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Dossier Investigativo: Albania, anello di congiunzione tra i trafficanti di armi statunitensi, Netanyahu e la Mafia governativa Italiana

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L’eccezione albanese

Quello che il governo di Edi Rama racconta al mondo e quello che firma a porte chiuse con la cerchia di Trump e l’industria delle armi.

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Un fantasma a New York

Il 25 settembre 2026 , a New York, il Primo ministro albanese Edi Rama sale sul podio dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite e, invece di parlare delle piazze che da quattro mesi chiedono le sue dimissioni, parla al mondo di intelligenza artificiale, di algoritmi e di manipolazione: le trascrizioni del discorso lo riportano parola per parola mentre racconta che nel suo Paese migliaia di persone, cittadini con ragioni vere e lamentele comprensibili, sono scese in strada per protestare contro un “fantasma”, una storia inventata e diffusa sui social secondo cui la costa albanese starebbe per finire nelle mani di Israele. Il messaggio, per chi ascolta da lontano, è rassicurante: in Albania non succede niente di reale, è soltanto disinformazione.

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Diciassette giorni dopo, il 12 ottobre, il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar atterra a Tirana e firma due accordi, che la stampa israeliana e quella albanese hanno descritto nel dettaglio: il primo per moltiplicare fino a dieci volte i voli tra i due Paesi, il secondo, quello che conta davvero, per permettere al governo albanese di affidare contratti direttamente ad aziende israeliane, senza passare dalle normali gare pubbliche, in dieci settori che vanno dalla tecnologia all’energia, dal turismo alla sicurezza. Il giorno dopo, il 13 ottobre, gli studenti universitari entrano nella protesta, e per tre giorni Tirana brucia.

Sia chiaro fin da subito: questo non dimostra che Israele si stia “prendendo” la costa albanese, perché quella storia, così come circola, resta senza prove. Dimostra però un’altra cosa, molto più interessante per chi vuole capire, e cioè che mentre all’ONU si parlava di fantasmi a Tirana si firmavano accordi veri, con nomi, firme e date, ed è seguendo proprio questi accordi, uno dopo l’altro, che scopriremo un meccanismo che si ripete identico in ogni storia che toccheremo, fino a riconoscerne il disegno.

Prima di cominciare, però, un patto con chi legge: in queste pagine terrò sempre separato ciò che è provato da atti e documenti da ciò che è soltanto un indizio, un ragionamento o un’ipotesi ancora da verificare, e lo dirò ogni volta con parole chiare, perché la differenza tra un fatto e un sospetto è proprio quella che il potere ha interesse a confondere; e ricordo che le accuse contro chi non è stato condannato restano accuse, fino a prova contraria.

Partiamo dalla geografia, perché in questa storia la geografia è quasi tutto: l’Albania è il Paese che si vede dalla Puglia nelle giornate limpide, separato da noi da circa 72 chilometri di mare, il canale d’Otranto, che è la porta d’ingresso dell’Adriatico, e chi controlla quella porta controlla il passaggio tra il Mediterraneo e il cuore dell’Europa, tanto che la baia di Valona, nel corso del Novecento, è stata base militare italiana, poi sovietica, poi albanese.

E l’Albania non è affatto lontana dalle nostre tasche, perché è candidata a entrare nell’Unione europea, con la Commissione che punta a chiudere i negoziati entro il 2027, perché dal 2024 ospita i centri per migranti costruiti e pagati dall’Italia a Shëngjin e a Gjadër con i soldi dei contribuenti italiani, e perché ha una diaspora numerosa che vive nelle nostre città. Quando a Tirana si decide qualcosa sulla costa, sui confini o sugli appalti, quindi, le conseguenze arrivano fino a noi, e arrivano molto più in fretta di quanto saremmo portati a pensare.

La protesta nasce il 30 maggio 2026 a Zvërnec, un villaggio affacciato sulla laguna di Narta, vicino a Valona, dove vivono i fenicotteri rosa, e per questo prende il nome di “Flamingo Revolution”, la rivoluzione dei fenicotteri: gli abitanti si ritrovano davanti le ruspe e oltre un milione di metri quadrati recintati dentro un’area che fino a poco prima era protetta dalla legge, per far posto a un progetto turistico di lusso legato a Jared Kushner, il genero del presidente statunitense Donald Trump, come hanno documentato i giornalisti di BIRN e le principali agenzie internazionali.

