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La Teoria del Mondo Multipolare di Aleksandr Dugin

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In questi giorni, il filosofo e politologo russo Aleksandr Dugin è in Italia, impegnato nelle attività dell’Università d’Estate, che lo condurrà nelle principali città del nostro Paese per approfondire e discutere le molte sfaccettature del suo pensiero.

Venerdì 7 giugno, alle 17.30, sarà a Milano, presso UniTre (Via San Calocero 16), per una conferenza dedicata a Teoria e fenomenologia del Soggetto Radicale, di prossima pubblicazione per Aga Editrice, che di recente ha dato alle stampe il suo Teoria del mondo multipolare, volume che si affianca a La Quarta Teoria Politica (NovaEuropa, 2017), Putin contro Putin (Aga, 2018) e L’ultima guerra dell’isola del mondo (Aga, 2019). Abbiamo approfittato di questo tour italiano per fargli qualche domanda sulla sua visione del mondo e sull’attualità.

Per cominciare, Aleksandr, qual è, secondo lei, la caratteristica fondamentale del nostro tempo?

«La perdita dell’identità nazionale, religiosa, sessuale, individuale. Il nostro è un mondo sempre più virtuale in cui si dissolvono tutte le forme stabili che definivano l’Essere e l’uomo. Siamo entrati nella società liquida di cui parlava Zygmunt Bauman. L’ideologia del mondo moderno è post-umana. Ma noi dobbiamo salvare l’uomo, la sua identità. Chi lotta contro l’identità, lo dico da sempre, lotta contro l’uomo. Non c’è uomo senza identità».

Come reagire a questa perdita d’identità?

«Optando per il Soggetto Radicale, la sola risposta alla disumanizzazione del mondo tecnologico, un mondo solidificato, pietrificato, una delle cui forme più avanzate è l’Intelligenza Artificiale. Non possiamo uscire dalla crisi richiamandoci a quei concetti classici classe, individualismo, liberalismo, nazionalismo che hanno causato la disumanizzazione stessa. Dobbiamo basarci invece su qualcosa di più profondo, indistruttibile, sull’idea di un Uomo Eterno. Da qui nasce il Soggetto Radicale, che sorge nella sua forma più chiara e pura nell’estrema oggettivizzazione. Non è dunque un recupero del passato. Non dobbiamo fare un passo indietro ma in avanti. Il Soggetto Radicale può sorgere solo a Mezzanotte».

Com’è nata in lei l’idea di questo Soggetto, risposta esistenziale alla crisi?

«A partire dall’idea di uomo differenziato formulata da Julius Evola in Cavalcare la tigre. L’uomo differenziato non difende la Tradizione perché ne fa parte, ma perché non può vivere in un mondo senza Tradizione. Non è una forma d’inerzia ma l’avanguardia estrema, una lotta contro la post-modernità (e la post-contemporaneità), la restaurazione della sacralità da parte di un tipo umano che si schiude solo nell’occhio del ciclone, al centro della massima dissoluzione».

A proposito di postmoderno… È questo stato a caratterizzare oggi Stati Uniti ed Europa?

«L’ideologia dominante a livello mondiale è post-moderna. Sopravvivono ancora residui moderni, ma pian piano stanno scomparendo. Il postmoderno è essenzialmente negativo, nel senso che è la negazione di tutti gli aspetti della modernità. Non è solo una corrente artistica o letteraria, ma la forma assunta oggi dalla cultura dominante, la quale distrugge le identità che caratterizzavano la modernità. Ma, facciamo attenzione: poiché il moderno a sua volta nega la Tradizione, il postmoderno è la negazione della negazione. Esso inizia quando la modernità ha distrutto tutti gli aspetti premoderni. Noi ci troviamo proprio in questa fase storica. È un futuro che è già presente. La postmodernità è l’apocalisse delle civiltà, una forma di satanismo e nichilismo in cui proliferano il politicamente corretto, l’ideologia gender, il femminismo e il post-umanesimo. Ecco i segni della civiltà postmoderna. Ma tutto questo, come dicevo, può dar luogo a nuove forme di reazione, non basate su idee vecchie ma su princìpi eterni. Non si può reagire contro lo status quo appoggiandosi alle forme tradizionali. Qui nasce la rivolta del Soggetto Radicale, impossibile nella modernità. La postmodernità è il luogo culturale ed esistenziale propizio al risveglio del Soggetto Radicale».

Come si colloca il Movimento Eurasiatista, di cui sei uno dei maggiori rappresentanti, in questa fase storica? Anzitutto, su cosa si fonda l’Eurasiatismo?

«L’Eurasiatismo è una corrente che prende le mosse dalla molteplicità delle civiltà. È una visione basata su una teoria del mondo multipolare, che considera la Russia non in senso nazionale, ma come una di queste differenti polarità. Ve ne sono altre, come l’India, la Cina, l’Europa, l’Africa, il mondo musulmano… Sono civiltà differenti, che vanno riconosciute nelle loro specificità assolute. L’Eurasiatismo sostiene che la civiltà eurasiatica non può essere giudicata secondo i criteri dell’Occidente postmoderno. Difende la civiltà russo-ortodossa ma anche tutte le altre, che possono benissimo essere diverse da quella dominante, liberale, globalista e mondialista. Non ha niente a che vedere con il fondamentalismo, proprio perché ammette e difende l’esistenza e la legittimità di tutte le civiltà. È una forma di pluralismo filosofico, secondo cui le varie culture, le varie civilizzazioni, possono coesistere, senza necessariamente annullarsi o lottare tra loro. L’Eurasiatismo non è la difesa nazionalista della Russia ma dell’identità di tutti i popoli dall’aggressione perpetrata dall’Occidente moderno. È una forma del tutto contraria all’unificazione liberale e postmoderna, all’One World, allo Stato Globale».

Un globalismo che i risultati delle recenti elezioni europee hanno fatto vacillare…

«In questi risultati io vedo l’insorgere di un’immensa volontà popolare contro la dominazione totalitaria e impositiva del globalismo, del pensiero europeista. È ovviamente un passo verso la vittoria, non la vittoria stessa. È un cambio radicale nella storia della postmodernità: una rivolta contro il mondo post-moderno, una forma di protesta dei popoli che non accettano di essere annientati dalla strategia suicida dei liberali, ma scelgono liberamente di insistere sulla propria identità. È proprio qui che entra in gioco la necessità di un’alternativa al globalismo, per salvare le identità degli uomini e dei popoli, per salvare l’Essere. Quest’alternativa non va cercata nel fascismo, nel comunismo o nel vecchio liberalismo, ma in una forma nuova che sappia rispondere alle sfide poste dall’attualità. Fondamentali saranno la Quarta Teoria Politica, la Teoria del mondo multipolare e il Soggetto Radicale, principi metafisici di una lotta contro la globalizzazione per salvare i popoli, l’uomo, il sacro, la tradizione, la dignità umana».

Aleksandr Dugin

Fonte: Il Giornale


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