L’illusione Ucraina condivisa dalla Nato che sta distruggendo l’Europa
Non amo molto rendere conto di fatti in divenire legati alla guerra come quelli che comunemente vengono scanditi a piú riprese dai media, intrisi di comunicati e smentite che si ripetono più volte per dare adito a logiche che con essa hanno poco a che vedere. Ho voluto fare uno strappo anche per ribadire un dato di fatto che mi vede sempre propenso a considerare gli avvenimenti senza lasciarmi andare a slanci emotivi che nel mio lavoro sono come veleno per i topi.
Vladimir Putin non mi e’ mai stato simpatico e come lui un po tutti coloro che in questo momento rivestono le alte cariche di governo, ma di fronte ad una guerra come quella Ucraina che si sta protraendo nel tempo oltre alla prima guerra mondiale, é bene ricordare alla gente il motivo per cui il tutto ha avuto inizio e i punti a favore dei mio caro nemico Putin sono inequivocabilmente tutti a suo favore.
La diplomazia sarebbe la sola cosa da intraprendere, ma in politica si sa gli interlocutori hanno spesso un diveso concetto di quello che dovrebbe essere fatto e alle dimaniche territoriali che in pasato erano le sole prese in considerazione, si sono aggiunte tutte quelle ingerenze date dalla finanza e dal potere sempre maggiore che le divrse potenze mondiali hanno strutturato in funzione di un controllo sempre piú ampio al di fuori della loro giurisdizione.
Credo che all’interno del servizio ci sia tutto ciò che è importante conoscere per avere una visione completa di ciò che sta avvenendo e che questo possa stimolare in ognuno di voi una percezione ottimale e ragionevole su quanto sta condizionando in questo momento la vita di ognuno di noi.
Toba60
Siamo tra i più ricercati portali al mondo nel settore del giornalismo investigativo capillare ed affidabile e rischiamo la vita per quello che facciamo, ognuno di voi può verificare in prima persona ogni suo contenuto consultando i molti allegati (E tanto altro!) Abbiamo oltre 200 paesi da tutto il mondo che ci seguono, la nostre sedi sono in Italia ed in Argentina, fate in modo che possiamo lavorare con tranquillità attraverso un supporto economico che ci dia la possibilità di poter proseguire in quello che è un progetto il quale mira ad un mondo migliore!
L’illusione Ucraina
Ho esitato a lungo prima di scrivere sulla guerra tra Russia e Ucraina, e questo articolo probabilmente non mi farà guadagnare molti sostenitori. Ma nel bene o nel male, cerco sempre di esprimere le cose così come le vedo. E sono stanco. Stanco della cecità dei liberali, della loro ipocrisia, delle loro analisi infantili e della loro palese sete di sangue nei confronti dell’Ucraina.
Sono stanco di questa pretesa secondo cui una guerra per procura, ormai più lunga della Prima guerra mondiale, sarebbe una giusta battaglia contro il male per salvare l’anima del mondo.
Sono stanco del fatto che il semplice desiderio di porre fine a una guerra che è costata la vita a centinaia di migliaia di giovani e a migliaia di civili sia considerato da alcuni una posizione scandalosa e moralmente deplorevole.

Sono stanco di vedere che l’analisi razionale e contestualizzata venga così spesso etichettata come apologia filoputiniana, e che sia quasi impossibile ottenere informazioni affidabili sulla guerra non contaminate da un pregiudizio anti-russo. E anche le informazioni e le analisi di qualità che riconoscono che la Russia non sta perdendo e che l’Ucraina sta soffrendo, suggeriscono ancora troppo spesso che l’Occidente debba far durare questa guerra per molti altri anni. Questa analisi, peraltro razionale, pur illustrando in dettaglio tutte le ragioni per cui l’Ucraina non sta certamente vincendo la guerra, conclude tuttavia che occorra proseguirla per molti anni ancora per evitare «una pace svantaggiosa».
Ci viene ripetuta continuamente la stessa solfa. Che concedere alla Russia ciò che vuole, ovvero la Crimea, le quattro oblast annette e un’Ucraina neutrale, equivarrebbe a concludere una “pace sbagliata” che premierebbe l’aggressione. Ma sono rari i politici o i giornalisti che, quando sostengono questa tesi, precisino esplicitamente in cosa consista una «buona pace» e cosa comporterebbe. Eppure non dobbiamo indovinare. Zelensky lo ha fatto in numerose occasioni. E ha sempre affermato che l’unico modo per porre fine alla guerra sarebbe che la Russia restituisse all’Ucraina non solo le quattro oblast annesse nel 2022, ma anche la Crimea; egli vuole inoltre garanzie di sicurezza che equivarrebbero a un’effettiva integrazione dell’Ucraina all’interno della NATO.
