I meme e l’ascesa del decadentismo algoritmico che sta uccidendo la democrazia
La realtà ha superato la fantasia ma……..ha barato e purtroppo non ci sono giudici di linea. 🙁
Toba60
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Come i meme stanno uccidendo la democrazia
Manosfera e Illuminismo Oscuro: l’ascesa del decadentismo algoritmico
Quella di oggi è una strana storia.
Una storia che parte da un gruppo di artisti francesi, passa per i regimi fascisti e nazisti e approda ai meme condivisi da un adolescente su TikTok.

Il protagonista della nostra storia, però, è un altro: la decadenza.
Uno stato d’animo collettivo che, ciclicamente, riaffiora nella storia dei popoli. La sensazione che il mondo stia andando a pezzi, che il presente abbia perso ogni direzione e che il futuro non abbia più niente da offrire. E che, nelle condizioni giuste, può trasformarsi in qualcosa di molto più pericoloso: il terreno fertile su cui attecchiscono le ideologie totalitarie.
Per iniziare, una breve lezione di storia.
Alla fine dell’Ottocento, l’Europa si trova ad affrontare una crisi intellettuale senza precedenti. Industrializzazione, urbanizzazione e individualismo fanno vacillare le vecchie gerarchie e indeboliscono la religione.
Ben presto, artisti e pensatori francesi – come Baudelaire, Redon e Huysmans – iniziano a percepire che qualcosa sta cambiando: la società è più ricca, ma gli uomini sono più soli, disorientati e privi di valori e scopo.
Inizia a diffondersi una narrazione artistica e letteraria: la civiltà occidentale è arrivata al tramonto, perdendo la propria forza vitale.
La Prima guerra mondiale diventa il primo grande acceleratore di questa idea. La devastazione del dopoguerra alimenta la percezione condivisa di un vecchio ordine ormai al collasso. Fascismo e nazismo si appropriano di questa diagnosi, piegandola ai propri fini e trasformandola in un progetto politico: la Nazione è decaduta, ma può rinascere attraverso l’edificazione di un nuovo ordine. Il resto della storia, probabilmente, lo conoscete già.
Ok, la lezione è finita. Passiamo al presente. Il punto è che un secolo dopo la decadenza sembra essere tornata. E, cosa peggiore, non ce ne siamo nemmeno accorti. Su Internet si moltiplicano comunità, subculture e correnti intellettuali che condividono una diagnosi simile: il mondo contemporaneo è in decadenza, il futuro è compromesso e le istituzioni democratiche non ci salveranno.
Meme di disinformazione: la spesa federale: svelare le questioni controverse, socio-economiche e politiche che si celano dietro i fastidiosi meme dei social media. (In Inglese)
Dalla manosfera all’Illuminismo oscuro, dalla redpill alla cultura doomer, la fine della civiltà torna a essere un tema di assoluta rilevanza. Soprattutto tra le nuove generazioni e le élite tecnologiche, la decadenza viaggia attraverso meme, forum, video e piattaforme come Instagram e TikTok.
Ma che succede quando milioni di persone si abituano all’idea che il mondo sia destinato a peggiorare? Nasce così il fenomeno che chiameremo decadentismo algoritmico. Manosfera, redpill e decadenza
La prima tappa è la cosiddetta manosfera.
Questo termine indica un insieme di comunità online frequentate prevalentemente da uomini, accomunate da una visione critica dei rapporti tra i generi e della società contemporanea. Molti dei membri della manosfera percepiscono che il vecchio mondo, fondato sull’autorità maschile, sia stato progressivamente smantellato.
Al suo posto sarebbe emerso un nuovo ordine femminista, nel quale gli uomini avrebbero perso potere, status e centralità sociale. La decadenza, qui, risiede proprio in questo cambiamento epocale. Il mondo non starebbe semplicemente cambiando: starebbe peggiorando. E gli uomini ne sarebbero le principali vittime. Qual è la risposta alla decadenza?
Inizialmente, essa appare come individuale.
I giovani uomini devono migliorare sé stessi, riprogrammando i propri comportamenti, scolpendo il proprio fisico e guadagnando molti soldi. I social giocano un ruolo cruciale in questo: ogni comunità o influencer vende una spiegazione diversa del mondo; e, naturalmente, un diverso rimedio.
Andrew Tate, uno degli esponenti della manosfera La redpill, per esempio, promette di svelare le presunte regole nascoste dei rapporti tra uomini e donne. I Pick-Up Artists (PUA) insegnano a sedurre tramite le tecniche più disparate. I sostenitori del looksmaxxing invitano a migliorare il proprio aspetto fisico fino all’ossessione, ponendo al centro la genetica e la bellezza fisica.
Le ricette sono diverse, ma il punto di partenza è lo stesso: se il mondo è diventato ostile agli uomini, bisogna imparare a sopravvivere al suo interno. Ma, ben presto, queste ricette si scontrano con i fatti: non tutti possono diventare ricchi, belli e desiderabili. E, soprattutto, nessun miglioramento individuale sembra sufficiente a risolvere il problema alla radice. Per una parte della manosfera, allora, la diagnosi cambia. Se il mondo è strutturalmente ostile agli uomini, la soluzione non può essere soltanto individuale: deve diventare collettiva.
La risposta diventa quindi l’abbattimento dell’ordine femminista e la costruzione di una nuova società, fondata su una nuova mascolinità e sul ripristino dell’autorità degli uomini.

