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Neoliberismo Del mondo Post-Pandemico

Mai come in questo momento si e’ messo in moto con grande velocità e tempismo svizzero una globale ed intraprendente presa di posizione finanziaria che prelude ad un completo dominio del mondo, che solo la cecità’ di una collettività, presa da dei problemi che un giorno rimpiangerà’ amaramente di avere.

E’ passato sotto silenzio l’avvio al più’ grande genocidio sociale del secolo e pare nessuno si sia accorto di nulla, il mondo ruota attorno a dinamiche che non partono da un singolo evento, ma tendono ad iniziare attraverso piccoli e impercettibili sviluppi che una volta preso il via si evolvono inesorabilmente e ci si accorge del dramma solo a fatti compiuti.

E’ il Neoliberismo cari miei e il pianeta si preoccupa del virus, ci aspettano momenti terribili, ma non sarà’ il virus la causa di tutto, questo e’ solo il contorno, come la ciliegina in mezzo la torta, il mal di pancia viene dopo e non sarà’ passeggero.

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Pensiero critico. Neoliberismo del mondo post-pandemico: il nuovo assalto all’acqua e le rotte del capitalismo blu

«I contratti futures sui diritti di utilizzo dell’acqua nascono dalla previsione di una carenza di liquido per i prossimi anni, soprattutto nelle aree geografiche più aride, su cui sono stati generati forti allarmi nel corso del XXI secolo .

Il capitale finanziario sembra darci ancora un altro segnale che il “futuro” ci ha raggiunto. E sebbene alcuni cerchino di minimizzare il fatto, le sue implicazioni sono molteplici: esprime un chiaro avanzamento per trasformare l’acqua in una merce indiscutibile e rovescia tutta la sua tradizione di bene pubblico e comune, apre la porta a un chiaro inserimento del liquido vitale nel la folle logica del capitale finanziario – dominato dal profitto di una manciata di gruppi e rivela un’agghiacciante accelerazione verso l’abisso, quando piuttosto tutte le voci e le forze sociali e politiche sensibili nel mondo chiedono cambiamenti urgenti per evitare uno scenario catastrofico per l’ambiente.

Gli allarmi sono stati lanciati in tutto il mondo nella seconda settimana di dicembre, quando  CME Group  – una società internazionale specializzata nei mercati dei derivati ​​finanziari – ha iniziato a quotare i diritti di utilizzo dell’acqua in California, in particolare nei mercati a termine. Sì, dall’acqua.   

mercati dei futures (futures exchange), che consentono la realizzazione di contratti di acquisto o vendita di merci per una data futura concordando il prezzo e le condizioni nel presente, sono fondamentalmente nuove aree di arricchimento (speculativo e rentier) che il capitale finanziario crea su due fattori molto sensibili che si accentuano nella crisi della civiltà: instabilità e scarsità, legate alle “materie prime”, instabilità, che è intensificata dal caos imperante, dalla profonda crisi economica globale, dai conflitti politici e da fattori ambientali e climatici sempre più intensi, che mettono a rischio l’accesso alle colture e ai beni comuni in generale. Scarsità, che ha a che fare non solo con le disuguaglianze prevalenti e il drammatico degrado dei mezzi di vita socio-ecologici,ma soprattutto con il folle tasso di consumo guidato dal sistema capitalista, a una velocità che la capacità di rigenerazione degli ecosistemi non può sopportare. E l’acqua per uso umano è chiaramente incorporata in questa dinamica predatoria. Qualcosa di veramente molto pericoloso.

Questo recente passo nella mercificazione e finanziarizzazione dell’acqua non sembra essere qualcosa che può passare inosservato.

Il percorso storico dell’assalto all’acqua

L’elenco dei diritti sull’acqua in California non è un evento isolato. In realtà riflette una continuità storica nei processi di privatizzazione, mercificazione e, più recentemente, finanziarizzazione dell’acqua nei sistemi capitalistici moderni. La sua genesi sta nei processi di inglobamento dei beni comuni tra il XVI e il XVIII secolo, fondamentali nell’emergere del capitalismo mondiale, in cui anche i sistemi idrografici venivano incorporati nella logica dell’accumulazione di capitale, generando notevoli impatti e trasformazioni in questi, così come in varie forme preesistenti di gestione delle acque comunitarie. Tuttavia, a quel punto l’acqua era ancora una sostanza comune, a disposizione di tutti, se vogliamo, una  risorsa aperta.

