton. La prima frase di Zakaria è vera, ma fuori luogo. I leader democratici possono sognare quanto vogliono, ma non sono disposti a perdere i grandi finanziatori che vogliono solo i voti della classe operaia, e non una politica a suo favore.
Seconda e terza frase: sì, è stata una vera sorpresa, dato che Biden aveva inizialmente governato con politiche economiche più di sinistra rispetto a quelle che ha sostenuto nel corso della sua carriera politica. Almeno all’inizio. Ma, fedele a se stesso, Biden ha ceduto all’ala destra del suo partito, riducendo il bilancio destinato alla prevenzione della catastrofe ecologica a circa la metà di quanto gli americani spendono ogni anno per i propri animali domestici, 6 ponendo fine a importanti progressi legislativi prima ancora della fine del suo mandato (il credito d’imposta per i figli che ha ridotto la povertà infantile a livelli storicamente bassi negli Stati Uniti) e smettendo di «corteggiare» la classe operaia nella seconda metà del suo mandato.
È vero che negli ultimi 30 anni i Democratici si sono spostati verso sinistra sul piano economico, ma questo fatto nasconde quanto (appena) sia stato tale spostamento e che, prima di questi ultimi 30 anni, i Democratici si erano fortemente spostati verso destra in materia di economia. L’ultima volta che i Democratici hanno goduto di un sostegno massiccio da parte della classe operaia, perseguivano una politica economica che oggi definiremmo «di estrema sinistra».
Se tralasciamo i nostri cosiddetti esperti, gli attivisti di sinistra americani devono porsi le domande giuste. Come riportare i Democratici a ciò che erano un tempo, ovvero il partito del New Deal? O forse è impossibile e occorre piuttosto creare un nuovo partito? La politica elettorale stessa è destinata al fallimento, è solo uno stratagemma o una fonte di corruzione, e abbiamo piuttosto bisogno di una rivoluzione? Dobbiamo organizzare questa rivoluzione in un modo o nell’altro, o basta semplicemente denunciare più apertamente e con più forza le menzogne del potere?
5) Le misure necessarie non corrispondono alla soluzione liberale che ci è stata insegnata ad adottare
È evidente che ciò che abbiamo fatto finora non funziona…
Usiamo un’arma più potente.

L’ideale liberale è davvero un ideale. È difficile immaginare un sistema moralmente superiore a quello in cui ciascuno gode della massima libertà compatibile con la massima sicurezza. Ciascuno condivide il potere politico in parti uguali, che viene esercitato direttamente attraverso il voto, ma essenzialmente esprimendo la propria verità nella sfera pubblica: in questo libero mercato delle idee, se la verità di ciascuno è realmente fondata, prevarrà, convincerà gli altri e sarà messa in atto da un rappresentante eletto.
Non è necessario aderire a un’organizzazione, partecipare a riunioni noiose e lavorare al fianco di persone che non condividono le giuste opinioni su tutto e mostrano ogni sorta di fastidiosi difetti. Peggio ancora: obbedire agli ordini. Che orrore! Le cellule della mia anima liberale si raggrinziscono letteralmente al solo pensiero di dover obbedire agli ordini di un’organizzazione politica! Certo, ogni giorno obbedisco agli ordini del mio capo al lavoro, ma ho scelto liberamente questo impiego piuttosto che vivere per strada e morire di fame. Fortunatamente, nell’utopia liberale, non ho bisogno di aderire a un’organizzazione politica imperfetta composta da membri imperfetti. Tutto ciò che devo fare è concentrarmi sul mio sviluppo personale ed esprimere la mia verità nel mercato delle idee. Il miracolo dell’aggregazione farà il resto, e potrò continuare a essere un individualista libero, non corrotto dal potere derivante da un’organizzazione politica. (Che, come tutti sanno, corrompe!)
Purtroppo per noi, non viviamo in un mondo liberale ideale. Il mondo reale se ne discosta sotto molti aspetti, ma la differenza principale risiede nell’assenza di una sfera pubblica o di un mercato delle idee funzionanti, poiché il nostro sistema mediatico non è adatto alla democrazia. Clifford Durr lo ha sintetizzato perfettamente affermando che
«L’idea più sensata espressa all’angolo di una strada, o persino in una sala pubblica, non può competere con l’idea più futile o velenosa sussurrata al microfono di un’emittente nazionale».
