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Come i Boomer hanno conquistato il mondo, non più democrazia, ma il dominio di un mondo di vecchi

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Merged

Come i Boomer hanno conquistato il mondo

Definizione di Boomer

Se vi chiedessero di nominare la frattura politica più importante della nostra società, come rispondereste? Probabilmente, direste qualcosa come: “l’immigrazione”; oppure: “i diritti delle donne”; o, ancora: “la crisi economica”. Non sbagliereste: sono tutte fratture rilevanti. Ma, probabilmente, ne esiste una ancora più profonda. Talmente profonda che ha plasmato la nostra società dalle fondamenta, al punto che quasi nessuno pensa più di doverla mettere in discussione.

Boomer personality traits defini

Stiamo parlando della frattura generazionale.

L’intero sistema in cui vivete è stato disegnato sulla base di questa frattura: ciò che pensate, ciò che possedete, i partiti che votate e il futuro che pianificate dipendono dal fatto che la fascia sociale dei più anziani ha accumulato una gigantesca quota del potere economico e politico. E – come se non bastasse – non intende lasciarlo andare

Quasi duecento anni fa, Alexis de Tocqueville pubblicò La democrazia in America, mostrando agli europei il significato di uguaglianza delle condizioni. L’America era una società giovane, vitale, fondata sulla mobilità sociale. Le gerarchie aristocratiche europee impallidivano di fronte allo spirito democratico che muoveva il nascente sogno americano. Il potere non era più un’eredità da ricevere, ma qualcosa che poteva essere conquistato, esercitato e poi rimesso in circolo dai cittadini.

Il resto è storia: gli Stati Uniti sono diventati un modello politico per l’Europa, oltre che la più grande superpotenza economico-militare della storia. Duecento anni dopo, quel sogno americano si è trasformato in un incubo. Un nuovo sistema di potere si è lentamente insediato in America, e, di riflesso, in tutto l’Occidente democratico. Un sistema di potere basato sull’anzianità, sull’eredità e sul rifiuto del rinnovamento.

Samuel Moyn lo chiama gerontocrazia.

Il patrimonio economico si concentra nelle fasce più anziane della popolazione, che hanno sfruttato un periodo storico irripetibile, accumulando azioni, immobili e capitale in grande quantità. Inoltre, gli stessi leader politici – oltre che i loro elettori – sono sempre più vecchi. L’aspettativa di vita è aumentata, mentre la natalità è diminuita. Grazie alla superiorità economica e numerica, gli anziani riescono a monopolizzare l’influenza sulla politica per difendere ulteriormente le proprie rendite. Basse tasse sul patrimonio, spesa pensionistica elevata, privilegi consolidati.

Questo impedisce ai giovani di costruire un futuro, accumulare patrimonio e fare figli, aumentando ulteriormente la quota di potere degli anziani. Il ciclo produce così una nuova aristocrazia della rendita – proprio quella che gli americani ci avevano insegnato a mettere in discussione – che abbiamo definito come “complesso anziano-finanziario”.In Italia, la situazione è ancor più compromessa. Nel 2025, la spesa pensionistica italiana raggiungerà il 16,2% del PIL — la percentuale più alta tra tutti i paesi OCSE. La media OCSE è al 9,3%. La media UE è all’8,5%.

Qualsiasi partito che proponga una revisione della spesa pensionistica oltre che una tassazione sulle rendite, come gli immobili – ha la stessa speranza di vincere le elezioni che ho io di entrare in NBA. Resta solo una domanda. Perché tutto questo dovrebbe interessarci?

Le conseguenze della gerontocrazia vanno molto al di là della gerontocrazia. Il problema non è il governo degli anziani in sé, ma le sue implicazioni sulla tenuta sociale, democratica ed economica dell’Occidente. Vilfredo Pareto diceva che la società si basa sulla circolazione delle élite: se una classe dirigente occupa per troppo tempo il potere e impedisce il ricambio, prima o poi la società cerca un’altra via – come la violenza.