Si tratta di una volontà illusoria che garantisce l’assenza di pace e una guerra senza fine. E la guerra senza fine non è un concetto astratto. Significa morte senza fine, distruzione senza fine, società europee sotto stretta sorveglianza e militarizzate, con il nemico russo che funge da pretesto perfetto per uno Stato di polizia basato sulla sorveglianza e alimentato da Palantir. E tutto ciò si basa su un’affermazione infantile, ripetuta ad nauseam, che dovrebbe legittimare la guerra: l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia sarebbe stata «non provocata».
Nulla accade mai “senza una provocazione”. Si può essere d’accordo o meno sul fatto che la provocazione giustificasse la reazione. Ma «non provocato» non è un’analisi, è un termine che fa appello all’emotivo e al psicologico, e nel caso della Russia e dell’Ucraina si tratta di propaganda volta a occultare la lunga storia che ha portato all’invasione russa.
Sotto molti aspetti, ricorda la propaganda secondo cui il 7 ottobre sarebbe stato un attacco non provocato contro Israele. O Pearl Harbor, un attacco non provocato contro gli Stati Uniti.
Questi racconti, che ignorano le cause e gli effetti e sostengono che un evento tragico sia semplicemente accaduto così, senza alcun evento precedente, contesto o segnale premonitore, e che persone perbene siano state quindi trascinate suo malgrado in guerra per difendersi da individui malvagi, sono i più antichi stratagemmi del manuale di propaganda bellica, concepiti per soffocare ogni riflessione intellettuale critica.
Quindi, in breve (per maggiori dettagli, leggete questo articolo di John Mearsheimer), gli eventi che hanno preceduto l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia includono una promessa fatta nel 1990 dal Segretario di Stato americano James Baker, secondo cui se la Russia post-sovietica avesse concesso alla Germania unificata di rimanere nella NATO, “la NATO non si sarebbe spostata di un pollice verso est”. Tale promessa si basava sul riconoscimento della Russia come Stato legittimo con interessi di sicurezza legittimi.
Russia e Ucraina. La mappa che spiega la guerra (In Italiano)
Naturalmente tale equilibrio è stato infranto più volte, fino a quando la NATO si è estesa ai confini della Russia. Tra gli eventi precedenti vanno citati anche la rimilitarizzazione dell’Ucraina, sostenuta dalla NATO, a seguito della destituzione di Viktor Yanukovich nel 2014, l’annessione della Crimea da parte della Russia in risposta a tale rimilitarizzazione, nonché i bombardamenti ucraini nel Donbass che sono costati la vita a centinaia di ucraini di lingua russa. I leader russi sono profondamente consapevoli del fatto che la Francia napoleonica, la Germania imperiale e la Germania nazista hanno tutte attraversato l’Ucraina per invadere la stessa Russia.
Non è necessario ritenere che la Russia avesse ragione a invadere l’Ucraina per cercare di capire perché l’abbia invasa, una riflessione che non si è mai invitati a compiere in una retorica dominata da giudizi morali normativi, considerati esclusivamente attraverso la lente dell’imperialismo occidentale. La situazione dell’Ucraina dopo il 2014 ha fatto temere alla Russia che il Paese potesse servire nuovamente da trampolino di lancio per un’invasione. E non è che Putin lo abbia nascosto. Egli ha avvertito più volte, alla fine del 2021 e all’inizio del 2022, che il proseguimento della militarizzazione dell’Ucraina costituiva una linea rossa e che, se l’Ucraina e l’Occidente avessero rifiutato la via diplomatica, la Russia sarebbe passata all’azione. Prima del 2014, l’Ucraina non lo preoccupava più di tanto; non venivano tenuti discorsi bellicosi, poiché all’epoca non rappresentava la minaccia che Putin ha poi visto concretizzarsi.