Nei mesi successivi la protesta cresce, arriva a Tirana e in altre città, e a giugno coinvolge anche minatori e lavoratori del petrolio, finché il movimento mette nero su bianco cinque richieste, riportate da Euronews, che vale la pena leggere con attenzione perché nessuna parla di Israele: le dimissioni del governo, l’abrogazione delle leggi che danno uno status speciale ai cosiddetti “investitori strategici”, il ritiro del “pacchetto montagna”, la revisione delle modifiche alla legge sulle aree protette e l’annullamento di quelle alla legge sul patrimonio culturale. E lo slogan più gridato, “Rama in prigione, Berisha in prigione”, dice da solo che non si tratta di una piazza di partito, visto che colpisce insieme il governo e il leader dell’opposizione, i cui deputati sono stati cacciati dagli stessi studenti.

A metà ottobre arrivano infatti gli universitari, che chiedono anche tasse più basse e strutture dignitose, e la tensione esplode: il 13 ottobre i primi scontri, il 14 il giorno più duro, con 89 feriti di cui 61 agenti secondo il Ministero della Salute (51 secondo la polizia) e 65 arresti, il 15 le proteste in altre città e a Scutari un comandante di polizia colpito alla testa da una pietra, in condizioni critiche, per un bilancio di tre giorni di 71 agenti feriti e almeno 71 fermati, secondo i dati ufficiali. La violenza c’è stata e va detto senza giri di parole, ma è altrettanto documentato che la Delegazione dell’Unione europea a Tirana abbia chiesto un’indagine sulle denunce di uso eccessivo della forza contro manifestanti e giornalisti, mentre Rama, ancora una volta, ha attribuito tutto all’opposizione, parlando di “mani che non sono mani di studenti”.

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C’è un ultimo particolare, che emerge solo mettendo in fila le sue parole dei mesi precedenti: in quattro mesi Rama ha spiegato la protesta in sei modi diversi, prima come una battaglia delle forze anti-Trump, poi come un’opera di bot e di “forze esterne ostili”, poi come il frutto di una “mentalità fascista”, poi come una “guerra ibrida”, poi come il fantasma algoritmico raccontato all’ONU e infine come la mano dell’opposizione, e ogni spiegazione ha sostituito la precedente senza che nessuna rispondesse alle cinque richieste. Le sue parole sono documentate una per una; la lettura che ne do, cioè che servano a cambiare discorso invece di rispondere, è un mio ragionamento, che chiunque può verificare rileggendole in fila.

Per capire perché dei fenicotteri siano diventati un caso internazionale bisogna tornare al 22 febbraio 2024, il giorno in cui il Parlamento albanese approva la legge 21/2024, che modifica la legge sulle aree protette e apre quei territori a progetti turistici e infrastrutturali fino ad allora vietati; due associazioni ambientaliste chiedono alla Corte costituzionale di annullarla, ma il 31 luglio 2025, come risulta dagli atti della Corte, il ricorso viene respinto con un voto diviso esattamente a metà, quattro giudici contro quattro, e la legge resta in vigore. A dicembre 2024 arriva il secondo passaggio, anch’esso scritto in atti ufficiali del governo albanese: il progetto legato a Kushner ottiene lo status di “investitore strategico”, un regime speciale che accelera permessi e procedure, e il 30 dicembre l’isola di Sazan, piena di bunker e tunnel della Guerra fredda proprio davanti alla baia di Valona, viene tolta dalla lista dei beni militari dello Stato, a tre settimane dall’insediamento di Trump alla Casa Bianca.

