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Gli Intoccabili: la BRI, la Fed e il prezzo che il Paraguay ha appena pagato

Da anni non faccio che ripetere di seguire attentamente tutto quello che accade in Sudamerica, un autentico laboratorio a cielo aperto dove si possono indentificare con dovizia di particolari gli eventi prossimi che inevitabilmente si verificheranno in Europa, per chi non lo sapesse il crack Argentino del 2001 ha visto protagonisti due ministri della politica italiana come Mario Monti, consigliere del ministro Domingo Cavallo sotto Carlos Menem presidente e Mario Draghi come curatore fallimentare per conto della Goldman Sachs, l’ignoranza del popolo italiano non ha limiti ne confini e ora tutti a seguire il Grande Fratello, per poi passare su Porta a Porta a vedere un meraviglioso Bruno Vespa, un imbecille televisivo doc con tanto di laurea (Come il vino che produce) che vi aspetta a braccia aperte il quale vi comunica sorriso sulla bocca che andrà tutto bene! 🙁

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Gli Intoccabili

La crisi del Paraguay non è la storia di una singola banca mal gestita. È una manifestazione locale di un sistema globale in cui un cartello bancario – la stessa rete di interessi finanziari che ha concepito in segreto la Federal Reserve, ha creato la Banca dei Regolamenti Internazionali come enclave intoccabile e ha orchestrato lo status del dollaro come valuta di riserva a Bretton Woods ha fuso potere politico e potere finanziario al punto che il denaro pubblico è esposto a rischi privati, la vigilanza è compromessa e la responsabilità viene negoziata tra le élite anziché essere resa conto al pubblico.

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Nel novembre del 1910, sei uomini si riunirono in un resort privato a Jekyll Island, in Georgia, di proprietà di J.P. Morgan. Si trattava di Nelson Aldrich, A. Piatt Andrew, Henry Davison, Arthur Shelton, Frank Vanderlip e Paul Warburg. L’incontro e il suo scopo erano segreti gelosamente custoditi; i partecipanti non ammettevano che fosse mai avvenuto fino agli anni ’30. Ciò che misero a punto divenne il Sistema della Federal Reserve. Il motivo della segretezza era semplice: se si fosse saputo che fazioni bancarie rivali si erano unite, l’opinione pubblica avrebbe capito che i banchieri stavano tramando un accordo volto a limitare la concorrenza che è esattamente ciò che stavano facendo.

Ne emerse un accordo di cartello con cinque obiettivi: fermare la concorrenza delle banche più recenti, ottenere il diritto di creare denaro dal nulla per concederlo in prestito, ottenere il controllo delle riserve di tutte le banche, far sì che i contribuenti si facessero carico delle inevitabili perdite del cartello e convincere il Congresso che lo scopo fosse quello di proteggere il pubblico.

Il Sistema della Riserva Federale è un monopolio privato legale sull’offerta di moneta gestito a vantaggio di pochi con il pretesto di proteggere e promuovere l’interesse pubblico. I banchieri dei centri finanziari acquisirono il predominio sulla nuova banca centrale e godettero di una nuova protezione contro l’instabilità e il proprio declino; una volta che la Fed entrò in funzione, la costante diffusione del potere finanziario si arrestò e Wall Street mantenne e persino rafforzò la propria posizione dominante. Il cartello fu un successo senza riserve, poiché i suoi obiettivi dichiarati non furono mai quelli reali.

La BRI è stata fondata nel 1930 dai governatori della Banca d’Inghilterra e della Reichsbank ed è tutelata da un trattato internazionale. La BRI e il suo patrimonio sono giuridicamente al di fuori della giurisdizione di qualsiasi governo o autorità. La banca è intoccabile. Le autorità svizzere non hanno alcuna giurisdizione sulla banca né sui suoi locali. Conta appena 140 clienti, ma nel periodo 2011–2012 ha realizzato utili esenti da imposte pari a 1,17 miliardi. Durante la Seconda guerra mondiale, sotto la guida del suo presidente americano Thomas McKittrick, la BRI rimase operativa per tutta la durata del conflitto. Accettò l’oro nazista saccheggiato, condusse operazioni di cambio per conto della Reichsbank e fu utilizzata sia dagli Alleati che dalle potenze dell’Asse come punto di contatto segreto per mantenere aperti i canali della finanza internazionale.

Forniva valuta estera che consentiva alla Germania di acquistare materiali bellici essenziali, come il tungsteno portoghese, e McKittrick trasmetteva informazioni al capo dei servizi segreti americani Allen Dulles. L’oro cecoslovacco veniva trasferito alla Reichsbank attraverso la BRI; il capo della IG Farben, Hermann Schmitz, faceva parte del suo consiglio di amministrazione. Dopo il 1945 la BRI fornì il supporto tecnico e amministrativo al progetto di una moneta transeuropea, dai primi tentativi di armonizzazione dei tassi di cambio alla fine degli anni ’40 fino al lancio dell’euro nel 2002. Oggi si trova al centro degli sforzi volti a costruire una nuova architettura finanziaria e normativa globale, dimostrando di avere il potere di plasmare le regole finanziarie del mondo. Migliaia di miliardi transitano attraverso questa istituzione e nessuno al di fuori del cartello bancario ha la minima idea di cosa ne sia di tutto quel denaro.