È dalle rivoluzioni industriali in cui si configurerà un nuovo metabolismo intensivo dell’acqua, dove l’acqua sarà trattata come una ‘risorsa’, e contesa da diversi rami della produzione capitalistica: per usi richiesti dalla manifattura e industria pesante, per lo scarico di rifiuti, per attività estrattive fluviali e marittime, tra le altre. Con “The Great Acceleration”, il nuovo balzo del capitalismo del dopoguerra (+1945) che mostrerà un livello di consumo di materiali ed energia senza precedenti nella storia dell’umanità, entreremo in una squilibrata dinamica di utilizzo del acqua: enormi sistemi di irrigazione, espansione della distribuzione dell’acqua in altre aree geografiche, crescita drammatica dell’impronta idrica delle industrie e del settore dei servizi,ecc – che inizierà a minare drasticamente numerose fonti adatte al consumo, portando a una situazione molto compromessa fino ad oggi.

Nonostante ciò, soprattutto nel XIX e XX secolo, con il consolidamento dei progetti repubblicani contemporanei, si instaurò per i cittadini una massificazione del servizio idrico, resa possibile attraverso la gestione pubblica, cosa che poi La seconda guerra mondiale, più chiaramente nel Nord del mondo, ma anche in altre regioni come l’America Latina, si stava stabilendo una massificazione del servizio idrico per i cittadini, resa possibile attraverso la gestione pubblica, qualcosa che si sarebbe stabilito dopo la seconda guerra mondiale, più chiaramente nel Nord del mondo, ma anche in altre regioni come l’America Latina.

A partire dagli anni ’70 e ’80, quando la preoccupazione mondiale per la conservazione dell’acqua iniziò a crescere, il modello del dopoguerra entrò in crisi, lasciando il posto al neoliberismo. Questa è forse la tappa più importante e recente di questo percorso storico dell’assalto all’acqua: con l’espansione della globalizzazione inizia un processo di mercificazione di tutti gli ambiti della vita, che avrà un impatto sui sistemi senza precedenti gestione dei liquidi.

La spinta alla privatizzazione e commercializzazione globale, soprattutto a partire dagli anni ’90, tenterà di soppiantare i diritti collettivi o pubblici preesistenti in relazione all’acqua.

Stanno emergendo processi di privatizzazione di sistemi pubblici locali e comunali, dighe, acquedotti, tra gli altri;acquisti di diritti di accesso alle acque sotterranee e ai bacini idrografici; aumento del controllo privato dei sistemi di irrigazione; impegni economici di sistemi di purificazione dell’acqua, impianti di desalinizzazione e altre tecnologie per espandere l’accesso al liquido; espansione del settore dell’acqua in bottiglia; e la conseguente comparsa di fondi e indici azionari e commerciali esclusivamente orientati al “business” liquido, quali Summit Water Equity Fund .

Tutto questo, nell’ambito di un processo di ancor maggiore intensificazione dell’impronta idrica e del degrado dei bacini idrografici e delle sorgenti di questa vitale sostanza.

L’impulso per questo tipo di politica è stato generato dai governi sotto l’influenza del consenso Generale di Washington, dalla crescita di società private preposte alla questione dell’acqua, ma anche da organizzazioni multilaterali come la Banca Mondiale o l’ECLAC, che hanno stimolato l’idea che il crescente, il problema dell’acqua era quello dell ‘”efficienza” e il mercato e il settore privato erano quelli che potevano migliorare questa gestione.

Ci sono casi in cui i formati di privatizzazione e commercializzazione del liquido vitale sono notevolmente avanzati, come in Cile, dove sotto la dittatura di Augusto Pinochet la concessione dei diritti sull’acqua in perpetuo ha superato la disponibilità dell’acqua stessa e ha avvantaggiato le aziende agricole, forestali e minerarie a scapito delle persone in paesi che di solito sono caratterizzati da grandi regioni aride.