Poi c’è la domanda più semplice, quella che chiunque si farebbe: di chi è, davvero, quel progetto? I registri societari, ricostruiti dall’inchiesta di BIRN, dicono che la società che lo porta avanti, Zvërnec South Adriatic Development, nasce nell’agosto 2024 ed è controllata da una catena di società registrate ad Amsterdam e gestite da una fiduciaria, cioè da un’impresa pagata per fare da intestataria e amministratrice per conto di altri, e che una di queste società appartiene a cinque cittadini albanesi i cui nomi non sono pubblici, per una ragione tecnica che vale la pena capire: la normativa antiriciclaggio europea obbliga a dichiarare il “titolare effettivo”, cioè chi controlla davvero una società, solo se possiede più del 25%, e quando nessuno supera quella soglia i veri proprietari possono restare in ombra. All’indirizzo albanese registrato, al dodicesimo piano di un grattacielo di Tirana, i giornalisti di BIRN non hanno trovato nessun ufficio con quel nome.

Dall’altra parte del tavolo, tra chi ha venduto i terreni, la stessa inchiesta ha ricostruito una rete che comprende un ex presidente della Corte d’appello di Tirana rimosso dalla magistratura, la figlia di un uomo condannato in primo grado per falso e Artur Shehu, imprenditore che vive a Miami, contro il quale, secondo gli atti visti dall’agenzia Reuters, la procura speciale anticorruzione albanese (SPAK) ha emesso nel luglio 2026 un mandato di arresto per riciclaggio di denaro del narcotraffico, sospettandolo di aver falsificato i titoli di proprietà dei terreni, che ha venduto per circa 110 milioni di euro oggi bloccati sul conto di un notaio. Una sentenza italiana, citata dal Wall Street Journal, lo descrive come socio di un esponente della Sacra Corona Unita, la mafia pugliese, ma Shehu nega tutto, in Italia non è mai stato imputato, e gli stessi atti della SPAK non contengono accuse contro Kushner né contro gli altri investitori.

Ma arriviamo al 2 giugno 2026 la SPAK sequestra circa 200 milioni di dollari sui conti di Albania Land Development, la società di due fratelli qatarini che ha comprato i terreni, e meno di ventiquattro ore dopo, secondo fonti di stampa, il sequestro viene revocato per evitare cause davanti ad arbitrati internazionali, mentre Rama, che sostiene l’indagine sui venditori locali, definisce “arbitrario” il sequestro sui conti degli investitori stranieri, come ha riportato Politico. Severi con i piccoli, protettivi con i grandi capitali: è il primo pezzo del disegno, e qui, attenzione, non siamo più davanti a un documento ma a una lettura dei fatti, che però i fatti stessi sostengono.

Un investimento di questa portata non nasce dal nulla, e in questo caso alcuni passaggi li conosciamo perché li ha raccontati lo stesso Kushner: ha scoperto Sazan durante una vacanza in yacht nel 2021, ha incontrato Rama in privato a bordo, e quell’anno Auron Tare, allora consigliere del Primo ministro, lo ha accompagnato con la moglie Ivanka Trump a visitare l’isola, tra yacht ed elicottero lungo la costa, come ha ricostruito la stampa kosovara. Sempre Kushner ha spiegato che a introdurlo all’affare albanese è stato Richard Grenell, ex direttore ad interim dell’intelligence nazionale statunitense ed ex inviato speciale per i negoziati tra Serbia e Kosovo, che il Guardian ha descritto come un intermediario d’affari del fondo di Kushner, Affinity Partners, nei Balcani.

C’è poi un nome che ritorna ovunque, quello di Shefqet Kastrati, probabilmente l’uomo d’affari più potente d’Albania, il cui gruppo gestisce in esclusiva l’aeroporto di Tirana, controlla distributori di carburante, assicurazioni, costruzioni e metà della concessione dell’autostrada verso il Kosovo, e che la stampa montenegrina ha definito “uno dei più stretti collaboratori” di Rama. Secondo il New York Times, già nel marzo 2024 Kushner e Grenell lavoravano a stretto contatto con lui e con il figlio Musa; lo stesso Kastrati ha ammesso di aver incontrato Trump a Mar-a-Lago nel dicembre 2022, pur negando che si sia parlato dell’affare, e il suo gruppo nega qualsiasi ruolo nel resort.

