Perché gli americani non si vergognano? Una lettura interculturale della vergogna politica
Il problema di fondo è che i politici del mondo intero si sono ispirati a Donald Trump e i risultati sono sotto gli occhi di tutti, Giorgia Meloni, la nostra sguattera nazionale stia tranquilla, lei è così al naturale e non aveva bisogno di alcun punto di riferimento. 🙁
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Quando la vergogna diventa autenticità e la disfunzione diventa sfida
Molti cinesi rimangono sinceramente perplessi di fronte a una semplice domanda: perché gli americani non provano vergogna?

Se la Cina avesse un leader che diventasse ogni giorno oggetto di scherno da parte di tutto il mondo — a prescindere da ciò che ne pensano gli stranieri gli stessi cinesi sarebbero in subbuglio. La sola pressione sociale e psicologica sarebbe immensa. Ma questo netto contrasto nelle reazioni mette in luce qualcosa di molto più profondo: una divergenza fondamentale tra la cultura politica cinese e quella americana nel modo in cui interpretano la legittimità, la dignità nazionale e la vergogna collettiva.
Il post che ha suscitato la domanda
Trump ha pubblicato un post su Truth Social chiedendo che l’Iran fosse ritenuto “responsabile” delle distruzioni e delle vittime in Libano, Siria, Yemen e Gaza concludendo con la firma in maiuscolo: “Presidente DONALD J. TRUMP.”

Agli occhi degli osservatori esterni, lo spettacolo di un presidente in carica che riduce complesse tragedie geopolitiche a uno sfogo personale sui social media per poi firmarlo come se fosse una dichiarazione di guerra scritta su un tovagliolo è quasi surreale nella sua assurdità.
Allora perché così tanti americani non solo non provano imbarazzo, ma lo celebrano addirittura con entusiasmo?
Due logiche politiche fondamentalmente diverse
Il quadro cinese: la governance come prestazione morale
Nella cultura politica cinese, radicata nella tradizione confuciana secondo cui «il governo è rettitudine», un leader rappresenta il volto, la dignità e la competenza della nazione. L’ideale classico coltivazione di sé, armonia familiare, governo nazionale, pace mondiale attribuisce un’enorme importanza alla capacità del leader di dar prova di serietà, moderazione e senso di responsabilità a lungo termine.
Se un leader cinese si comportasse sulla scena mondiale come un personaggio da baraccone, la reazione dell’opinione pubblica sarebbe immediata e viscerale: un profondo senso di vergogna collettiva, poiché ci si aspetta che la leadership incarni la dignità della nazione agli occhi del mondo.
Il contesto americano: la politica come intrattenimento
La politica populista americana ha completato una trasformazione che sarebbe stata impensabile una generazione fa: ha trasformato il governo in un reality show. Per la base di Trump — la coalizione MAGA — nessuno dei criteri convenzionali ha valore. A loro non importa se lui conosca il protocollo diplomatico. A loro non importa se dica la verità. Quello che vogliono è la soddisfazione viscerale di vederlo sfidare le élite, calpestare le norme internazionali e dire ciò che la società ben educata ha vietato.
Nel loro contesto, la firma tutta in maiuscolo e le dichiarazioni schiette e caotiche non sono motivo di imbarazzo. Sono sinonimo di autenticità. Sono la prova che lui non sta recitando la compostezza studiata dell’establishment. Sono “la voce del gente comune”.
Il tribalismo ha annientato il senso di vergogna
La politica americana si è polarizzata fino a diventare qualcosa di più simile al tifo sportivo che alla partecipazione civica. Quando la tua squadra segna — anche se si tratta di un autogol — tu esulti. L’opposizione, ovviamente, è sconvolta ogni singolo giorno. Ma la sua indignazione non riesce a penetrare negli ecosistemi informativi chiusi in cui vive la base.
La dignità nazionale è stata smantellata algoritmicamente. Quella che un tempo era la “città splendente sulla collina” è diventata una “content farm”, dove la governance seria è stata ridotta a un gioco di traffico a basso costo, misurato in termini di coinvolgimento, indignazione e clic.
In una società che attribuisce grande importanza alla dignità collettiva, alla memoria storica e all’immagine nazionale, un tale livello di disfunzionalità provocherebbe una vera e propria crisi di legittimità. Nell’odierno teatro populista americano, invece, si tratta semplicemente dell’ennesimo episodio di una commedia assurda senza fine in onda puntualmente, ogni singolo giorno.
La metafora del matrimonio
Nei commenti sui social media cinesi circola ampiamente una metafora che va dritta al cuore di questa divergenza culturale.
Nella psicologia sociale tradizionale cinese, la scelta di un leader e quella di un compagno di vita seguono la stessa logica di fondo: si cercano stabilità, una visione a lungo termine, senso di responsabilità e la capacità di mantenere una dignità di base di fronte ai vicini. Un uomo che non riesce a mantenere le apparenze di base, che sperpera le risorse della famiglia, che è diventato lo zimbello della comunità in qualsiasi quadro razionale di etica domestica, è una persona da rifiutare, non da celebrare.
La capacità della cultura politica americana di accettare l’idea secondo cui «non mi importa se è un disastro, basta che renda la vita un inferno ai miei nemici» rivela qualcosa che la metafora rende visceralmente chiaro: non si tratta più di scegliere un partner con cui costruire una vita insieme. Si tratta di scegliere qualcuno con cui lanciare un mattone contro la finestra del vicino.
Tre patologie profonde
1) La psicologia di chi si sente offeso: il voto di vendetta
Molti elettori del movimento MAGA ritengono con sincera convinzione di essere stati danneggiati dal sistema. Dalle élite di Washington. Dalla globalizzazione. Da una classe di intellettuali che per decenni li ha guardati dall’alto in basso.
Non hanno bisogno di un marito capace con cui costruirsi una vita stabile. Hanno bisogno di qualcuno che radia al suolo il quartiere che le ha umiliate.
«Ci mette in imbarazzo, ma finché rende la vita ancora più difficile ai nostri nemici, ne vale la pena.»
Si tratta, in sostanza, di un voto dettato dalla vendetta. Quando una parte significativa della società non si aspetta più che la propria vita migliori ma pretende solo che si ribalti il tavolo affinché tutti soffrano allo stesso modo la logica di una governance matura è già crollata.

