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Allenamento Mentale La Nuova Frontiera nell’Ambito Sportivo

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Quando si parla di allenamento, dite la verità’, pochi si sono mai posti la domanda su come migliorare una prestazione agonistica, lavorando su un piano prettamente mentale.

Eppure sono sicuro che ogni uno di voi si e’ trovato a dover sperimentare in prima persona stati d’animo straordinari, che ci hanno portato a esprimere capacita’ prima di allora sconosciute.

Saper incanalare questa facoltà’, significa accedere alla parte nascosta di noi, che la vita quotidiana di tutti i giorni tende a inibire.

Marco Valerio Ricci ha saputo con questo minicorso, dare un contributo notevole a tutti coloro che intendono migliorare, non solo la loro prestazione agonistica, ma soprattutto far conoscere aspetti sorprendenti che ci riguardano tutti da vicino.

Buona Lettura

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La nuova frontiera nell’ambito sportivo è oggi costituita dall’allenamento mentale, effettuato seguendo strategie di integrazione mente-corpo.
È ormai appurato che anche nell’ambito sportivo vale la nota legge di Pareto, che, adattata, suona così: “nell’ambito sportivo, sia individuale che di squadra, i risultati sono dati per il 20% dall’aspetto tecnico e per l’80% da quello psicologico”, intendendo per aspetto psicologico l’atteggiamento mentale, la comunicazione con se stessi e con gli altri, la motivazione, l’attivazione di canali energetici, in altre parole l’integrazione mente -corpo e lo sfruttamento delle proprie risorse personali a livelli decisamente più profondi. Qui vengono presentati i cinque errori più comuni, indipendentemente dal livello di preparazione, dal tipo di sport e dalla categoria in cui l’atleta è impegnato.

Errore N°1

Si focalizzano esclusivamente sulla preparazione fisica e non sfruttano
pienamente le risorse dell’interazione Mente-Corpo.

Nonostante sia ormai appurato da decenni di sperimentazioni, di esperienze sul campo e di lavoro sulle capacità della nostra mente di influenzare le nostre prestazioni fisiche, la maggior parte degli atleti e degli allenatori continua focalizzarsi solo sull’aspetto puramente fisico dell’allenamento tralasciando il concetto di preparazione mentale.
Innanzitutto è necessario notare come nel mondo occidentale sia storicamente presente e radicata una netta distinzione tra mente e corpo, contrariamente a quanto avviene nelle culture orientali in cui in ogni ambito umano è stata da sempre curata tale interazione.
Proprio dal punto di vista storico si può far risalire a Cartesio la marcata separazione tra queste due entità nel momento in cui, per poter continuare a portare avanti le sue ricerche sul corpo umano, dovette promettere al Papa che si sarebbe occupato solo dello studio dell’aspetto puramente fisico del corpo e che assolutamente non si sarebbe interessato all’ambito della mente perché concetto troppo vicino all’anima, argomento di esclusiva pertinenza papale.

Obiettivamente ad oggi questo vincolo, almeno a parole, è superato, ma nella nostra cultura rimane forte e decisamente si vede nei modi di agire e nella formazione di chi è preposto a curare la preparazione degli atleti.
Spesso mi è capitato di collaborare con allenatori profondamente consapevoli che la chiave di volta perché i loro atleti migliorassero era proprio un fattore mentale, ma, allo stesso tempo, si trovavano a non sapere come agire per mancanza di una formazione adeguata.
Voglio darvi un’idea immediata di quanto sia forte questa interazione e quanto si possa ottenere solamente sfruttando uno dei grandi poteri della nostra mente, il potere della visualizzazione.
Per quanto se ne senta parlare da anni, è uno strumento le cui potenzialità, non vengono ancora sfruttate pienamente nella realtà quotidiana della ricerca della massima performance.
In parte la causa è dovuta alla mancanza di chiarezza su cosa voglia realmente dire visualizzare: le domande più comuni che mi sento rivolgere al riguardo sono “Devo immaginare qualcosa?”, “Non so no capace di visualizzare perché io non riesco a vedere immagini…”, “è come sognare stando svegli?”.
Proseguendo nella lettura e soprattutto seguendo le istruzioni, avrete modo di sperimentare e, se necessario, saper trasmettere le tecniche di base per imparare a visualizzare ed aiutare chiunque a farlo con semplicità.