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E qui entra in scena un Paese rimasto finora sullo sfondo, il Qatar. Gli atti di compravendita mostrano che nell’ottobre 2023 Kastrati compra a Miami un hotel di lusso, lo SLS Brickell, per circa 55 milioni di dollari pagati in contanti e fuori mercato, da una società legata alla famiglia Al Thani, che regna sul Qatar; fondi qatarini ed emiratini investono intanto in Affinity, che per il resto vive soprattutto dei 2 miliardi di dollari del fondo sovrano saudita, tanto che secondo un’indagine del Senato statunitense il 99% del denaro che gestisce viene dall’estero; e i terreni di Zvërnec, come abbiamo visto, li compra una società di due fratelli qatarini. Fin qui, i documenti. Il passo successivo è un ragionamento, e va presentato come tale: lo stesso bacino di capitale del Golfo compare in tre punti diversi della catena, nel fondo, nel partner locale e nell’acquirente dei terreni, e tutto passa in qualche modo da Miami, dove ha sede Affinity, dove Kastrati ha comprato l’hotel e dove vive Shehu.

Questo non prova un accordo segreto tra queste persone. Spiega però perché il denaro non si vede: non c’è un unico bonifico da seguire, ma transazioni separate e formalmente indipendenti, che passano per le stesse mani e per gli stessi luoghi.

C’entriamo, e molto più di quanto ci abbiano raccontato. Il 21 febbraio 2024 il Parlamento italiano approva la legge 14/2024, che ratifica il protocollo con l’Albania per i centri per migranti e, come si legge nel testo, stabilisce che gli appalti per costruirli possano essere fatti “in deroga a ogni disposizione di legge diversa da quella penale”, cioè scavalcando le regole ordinarie su gare e trasparenza. Ora fermatevi un attimo sulla data, perché il giorno dopo, il 22 febbraio, a Tirana passa la legge che apre le aree protette: due deroghe, in due Paesi, a ventiquattro ore di distanza. Le due date sono certe, il loro legame no, ed è per questo che lo considero un indizio da verificare e non una prova; ma è esattamente il tipo di coincidenza che un’indagine seria non può permettersi di ignorare.

Il quotidiano Domani ha documentato oltre 60 milioni di euro di lavori affidati senza gara, in gran parte senza informazioni pubbliche sulle aziende, e l’unica ditta albanese dichiarata dal governo italiano, la Everest Shpk, appartiene secondo il giornale a due imprenditori di Tirana vicini al partito di Rama e all’allora sindaco della capitale Erion Veliaj, arrestato dalla SPAK nel febbraio 2025 per corruzione e riciclaggio, accuse che respinge; la gestione è andata invece alla cooperativa Medihospes, con un appalto da 133 milioni senza bando pubblico e un contratto rimasto non firmato per oltre 478 giorni, come ha ricostruito Altreconomia.

E i numeri reali raccontano il resto: l’accordo prevedeva un flusso massimo di 3.000 persone al mese, mentre secondo la rete di associazioni TAI, tra aprile 2025 e marzo 2026, nei centri c’erano in media circa 20 persone, e ActionAid ha calcolato che a Gjadër un posto per due mesi costa quanto un anno intero nel centro di Modica, portando il caso davanti alla Corte dei conti. Per questo, il 16 ottobre, ho inviato al Ministero della Difesa una richiesta di accesso civico generalizzato, lo strumento con cui qualunque cittadino può chiedere dati alla pubblica amministrazione, per avere l’elenco completo delle aziende che hanno ricevuto quei lavori.

Ma perché proprio l’Italia? Rama lo ha spiegato più volte, in interviste pubbliche alla stampa tedesca e internazionale, dicendo di aver respinto le richieste di altri Paesi europei, Germania compresa, perché l’accordo con Roma è “esclusivo” e l’Italia è “il nostro alter ego europeo”, e aggiungendo che in cambio si sono aperti “percorsi per l’ingresso legale degli albanesi nel mondo del lavoro in Italia”. Poi, nell’ottobre 2024, parlando dei Balcani occidentali come luogo ideale per esaminare le domande d’asilo fuori dall’Unione, ha pronunciato la frase che, alla fine di questa inchiesta, vi sembrerà la chiave di tutto:

“Sono circondati da Stati membri dell’UE, eppure le leggi dell’UE non vi si applicano. Questo è un vantaggio.” Edi Rama, ottobre 2024, aggiungendo che quel vantaggio va sfruttato “in modo creativo”.