2) L’infantilizzazione dell’immaginario politico
Quando gli elettori di una nazione affrontano le elezioni presidenziali nello stesso modo in cui scorrono TikTok scorrendo alla ricerca di chiunque offra la stroncatura più soddisfacente — la capacità di esercitare un giudizio politico serio si atrofizza. Non riescono a cogliere la sobria credibilità che sta dietro agli accordi diplomatici, né la soglia di professionalità necessaria al funzionamento delle istituzioni statali. Tutto ciò che vedono sono le firme in maiuscolo, i post infuocati sui social media, lo spettacolo di sfida — e lo trovano familiare.
3) La leggerezza di una civiltà che non ha mai veramente sofferto
La maturità di una civiltà si forgia spesso nelle avversità: nel ricordo del crollo, nella comprensione conquistata a fatica di ciò che tiene unita una società quando tutto il resto va in pezzi.
La civiltà cinese porta con sé migliaia di anni di ascesa e declino, di profonda consapevolezza del prezzo che si paga per il caos. Questa consapevolezza ha dato vita a un profondo consenso sociale sul valore dell’ordine, della stabilità e di un governo capace.
Gli Stati Uniti, una repubblica che ha appena due secoli e mezzo di vita, a lungo protetti dalla geografia e dalle circostanze storiche la cui ricchezza si è accumulata grazie allo sfruttamento coloniale, al dominio militare e al privilegio strutturale del petrodollaro — non hanno mai sperimentato il vero terrore del crollo del governo sul proprio territorio. Tale isolamento ha generato una sorta di leggerezza civile: «Qualunque cosa facciamo, per quanto assurda possa essere la persona che eleggiamo, il Paese non andrà davvero in pezzi».
È proprio questa fiducia ingenua frutto del fatto di non aver mai pagato il vero prezzo del fallimento istituzionale che permette agli elettori americani di affidare l’apparato statale a un uomo che ha alle spalle sei fallimenti e una dipendenza da Truth Social.
Cosa ci rivela tutto questo
La divergenza nel modo in cui i cinesi e gli americani valutano i propri leader rivela, in ultima analisi, un aspetto della maturità di una civiltà che non ha nulla a che vedere con il PIL o con il potenziale militare.
La vera maturità di una civiltà si misura in base alla capacità dell’intelligenza collettiva di una società di comprendere il valore della dignità, della responsabilità e di un ordine autentico e alla sua capacità di esigere tali qualità da chi detiene il potere.
Quando gli elettori di una nazione si appassionano all’idea di “radere tutto al suolo”, il sistema ha già iniziato il suo declino spirituale molto prima che qualsiasi struttura istituzionale ceda.
La firma tutta in maiuscolo non è solo un tic stilistico. È un sintomo.
Corrine
Fonte: medium.com/@Corrine
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