Ian Ironwood, uno degli esponenti della manosfera, espone così la sua ambizione ideologica più profonda: Ma non pensate che la manosfera sia soltanto un rifugio per divorziati rancorosi e uomini rifiutati. È molto più di questo. In un senso molto concreto, rappresenta la ricostruzione delle basi intellettuali di una nuova cultura patriarcale in Occidente, che non ha intenzione di nascondere la propria natura.
La Manosphere: una nuova speranza per la mascolinità, 2013. Questo progetto trova ben presto la propria traduzione politica. La vittoria di Donald Trump alle presidenziali del 2024 viene accolta da alcune frange della manosfera come un’occasione per riaffermare i tradizionali rapporti di potere tra uomini e donne. Nelle ore successive al voto, i social si riempiono di messaggi misogini che celebrano il risultato come una rivincita dell’autorità maschile. Tra questi, lo slogan “Your body, my choice” – “Il tuo corpo, la mia scelta” – rilanciato dal suprematista bianco Nick Fuentes, diventa uno dei simboli più espliciti di questa reazione.

L’Illuminismo Oscuro e la fine della democrazia
Ma i giovani uomini non sono gli unici a subire il contagio della decadenza.
Anche in alcuni ambienti delle élite intellettuali, politiche ed economiche – soprattutto nei circuiti della tecnologia della Silicon Valley – aleggia da tempo un’idea: il problema non è soltanto la crisi della società contemporanea, ma della democrazia liberale stessa.
È a partire da questa idea che nasce l’Illuminismo Oscuro, corrente di pensiero nata nei primi anni Duemila.
Tra i suoi principali riferimenti troviamo il programmatore e blogger americano Curtis Yarvin e il filosofo britannico Nick Land, teorico dell’accelerazionismo.

La loro critica prende di mira i principi fondamentali della modernità politica: democrazia, eguaglianza, universalismo. Le istituzioni democratiche avrebbero prodotto un sistema inefficiente, dominato da élite corrotte e incapaci di governare e, in ultima istanza, in fase di decadimento.
Anche qui, non mancano collegamenti al mondo trumpiano.
Le idee di Curtis Yarvin hanno inoltre circolato a lungo negli ambienti della Silicon Valley, attirando l’interesse di figure come Peter Thiel, fondatore di Founders Fund, e Marc Andreessen, cofondatore della società di investimenti Andreessen Horowitz, che ha anche finanziato una sua startup.
Andreessen, a sua volta, è diventato un consigliere informale del progetto DOGE di Elon Musk. Insomma, alcune idee nate nei blog della neoreazione sono arrivate a circolare negli ambienti che gravitano attorno alla Casa Bianca.
Meme decadenti
I due fenomeni analizzati sembrano privi di correlazione. Niente di più sbagliato.
La manosfera e l’Illuminismo oscuro sono due manifestazioni del medesimo sentimento. Come potrete intuire, quel sentimento è la decadenza. Da una parte, generazioni di giovani uomini vengono portati a trasformare il malessere individuale in teoria della società tramite i social network. Dall’altra, élite del mondo tech – legate a quelli stessi social – ipotizzano modelli alternativi alla democrazia liberale.
I due fenomeni, per quanto diversi, convergono in una diagnosi simile: il mondo contemporaneo è esaurito, irrimediabilmente corrotto e destinato al declino. Al suo posto, deve nascere un nuovo ordine.
Ma c’è una differenza chiave col passato.
Nell’Ottocento, le idee circolavano attraverso i mezzi scritti. Nel Novecento, attraverso partiti, radio, cinema e televisione. Oggi abbiamo piattaforme digitali, feed personalizzati e comunità online. Gli algoritmi promuovono sistematicamente contenuti in grado di catturare l’attenzione: rabbia, paura, provocazione e senso di appartenenza. In questo particolare ambiente, le narrazioni della decadenza possono prosperare.
In particolare, la decadenza si serve di un’arma formidabile: i meme. Tra i personaggi ricorrenti della cultura digitale troviamo i Wojak, uno stile illustrativo nato per rappresentare stereotipi sociali ed emozioni. Tra i personaggi più ricorrenti troviamo il Chad, il Doomer e la Tradwife.

Il Chad è l’uomo ideale: attraente, sicuro di sé, dominante e vincente. Il Doomer, al contrario, è un giovane uomo disilluso, pessimista e incapace di immaginare un futuro migliore. La Tradwife rappresenta la donna che rivendica un modello di vita tradizionale, basato sul proprio ruolo domestico.

Questa estetica si mescola agli immaginari monarchici dell’Illuminismo oscuro, creando un repertorio visivo che celebra gerarchie, potere assoluto e nostalgia per un ordine sociale premoderno.
Queste immagini non sono semplici caricature, ma archetipi attraverso cui le comunità digitali raccontano il mondo e i propri valori ideali. La forza dei meme sta nella loro apparente innocenza: idee radicali vengono trasformate in immagini ironiche. La ripetizione le rende familiari; la familiarità può renderle meno sorprendenti e, talvolta, più accettabili.
E il cerchio si chiude.
Il decadentismo algoritmico non è una singola ideologia. È piuttosto una delle espressioni dello spirito del nostro tempo, nata dall’incontro di trasformazioni profonde: la crescente solitudine dei giovani, la rivoluzione femminista e il mutamento dei rapporti di genere, la concentrazione del potere economico e l’avvento delle nuove tecnologie digitali.
E così, mentre scorriamo il feed alla ricerca del prossimo meme, la fine del mondo diventa un contenuto come un altro.
Lazarus
Fonte: lazarusgd.substack.com
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