La povertà e la guerra sono il riflesso di un qualcosa che riguarda ognuno di noi
“Lo Stato non dedica più le sue attenzioni alla povertà con lo scopo primario e fondamentale di tenere in buone condizioni i poveri, ma con quello di sorvegliarli e di evitare che facciano danni o che creino problemi, controllandoli, osservandoli e disciplinandoli.”
Zygmunt Bauman
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La povertà e la guerra sono il riflesso di un qualcosa che riguarda ognuno di noi
Non voglio ripetermi ulteriormente su questioni che oggettivamente fanno parte del vostro background culturale, ma desidero porre la questione su un binario che spero non sia morto come quello usa e getta di tik-tok e affini.

Scrivo e pubblico i miei articoli ultimamente in un contesto che definire povero è un insulto alla povertà stessa, da tempo a cadenza periodica vivo in l’Argentina che come sapete (Chi legge i mei articoli lo sa, gli altri forse) è oggetto di una intensa azione predatoria da parte di persone che ora non intendo esaltare più di tanto in quella che è la loro opera criminale, ogni volta che mi fermo al di fuori di una stazione dei collettivi presso una citta metropolitana, se mi soffermo oltre i 5 minuti nell’attesa di un taxi, la coda dei mendicanti che mi si avvicinano per elemosinare un peso diventa uguale a quella che si fa al McDonald’s per una porcheria di panino spacciato per cibo commestibile.
Da oltre 20 anni si verifica questo rituale e ancora oggi non riesco metabolizzare senza quel senso di compassione mista al risentimento che mi accompagna al punto da farmi credere che la colpa sia tutta mia.
Cammino per le strade di una citta di medie dimensioni nella citta dove vivo, ed un giovane con il volto intriso di quella tristezza che si conviene in chi non ha alcuna prospettiva davanti a se, mi pone su un sacchetto in cellophane degli Alfajores fatti in casa per sfamare la famiglia, me lo fa notare con estrema dignità, ed io non posso fare a meno di comprarli anche se non mi piacciono, in Italia con lo stesso importo che mi chiede non paghi nemmeno un cappuccino, il tempo di girare l’angolo ed un ragazzino che non aveva nemmeno 10 anni appena mi vede estrae dal suo zainetto un dolce fatto in casa fatto da sua madre e mi invita a comperarlo senza darmi alcuna spiegazione, si vede che é abituato ai continui rifiuti e non insiste più di tanto, penso tra me che le donazioni che ricevo dai mei lettori possono avere altre finalità e con sua sorpresa accetto l’offerta.
Una volta arrivato a casa la mia sensibilità emotiva era ai limiti e mi sono messo a piangere, io che pubblico articoli visti da milioni di persone, scrivo libri e comunico al mondo intero i segreti di un mondo in divenire che maschera le origini dei mali del mondo, mi trovo a dover fare i conti con una coscienza che alla mia età dovrebbe essere vaccinata alle tristi vicissitudini della vita.

Quanto posto ora alla vostra attenzione ora ha un profondo nesso con quanto accade innanzi a noi quando accendiamo il Televisore e si vedono migliaia di bambini morti per tutte le guerre che si stanno moltiplicando a ritmo perpetuo, dietro questi morti ci sono drammi familiari, povertà, fame e il venire meno di tutte quelle prospettive che nei paesi al momento ancora evoluti hanno in serbo.
Le ripercussioni poi sono impalpabili e quel povero ragazzino che ha giovato il mio palato grazie al suo delizioso dolce, é il prodotto di tutta quella indifferenza che rende apatica la gente di fronte ai drammi odierni che non coinvolgono nessuno in prima persona e che vengono assorbiti attraverso il venir meno di quella sensibilità che grazie a dio non tutti hanno perso, ma che la società in cui viviamo tende inibire per il ruolo destabilizzante che può avere.
Ecco che la veste che io e molti come me abbiamo in un settore molto delicato come quello dell’informazione, non è tanto quella di fornire una approfondita e autentica conoscenza dei fatti , essi in se significano poco o nulla se vi sono degli interlocutori in grado di decodificare il messaggio trasmesso attraverso quella sensibilità citata prima e che lo ponga nella condizione di poter operare le giuste scelte necessarie per influire positivamente in seno alla società e con degli obbiettivi che trascendono i luoghi comuni imposti che sommati tra loro ti danno a credere che i morti siano solo una statistica formale che va accettata per quella che é, senza che nessuno debba rendere conto di nulla.
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