Oppure, per riprendere questa formula in una versione aggiornata, l’idea più sensata pubblicata online e vista solo da una manciata di persone non può competere con l’idea più futile o velenosa, spinta dagli algoritmi a raggiungere milioni di persone. Il giurista Stanley Ingber sottolinea il carattere illusorio della libertà di espressione quando la libertà di stampa è garantita solo a chi ne possiede una7.Promettere a qualcuno
«Il fatto che “non incorra in alcuna sanzione penale per le sue dichiarazioni” ha ben poco valore se non dispone di alcun mezzo efficace per diffondere le proprie opinioni. Un diritto che non può essere esercitato in modo significativo, dopotutto, non è affatto un diritto».
La libertà di espressione senza libertà di diffusione, o senza la possibilità di essere ascoltati e presi in considerazione, non vale granché. Anche nei paesi in cui la libertà di espressione non è tutelata dalla legge, ognuno è perfettamente libero di dire ciò che vuole purché si trovi da solo nella propria cella.
Ecco di nuovo Ingber, che ci risveglia dal nostro sogno liberale:
«[I]l mercato delle idee è imperfetto quanto il mercato economico. A causa di una dottrina giuridica consolidata e degli effetti inevitabili dei processi di socializzazione, delle tecnologie di comunicazione di massa e della distribuzione ineguale delle risorse, le idee che sostengono una struttura di potere o un’ideologia ben radicata sono quelle che hanno maggiori possibilità di essere accettate nel nostro mercato attuale. Al contrario, le idee che minacciano tali strutture o ideologie vengono ampiamente respinte dal mercato».
Pfff. Quindi non viviamo nell’ideale liberale. E adesso? Se dire la verità al potere non è la soluzione, e se esprimere la mia verità online raggiunge meno persone rispetto a salire su un palco improvvisato in una strada affollata, cosa fare? Non starete mica suggerendo di aderire al Partito Democratico, quel corruttore di Zio-ran Mamdani e di AOCIA, dove i movimenti di sinistra vengono guidati (o, come dicono molti di sinistra, condotti come pecore) verso una morte certa? Forse dovremmo piuttosto creare un terzo partito? Oppure la politica elettorale è solo un vicolo cieco, perché se votare potesse cambiare qualcosa, sarebbe illegale. Dovremmo quindi orientarci piuttosto verso l’aiuto reciproco, fornendo direttamente il nostro sostegno ai poveri, sull’esempio delle Pantere Nere o dell’Esercito della Salvezza?
No. Ritengo che dovremmo intraprendere tutte queste azioni, insieme e in modo coordinato, sotto la guida di un “Partito” (o “di un’organizzazione” ma preferisco “il Partito”). Presi singolarmente, ciascuno di questi approcci è disastroso.
Di per sé, l’aiuto reciproco non è altro che un cerotto neoliberista che svolge il lavoro di cui abbiamo disperatamente bisogno e che lo Stato neoliberista ha abbandonato, mantenendo al contempo a galla il sistema e prendendosi cura dei suoi membri più maltrattati. Alcuni hanno rinunciato completamente alla politica elettorale dopo la nostra sconfitta alle primarie del 2020 contro l’establishment democratico, rivolgendosi all’aiuto reciproco. Quali sono i risultati, sei anni dopo? Non c’è dubbio che molte persone in difficoltà siano state aiutate. Ma se questa strategia ha prodotto risultati politici significativi, a me sono sfuggiti (e sarei lieto di rimangiarmi le mie parole se i sostenitori dell’aiuto reciproco avessero discretamente creato una rete clandestina e fossero sul punto di dare il segnale e scatenare la rivoluzione).
Di per sé, la creazione di un terzo partito avrà molto probabilmente lo stesso successo degli altri partiti fondati nel corso dell’ultimo secolo. (Non mi riferisco agli esempi di relativo successo, come il Partito Libertario e il Partito dei Verdi, il cui potere è trascurabile, ma ai partiti di medio livello, il cui potere è tutt’altro che trascurabile, come il Partito Pirata americano, il Partito della Costituzione, il Partito Socialista della Libertà o il Partito della Libertà americano, oltre a molti altri di cui non avete mai sentito parlare.) Se volete conoscere i dettagli sordidi del fallimento sistematico dei partiti minori negli Stati Uniti, leggete questo. Oppure saltate i meccanismi giuridici immediati e continuate a leggere, poiché la causa ultima è identica a quella che spiega perché il Partito Democratico sia così pessimo e il Partito Repubblicano ancora peggiore.