Il capo del governo di un Paese che vuole entrare nell’Unione europea ha detto, davanti all’Europa, che il valore del suo Paese sta proprio nell’essere fuori dalle regole europee: non è una mia interpretazione, sono parole sue. Tenetele a mente, perché torneranno.

Nel novembre 2025, come hanno riportato Haaretz e la stampa specializzata nella difesa, il governo albanese firma un contratto con Elbit Systems, il più grande produttore di armi d’Israele, che fornirà obici montati su camion, mortai e due tipi di droni militari e che, soprattutto, aiuterà l’Albania a produrli in casa, nell’ex fabbrica di rame di Rubik destinata a diventare un polo militare, mentre con un partner riaprirà l’accademia aeronautica di Valona per formare piloti militari e civili; nel maggio 2026 Elbit registra la sua filiale albanese nel registro delle imprese.

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Il dettaglio che cambia la natura dell’affare è un altro, e anche questo è documentato: il contratto è garantito da ASHRA, l’agenzia dello Stato israeliano che assicura le esportazioni, il che significa che il governo di Benjamin Netanyahu mette il proprio denaro pubblico a garanzia dell’affare albanese. E Elbit non arriva da sola, perché prima ci sono stati un memorandum sulla sicurezza informatica nel 2023, dopo i devastanti attacchi hacker del 2022 attribuiti all’Iran, un accordo quadro di difesa e uno di cooperazione militare nel 2025, un vertice a Tirana con 40 aziende israeliane il 12 maggio 2026 e infine gli accordi di Sa’ar, tutti firmati, date alla mano, sotto governi guidati da Netanyahu.

Ed è qui che le due storie, la costa e le armi, si toccano. Secondo un’inchiesta della CNN dell’ottobre 2026, Affinity Partners, il fondo di Kushner, è il primo azionista di Phoenix Financial, uno dei maggiori gruppi finanziari israeliani, con una quota del 7,4% che valeva oltre un miliardo di dollari, e Phoenix possiede almeno 265 milioni di dollari di azioni proprio di Elbit, oltre a quote in altre otto aziende che riforniscono l’esercito israeliano. Affinity aveva comprato la prima quota nel luglio 2024 e l’ha raddoppiata poco prima dell’insediamento di Trump, nel gennaio 2025, cioè nelle stesse settimane in cui a Tirana arrivavano lo status speciale per il resort e la smilitarizzazione di Sazan, per poi rivenderne un quarto nel luglio 2026 a oltre 340 milioni di dollari, cinque volte quanto l’aveva pagato. Le date sono documentate; che la loro vicinanza significhi qualcosa è invece, per ora, soltanto un indizio.

Qui più che altrove bisogna essere precisi, perché la precisione è ciò che distingue un’inchiesta da un sospetto: Affinity non possiede direttamente azioni Elbit, guadagna se va bene Phoenix nel suo insieme, il legale di Kushner nega che lui abbia mai avuto un ruolo nelle scelte di investimento di Phoenix e non esiste alcuna prova che abbia influenzato i contratti albanesi. Resta però un nodo reale, che i documenti consentono di affermare: lo stesso uomo che sviluppa la costa albanese ha un interesse finanziario, per quanto indiretto, nell’azienda che arma l’Albania, e quell’uomo, secondo il New York Times, è amico di famiglia di Netanyahu da decenni, al punto che il primo ministro israeliano ha soggiornato nella casa dei Kushner nel New Jersey.