Il patrimonio economico si concentra nelle fasce più anziane della popolazione, che hanno sfruttato un periodo storico irripetibile, accumulando azioni, immobili e capitale in grande quantità. Inoltre, gli stessi leader politici – oltre che i loro elettori – sono sempre più vecchi. L’aspettativa di vita è aumentata, mentre la natalità è diminuita. Grazie alla superiorità economica e numerica, gli anziani riescono a monopolizzare l’influenza sulla politica per difendere ulteriormente le proprie rendite. Basse tasse sul patrimonio, spesa pensionistica elevata, privilegi consolidati.

Questo impedisce ai giovani di costruire un futuro, accumulare patrimonio e fare figli, aumentando ulteriormente la quota di potere degli anziani. Il ciclo produce così una nuova aristocrazia della rendita – proprio quella che gli americani ci avevano insegnato a mettere in discussione – che abbiamo definito come “complesso anziano-finanziario”.

Qualsiasi partito che proponga una revisione della spesa pensionistica oltre che una tassazione sulle rendite, come gli immobili ha la stessa speranza di vincere le elezioni che ho io di entrare in NBA. Resta solo una domanda. Perché tutto questo dovrebbe interessarci?

Le conseguenze della gerontocrazia vanno molto al di là della gerontocrazia. Il problema non è il governo degli anziani in sé, ma le sue implicazioni sulla tenuta sociale, democratica ed economica dell’Occidente.

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Vilfredo Pareto diceva che la società si basa sulla circolazione delle élite: se una classe dirigente occupa per troppo tempo il potere e impedisce il ricambio, prima o poi la società cerca un’altra via – come la violenza. Difendendo con le unghie le proprie posizioni di rendita e di potere, la gerontocrazia impedisce la possibilità di una circolazione delle élite. I giovani non hanno le risorse concentrate nelle mani degli anziani di cui avrebbero bisogno per fare ciò che altri hanno fatto prima di loro: accumulare patrimonio, costruire un futuro, conquistarsi una posizione.

Essi vivono in un regime di scarsità.

Così, sentendosi privati della possibilità di soddisfare la naturale ambizione di sostituire l’élite precedente, i giovani scivolano nella rabbia o nell’apatia. In questo senso, il complesso anziano-finanziario agisce come un tappo generazionale. Il flusso generazionale è bloccato, ma la pressione dal basso continua ad aumentare. E la pressione rischia di far esplodere l’intero sistema.

Qual è la risposta dei giovani al tappo generazionale? Hanno essenzialmente due modi di affrontare la situazione. La prima è l’apatia: affrontare il futuro con totale pessimismo. Vivere in un presente perpetuo, rifiutando di fare piani a lungo termine. Nei casi più estremi, ritirarsi del tutto dalla vita reale, affidando la risoluzione dei propri bisogni al mercato dei surrogati digitali.

La seconda è l’azione. Non essendo un cambiamento politico possibile – il potere risiede quasi totalmente nelle mani dei ceti anziani – il sistema si può abbattere o aggirare solo con un’azione concreta. In alcuni casi, questa azione è individuale: ossessione per la produttività, culto della disciplina, automiglioramento ossessivo. Si cerca di «scappare dal Matrix» a colpi di corsi di trading, dropshipping e business online.

In altri, la risposta è collettiva. Qui nascono tutta una serie di movimenti di cui abbiamo parlato in precedenza: blackpill, doomerismo, fascismo digitale. Qualunque sia la risposta, il clima culturale in cui i giovani si ritrovano immersi è quello della decadenza. Il sistema politico-economico viene percepito come irrimediabilmente corrotto, stagnante, alla fine di un ciclo.

Lo stesso clima permise alle ideologie del Novecento di diffondersi. Oggi, la storia sembra ripetersi. Ma, forse, abbiamo ancora la possibilità di allentare il tappo prima che sia troppo tardi.

Lazarus

Fonte: lazarusgd.substack.com & DeepWeb

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