Come OnlyFans spiega la società in cui viviamo
Agli albori di Internet entrai dentro una chat che si chiamava Mirc e dialogai con una tizia che si faceva chiamare Deborah la quale mi ha promesso amore eterno, poi alla fine mi confessò la sua vera identità……. e fu cosi che svanì il mio folle amore per Ugo. 🙁
Toba60
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Come OnlyFans spiega la società in cui viviamo
Una ragazza di venticinque anni si laurea in una buona università del Nord Italia. Dopo mesi di dura ricerca trova un lavoro, ma lo stipendio non basta per pagarsi l’affitto e costruirsi una vita autonoma.
Quasi per caso, scrollando online, trova una scappatoia.
Si chiama OnlyFans.
La ragazza inizia a vendere foto e video del proprio corpo. Conversa con sconosciuti per soldi. I numeri salgono, più di quanto si aspettasse, garantendole uno stipendio superiore a quello dei suoi genitori.

Dall’altra parte dello schermo c’è un ragazzo poco più grande di lei. Ha un lavoro ben retribuito, vive quasi sempre in casa e da anni non riesce a costruire una relazione stabile.
OnlyFans gli consente di simulare ciò che nella realtà gli appare irraggiungibile: non solo un rapporto sessuale, ma attenzione, conversazione e intimità.
Lei cerca una soluzione alla scarsità economica.
Lui cerca una soluzione alla scarsità relazionale.
OnlyFans fornisce l’infrastruttura di mercato digitale per attuare la transazione.
Nel 2024, quasi 380 milioni di account si sono registrati a OnlyFans in tutto il mondo. Nello stesso anno, sulla piattaforma sono stati effettuati oltre 7,2 miliardi di dollari di pagamenti.
Alla crescita economica si affianca l’espansione culturale: in nome della libertà personale, la vendita della propria sessualità viene progressivamente normalizzata e, in certi casi, incentivata.
“È un lavoro come un altro”, no?
Non esattamente.
Nel caso non l’abbiate capito, l’ascesa di OnlyFans dovrebbe preoccuparci.
Il moralismo non c’entra. La ragione è molto più seria: OnlyFans è uno dei sintomi più evidenti del cosiddetto regime della scarsità.
Lei e lui, la ragazza e il ragazzo di prima, non sono un aneddoto isolato.
Il loro incontro, uno dei milioni che avvengono ogni giorno, è il sintomo di qualcosa di più grande: sempre più spesso, la realtà non ci permette di soddisfare autonomamente i nostri progetti futuri, come una carriera, una relazione o un disegno di vita.
Questo ha due enormi conseguenze.
Primo: le grandi piattaforme tech, come OnlyFans, hanno imparato a estrarre valore dalla scarsità. Monetizzano il malessere per aumentare i profitti, grazie a strumenti e tecnologie che permettono di farlo su una scala mai vista nella storia.
Secondo, e più importante: la rapidissima diffusione di questi rapporti para-sociali sta lentamente ridefinendo il concetto stesso di amore a livello globale.
Amore e commercio, due sfere che da sempre consideriamo separate, stanno iniziando a ibridarsi sistematicamente.
La doppia scarsità e il mercato dei surrogati
Dicevamo: l’ascesa di OnlyFans è il sintomo del fatto che stiamo vivendo in un regime di scarsità. Cosa significa questo in concreto?
Semplice: nel futuro non ci sono abbastanza risorse per tutti.
Dal punto di vista della ragazza – il lato dell’offerta – la scarsità è economica. Non c’è bisogno di parlare di salari bassi e affitti crescenti; soprattutto se siete giovani e italiani, sarà la vostra esperienza a parlare da sé.

I social incentivano ulteriormente l’offerta: da un lato riducono il costo morale della prostituzione digitale, normalizzandola; dall’altro promettono guadagni molto più elevati di quelli che saranno effettivamente realizzati.
Per la ragazza, quindi, è piuttosto razionale compiere una scelta che, in condizioni di abbondanza, sarebbe risultata quantomeno discutibile.
Potete biasimarla? Io no. Farei lo stesso. Se qualcuno fosse disposto a pagare per vedermi nudo, dovrei convertire il Substack?
Ok, passiamo al lato domanda.
Dal punto di vista del ragazzo la scarsità è relazionale. Isolamento, solitudine, dipendenza da pornografia e social sono fenomeni diffusi e in costante crescita dal lockdown vissuto durante la pandemia di Covid-19.
Anche qui, la scelta è razionale: se la realtà non offre abbastanza relazioni, perché non cercarle altrove?
OnlyFans agisce da catalizzatore tra offerta e domanda, sfruttando il regime di scarsità a proprio vantaggio. Ma non risolve davvero la scarsità: offre a entrambi un surrogato di ciò che non riescono a ottenere nel mondo reale.
Onlyfans_La_nuova_frontiera_della_prostituzione (In Italiano)
Una finta carriera per la ragazza solo una piccolissima percentuale di creator riesce a sopravvivere nel lungo termine e una finta relazione per il ragazzo.
In questo scenario c’è una sola cosa reale: l’espansione economico-culturale di OnlyFans.
E, con essa, la ridefinizione stessa dei rapporti umani su larga scala.
Le conseguenze dello sfruttamento e l’Amor Oeconomicus
C’è una critica che mi sento ripetere ogni volta che parlo di questi fenomeni:
“Guarda che è sempre esistito”.
Vero. Il mercato dei surrogati non è una novità: riemerge dalla storia ogni qualvolta il regime di scarsità, in tutte le sue forme, si manifesta.
È successo anche negli Stati Uniti degli anni Venti. Milioni di persone stavano lasciando il mondo rurale per trasferirsi nelle città. Luoghi come Chicago offrivano libertà e opportunità, ma anche solitudine e isolamento.
Nelle taxi dance hall, uomini soli potevano pagare pochi centesimi per trascorrere alcuni minuti a ballare con una donna.
Qualcosa di così semplice, per molti di noi quasi banale, poteva diventare per loro un raro momento di compagnia, sollievo e contatto umano.