Si stavano sviluppando mercati per l’acquisto e la vendita di diritti sull’uso dell’acqua, come Australia, Stati Uniti, Spagna, Sud Africa, Regno Unito, Iran e altri in Asia meridionale. Nei paesi dell’America Latina, come la Bolivia o l’Argentina, le politiche di privatizzazione del servizio idrico non sono state sostenute a causa di proteste e scoppi sociali che hanno rifiutato il fatto che l’approvvigionamento fosse diventato così costoso, soprattutto per i settori più poveri della società.

Tutti questi processi di neoliberalizzazione dell’acqua sono stati in costante ricerca di avanzamento e posizionamento in molti paesi nel 21 ° secolo. La creazione dell’indice  ‘Nasdaq Veles California Water’  nell’ottobre 2018 da parte del suddetto CME Group, al fine di porre un marker per i futures sull’acqua in California, ha come antecedente stretto la formazione di mercati a termine che hanno coinvolto perversamente food dal 2008, come è successo con il grano, il cacao o il riso. Ciò indurrebbe le grandi banche private transnazionali a stanziare enormi somme per l’acquisto di questi titoli, speculando su di essi, innescando i prezzi del cibo e aumentando il numero di persone affamate nel mondo.

Mentre questi meccanismi di privatizzazione, mercificazione e finanziarizzazione dell’acqua hanno cercato di avanzare come supposte soluzioni a questo problema globale, sul pianeta abbiamo circa 2.200 milioni di persone che non hanno un servizio di acqua potabile sicura, 4.200 milioni di persone che non hanno accesso a servizi igienici adeguati e circa 3 miliardi di persone mancano di strutture per lavarsi le mani. I dati sono drammatici e rivelano piuttosto lo sfondo di un modello di civiltà che distrugge rapidamente i mezzi di sussistenza del pianeta, mentre allo stesso tempo lavora per l’arricchimento di pochi, a costo di creare enormi disuguaglianze nell’accesso alla ricchezza e ai beni. beni comuni.

Acqua e nuovi “recinti”: capitalismo blu e neoliberismo estremo

A nostro avviso, la quotazione in borsa dei diritti d’uso dell’acqua – cosa che apre anche la porta al finanziamento diretto del liquido – è l’espressione di un potenziale neoliberismo di terza generazione, di natura estrema che lo accoglie alla soglia degli ‘eventi estremi’, del capitalismo del disastro permanente e che ci presenta dispositivi vari e inquietanti per avanzare verso le ultime frontiere della vita: geografiche, beni comuni, corpi, aree vitali, schemi di pensiero – e i sistemi dei diritti sociali e ambientali, gravemente minacciati dalla logica di uno stato di eccezione e di regimi di guerra permanenti.

Giocare con l’acqua è una misura estrema, ma il capitale finanziario, di fronte a un sistema economico in crisi, ha classificato il “settore idrico” come uno dei business più stabili e prevedibili, uno degli investimenti più sicuri e redditizi a lungo termine, Ciò potrebbe proteggere precisamente il denaro degli investitori quando altri mercati vacillano. La stessa logica potrebbe essere applicata con l’ossigeno – o più precisamente aria pulita – in città come Zaozhuang, Karachi, Delhi, Città del Messico o Pechino in cui vengono lanciati ‘allarmi rossi’ o ‘allarmi ambientali’ per il terribile inquinamento atmosferico. Difficile non associare questi fatti alla letteratura e alla cinematografia distopica e di fantascienza; purtroppo a volte la realtà è più che finzione.

All’incrocio esistenziale in cui ci troviamo, prima di prendere misure urgenti di fronte alla situazione globale dell’acqua e dell’ambiente, il capitalismo e la politica senza scrupoli, da un puro nichilismo, aprono strade per gli avvoltoi finanziari per vagare dalle loro altezze all’acqua, qualcosa di assolutamente abominevole.