Ancora una volta, non si tratta qui di difendere Putin, ma piuttosto di richiamare l’attenzione sulla questione delle cause e delle conseguenze, nonché sull’arroganza e sull’orgoglio occidentali che ritengono che solo le loro «linee rosse» in materia geostrategica facciano autorità. Gli Stati Uniti avrebbero tollerato senza reagire la creazione di un’alleanza militare guidata dalla Cina in tutto il Sudamerica, che si estendesse fino al Messico? I media occidentali avrebbero definito «delirio paranoico» le preoccupazioni americane di fronte al militarismo cinese se le basi militari cinesi fossero state disseminate in tutto il Sudamerica? Certo che no! I media avrebbero invocato la guerra e ce l’avrebbero venduta. Ma quando i ruoli si invertono, il militarismo americano diventa una semplice paranoia russa.
E oggi, la guerra che l’espansionismo della NATO faceva incombere non solo è ancora presente, ma rischia di diventare una realtà permanente delle nostre vite, con le economie europee che abbracciano la carneficina e mettono in atto misure di austerità bellica. E per mettere in piedi queste economie di guerra, la classe liberale esige nuovi tagli a uno Stato sociale già decimato, in molti settori, da due decenni di austerità. Questa settimana, il Financial Times ha pubblicato questo articolo, che illustra la sfacciataggine con cui le ricette anti-lavoratrici, ipercapitaliste e iperimperialiste vengono ormai presentate come opinioni sensate.

Uno “Stato in guerra” il cui unico obiettivo sarebbe quello di combattere una Russia mitica che, come spiega Mearsheimer in questo video, non ha invaso l’Ucraina con una forza sufficiente a conquistare il Paese, ma ha piuttosto optato per una strategia di ultima istanza volta a costringere l’Ucraina a sedersi al tavolo dei negoziati. Naturalmente, questo tentativo è fallito. I media liberali e la classe politica continuano tuttavia ad affermare che l’obiettivo della Russia sia una conquista totale, che ne comporterebbe altre, per legittimare l’attuazione di misure di guerra. Il fatto che la classe liberale preferisca instaurare uno Stato bellico che decimasse lo Stato sociale per affrontare la Russia, piuttosto che cercare la via diplomatica e la collaborazione con un Paese ricco di risorse minerarie indispensabili alla costruzione, ad esempio, di un sistema energetico più pulito, testimonia un fallimento totale.
E chi finanzierebbe queste economie di “Stato in guerra”? In parte Israele, che ha concluso un accordo da 4 miliardi di dollari con la Grecia per la fornitura di un sistema di difesa aerea, ha fornito un sistema simile alla Germania allo stesso prezzo lo scorso anno e ha consegnato un sistema missilistico da mezzo miliardo di dollari alla Slovacchia.
Israele è coinvolto nella vicenda del conflitto tra Ucraina e Russia anche sotto altri aspetti molto importanti, alcuni dei quali sembrano ormai decisamente controproducenti per l’Ucraina e Zelensky.
Quando è scoppiata la guerra contro l’Iran, Zelensky l’ha accolta con entusiasmo e ha ripetuto tutti i soliti cliché, affermando che l’offensiva americano-israeliana era una cosa positiva perché avrebbe “liberato il popolo iraniano da un regime terroristico”. A marzo, mentre la guerra contro l’Iran infuriava, ha esortato Netanyahu a collaborare con lui, dichiarando: “Lui ha ciò di cui ho bisogno e io ho ciò di cui ha bisogno”. Ma oggi l’Ucraina è a corto di missili intercettori, poiché sono stati tutti utilizzati nella guerra contro l’Iran, lasciando Kiev vulnerabile agli attacchi missilistici russi.
Ucraina-Russia: le radici del conflitto. Terza guerra mondiale? (In italiano)
Ieri, tutti i missili lanciati su Kiev hanno raggiunto il loro obiettivo, senza che fosse stato sparato alcun missile intercettore. E oggi, dopo aver sostenuto la guerra contro l’Iran, Zelensky si lamenta della mancanza di missili intercettori, una conseguenza diretta della guerra che lui stesso ha sostenuto. Si è schierato con l’impero, ma a causa dell’eccessivo avventurismo imperialista da cui egli stesso dipende, quell’impero si trova ora incapace di difendere il proprio paese. Ciò rivela un uomo privo di strategia, se non quella di sperare che le armi continuino ad affluire.
I liberali sembrano riluttanti a stabilire un nesso tra queste due guerre imperiali, preferendo la dissonanza insita in una mentalità imperiale.
Questa dissonanza si è manifestata anche altrove: gli influencer favorevoli alla guerra in Ucraina esigono che l’Occidente invii più armi all’Ucraina e si indignano per il fatto che la Corea del Nord ne invii alla Russia, apparentemente incapaci di seguire la propria stessa logica riguardo all’invio di armi da parte di paesi terzi alle principali parti belligeranti. Menti imperialiste accecate dalla loro stessa palese ipocrisia.