Contrariamente a quanto possa sembrare, la miseria del Partito Democratico non è dovuta alla sua natura intrinsecamente malvagia, al costante intervento di Satana, né a una maledizione dei nativi americani. È difficile da credere, lo so. Si potrebbe obiettare che solo una possessione demoniaca potrebbe spiegare il comportamento dei Democratici. Come giustificare altrimenti la trasformazione di Alexandria Ocasio-Cortez, passata dallo status di «Che Guevara americano» a quello di «Delcy Rodríguez americana»?
Ma AOC stava davvero per diventare una Che Guevara? Non lo so, perché non l’ho mai esaminata davvero da vicino. Ho ascoltato i suoi discorsi elettorali, così come ciò che giornalisti e attivisti di sinistra dicono di lei, e ne ho concluso che sarebbe stata una delle migliori rappresentanti al Congresso. (Il che equivale a dire: una delle meno peggiori.) Ed è proprio quello che è diventata. Non mi sono mai spinto fino al punto di indagare sulla sua ideologia. Quali libri l’hanno influenzata di più? Di chi si fida in materia di politica economica e di chi in materia di politica estera?
Nessuno ha mai seguito l’esempio di Alexander Cockburn e gli ha posto la domanda decisiva: «Il tuo odio è sincero?» In altre parole: sei semplicemente una persona benevola, dotata di conoscenze politiche superiori alla media ma ancora insufficienti, che desidera mostrare gentilezza verso tutti e rendere il mondo un posto migliore, e per la quale basta seguire la propria coscienza? Oppure si è immerso nello studio della politica, sviluppando un’ideologia dalle solide fondamenta che descrive il mondo con precisione, al punto che le immense e inutili sofferenze di miliardi di persone la indignano e concentrano il suo odio su coloro che hanno il potere di porvi rimedio, ma lo usano invece per accumulare sempre più ricchezze? Se qualcuno le avesse posto la domanda, probabilmente avrebbe risposto come Ed Miliband, balbettando: «Io… io… non odio nessuno» (aggiungendo forse che anche i responsabili di genocidi meritano armi difensive.) Si sarebbe così rivelata una persona simpatica che segue la propria coscienza, ma che non ha ancora sviluppato una base ideologica affidabile.
«Le aziende sono persone, amici miei», disse un giorno Mitt Romney, piantando così un chiodo nella bara della sua campagna elettorale. Dimostrava una ridicola mancanza di sfumature, ma non aveva torto: perché sì, le aziende sono considerate persone giuridiche dai tribunali, ma soprattutto sono composte da persone. Esse sono le persone che le compongono. Lo stesso vale per il Partito Democratico: esso è costituito da persone. La domanda è: quali?
Si va dai grandi finanziatori e dai professionisti che questi retribuiscono per guidare il partito, fino alle masse popolari che si considerano democratiche perché lo sono i loro genitori, o perché i Democratici adottano la stessa posizione sull’unica questione che sta loro davvero a cuore. Per una ragione specifica o casuale, il termine “democratico” è diventato parte integrante della loro identità, il Partito Democratico il loro gruppo di appartenenza, e qualsiasi insulto o critica nei confronti dell’establishment del Partito Democratico viene percepita come un attacco personale. Queste masse costituiscono la giustificazione dell’importanza cruciale di ottenere il diritto di figurare su una scheda elettorale con la dicitura «democratico» accanto al proprio nome: decine di milioni di persone negli Stati Uniti voteranno solo per questo motivo, senza necessariamente sapere altro sul candidato.
In definitiva, il motivo per cui il Partito Democratico sembra perseguitato da questa essenza immutabile del male allo stato puro risiede proprio in coloro che ne sono i veri proprietari, ovvero il gruppo di investitori che finanzia la maggior parte delle spese necessarie al funzionamento del partito. Questi investitori selezionano i professionisti che guidano il partito, dai sondaggisti, agli esperti di marketing, agli addetti alle pubbliche relazioni, ai contabili, ai consulenti e agli avvocati specializzati in diritto elettorale, fino ai politici stessi.