È ormai noto a tutti come la nostra mente sia in grado di aiutarci a creare la nostra realtà, a modificarla e a renderla più adatta alle nostre esigenze, ma è altresì vero che tali conoscenze sono state mal interpretate ed addirittura strumentalizzate nell’uso dagli esponenti del cosiddetto “pensiero positivo”, qualsiasi cosa si voglia indicare con tale definizione.
Aldilà di sterili polemiche è un dato di fatto che le visualizzazioni usate in maniera corretta e mirata aiutano chi le utilizza sia nella fase di preparazione e riscaldamento pregara, sia in ogni altro ambito sportivo e personale.
Specie quando ci troviamo a lavorare con una squadra o un gruppo di persone è importante far si che tutti i soggetti interessati siano in grado di visualizzare correttamente e seguire le istruzioni di chi guida.
Vi propongo quindi questo semplice esercizio, dai risultati per molti sconcertanti, che vi permetterà di allenarvi nel visualizzare e nel testare la capacità di visualizzazione degli atleti.

È possibile eseguire questo esercizio anche da soli dopo aver letto le istruzioni che vi darò, ma la prima volta vi consiglio di avere qualcuno che vi impartisca le istruzioni come se le leggesse.
Allora, siete pronti? Bene, partiamo:

  1. Alzatevi in piedi e mettetevi in posizione tale da avere i piedi alla larghezza delle spalle per avere un buon equilibrio. Da questo momento evitate di muovere i piedi dalla posizione assunta fino a che avrete finito l’esercizio.
  2. Alzate il braccio destro davanti a voi all’altezza delle spalle e ruotate in senso orario (da
    sinistra verso destra) fino ad arrivare al punto limite oltre il quale non riuscite ad andare.
    Prendete un punto di riferimento per ricordarvi dove siete arrivati (dove indicano le dita della mano destra).
  3. Tornate alla posizione di partenza, abbassate il braccio e chiudete gli occhi.
  4. Ora immaginate, solo nella vostra mente, di alzare nuovamente il braccio e sentitelo
    ruotare come avete fatto prima, ma questa volta vedetevi e provate la sensazione di superare il punto di riferimento che avete perso di un buon 20%. Ritornate indietro e immaginate di abbassare il braccio.
  5. Sempre con gli occhi chiusi, immaginate nuovamente di sollevare il braccio e ruotare.
    Questa volta sentitevi particolarmente elastici e flessibili, provate la sensazione del vostro corpo che si allunga arrivando a puntare diritto davanti a voi dopo una rotazione di 360°. Tornate nuovamente nella posizione di partenza.
  6. Ripetete la visualizzazione una terza volta arrivando a immaginare di fare due giri completi, fermatevi al punto massimo diritto davanti a voi e concentratevi per un attimo sulle sensazioni fisiche che state provando. Visualizzate il vostro corpo arrotolato su se stesso, fate caso alle sensazioni interne che vi dà avere gli organi così arrotolati.

Lentamente immaginate di tornare alla posizione di partenza. Di abbassare il braccio e, quando siete arrivati, aprite gli occhi.

Ora alzate il braccio e ripetete fisicamente l’esercizio …incredibile vero? Ve lo sareste mai aspettato? Eppure non avete fatto stretching, né riscaldamento e il tutto è durato
meno di tre minuti! Se siete stati in grado di ottenere questo, quali altre cose potete fare?

Prendete ora qualche minuto e, su un foglio di carta, scrivete le vostre idee su come potreste usare il potere della vostra mente, e anche solo questo esercizio, negli allenamenti, in gara o in partita, nel recupero fisico e in tutte quelle attività in cui ci è richiesta una prestazione di picco…

Errore N°2

Si abbattono quando sbagliano o non raggiungono i risultati che si erano prefissi invece di seguire le tre leggi del successo: “Credere, Decidere, Perseverare!”
Alcuni anni fa un allenatore di calcio, in uno dei seminari rivolti agli sportivi, in cui intervengono sia allenatori che giocatori, mi chiese “se dovessi riassumere in tre parole il segreto per ottenere risultati di rilievo nello sport, quali utilizzeresti?”.
Riassumere in sole tre parole tutto quello che può permettere al singolo atleta e ad una squadra di fare la differenza tra l’ottenere i risultati attesi e non ottenerli può sembrare semplicistico, ma accettai la sfida e da quella semplice domanda è nato un motto che ha fatto la differenza nei risultati personali e di squadra di tantissimi amanti dello sport: “Credere, decidere, perseverare!”.
Queste tre parole riassumono le caratteristiche che più di tutte permettono di raggiungere il successo in quello che facciamo, sia una prestazione sportiva, un allenamento, la gestione dello spogliatoio, della comunicazione tra gli atleti o con la dirigenza, una trattativa, ma anche nella nostra vita di tutti i giorni.