Ma mentre scrivo, sento già arrivare le critiche, e potrei persino formularne una nei miei confronti. Perché, Nate, pur essendo così intransigente sul piano morale riguardo a Israele e alla Palestina, denunci i “giudizi morali normativi” riguardanti l’Ucraina e la Russia?
Perché le due situazioni non potrebbero essere più diverse.
L’Ucraina è uno Stato dotato di un esercito permanente, sostenuto da un impero, che combatte contro un altro Stato anch’esso dotato di un esercito permanente. La Palestina, dal canto suo, si è vista negare lo status di Stato nonostante l’accordo di spartizione in due Stati del 1947 concluso dall’ONU (a prescindere da qualsiasi opinione sulla legittimità di tale accordo), non dispone di alcun esercito permanente per difendersi e i palestinesi lottano contro un’occupazione coloniale armata dall’impero. Sotto molti aspetti, l’Ucraina assomiglia più a Israele che alla Palestina. Infatti, nel 2024, Zelensky ha proclamato Israele come il modello ideale per l’Ucraina, dichiarando di voler trasformare l’Ucraina in un «grande Israele».

L’Ucraina e Israele sono entrambi mandatarie in prima linea nell’impero, l’una in Europa e l’altra in Medio Oriente. Non è necessario essere l’invasore per essere uno strumento dell’imperialismo. A volte, essere invasi si rivela più utile, poiché questa situazione conferisce una sicurezza morale che permette di proteggere il proprio ruolo imperiale da qualsiasi analisi critica. Direi che è esattamente ciò che è accaduto nel caso dell’Ucraina.
Ciò non significa affatto che io sia insensibile alla sofferenza dei cittadini ucraini comuni. Anzi, al contrario. Sono stati traditi, sia dall’Europa che dai propri leader, e costretti a combattere una guerra di cui la maggioranza desidera ormai la fine attraverso la negoziazione. L’ucraino medio è ben diverso dall’israeliano medio, che sostiene il genocidio e difende l’apartheid.
Eppure, nonostante i desideri della maggioranza degli ucraini, l’Europa e Zelensky rifiutano la via diplomatica e proseguono le ostilità, infliggendo costi colossali all’Ucraina e ai suoi cittadini. Certo, anche la Russia subisce perdite considerevoli, ma queste non sono state, né saranno mai, sufficientemente elevate per garantire una «pace duratura». E qualsiasi costo reale rischierebbe di provocare un’escalation incontrollata e catastrofica.
Tra coloro che ritengono che la guerra non porti altro che sofferenze all’Ucraina e che il Paese dovrebbe negoziare con la Russia per porvi fine, figura Iuliia Mendel, ex addetta stampa e portavoce di Zelensky. Ma chi, in Occidente, ha mai sentito parlare di lei? Si può tuttavia essere certi che se l’ex portavoce di Putin avesse espresso le stesse opinioni sulla Russia, il suo volto sarebbe finito in prima pagina su tutti i media occidentali.
L’ironia suprema è che, sebbene questa guerra venga presentata agli occidentali come uno scontro tra totalitarismo e democrazia, gli ucraini non possono nemmeno eleggere un leader che dia seguito al loro desiderio di vedere la guerra concludersi attraverso la via dei negoziati, poiché Zelensky, il cui mandato è ufficialmente scaduto nel 2024,& nbsp;ha instaurato la legge marziale e annullato le elezioni.
Quindi, come ho scritto, nel bene e nel male, ecco il mio punto di vista sulle relazioni russo-ucraine.
Una guerra che serve solo gli interessi imperialisti, interessi che vanno contro la sicurezza e la prosperità europee. Una guerra che, nel peggiore dei casi, rischia di assumere una dimensione nucleare. Una guerra che non è stata priva di provocazioni. Una guerra che, in assenza di spirito critico e di vera solidarietà, coscienza o senso di giustizia, si è imposta come un principio organizzativo intellettuale imprescindibile per i media liberali e la classe politica.
Di certo non mi sono fatto molti amici con questo articolo, ma se così fosse, ne sarei felicissimo.
Nate Bear
Fonte: donotpanic.news
SOSTIENICI TRAMITE BONIFICO:
IBAN: IT19B0306967684510332613282
INTESTATO A: Marco Stella (Toba60)
SWIFT: BCITITMM
CAUSALE: DONAZIONE