Il quadro più ampio di questi processi di espropriazione dell’acqua, di questi nuovi ‘recinti’, è quello che potremmo chiamare un  capitalismo blu ,  una strategia a lungo termine per attaccare questo neoliberismo estremo, orientato all’accumulazione di capitale, materiali ed energia dal mondo marino e dagli ecosistemi di acqua dolce – il cosiddetto “Blue World”. In vari piani economici di organizzazioni come   l’Unione Europea o la FAO, l’estrapolazione della logica della crescita al mondo acquatico è resa esplicita: biotecnologia marina, energia oceanica, estrazione mineraria sui fondali marini, turismo costiero, acquacoltura, tra gli altri. Tutto questo, cresciuto nel nome della “sostenibilità”, dell’innovazione e della crescita “intelligente” e inclusiva. Non c’è frontiera che l’espansione capitalista non abbia immaginato.

Siamo uno con l’acqua, siamo fatti d’acqua. L’inevitabile cambiamento di civiltà:

Il delicato problema dell’acqua oggi non si basa esclusivamente sulle difficoltà per ottenere una gestione più efficiente della “risorsa”; In effetti si esprime chiaramente il livello di maturazione raggiunto dalla crisi di civiltà, in cui ciò che è attualmente in discussione è la possibilità di vita sul pianeta, come l’abbiamo conosciuta fino ad ora.

La crisi dell’acqua è la crisi dell’essere umano. La condizione patologica, la soglia epidemiologica che abbiamo attraversato oggi, non ha solo a che fare con la comparsa della pandemia  COVID19 , o anche con la catena di pandemie di livello inferiore che abbiamo vissuto negli ultimi decenni (Mers, Ebola, zika, ecc.); collettivamente siamo ammalati nella misura in cui si sono ammalati gli elementi vitali che ci costituiscono (sistemi idrografici, ecosistemi, aria, catene alimentari). Questa è una realtà ineludibile su cui non possiamo solo rivolgere lo sguardo: il degrado della Terra è, direttamente, il nostro stesso degrado.

L’acqua non è solo una “risorsa”, non è un elemento esterno a noi; al contrario, siamo tutt’uno con l’acqua, siamo acqua. Comprendere questo fondamento ecologico e ontologico dell’umano ci permetterebbe di renderci conto che ciò che è in pericolo è la nostra possibilità di essere / essere sulla Terra.

Di fronte a questa profonda crisi, non faremo nulla con le riforme. Abbiamo bisogno di un cambiamento nell’intero ordine di civiltà prevalente e il cambiamento richiede azioni immediate. Le false soluzioni, che promuovono i mercati dell’acqua, le privatizzazioni, le soluzioni di capitale, l’estrema fiducia nella tecnologia e gli sforzi altamente centralizzati, non solo non sono riusciti a risolvere i problemi di accesso, qualità e sostenibilità delle fonti d’acqua, ma anche In realtà sono stati parte del problema, concependo questo elemento vitale come una mera “risorsa” e ponendo il profitto di pochi e l’appropriazione del liquido principalmente per la grande industria, come fattori centrali della gestione dell’acqua.

Occorre invece dichiarare l’acqua come bene comune universale e diritto umano ed ecologico, oltre a garantirne, senza esitazione, il suo accesso generale per la riproduzione della vita; percorrere la rotta della decrescita e del post-estrattivismo, attraverso cambiamenti economici (agroecologia, ecoturismo, ecc.) che potrebbero essere graduali ma devono cominciare a concretizzarsi ora e avviare così l’urgente modifica dell’impronta idrica per adattarla a i ritmi e i cicli della natura; affrontare il problema dell’acqua dalla gestione dei bacini idrografici, a partire dal loro ripristino e dalla partecipazione più attiva della sfera sociale e comunitaria; promuovere soluzioni locali e comunali per l’uso, il riutilizzo e la separazione dell’acqua, così come diverse tecnologie (moderne e tradizionali) adattate alle condizioni territoriali, come i sistemi di raccolta dell’acqua piovana, la ricarica degli acquiferi, tra gli altri; e la difesa e la promozione di varie concezioni tradizionali e visioni del mondo sull’acqua, che contribuiscono a una concezione più completa, storica, ecologica e spirituale di questo elemento vitale.

L’altra strada, quella dei mercati, delle borse, delle industrie, degli avvoltoi acquatici, è semplicemente la rotta verso l’abisso. Dobbiamo scegliere il percorso della vita.

Fonte: Community Press

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