Arriviamo al punto tecnico, che è anche il più importante, perché risponde alla domanda che a questo punto viene spontanea: come fa un governo ad affidare contratti senza gara restando nella legalità? La risposta non va cercata lontano, basta leggere la legge albanese sugli appalti, la 162/2020, il cui articolo 8 stabilisce che la legge non si applica ai contratti assegnati con procedure diverse previste da un accordo tra governi per realizzare un progetto comune, e che lo stesso vale per i contratti di difesa e sicurezza, con un solo limite, cioè che queste eccezioni non possono essere usate per aggirare i principi di selezione. Basta dunque un accordo tra due Stati perché la gara pubblica possa sparire, ed è questa la porta attraverso cui passano, uno dopo l’altro, il protocollo con l’Italia, il contratto con Elbit e gli accordi di Sa’ar.

Nell’agosto 2026 il governo ha pubblicato la bozza di riforma di questa legge, e il testo, che chiunque può scaricare, sulla carta stringe le maglie, imponendo che gli accordi tra governi rispettino i trattati e vengano comunicati alla Commissione europea; ma una norma transitoria rinvia proprio queste due modifiche al giorno dell’ingresso dell’Albania nell’Unione, mentre entra in vigore subito una nuova eccezione che sottrae alla legge i contratti la cui pubblicazione toccherebbe “gli interessi essenziali di sicurezza” dello Stato. La stretta è rinviata, l’allargamento è immediato.

Lo stesso schema riappare altrove, e anche qui parlano i documenti. Nell’aprile 2026 la società statale del gas, Albgaz, firma con la greca Aktor un contratto ventennale per comprare gas liquefatto statunitense dal 2030, per circa 6 miliardi di dollari, alla presenza dell’ambasciatrice statunitense in Grecia Kimberly Guilfoyle, che scrive di essere andata a Tirana per portare avanti “l’agenda energetica” del presidente, mentre la stampa greca riferisce di stretti legami tra il capo di Aktor e la Casa Bianca; non si sa invece come Albgaz abbia scelto Aktor, né come il gas arriverà fisicamente, visto che il gasdotto che attraversa l’Albania è già pieno di gas azero. E il 27 luglio 2026, come hanno riportato i quotidiani albanesi, il Parlamento approva a porte chiuse, con un testo classificato, un prestito militare statunitense da 302 milioni di dollari, espellendo per sessanta giorni il deputato che aveva portato fuori il documento.

Se ora guardiamo tutto dall’alto, come su una mappa, scopriamo che molte di queste decisioni si concentrano nello stesso specchio d’acqua, il golfo di Valona, all’ingresso dell’Adriatico, dove a pochi chilometri l’uno dall’altro si trovano Zvërnec e l’isola di Sazan con il resort legato a Kushner, l’accademia aeronautica di Elbit, il nuovo aeroporto di Akërni, approvato nel 2021 con lo stesso atto che ridusse di oltre 5.000 ettari l’area protetta e oggi bloccato da una lite tra i concessionari, il futuro hub del gas con una centrale da circa 380 megawatt, il vecchio terminale petrolifero e la base navale di Pashaliman, che negli anni Cinquanta ospitava i sottomarini sovietici e che Rama nel 2022 ha offerto alla NATO. Luoghi e date sono tutti documentati; quello che ne ricavo è una domanda, più che una conclusione: con turismo di lusso, armi, energia, aviazione e marina militare nello stesso golfo e nello stesso periodo, la questione non è più se Valona sia importante, ma chi decide che cosa vi succede, e con quali regole.

Rama sostiene che la protesta sia manipolata dai bot e dall’Iran, ma i dati raccontano una storia più complicata, perché l’unica rete di account falsi documentata finora, scoperta da BIRN nel luglio 2026, lavora a favore del governo, con centinaia di profili creati per sostenerne la narrativa e denigrare i manifestanti, e a settembre la stessa BIRN ha documentato rimozioni di profili Instagram e deepfake, cioè video falsi creati con l’intelligenza artificiale, contro gli attivisti. L’Iran, che ha rotto le relazioni con Tirana nel 2022 e che vede l’Albania ospitare circa tremila oppositori iraniani del gruppo MEK, ha certamente interesse a soffiare sul fuoco, e il suo ministero degli Esteri ha risposto a Rama citando gli slogan della piazza; ma nessuna prova pubblica dimostra che abbia creato la protesta: l’interesse iraniano è un fatto, il suo ruolo resta un’ipotesi.

