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Elvis Presley: da rockstar a sciamano americano

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Elvis Presley: da rockstar a sciamano americano

Elvis Presley rimane ancora oggi una delle più grandi icone culturali e una delle più grandi star del pop da solista. Nella migliore delle ipotesi, è considerato un artista innovativo e di grande talento che ha portato la musica rock nel cuore e nella psiche della cultura occidentale (e in parte anche di quella orientale). Nella peggiore delle ipotesi, è un simbolo dell’eccesso e del consumismo americani, la versione musicale di McDonald’s o Mountain Dew. 

Imagery from return of the king

Come ha affermato il critico musicale Bill Holdship: «Elvis è amato e odiato. Era un genio, un impostore. Un santo, il diavolo. Il re, il buffone. Ancora più di quando era in vita, Elvis è diventato il simbolo di tutto ciò che c’è di grande e di orribile nell’America».

A prescindere dall’opinione che si possa avere sull’eredità lasciata da Elvis, la maggior parte delle persone considera l’artista una figura del mainstream. Le sue peculiarità e le sue stranezze erano di dominio pubblico e non sono mai state nascoste, ma d’altronde le peculiarità e le stranezze sono una parte accettata dell’essere un artista del mainstream.

Tuttavia, per molti potrebbe essere scioccante sapere che Elvis fosse profondamente immerso in ogni sorta di spiritualità alternativa. Nel mio libro, The Occult Elvis, sostengo che il Re del Rock’n’Roll fosse probabilmente il più grande mago della modernità, indipendentemente da come si definisca la “magia” (giocoleria performativa, manipolazione della coscienza, alterazione della realtà, co-creazione con l’universo, ecc.). Ancora più importante, era il principale sciamano americano e l’eterno egregore del sogno americano del dopoguerra.

Elvis era una figura talmente misteriosa che da star della musica è arrivato a interagire con gli stessi abitanti delle stelle. Va tenuto presente che questa ricerca tralascia le innumerevoli storie sensazionalistiche su Elvis che imperversavano negli anni Ottanta e Novanta (le “fake news” prima ancora che il termine fosse coniato). Le informazioni provengono da persone vicine a Elvis: Priscilla, la famiglia, la “Memphis Mafia” e amici intimi e colleghi.

Insomma, ti accorgerai che questo non è certo l’Elvis che conosceva tua nonna.

Elvis è cresciuto in una famiglia e in una comunità pentecostali, il che significa, in parte, che da bambino gli è stato insegnato meno su Dio e più su come sperimentare Dio. Non è un segreto che le chiese pentecostali e varie chiese afroamericane dell’epoca della Grande Depressione presentassero analogie con l’atmosfera sciamanica e misterica delle antiche religioni del Mediterraneo. Anziché essere posseduto da Dioniso, il fedele veniva pervaso dallo Spirito Santo per ottenere trasformazione e guarigione. Questa era la vita del giovane Elvis. Inoltre, da ragazzo, era sempre curioso di metafisica e del senso della vita.

Le sue convinzioni protestanti cominciarono a vacillare dopo che ebbe conquistato il mondo come la prima e più grande rock star della storia. Verso la fine degli anni Cinquanta, Elvis iniziò ad ampliare la propria spiritualità, dilettandosi con l’aromaterapia, abbracciando pratiche orientali e ipotizzando che la reincarnazione fosse una possibilità teologica. La Bibbia era ancora la sua fonte di ispirazione principale, ma Il Profeta di Kahlil Gibran occupava il secondo posto. Perché questo cambiamento proprio quando il mondo gli aveva dato fama, denaro e fan adoranti? Non era forse l’incarnazione del maschio alfa conservatore, tanto apprezzato dal grande pubblico? Ci sono due ragioni, ed entrambe hanno a che fare con il trauma, quel grande distruttore dei sistemi di credenze:

A metà degli anni Cinquanta i leader evangelici gli voltarono le spalle. Il suo stesso pastore affermò che era rimasto intrappolato in una rete tessuta da Satana, mentre il predicatore più famoso del Paese, Billy Graham, mise in dubbio la fede di Elvis. Queste accuse ferirono profondamente Elvis, che iniziò a mettere in discussione l’autenticità dei pastori cristiani e delle strutture ecclesiastiche.

La morte di sua madre, Gladys, nel 1958. Lo shock di aver perso la persona che amava più di chiunque altro al mondo lo fece sprofondare in una spirale di disperazione e riflessione, e il fatto di dover trascorrere i due anni successivi nell’esercito nella lontana Germania non aiutò certo la situazione.

Tuttavia, fu solo con una terza crisi che si aprirono le porte dell’occulto. La situazione si verificò anni dopo, nel 1964, quando Elvis si era trasformato da artista a star del cinema di successo, ma era ormai disilluso dalla sua carriera, dalla sua vita e dalle sue relazioni. Perché si sentiva vuoto se aveva raggiunto l’apice della fama? Aveva uno scopo più alto, o il suo destino era quello di diventare, alla fine, l’ennesima celebrità ormai sul viale del tramonto? 