Vediamo in maniera più approfondita il significato e ciò che intendo con ciascunodi questi termini.
Credere: Henry Ford, uno dei più grandi industriali del secolo scorso e famoso per le sue capacità di motivare i suoi dipendenti nonché per la sua capacità visionaria di interpretare gli eventi, diceva:
“Che tu creda di farcela o di non farcela avrai comunque ragione”.
Qualsiasi cosa noi vogliamo realizzare, in ogni ambito della nostra vita, dobbiamo partire dalla profonda convinzione di riuscire, a maggior ragione nell’ambito sportivo. Vi è mai capitato di vedere due squadre entrare in campo e sapere già quale sarà la vincente?
O un gruppo di atleti prepararsi alla prestazione e poter eliminare con sicurezza dalla lotta per il successo alcuni di loro al primo sguardo?

La fiducia nei propri mezzi ed in quelli del proprio team, nella capacità e possibilità di ottenere il risultato finale ci portano già a metà del percorso per raggiungerlo, mentre se non si crede di vincere non è importante quanti sforzi vengano profusi o quanto intenso sia l’impegno, i risultati saranno inferiori a quelli desiderati…
So che c’è già qualcuno che, scoraggiato, pensa “Ma se parte tutto dal crederci o non crederci, se uno non ci crede allora come fa?”. È una domanda molto importante, ma che non ha una risposta semplice ed efficace che una volta scritta vi permetta di modificare le vostre credenze e convinzioni autonomamente ed ogni volta che ne avete necessità.
So che esistono in commercio libri di self-help che descrivono tutti i passi del processo tramite il quale si modificano le credenze personali, ma delle tante persone che hanno investito tempo, denaro e risorse personali cercando di applicare queste tecniche ne ho trovate veramente poche in grado di applicarle da soli.
Come Master Trainer Certificato di PNL – Programmazione Neuro-
Linguistica, la mia scelta è quella di fornirvi la strategia più pratica e di utilizzo immediato, invitandovi a contattarmi se vi rendete conto che dovete affrontare un processo di trasformazione delle credenze più profondo.
In sostanza vi propongo di seguire queste istruzioni:

  1. Individuate la convinzione limitante o la credenza che sentite vi impedisce di
    raggiungere i risultati a cui aspirate.
  2. Pensate al tipo di prestazione che questa credenza vi impedisce di realizzare. Che
    aspetto ha? Si presenta come un immagine fissa, una sequenza di immagini o un film?
  3. In una scala da 1 a 100 quanto vi sentite sicuri della vostra performance?
  4. In quale parte del vostro campo visivo si posiziona la vostra rappresentazione dell’evento?
  5. Vi pongo una domanda ulteriore, in una scala da 1 a 100 quanto è la vostra sensazione di sicurezza che domattina il sole sorgerà?
  6. Dove si posiziona nel vostro campo visivo l’immagine che avete di questo evento futuro?
    È particolare come sia in una posizione diversa rispetto ad una aspettativa in cui il vostro livello di certezza non è particolarmente alto…
  7. Ora con gli occhi chiusi tornate alla situazione in cui volete provare una sensazione di forte certezza in ciò che fate e spingetela lontanissimo, immaginate che arrivi ai confini del sistema solare e che lì esaurita la sua energia, ritorni a una velocità incredibile attratta dalla forza gravitazionale del Sole, fino a sovrapporsi con forza all’immagine del sorgere del Sole.
    Fate in modo che prenda la stessa forma, la stessa luminosità, la stessa grandezza e dimensione, sovrapponetela completamente.
  8. A questo punto pensate nuovamente alla situazione in cui la vostra credenza non era potenziante, in una scala da 1 a 100 quanto è forte la vostra sensazione di certezza in voi stessi e nelle vostre possibilità?
  1. Se sentite di aver raggiunto il grado di sicurezza voluto continuate a leggere oltre, altrimenti non andate avanti finché non avrete modellato la vostra immagine a quella del Sole che sorge in maniera perfetta.
    Questo non è l’unico metodo di affrontare il campo delle credenze e delle convinzioni personali, ma è sicuramente il più semplice da applicare sulla base di istruzioni scritte e, una volta fatta un po’ di pratica, è possibile replicarlo addirittura subito
    prima di una prestazione se ci rendiamo conto che ci manca la convinzione per affrontarla con impegno.
    10. Decidere quando avremo creato una profonda convinzione nei nostri mezzi e nella nostra capacità di raggiungere il nostro obiettivo è fondamentale il secondo passo, prendere la decisione di agire per portare a compimento ciò che sappiamo già che sarà un successo! …ma è sempre così facile?
    11.La capacità di prendere decisioni rapide ed efficaci è una delle chiavi fondamentali che fanno la differenza tra coloro che ottengono grandi risultati, che hanno successo (considerando il successo come la realizzazione degli obiettivi che ci si è posti all’inizio dell’impegno) e coloro che, anno dopo anno, obiettivo dopo obiettivo, rimangono
    con molte aspettative e ancor più delusioni in mano.
    12.Nel momento in cui ci troviamo a dover prendere una decisione, che sia in allenamento, in gara, in partita o in qualsiasi altra situazione, dobbiamo affrontare sensazioni che, se non siamo abituati ad considerarci come persone che decidono rapidamente e hanno chiaro in mente cosa vogliono e cosa devono fare per ottenerlo, possono portare a stress ed emozioni depotenzianti date dalla paura di sbagliare, di non fare la cosa giusta e di tutte le possibili conseguenze che una decisione può portare.
    13.Durante le sessioni di Coaching, sia con atleti che con allenatori, mi capita spesso di sentir pronunciare la fatidica frase
    “So cosa dovrei fare, ma non riesco a decidermi a farlo”.
    In queste occasioni aiuto la persona a visualizzare le conseguenze negative e improduttive del continuare ad avere la deleteria abitudine di procrastinare, di rimandare il momento di prendere una decisione.
    14.Probabilmente vi sarà successo di esitare prima di compiere un cambio tattico o di prendere una decisione importante che andava presa subito, se sei un calciatore probabilmente vi sarà successo di esitare una frazione di secondo prima di tirare o passare la palla, piuttosto che saltare, fare una schivata o accelerare la corsa e perdere così quell’attimo che vi avrebbe permesso di segnare, superare l’avversario, chiudere un salto o rispondere ad un attacco, quindi so che avete chiaro in mente ciò di cui sto parlando.
    Cosa vi avrebbe permesso di ottenere un risultato differente?

Una semplice decisione, o meglio il tempo in cui la avete presa.
Come fare per imparare a decidere rapidamente specie se non ci siamo
abituati?
In realtà ognuno di noi prende già, continuamente, un’infinità di decisioni, in ogni momento della sua giornata, da come vestirci a cosa mangiare a come rispondere ad una determinata situazione, fino allo scegliere se rispettare delle regole o no.
Siamo dei decisori professionisti, solo che normalmente non lo notiamo, anche perché spesso ci rendiamo conto di dover decidere solo nei momenti critici, di difficoltà.
Quelli in cui l’ultima cosa che vogliamo è dover imparare, quei momenti in cui sentiamo che l’ideale sarebbe di poter arrivare sapendo già che cosa fare o comunque aver sviluppato degli automatismi tali da risolvere la situazione.

Per agire con questa consapevolezza in ogni situazione dobbiamo appunto
renderci conto che già sappiamo decidere e che lo facciamo costantemente, per farlo è sufficiente notare ogni volta che prendiamo una decisione e annotarlo, meglio se su un quaderno (ho deciso di prendere un caffè, di passare la palla, di spostarmi a sx/dx, di
fermarmi al semaforo rosso…) vedrete che nel giro di alcuni giorni, pochi per la verità, le vostre sensazioni riguardo alle difficoltà nel decidere cambieranno radicalmente.
A questo proposito è importante ricordare che, uso una frase di uno dei più famosi speaker motivazionali al mondo, Anthony Robbins,
“È nel momento delle decisioni che si crea il tuo destino”,
Perseverare:
Il terzo grande potere che ci permette di realizzare gli obiettivi che stabiliamo di raggiungere è la perseveranza e la costanza nel perseguirli.
Una volta che abbiamo preso una decisione, ciò che conta non è ciò che facciamo di tanto in tanto, ma le nostre azioni costanti, decise e prolungate nel tempo che ci permettono di fare la differenza nei nostri risultati.
La goccia d’acqua, apparentemente innocua, nel corso dei secoli, con costanza e perseveranza, può scavare il granito.
A questo proposito amo citare un parere autorevole, quello del famoso allenatore di football americano Vincent Lombardi che negli anni sessanta compì l’impresa di portare una squadra di buon livello, ma senza giocatori eccezionali, i Green Bay Packers, a vincere cinque finali NFL consecutive.
Ecco delle sue massime passate alla storia: “Non importa quante volte cadi, ma quante ti rialzi”.