Ed è chi paga la musica a scegliere la melodia: le persone assunte per costituire l’organico del partito e renderlo ciò che è vengono scelte in parte per la loro conformità ideologica. Il profilo ideale dei dipendenti, dall’addetto alle relazioni pubbliche al politico, è probabilmente quello di qualcuno totalmente privo di ideologia, le cui conoscenze politiche si limitano alla lettura del NYT o del WaPo, nonché alle biografie dei “grandi uomini” della storia degli Stati Uniti, che ha profondamente a cuore una o due questioni sociali su cui i Democratici assumono la posizione giusta, e la cui ignoranza su praticamente tutto il resto lo rende un bravo soldatino obbediente e privo di spirito critico.
Ecco con cosa abbiamo a che fare: con coloro che controllano il Partito Democratico, e non con il partito stesso. Sarebbe difficile prendere il controllo del partito? Certo che sì, cazzo! I suoi proprietari non vi rinunceranno perché lo impone loro la coscienza, e non si commuoveranno al punto da sottomettersi di fronte al fuoco ardente della nostra purezza morale. Il partito potrebbe essere strappato loro solo quando le loro dita saranno ormai fredde e ben morte.
Un esperimento mentale potrebbe illustrare meglio il mio ragionamento. Immaginiamo di riuscire nell’impossibile e di creare un terzo partito di sinistra che riesca a far conoscere il proprio nome e il proprio programma a centinaia di milioni di cittadini americani (in un modo o nell’altro). Coloro che controllano il Partito Democratico si congratulerebbero con noi e si ritirerebbero dalla vita politica augurandoci buona fortuna? Certo che no. Farebbero tutto il possibile per influenzare il nostro nuovo partito e rimodellarlo a loro immagine.
E lo farebbero attraverso le persone. La maggior parte dei poveri pensa che il denaro permetta di comprare cose belle come auto di lusso e grandi case, e questo basta alla loro immaginazione. Ma ciò che conta molto di più è che il denaro compra le persone: compra il loro tempo (la maggior parte delle loro ore di veglia), i loro sforzi, le loro competenze, la loro intelligenza. «Puta» è un termine dispregiativo usato per denigrare chi vende prestazioni sessuali. Curiosamente, l’inglese non dispone di un termine dispregiativo che descriva chi vende l’uso del proprio tempo, della propria mente e del proprio corpo (ad eccezione degli organi genitali, almeno nella maggior parte dei casi).
Assumerebbero persone per entrare a far parte del nostro partito, con l’obiettivo di riformarlo e sabotarlo. Persone che elaborino argomentazioni per spiegare perché il nostro nuovo partito debba orientarsi secondo i loro desideri, e persone che diffondano tali argomentazioni su una scala ben più ampia di quanto facciano i nostri. Persone che utilizzino la legge elettorale per impedire al nostro partito di figurare sulle schede elettorali.
Persone che alimentino la rabbia della destra contro il nostro nuovo partito, che puntino la loro macchina propagandistica contro di noi per dissuadere i potenziali simpatizzanti poco informati dal prendere in considerazione, anche solo per un secondo, l’idea di votare per noi. Accidenti, potrebbero persino assumere persone per lavorare all’interno dei gruppi di mutuo soccorso e distribuire propaganda anti-partito ad ogni pasto caldo. Potrebbero poi assumere altre persone dalla voce dolce e piena di empatia per negoziare con il nostro partito e raggiungere compromessi per porre fine agli attacchi contro di noi.
E ben presto il nostro terzo partito diventerebbe il Partito Democratico. È come passare dalla padella alla brace, perché il problema non risiede tanto in una cattiva energia del Partito Democratico quanto in coloro che lo controllano.
Allora, qual è la soluzione?
Siamo ancora in tanti, loro sono ancora pochi, e le catene che sembrano legarci possono ancora essere scrollate via come rugiada se ci ribelliamo insieme. L’unità, l’organizzazione e la disciplina sono ciò di cui abbiamo bisogno, e ciò che al momento ci manca.