Elvis and Larry Geller

Larry Geller era il parrucchiere personale di Elvis Presley e trascorreva due ore al giorno con il Re del Rock dal 1964 fino al giorno della sua morte, il 16 agosto 1977.

Come si suol dire, quando l’allievo è pronto, il maestro appare. Grazie a una serie di circostanze fortuite, Elvis incontrò Larry Geller, parrucchiere di numerose celebrità di Hollywood e esoterista di grande esperienza, dotato di una vasta conoscenza delle scienze occulte. Quello che era iniziato come un semplice taglio di capelli si trasformò in un rapporto maestro-allievo.

Geller fece conoscere per la prima volta a Elvis il libro The Impersonal Life di Joseph Benner. Profondamente colpito dal suo messaggio non dualista, quel libro divenne il suo preferito. L’opera gli insegnò che l’ego è un’illusione che deve essere superata per scoprire la propria vera natura. Benner incoraggiava i lettori ad abbandonare le convinzioni limitanti e a concentrarsi sulla propria essenza divina, la presenza dell’«IO SONO», che consente la connessione con la coscienza universale. Ogni individuo può manifestare il proprio potenziale più elevato e divino. Elvis si rese conto per la prima volta che il concetto del «Cristo Universale» era presente in tutti, comprendendo inoltre che tutte le religioni condividono una fede comune nel messaggio di Dio.

Grazie al concetto del Cristo Universale (o Coscienza Cristica, come è noto ai giorni nostri), Elvis si liberò dai dogmi del cristianesimo fondamentalista. Con Geller al suo fianco, esplorò una galassia di spiritualità alternative. Studiò influenti occultisti del XIX e XX secolo, tra cui H. P. Blavatsky, Manly P. Hall, G. I. Gurdjieff e P. D. Ouspensky. Divenne un devoto dello yogi indiano Paramahansa Yogananda. Apprese e mise in pratica tecniche esoteriche quali la magia sessuale, la meditazione, l’astrologia e la numerologia. Acquisì una comprensione pratica della Kabbalah, dello gnosticismo, della teosofia e di varie tradizioni mistiche orientali.

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La conoscenza è potere, come si suol dire, e il potere scaturiva da Elvis, traducendosi in abilità straordinarie. Grazie al suo background pentecostale, Elvis ha sempre creduto nella guarigione e in altri miracoli (e lui e la sua famiglia possedevano un dono per queste abilità, il che fa pensare a una sorta di discendenza genetica da streghe). Elvis continuò a sviluppare le sue capacità di guarigione – dall’alleviare il mal di testa di Priscilla con un semplice tocco alla cura del cancro di una sua corista tramite la preghiera – alimentate dalla saggezza perenne di diverse tradizioni. Ben presto iniziò a manipolare il tempo atmosferico, a muovere oggetti telecineticamente con la sola forza di volontà, a leggere nel pensiero e a compiere viaggi astrali. Per lui queste capacità non rappresentavano il fine ultimo della sua ricerca, come insegnava Yogananda, ma erano semplicemente indicazioni del fatto che ci si stava avvicinando all’illuminazione. Era questo ciò che contava di più per lui.

L’interesse di Elvis per l’occulto si estendeva anche ad altri ambiti, come le teorie del complotto, la parapolitica, le società segrete e altro ancora (non è forse quello che succede sempre quando ci si addentra nel labirinto di ciò che è possibile? Lo chiedo per un amico: Terence McKenna, Philip K. Dick, William Burroughs e altri maghi moderni?)

Questa evoluzione, di natura naturale o forse soprannaturale, portò Elvis ad abbracciare certe credenze e, alla fine, ad avere incontri con gli extraterrestri.

Oggi viviamo in un’epoca in cui gli UFO e gli angeli, i cacciatori di dischi volanti e i sacerdoti sono profondamente intrecciati. Dai rapporti governativi alla serie “Ancient Aliens” su History Channel, le numerose teorie sugli extraterrestri non sono più considerate marginali, ma piuttosto convenzionali.

Come per le sue altre idee e pratiche, Elvis era in anticipo sui tempi. 

Negli anni Sessanta, Elvis giunse alla conclusione che le immagini (da lui stesso abbozzate) presenti nel libro di Ezechiele dovessero sicuramente rappresentare una tecnologia aliena. Amava il libro di Erich von Däniken Il carro degli dei. Conosceva bene Il libro di Enoch e aveva letto Il Libro di Urantia, due opere che ha sempre apprezzato particolarmente per il modo in cui sfumano i confini tra gli extraterrestri e le apparizioni angeliche. 

Lui e Geller si sarebbero trovati perfettamente a loro agio a conversare con Philip K. Dick o con un gruppo Discord dedicato agli UFO. 