Questa convinzione, questa determinazione è la chiave per raggiungere e
realizzare veramente i propri sogni,
desideri, obiettivi: decidere nel proprio profondo di perseverare nell’impegnarsi a fare azioni massicce, dare il 100% con la convinzione di farcela, non importa quale ostacolo o difficoltà ci si possa presentare, non importa quale
avversario dobbiamo affrontare, non è importante quanto tempo sarà necessario per raggiungere l’obiettivo, l’importante è crederci ed andare avanti verso ciò che vogliamo. Og Mandino, il famoso autore motivazionale del secolo scorso ci ha lasciato una frase che contiene una verità molto importante: “Uno dei segreti per arrivare al successo è persistere.
Se perseveri abbastanza vincerai.”

Qual è la tua vittoria?
Qual è l’area in cui senti di dover diventare ancora più perseverante, deciso,
pronto a tutto?
Come cambierebbero i tuoi risultati applicando il principio “Credere,
Decidere, Perseverare!”?

Applica questi intramontabili principi alla tua pratica sportiva e, in breve tempo, noterai l’enorme differenza che otterrai nei tuoi risultati.

Errore N°3

Danno potere alle loro paure invece di trasformarle in un vantaggio
competitivo

Tutte le emozioni e gli stati d’animo che viviamo, secondo la tradizione orientale rappresentano altrettanti messaggi che il nostro corpo ci invia per comunicare con noi in maniera produttiva riguardo a ciò che stiamo vivendo.
Se viviamo un’emozione o uno stato d’animo come la paura riguardo a una determinata situazione o prestazione che dobbiamo fornire dipende esclusivamente dal significato che noi gli diamo.
Possiamo scegliere di darle un senso negativo, di blocco, che non ci permetterà altro che di rimanere incantati senza sapere che direzione prendere.

Possiamo scegliere di impegnarci per capire l’origine di questa paura, chiedendoci il “perché” e focalizzandoci esattamente sull’argomento che ci causa questo stato emozionale nella convinzione che una volta capitane razionalmente la causa sapremo cosa fare.
Oppure possiamo scegliere di interpretare questo segnale che il corpo ci manda come un sintomo positivo, uno speciale campanello d’allarme mediante il quale il nostro organismo ci sta comunicando che ci troviamo di fronte ad un impegno che richiede la nostra massima attenzione e l’espressione delle nostre migliori qualità e potenzialità al livello più alto perché in qualche modo riveste un’importanza particolare.

E in questo caso tra tutte le strategie decisionali che possiamo avere a nostra disposizione la peggiore è quella di focalizzasi proprio su quel mostro che ci spaventa così tanto, la paura – avete mai notato che nelle nostre rappresentazioni mentali abbiamo la tendenza a rappresentarci le cose che ci spaventano come molto più grandi di quello che sono in realtà (quante volte una volta che avete affrontato ciò che vi spaventava avete esclamato…tutto qui?
Che stupido che ero stato a farmi bloccare da questo.
Si dice che per uccidere un mostro sia più facile affrontandolo quando è appena nato e ancora non è diventato molto forte…

Ricordo momenti di attesa interminabili quando d’estate si decideva di fare i tuffi dagli scogli e ad un certo punto a furia di salire si arrivava ad un punto, magari appena cinquanta centimetri più in alto della piattaforma precedente, in cui improvvisamente l’altezza incominciava a farsi sentire e allora o si saltava immediatamente oppure… …iniziava un vero supplizio fatto di decisioni e ripensamenti, di paure, di scariche di adrenalina e di omenti di coraggio fino a che o qualcuno ci spingeva o stremati dalla
posizione scomoda si preferiva tuffarsi prima di diventare troppo deboli e rischiare troppo.