La sinistra negli Stati Uniti è esigua e rappresenta solo una parte trascurabile della popolazione. È certamente possibile formarsi un’ideologia liberale o conservatrice semplicemente guardando il telegiornale della sera o leggendo gli articoli più popolari online. Ma per sviluppare un’ideologia di sinistra (come minimo anticapitalista e anti-imperialista), occorre dedicare innumerevoli ore all’acquisizione di informazioni rare tratte da libri, articoli, conferenze, conversazioni e, per alcuni, alla riflessione sulle proprie esperienze di vita.

È una brutta notizia, ma comprensibile se si considerano i proprietari dei media mainstream. Tuttavia, anche se tutti i media di informazione che raggiungono un vasto pubblico si allineano a una delle due ali di destra del “Partito della proprietà”, i sondaggi rivelano comunque l’esistenza di una maggioranza di quelli che potremmo definire “sinistroidi latenti” latenti negli Stati Uniti. Si tratta di cittadini poco informati sul piano politico, e quindi privi di una vera e propria ideologia in senso stretto, fortemente attratti da idee quali l’assistenza sanitaria universale, il rispetto del diritto internazionale, la riduzione delle disuguaglianze economiche e il fatto di non commettere massacri in tutto il mondo (sulle questioni sociali, i sondaggi rivelano un conservatorismo latente leggermente più marcato, ma la rapida evoluzione delle opinioni sull’omosessualità dimostra che le opinioni di destra sulle questioni sociali possono evolversi grazie a uno sforzo coordinato.)
Forse per ora siamo solo un piccolo gruppo, ma abbiamo un enorme potenziale di crescita. Se riuscissimo a far valere le nostre argomentazioni presso lo stesso numero di milioni di persone che sono esposte alle argomentazioni liberali e conservatrici, ci sono buoni motivi per credere che otterremmo un sostegno sufficiente.
Ma per riuscirci, bisogna essere uniti, organizzati e disciplinati.
Faremmo altrettanto bene a impegnarci su tutti questi fronti: l’aiuto reciproco, un terzo partito (ma non organizzato come un partito, per evitare alcuni problemi propri del sistema elettorale americano), una presa di controllo aggressiva del Partito Democratico, e persino dire la verità, ovvero pubblicare online e sensibilizzare le persone nella vita reale. Poiché l’ideale liberale non si concretizza nel mondo reale, siamo tutti impotenti come individui: non siamo nemmeno un sacco di patate, che impone un’organizzazione di fortuna, ma patate sparse a caso in un campo.
Allora unitevi a un’organizzazione, lavorate per migliorarla sensibilizzando i suoi membri e impegnatevi dedicandole la vostra mente, il vostro corpo e il vostro tempo (e/o il vostro denaro, frutto del lavoro passato della vostra mente, del vostro corpo e del vostro tempo). E mostrate indulgenza verso i vostri compagni, anche se sono ben lontani dall’essere perfetti. Neanche voi avete sempre saputo tutto ciò che sapete oggi, ciò che ha plasmato la vostra ideologia attuale.
Nient’altro ha importanza. Se vi viene in mente un esempio di progresso politico significativo realizzato senza un’organizzazione, fatemelo sapere. Nel frattempo, tutto ciò che vedo sono vittorie ottenute da organizzazioni disciplinate e dai sacrifici dei loro membri che lavorano insieme.
E abbiamo davvero bisogno di vittorie. Ci siamo già spinti così lontano sulla via del collasso ecologico che il meglio che possiamo ragionevolmente sperare e pianificare oggi è semplicemente un collasso meno grave, o meno disastroso. Abbiamo ancora bisogno, come minimo indispensabile, di una cooperazione tra Stati Uniti, Cina e Unione europea per trasformare rapidamente il sistema economico mondiale, i cui benefici più immediati andrebbero a vantaggio della maggioranza della popolazione mondiale, del Sud del mondo o dei paesi poveri/sottosviluppati.
Certo, ne avevamo bisogno ieri, cioè decenni fa, o il prima possibile. Per riuscirci, faremmo meglio a metterci al lavoro. Entrate a far parte di un’organizzazione (come il DSA), formatevi, formate i vostri colleghi e gli altri, e impegnatevi per rendere questa organizzazione ciò che dovrebbe essere: un partito politico (nel senso in cui lo intende il resto del mondo) in grado di raccogliere un maggior numero di sostenitori e di ridurre il numero dei nostri oppositori, affinché possiamo conquistare il potere statale e utilizzarlo per trasformare il crollo in una rinascita.