Elvis visse tre incontri diretti con gli UFO (tra due importanti esperienze mistiche). Mentre attraversava in auto il deserto del New Mexico lungo la Route 66, da Memphis a Los Angeles, lui e il suo entourage videro un disco luminoso sfrecciare nel cielo notturno. L’UFO scese, ma si fermò bruscamente, compì una virata ad angolo retto e accelerò fino a scomparire dalla loro vista.

Elvis ha osservato: «È assurdo pensare che siamo l’unica forma di vita tra i milioni di pianeti dell’universo».

«Se vogliono dirci qualcosa», ha detto Geller, «perché non atterrano sul prato della Casa Bianca o al Pentagono e contattano i nostri leader, invece di fare visita ogni tanto a qualche persona sperduta in mezzo al nulla nel cuore della notte?»

«Ci ho pensato», disse Elvis. «Forse non vogliono seminare il panico, e poi vogliono che ci evolviamo spiritualmente dandoci la possibilità di prendere le nostre decisioni. Lavoreranno in silenzio dietro le quinte, influenzandoci senza darlo a vedere.» 

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«Grazie al potere delle loro menti», rispose Elvis, «che deve essere di gran lunga superiore al nostro, altrimenti non potrebbero volare nel cielo».

Elvis e Geller si sarebbero trovati perfettamente a loro agio anche davanti a una commissione del governo statunitense sugli UAP o partecipando a un podcast sul fatto che gli alieni siano la ragione per cui l’umanità non si è ancora autodistrutta in un incendio nucleare.

Gli altri due incontri con gli extraterrestri avvennero rispettivamente nella sua casa di Los Angeles e a Graceland, a Memphis. In entrambe le occasioni Elvis non era solo ed era per lo più pervaso da curiosità e stupore piuttosto che da timore. I dettagli sono riportati nel mio libro, insieme al modo in cui Elvis forse si considerava non solo un terrestre, ma parte di una federazione aliena. 

Suo padre, Vernon, sosteneva che quando Elvis nacque, una luce blu apparve sopra la loro casa a Tupelo, nel Mississippi, fermandosi all’improvviso e congelando ogni cosa nella zona. Si trattava forse di una cicogna aliena che portava uno straniero in una terra sconosciuta, oppure di un araldo cosmico, come era accaduto in occasione delle nascite di Giulio Cesare, Gengis Khan, Gesù e altre figure storiche?

Wanda June Hill, fan di Elvis, credeva nella prima ipotesi. Durante una conversazione a tarda notte, Elvis le rivelò una volta di non provenire da questo pianeta. Raccontò di aver incontrato uomini in “forma di luce” che gli avevano predetto il futuro, compreso il suo interesse per il karate e i suoi iconici completi bianchi a Las Vegas. Verso la fine della sua vita, parlò di un «pianeta con una stella blu», riferendosi a Giove e alle sue civiltà avanzate. Affermò che la sua vera casa fosse la nona luna di Giove. A un certo punto, la Hill sostenne che i suoi occhi brillassero e che fosse circondato da un’aura.

La testimonianza di Hill rientra più nel genere dei tabloid e in molti dei post radicali che circolano oggi sui social media. Tuttavia, se la si mette in relazione con Elvis e la sua comunione con entità spaziali, emerge una forte ipotesi secondo cui al Re del Rock ’n’ Roll continuassero ad accadere cose fantastiche.

Intrappolato in una trappola karmica

Come molti sanno, Elvis ha condotto una vita tumultuosa, conclusasi quando aveva solo quarantadue anni. I suoi momenti di massima elevazione spirituale, le sue scoperte nella meditazione e le sue esperienze soprannaturali sono stati vanificati da troppi periodi di tossicodipendenza, da uno stile di vita malsano e da altre scelte di vita sbagliate. 

Come scrivo nel libro, Elvis era destinato al fallimento non appena quella luce blu aliena si posò sulla sua casa; la sua vita ricalca quella di molti sciamani in tutto il mondo che finiscono i loro giorni come sapienti distrutti e tossicodipendenti – il tropo del “Guaritore Ferito” che ritroviamo anche al di là delle culture indigene. Elvis, in quanto “sciamano d’America”, rientrava in quella categoria, incapace di combattere i propri demoni anche se ne aveva esorcizzati tanti nei suoi milioni di fan nel corso di decenni – e persino oggi. Portare il peso spirituale e i peccati di una tribù non è facile, e il mondo degli spiriti è pieno di cose oscure che si agitano durante il volo astrale. 

Forse è tornato sulla nona luna di Giove o si è reincarnato come appassionato di teorie complottistiche su Internet in qualche piccola cittadina dell’Idaho. Ovunque si trovi, Elvis si è guadagnato il riposo. La sua incarnazione passata non è stata solo quella di una figura che ha cambiato il corso della storia, ma anche quella di una persona profondamente alla ricerca, che desiderava più di ogni altra cosa trovare uno scopo sacro ed entrare in comunione con forme di coscienza superiori.

Miguel Conner

Fonte: miguelconner.com & DeepWeb

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