Come affrontare queste situazioni che a livelli diversi per intensità, importanza del contesto e possibili conseguenze, ciascuno di noi si trova a dover vivere? Le strategie di gestione della paura possono essere molteplici, a partire dalla presa di coscienza del fatto che la paura è qualcosa che non esiste concretamente, ma solamente come rappresentazione della nostra mente e che non è altro che un campanello d’allarme che ci dice di dare il meglio di noi stessi.
Passando ad un approccio non altrettanto razionale seguite questi passi, mutuati da una tecnica di PNL, Programmazione Neuro- Linguistica (anche in questa occasione conviene che vi facciate leggere le istruzioni, oppure che ve le registriate su un nastro):

  1. Pensate a una situazione verso la quale provate una sensazione di paura.
  2. Chiudete gli occhi e individuate da quale zona del corpo parte questa sensazione (spesso dallo sterno, dallo stomaco, o dalla base del collo, ma ognuno di noi e ogni situazione è differente).
  3. In quale direzione va questa sensazione? Sale verso l’alto, scende, si muove lateralmente o in diagonale?
  4. A questo punto notate quale direzione segue per tornare nel punto di partenza. Come gira il cerchio che forma? In avanti, indietro, in orizzontale?
  5. Mantenete gli occhi chiusi ed aumentate la velocità di rotazione della sensazione.
  6. Prendete questa rotazione e spostatela al di fuori del vostro
    corpo, davanti a voi.

7.Contate fino a tre e ribaltate la circonferenza che rappresenta
la vostra sensazione in maniera che il senso di rotazione risulti inverso rispetto al precedente.

8.Mentre ne aumentate la velocità di rotazione, riportatela all’interno del vostro corpo.

9.Continuate a farla girare e aprite gli occhi.

10.Pensate ora a quella situazione, com’è cambiata la vostra sensazione al riguardo?

Errore N°4

Si focalizzano sulle difficoltà e non sulle opportunità che si presentano
L’errore numero quattro ci porta direttamente a contatto con una delle caratteristiche più potenti della nostra mente. Ognuno di noi una volta o l’altra lo ha sperimentato su di sé o su qualcuno che gli era vicino: ciò su cui ci focalizziamo diventa la nostra realtà.
Un principio a prima vista ovvio: se mi concentro totalmente in una determinata direzione o attività pian piano questa diventa così “invadente” da occupare tutto, i miei interessi, le mie risorse, il mio tempo ed effettivamente diventa la mia realtà.
Ma quante volte questo è stato un ostacolo nella realizzazione dei vostri obiettivi e quante volte invece avete sfruttato questa caratteristica in maniera produttiva e potenziante?
Nella mia esperienza come Personal Coach di moltissimi atleti ho verificato che è molto più frequente il primo caso del secondo, fermo restando che, se si vanno ad analizzare le strategie mentali di tutti gli sportivi che ottengono risultati fuori dal comune o straordinari, costantemente si riscontra che sono persone in grado di utilizzare con grande abilità la capacità di focalizzazione della loro mente e ovviamente sanno come indirizzarla sugli aspetti positivi, su ciò che possono fare, realizzare ed ottenere invece che su ciò che può andar male.

Chiamiamo questo potente strumento “Focus Mentale”.
Per capire meglio di cosa stiamo parlando vi propongo un semplice esperimento: la prossima volta che in autostrada vi trovate a dover effettuare un sorpasso, magari di un autotreno, fate caso (solo per una frazione di secondo, mi raccomando) all’atteggiamento che avete nel preparavi al superamento.
Dove concentrate la vostra attenzione inizialmente, sulla parte posteriore del rimorchio, sullo spazio a disposizione per passare o sulla “luce” che vedete oltre la motrice?
Provate a spostare il vostro focus e sperimentate come cambia la vostra sensazione se vi focalizzate sull’ingombro del tiro invece sulla via d’uscita e sulla strada libera un po’ più avanti.


Incredibile vero? Pensate come potete usare questa stessa strategia di focalizzazione durante la preparazione della gara concentrandovi sull’obiettivo che volete raggiungere invece che sugli ostacoli che potete incontrare, ma anche durante le varie fasi della competizione se un avversario vi chiude o è particolarmente prestante fisicamente oppure anche al momento di compiere una qualsiasi azione: focalizzatevi sul punto finale che volete raggiungere piuttosto che sull’ostacolo o la difficoltà.
L’azione che ne risulterà sarà decisamente più precisa e potente. Mi viene in mente il lavoro con un pattinatore artistico su ghiaccio che ha migliorato decisamente i suoi salti concentrandosi su come voleva chiudere il salto dopo averlo fatto invece di focalizzarsi sulla sua difficoltà.
Allo stesso modo è emblematico osservare i partecipanti delle corse ad ostacoli, tengono lo sguardo fisso su un punto oltre il traguardo, non di certo sul primo ostacolo!
Una frase motivazionale ci ricorda che “Gli ostacoli sono quelle cose spaventose che ci appaiono davanti quando perdiamo di vista i nostri obiettivi”, appunto!
Come possiamo imparare le strategie necessarie per far si che per noi diventi un’abitudine usare il nostro focus per indirizzarci?
Innanzitutto è necessario osservarne alcune caratteristiche: il “Focus Mentale” è ciò che all’atto pratico fa la differenza tra la realtà oggettiva e la realtà soggettiva.
Ad esempio, quante volte capita di sentire un nostro amico che ci parla di voler acquistare una nuova automobile o noi stessi ci innamoriamo dell’ultimo modello appena uscito e di punto in bianco ci ritroviamo a vedere ovunque quell’automobile?