Poi ci sono le voci false, che curiosamente finiscono quasi sempre per fare il gioco di chi governa. Il 16 ottobre si diffonde la notizia di cinque aerei carichi di “forze paramilitari” israeliane in arrivo a Tirana per reprimere gli studenti; il governo e l’aeroporto smentiscono qualsiasi volo aggiuntivo, i dati di tracciamento mostrano voli di linea coerenti con il turismo israeliano, che supera ormai le centomila presenze l’anno, e nessuna fonte conferma un dispiegamento. Ogni voce del genere non indebolisce il governo, ma lo rafforza, perché gli permette di dire che tutta la protesta è disinformazione, e magari antisemitismo; e Faktoje, l’unica organizzazione albanese di verifica dei fatti, ha documentato che nel 2025 oltre il 65% dei falsi veniva da profili social e siti anonimi, spesso finanziati o coordinati da politici. Chi vuole davvero capire deve quindi fare il doppio della fatica, diffidando della propaganda del governo e, allo stesso tempo, delle bufale che circolano contro il governo.

Fermiamoci e mettiamo in fila quello che abbiamo trovato, perché in ogni storia che abbiamo seguito, la costa, i centri per migranti, le armi, il gas, il prestito militare, si ripete uno schema quasi identico: prima un accordo tra governi o uno status speciale sospende le regole normali, cioè la gara pubblica, la tutela ambientale, la trasparenza; poi un intermediario con accesso diretto al potere porta il contratto; i testi restano nascosti, perché non pubblici, classificati o schermati da società estere; il partner straniero offre in cambio copertura politica; i costi ricadono su chi non ha deciso niente; e chi protesta viene descritto come una minaccia, un fantasma, un prodotto degli algoritmi. Ogni singolo passaggio di questo schema poggia sui fatti documentati nelle pagine precedenti; lo schema in sé, invece, è il ragionamento che li tiene insieme.

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Il filo rosso ha allora un nome preciso, l’eccezione come merce, perché l’Albania di Rama ha trasformato la propria posizione, a metà strada fuori dall’Europa, in qualcosa da offrire: a Roma un luogo dove portare i migranti fuori dalle regole europee, alla cerchia di Trump la costa, il gas e un’isola strategica, al governo Netanyahu un mercato per armi e tecnologia con contratti senza gara, ricevendo in cambio sostegno politico, protezione e una porta europea che resta aperta, esattamente come Rama aveva detto: “le leggi dell’UE non vi si applicano. Questo è un vantaggio.” È qui che il ragionamento diventa una tesi: la mia, costruita sui fatti, che chiunque può verificare ripercorrendoli uno per uno.

1) Il governo italiano: il simbolo politico della “soluzione albanese” sui migranti

2) Le persone trattenute nei centri e i contribuenti italiani

3) La cerchia di Trump: la costa, il gas, l’influenza nei Balcani

4) Le comunità di Zvërnec e Pishë Poro, con terre recintate e ricorsi ancora aperti

5) Il governo Netanyahu e l’industria della difesa: un mercato garantito dallo Stato

6) Studenti e famiglie: la sanità pubblica è al 2,9% del PIL, il livello più basso da nove anni

7) Intermediari e oligarchi: Affinity, Aktor, Elbit, Kastrati, i venditori dei terreni

8) Manifestanti e giornalisti: arresti, profili rimossi, campagne di account falsi

9) Il governo Rama: sostegno internazionale e protezione dal dissenso

10) L’ambiente: un’area protetta aperta al cemento

C’è infine un elemento che dà urgenza a tutto questo, e lo presento per quello che è, un’ipotesi ancora da verificare: la riforma degli appalti rinvia all’ingresso nell’Unione gli obblighi che limiterebbero gli affidamenti diretti, mentre nel frattempo si firmano contratti che durano vent’anni, dal gas fino al 2050 alle concessioni costiere agli accordi di difesa, e se le regole europee arriveranno solo dopo, chi ha firmato prima avrà già messo al sicuro i propri affari. E lo schema non sembra solo albanese, se pensiamo all’Argentina di Javier Milei, che nel 2024 ha creato un regime speciale per gli investimenti oltre i 200 milioni di dollari e ha descritto una marcia di pensionati come “una specie di colpo di Stato”, o a Belgrado, dove il fondo di Kushner ha provato a costruire su un sito protetto finché le proteste non lo hanno costretto a ritirarsi, nel dicembre 2025: due fatti documentati, ma la somiglianza con l’Albania non significa regia comune, e per ora suggerisce soltanto un modello che viaggia.