La conferenza di Bretton Woods del 1944 creò un nuovo sistema finanziario dopo la Seconda guerra mondiale, e si trattò in realtà di un vero e proprio massacro degli interessi britannici da parte di Harry Dexter White, del Tesoro statunitense. John Maynard Keynes propose un progetto per una nuova valuta mondiale, il “bancor”, che avrebbe dovuto essere creata da quella che sarebbe poi diventata il Fondo Monetario Internazionale; White preferì invece limitare la nuova istituzione alla raccolta di oro come capitale e alla concessione di prestiti a partire da tale capitale. Poi, con un abile stratagemma durante il processo di stesura, White fece in modo che al dollaro venisse assegnata una posizione speciale di convertibilità in oro e di utilizzo per il regolamento delle transazioni internazionali.

L’accordo di Bretton Woods stabilì il dollaro, al posto dell’oro, come valuta per il commercio internazionale e, di conseguenza, conferì agli Stati Uniti un potere economico egemonico. La soluzione consisteva in un livello di indirezione nel riscatto in oro: prima della Prima guerra mondiale, l’oro era convertibile direttamente presso le banche; il nuovo sistema poneva il dollaro al centro, sostenuto dall’oro, e ogni altra valuta era ancorata al dollaro. Questo fu il meccanismo attraverso il quale gli interessi bancari che avevano ideato la Fed e costruito la BRI consolidarono il loro controllo sull’architettura monetaria mondiale.

Il crollo della Ueno Bank è il modo in cui il cartello opera alla luce del sole. Ueno era un istituto di credito digitale che si era rapidamente trasformato da società fintech in una banca di medie dimensioni, gestendo quasi 850 milioni di dollari di fondi pubblici. Deteneva circa 800 milioni di dollari in depositi pubblici, compresi i fondi provenienti dal fondo pensionistico statale, dal fondo sanitario e dai gestori delle gigantesche dighe idroelettriche del Paraguay. Le autorità di vigilanza hanno accertato che Ueno era scesa al di sotto dei requisiti minimi di solvibilità e aveva concesso prestiti eccessivi a società collegate al suo azionista di controllo, il Grupo Vázquez, contabilizzando erroneamente alcune spese come attività. La banca centrale ha assunto il controllo, congelando i conti di circa 3 milioni di clienti in un Paese di 6,5 milioni di abitanti.

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Il presidente Santiago Peña deteneva quote del Grupo Vázquez, proprietario della banca fino al marzo 2025. L’uomo nominato da Peña alla guida della banca centrale Carlos Carvallo era stato presidente dell’ente che aveva preceduto Ueno, il che significa che l’agenzia incaricata di vigilare su Ueno era guidata dall’ex direttore della banca stessa. Fino al mese scorso, Peña ha difeso Ueno. Quando è avvenuto il crollo, il Congresso ha respinto le sue dimissioni e ha portato avanti la procedura di impeachment, poiché accettare le dimissioni gli avrebbe garantito l’idoneità a diventare senatore a vita e gli avrebbe assicurato l’immunità dall’azione penale. I pubblici ministeri hanno emesso mandati di arresto nei confronti di otto dirigenti di Ueno; Peña è oggetto di tre indagini penali relative al suo legame con la banca e all’investimento di fondi pubblici nella stessa.

Questo non è un problema del Paraguay. È la stessa struttura che il cartello ha costruito nel 1910, nel 1930 e nel 1944, e che ora opera ovunque esistano banche centrali. I governi contraggono prestiti in valute che non controllano, a tassi di interesse fissati da istituzioni su cui non esercitano alcun controllo, da banche le cui passività sono in ultima analisi garantite dai contribuenti che quei governi dovrebbero rappresentare. La BRI si trova al centro… intoccabile, esente da responsabilità, con i suoi archivi sigillati e le sue riunioni segrete, a coordinare le banche centrali che a loro volta coordinano il debito.

Il debito globale ha superato i 350.000 miliardi di dollari, e gli interessi su quel debito sono il meccanismo attraverso il quale viene esercitata la stretta. I banchieri fissano i tassi. I governi pagano. Il pubblico assorbe le perdite quando si verificano gli inevitabili fallimenti del cartello – esattamente come progettato dagli artefici di Jekyll Island, con il contribuente che si fa carico delle perdite del cartello mentre al pubblico viene detto che lo scopo è la protezione.

Il Paraguay è l’esempio di come si presenta quel sistema quando fallisce in un piccolo Paese: i fondi pensionistici pubblici depositati in una banca legata alla politica, un’autorità di vigilanza nominata tra le file della banca stessa, un presidente che detiene quote della holding e milioni di cittadini comuni privati dei propri risparmi mentre la classe politica negozia l’immunità. Il cartello non ha più bisogno di cospirare nell’ombra. Ha la Federal Reserve, la BRI, il FMI, la Banca Mondiale, il dollaro e il debito. L’unica cosa di cui ha ancora bisogno è che l’opinione pubblica continui a credere che nulla di tutto ciò stia accadendo.

Tee Ashby

Fonte: teeashby.substack.com & DeepWeb

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