Fino ad allora dove le tenevano nascoste?
Scherzo, il motivo è facilmente spiegato, e risiede nella nostra mente, in particolare nel nostro SAR, il Sistema Attivante Reticolare. Un meccanismo che ci permette di dare attenzione e priorità differenti alle cose su cui ci concentriamo.
Un semplice esercizio aiuta a capire meglio il potere di questo strumento. Prima di andare avanti nella lettura dell’articolo ed eseguirlo è necessario avere a portata di mano una penna e un foglio di carta, mi raccomando di eseguire le istruzioni appena lette, senza andare avanti nella lettura, aiuta molto nella comprensione:

  1. Vai in un luogo diverso da quello in cui sei stato fino a questo
    momento
    , cambia stanza, oppure esci all’aperto.
  2. Prendi i prossimi venti secondi per osservare tutto ciò che ti
    circonda
    di colore blu e azzurro, fallo ora!
  3. Ora scrivi su un foglio tutto quello che hai visto di colore blu/azzurro.
  1. Adesso, senza staccare lo sguardo dal foglio annota nella parte dietro cosa hai visto di colore rosso.

Guardati intorno e cerca tutti gli oggetti rossi che ti circondano. Sono sicuro che ce ne sono decisamente di più di quanti ne hai scritti e molto probabilmente questi li ricordavi già da prima di leggere quest’articolo. Vero?
Eppure gli oggetti rossi sono sempre stati lì, anche durante i 20 secondi in cui cercavi il colore blu.
Il SAR funziona un po’ come un setaccio, solo che invece di selezionare in base alla dimensione lo fa sulla base della rilevanza per il nostro cervello o per meglio dire del nostro “Focus Mentale”.
Quante persone utilizzano la capacità di focalizzazione in maniera depotenziante o distruttiva? Ti è mai capitato di concentrarti sugli errori e su tutto ciò che non va o potrebbe andare male durante una gara, una partita, o in allenamento o nello spogliatoio?

Quali sono gli effetti di questo modo di pensare? Per esperienza ciò che avviene è che si perdono di vista tutte le opportunità di crescita e le vie d’uscita da certe situazioni, inoltre ci si ritrova a trascurare le potenzialità ed il talento che il singolo e la squadra possiedono così come un attimo fa erano stati trascurati quegli oggetti di colore rosso che pure erano lì.
Le applicazioni di questo potentissimo strumento sono praticamente infinite e adattabili a qualsiasi situazione, sia per il singolo atleta che per la squadra o l’allenatore, ma come ogni nuova strategia è vincente solo se applicata con costanza finché non diventi un processo inconscio.
Per far sì che questo avvenga è necessario esercitarsi con continuità per un periodo di almeno tre settimane e può essere fatto in qualunque situazione, che sia in allenamento, o in automobile o in qualsiasi altra situazione, ti garantisco che i risultati saranno eclatanti
sotto tutti gli aspetti.

Errore N°5


Non compiono un adeguato riscaldamento mentale prima dell’impegno sportivo.
A cosa mi riferisco quando parlo di riscaldamento mentale?
Esattamente all’equivalente di quello fisico.
Ogni atleta come ogni buon allenatore conosce l’importanza di un adeguato riscaldamento prima di qualsiasi performance sportiva sia essa un allenamento o una partita, molti hanno ormai preso l’ottima abitudine di effettuare anche una serie di esercizi di raffreddamento al termine della prestazione fisica, ma pochi ancora hanno imparato

l’importanza di prepararsi con un sistema di riscaldamento mentale consistente in una serie di visualizzazioni volte a creare una zona di comfort virtuale e dei riferimenti potenzianti per il nostro cervello.