Un’inchiesta seria dice anche dove si ferma, e questa si ferma qui: nessun documento collega finora Rama personalmente a un guadagno economico da queste operazioni, perché i nodi passano per i suoi consiglieri, per Kastrati, per gli intermediari; il ruolo esatto di Kastrati nel resort non è definito; il legame tra Kushner ed Elbit è indiretto; e i testi degli accordi con Israele, il contratto del gas e il prestito militare non sono pubblici. Ci sono anche fatti che potrebbero smentire una parte di questo quadro, e li cerchiamo con la stessa ostinazione: se Albgaz avesse scelto Aktor con una gara aperta, se la Difesa italiana dimostrasse di aver fatto gare competitive, se gli accordi israeliani prevedessero procedure pubbliche, una parte del meccanismo cadrebbe, e ve lo racconteremo.

Quello che possiamo già dire è che i ragazzi di Tirana non stanno inseguendo un fantasma, ma una cosa molto concreta, che forse non riescono ancora a chiamare per nome: un Paese in cui le regole valgono per tutti tranne che per chi ha accesso alle stanze giuste. E siccome quelle stanze si trovano a Roma, a Washington, a Tel Aviv, a Doha e a Miami, questa storia non riguarda soltanto l’Albania, ma anche noi.

Antonella Silipigni

Fonte: antonellas.substack.com & DeepWeb

Fonti

• Tirana Examiner, il discorso di Rama all’ONU, 25/09/2026 • VNA, gli accordi firmati da Sa’ar, 14/10/2026 • i24NEWS, accordo sull’aviazione Israele–Albania • Anhor.uz (da Euronews), le cinque richieste del movimento • Euronews, scontri del 14–15 ottobre 2026 • AFP via The Sun, terzo giorno di proteste • ACLED, le proteste di giugno 2026 • Citizens.al, la sentenza della Corte costituzionale • BIRN/Reporter.al, gli investitori dietro il resort, 29/05/2026 • DutchNews, le regole olandesi sulla riservatezza • Reuters via The Star, Shehu e i titoli falsi, 11/07/2026 • Albanian Daily News, sequestro e revoca • Forbes, Kushner, Grenell e il progetto, 03/06/2026 • Koha.net, la visita di Kushner del 2021 • Respublica, il New York Times su Kastrati • The Real Deal, Kastrati compra lo SLS Brickell • Senato USA, l’indagine di Wyden su Affinity • Domani, oltre 60 milioni senza gara • Domani, la Everest Shpk • Altreconomia, Medihospes • Melting Pot, l’esposto di ActionAid • Melting Pot, i dati TAI su Gjadër • Welt, Rama e la Germania, 15/10/2024 • Evangelisch.de, l’Italia “alter ego europeo” • The Defense Post, il contratto Elbit • Ynet (inchiesta CNN), Affinity–Phoenix–Elbit • i24NEWS, l’amicizia Netanyahu–Kushner • Bozza di riforma della legge sugli appalti, agosto 2026 • bne IntelliNews, il contratto Aktor–Albgaz • To Vima, Aktor e la Casa Bianca • Albanian Daily News, il prestito militare USA • AP 2022, Pashaliman offerta alla NATO • Balkan Insight, account falsi contro i manifestanti • Balkan Insight, rimozioni e deepfake • RFE/RL, Teheran e Tirana • Fjala, la smentita sui voli israeliani • SEE Check / Faktoje, la disinformazione nel 2025 • Together for Life, la spesa sanitaria 2025 • Tirana Times, il ritiro di Affinity da Belgrado

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