La domanda di Cockburn sulla purezza dell’odio in realtà non riguardava affatto l’odio. Sarebbe stato d’accordo con il Che, secondo cui il vero rivoluzionario è animato da un sentimento di immenso amore. La sua domanda riguardava piuttosto la conoscenza e le sue conseguenze. Avete acquisito conoscenze politiche sufficienti per comprendere che l’attuale ordine mondiale è fonte di sofferenze incalcolabili? Una sofferenza tanto più rivoltante in quanto inutile, poiché privare del potere coloro che attualmente lo monopolizzano ci consentirebbe di riorganizzare il sistema economico per renderlo un sistema giusto, vantaggioso per tutti e sostenibile all’infinito? Se sì, allora il vostro amore per l’umanità genererà il più puro degli odi verso quel patto di omicidio-suicidio che è il sistema politico-economico che attualmente ci opprime, così come verso coloro che esercitano maggiore influenza e controllo su di esso.
Ma questa è solo una necessità. La purezza dell’odio o dell’amore non è di per sé sufficiente. Deve spingerci a rinunciare a una parte della nostra libertà individuale, a unirci a un’organizzazione e a diventarne membri disciplinati – proprio come la maggior parte dei paesi del mondo non può che sperare di liberarsi dal dominio imperiale rinunciando a una parte della propria sovranità per esercitare quel potere che solo l’unità può garantire.
Se essere ambientalisti senza impegnarsi in politica equivale a dedicarsi al giardinaggio, allora fare politica senza impegnarsi in un’organizzazione equivale a fare il tifo dagli spalti. Scendete in campo.
P.S.: Non ho perso tempo a votare, e questo per una buona ragione. Una delle poche idee interessanti provenienti dalle scienze politiche sostiene che si abbiano all’incirca le stesse probabilità di vincere alla lotteria che di influenzare l’esito di un’elezione con il proprio voto. Sì, certo, fate lo sforzo minimo necessario per andare a votare. Ma soprattutto, fate del vostro meglio per influenzare il voto degli altri. È l’unico modo per acquistare più biglietti della lotteria, il che aumenterà la vostra influenza sulle elezioni. Per quanto riguarda la questione di chi votare, i Democratici o un partito terzo: cercate di far evolvere la linea della vostra organizzazione, ma qualunque sia la sua decisione finale, sostenetela.
BettBeat Media & Peter Beattie
Fonte: bettbeat.substack.com & substack.com/@peterbeattie179706 & DeepWeb
Collegamenti
1 – Gore Vidal
2 – Giulio Nyerere
3 – Sebbene recenti dati indichino che negli Stati Uniti un numero crescente di persone si trovi ad affrontare una spaccatura partitica e ad adottare posizioni su determinate questioni in linea con il proprio partito preferito, mancano ancora prove di un aumento significativo della conoscenza politica.
4 – Lo so, in latino sarebbe “ignorami”, ma noi non parliamo latino: guadagno punti virtù per aver studiato latino al liceo? O punti di penalità, per aver acquisito la conoscenza di una lingua morta invece che di una utile?
5 «Nulla sembra più sorprendente a coloro che considerano gli affari umani con occhio filosofico della facilità con cui la maggioranza è governata da una minoranza; e della sottomissione implicita con cui gli uomini cedono i propri sentimenti e le proprie passioni a quelli dei loro governanti. Quando ci chiediamo con quali meccanismi si compia questa meraviglia, scopriamo che, poiché la forza è sempre dalla parte dei governati, i governanti non hanno altro sostegno se non l’opinione pubblica. È dunque unicamente sull’opinione pubblica che si fonda il governo; e questo adagio si applica tanto ai governi più dispotici e militaristi quanto a quelli più liberi e popolari». – David Hume,«Sui primi principi del governo».
6 – Grazie a Kate Aronoff per aver presentato questo punto di vista davvero illuminante.
7“La libertà di stampa è garantita a chi ne possiede una.” – AJ Liebling
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