“La sala da ballo dei taxi: uno studio sociologico sulla ricreazione commercializzata e la vita cittadina” (1932).
A ciò si accompagnava lo sfruttamento esercitato dai padroni delle sale.
Il sociologo Paul Cressey ha descritto così il mercato delle taxi dance hall:
“In queste sale, giovani donne e ragazze vengono pagate per ballare con chiunque lo desideri, generalmente secondo un sistema di commissione al cinquanta per cento.”
Ma Cressey scoprì qualcosa di ancora più interessante: non c’era solo l’economia. In alcune circostanze, l’interesse romantico e quello economico cominciavano a ibridarsi:
“Nella pratica, tuttavia, la spinta allo sfruttamento viene continuamente contrastata da un’altra forza: l’impulso romantico. […] Nei confronti dei clienti, l’atteggiamento generale della taxi-dancer può essere quello dello sfruttamento, ma ben presto comincia a fare alcune “eccezioni”. Arriva a “piacersi” di alcuni uomini, e il rigido sistema commerciale della sala da ballo comincia a sgretolarsi.”
Nasceva così quello che potremmo chiamare amor oeconomicus. Un amore diverso, mediato dal commercio, ma mai interamente mosso dal puro interesse monetario.
Questi due meccanismi riemergono specularmente con OnlyFans.
Da un lato, i gestori della piattaforma svolgono una funzione analoga a quella dei padroni di sala: creano l’ambiente in cui offerta e domanda possono incontrarsi, trattenendo una ricca percentuale delle transazioni.
Dall’altro lato, però, si ripete la stessa dinamica descritta da Cressey: il denaro compra l’attenzione, ma l’attenzione prolungata può generare affetto.
Alcuni uomini possono arrivare a credere che l’attenzione per cui hanno pagato sia un sentimento reale. E il confine può diventare ambiguo anche dall’altra parte: alcune creator finiscono per affezionarsi ai propri iscritti.
Ma c’è una differenza chiave.
OnlyFans dispone di una capacità tecnologica e una scala di estrazione del tutto nuove: la piattaforma mette in contatto milioni di persone, in tempo reale e senza confini geografici.
Potenzialmente, potrebbe trasformare la scarsità vissuta da ogni individuo sul pianeta in una fonte di profitto.
E, così facendo, portare l’amor oeconomicus a una scala globale.
Il ritorno all’abbondanza?
Per la 7695ª volta in questo articolo, devo ripeterlo: viviamo in un regime di scarsità, materiale e relazionale. Questo non significa che il nostro presente sia necessariamente scarso, ma che la prospettiva di ottenere più di quello che abbiamo oggi ci appare tendenzialmente improbabile.
Questa nostra visione del futuro genera molti dei fenomeni di cui abbiamo parlato, tra cui OnlyFans.
Che succederebbe se, invece che nel regime di scarsità, vivessimo in quello dell’abbondanza, tanto materiale quanto relazionale?
Quasi sicuramente, OnlyFans non avrebbe tutto questo successo: più persone vivrebbero immerse nella realtà, senza interagire con tale frequenza e intensità nel mercato dei surrogati.
Convinte che il futuro sia abbondante e aperto, vivrebbero una vita vera, con vere occupazioni, vere relazioni e veri sogni.
La domanda sorge spontanea: come restaurare l’abbondanza?
O, ancora prima: questa abbondanza è mai esistita?
La risposta è: sì. Ma le forme di abbondanza del passato convivevano spesso con condizioni che oggi consideriamo inaccettabili: patriarcato, ruoli di genere rigidi, minore libertà personale, protezionismo e mercati più chiusi.

Non tutti considerano le condizioni sopra elencate inaccettabili qui un chiaro esempio di chi vorrebbe ricostruirle.
Nel Dopoguerra, la maggior parte della popolazione era orientata al futuro. Viveva nell’abbondanza – non nel senso che possedeva più di noi, ma in quello che abbiamo descritto: sapeva che il domani avrebbe riservato loro una carriera stabile, una famiglia e un progetto di vita.
Il prezzo di quella sicurezza, però, era la libertà: delle donne, dei lavoratori e di coloro che non nascevano dalla parte giusta del mondo.
La domanda finale, dunque, resta aperta: come tornare all’abbondanza senza sacrificare tutto ciò che abbiamo conquistato negli ultimi settant’anni?
Lazarus
Fonte: lazarusgd.substack.com & DeepWeb
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