Come abbiamo visto nell’Errore N°1, visualizzare vuol dire riprodurre ciò che la nostra mente inconscia usa per trasmettere i concetti alla nostra parte razionale, la quale li traduce poi in parole e linguaggio. In altre parole, si tratta di creare nella nostra mente immagini, sensazioni corporee, suoni e voci, in maniera estremamente dettagliata e vivida tanto da far si che, come già avviene quando sogniamo, il nostro cervello non sia in grado di distinguerle da esperienze effettivamente vissute.
Passiamo ad un esercizio pratico. Si tratta di immaginare di vedervi su uno schermo, quindi in maniera dissociata, intenti a praticare il vostro sport ad un livello di performance molto elevato.
Passo ora a una comunicazione in prima persona per permetterti di seguire meglio le indicazioni. Esegui i seguenti step:

  1. Inspira attraverso il naso ed espira dalla bocca lasciando andare l’aria don un “ahhh…” soddisfatto.
  2. Ripeti la respirazione e mentre butti fuori l’aria chiudi gli occhi e inizia a visualizzarti mentre esci dallo spogliatoio per andare dove abitualmente ti alleni – se sei prima di una gara fai un breve sopralluogo del luogo in cui si svolgerà, osserva quanta gente c’è, dove sono gli spalti, com’è l’illuminazione ecc.
  3. Visualizzati mentre fai il riscaldamento. Fai caso ai particolari, quali sono i tuoi movimenti chiave?
  4. A questo punto ricrea nella tua mente le situazioni di massima efficacia, magari basandoti sul ricordo di esperienze effettivamente vissute. Osservati in ogni minimo dettaglio mentre stai rendendo al tuo meglio. Come ti muovi? Come ti guardi intorno?
    Quale espressione ha il tuo viso? Osserva i tuoi movimenti, sono bruschi o armonici? Puoi notare il ritmo di ciò che stai facendo? Continua ad analizzare la tua immagine.
  5. Rendi l’immagine ancora più vivida e nitida. Ingrandiscila. Avvicinala a te.
  6. Conta fino a tre, lentamente: uno… due… tre! Fai un passo avanti ed entra dentro l’immagine. Inizia a vivere in prima persona le sensazioni che prima stavi visualizzando.
    Fai caso ai suoni, ai colori, alle sensazioni fisiche che provi mentre ti stai muovendo.
    Come respiri? Cosa ti dici? Riesci a sentire il battito del tuo cuore?
  7. Focalizza la tua attenzione ancora di più sulle tue sensazioni fisiche, amplificale e falle girare in ogni cellula del tuo corpo.
  8. Ora, mentre sei in questo stato, osserva con i tuoi occhi il luogo dove solitamente ti alleni (prima di una gara osserva il luogo ove si svolgerà la gara), immagina di guardare i volti delle altre persone che sono presenti, entra in uno stato dal quale sai che trasmetti sicurezza, determinazione, concentrazione e voglia di dare il meglio di te. Osserva le reazioni di chi ti è intorno, i tuoi compagni, l’allenatore, (gli eventuali avversari e il pubblico).

9.Tocca il terreno, respira l’aria, senti gli od ori che sei abituato a sentire prima dell’allenamento (o della gara). Quali rumori senti?C’è qualcuno che sta parlando?
L’ambiente è luminoso? Riproduci nella tua mente esattamente il luogo dove ti troverai dopo qualche minuto.

10.Come ultimo passaggio prima di iniziare l’allenamento decidi quali emozioni vuoi provare e soprattutto come ti vuoi sentire alla fine della prestazione. E se sei prima di una gara sono sicuro che ti vorrai vedere …Vittorioso!
Mettete in pratica questo esercizio e vi arriverete alla vostra prestazione già mentalmente caldi, con i meccanismi di reazione inconscia ben oliati per affrontare la sfida che sia un allenamento o la gara – al meglio delle vostre potenzialità.
Dedicate cinque minuti prima di ogni allenamento a questo tipo di visualizzazione e altrettanti prima della partita e, purché sia affrontato con la necessaria convinzione per creare immagini estremamente vivide, nell’arco di sole 3 settimane avrete modo di sperimentare gli incredibili effetti che questo tipo di approccio è in grado di darvi in termini di performance fisica, mentale e di soddisfazione personale.

Conclusione

Le tecniche e le strategie presentate in questo minicorso, affrontano i cinque più comuni errori che gli sportivi compiono nell’approccio all’allenamento e all’impegno agonistico.
Come in ogni situazione umana non si può attuare un unico criterio con la pretesa di ottenere risultati universalmente validi, ogni individuo ha caratteristiche e peculiarità uniche.

Marco Valerio Ricci

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