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Facebook: Psicopolizia Mediatica in Azione

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E’ una realtà’ che si sta materializzando all’insaputa di tutti, quella messa in atto dai tutti i social nel mondo, Facebook non sfugge alla regola, la censura non e’ più’ come quella di una volta, l’azione e’ diretta, immediata, impersonale, l’utente finale pensa di interagire con un qualcosa di tangibile e reale, ma sono solo algoritmi, che si innescano in automatico e a livello planetario, stabiliscano quello che si può’ e non si può’ dire.

La rete e’ una struttura che consente di indirizzare il pensiero e il comportamento delle persone, senza le azioni dirette di un tempo, che potevano provocare una reazione da chi ne subiva le conseguenze, ecco che chi si sente privato di una libertà’, si trova ad interagire con un qualcosa di impalpabile e indefinito, si viene a creare cosi’ un senso di impotenza, che si amplifica pure nel pensiero e nella percezione che ogni singolo individuo ha, nei confronti del mondo che lo circonda.

Ecco che la censura non e’ più’ un fine, ma un tramite necessario per il totale controllo della popolazione.




    



Quando ci si sente vittime di un ingiustizia in rete, abbiate consapevolezza di voi stessi, relazionatevi con questi strumenti alla stregua di chi comunica con un mattone in cemento, non avrai mai risposta non ci sarà’ mai un come, dove, quando, ed un perché’, egli e’ li’, con una sua funzione, ed un suo stato fisico, inutile interagire esso alla stregua di un essere umano, andate per la vostra strada, e non fatevi condizionare da un qualcosa, che non fa parte della vostra natura, l’unica che devi prendere come punto di riferimento, quella che ti contraddistingue come essere umano.

Toba60

Se Facebook censura le opinioni

La censura ideologica ha fatto un altro passo avanti verso l’abisso. Non bastavano la manipolazione e la falsificazione mediatica in grande stile di tg e giornali, l’omertà e il silenzio su fatti del passato e del presente, le leggi liberticide approvate o in via d’approvazione nel parlamento, l’identificazione tra opinioni e reati, la via giudiziaria al conformismo.

Ora, ci si mette anche Facebook e il meraviglioso mondo dei social. Lo chef Rubio, l’ex terrorista Etro, il giornalista Rai Sanfilippo fomentano l’odio contro Salvini e Meloni ma Facebook e Istagram fanno una retata e chiudono solo le pagine d’estrema destra ritenendo solo quelle e in generale fomentatrici d’odio. Sentivo parlare di censure, dopo il piccolo episodio capitato nella mia pagina e dopo la censura ideologica alle pagine e ai profili di casa Pound e Fronte Nazionale, e non relativamente a uno specifico episodio ma in generale, il discorso prende una piega preoccupante.




    



La censura si nasconde dietro l’impermeabile degli algoritmi, ma colpisce opinioni, idee, dissenso. È una piega bruttissima, potremmo chiamarla la boldrinizzazione dell’informazione, la confusione di social con soviet, la dittatura del politically correct. È davvero pericoloso che la censura si accanisca indistintamente su chi offende, insulta, falsifica la realtà e chi esprime idee e opinioni difformi dal conformismo imperante.

È un precedente pericoloso, anzi un ennesimo segnale di quella riduzione di libertà che prende spunto dalle fake news e da piccoli gruppi radicali o nostalgici per fare carne da porco di tutto ciò che risulta sgradito e difforme al Potere. Non abituiamoci, e tantomeno rassegniamoci, a questo andazzo, alzando le spalle e dicendo: fatti tuoi. A uno a uno, come sempre succede nei sistemi di Polizia Culturale (vera traduzione del politically correct), si procederà per mutilazioni, intimidazioni, eliminazioni successive. Fino a che si proverà, orwellianamente, a espiantare ogni seme di dissenso e di pensiero critico. Sui social sta cominciando il trattamento Orwell, magari ottenuto dal potere anche tramite minacce fiscali: attenti, cari social, allineatevi al catechismo dell’establishment, altrimenti poi veniamo a vedere se pagate le tasse o variamo leggi restrittive della vostra sfera.

Se nessun presidente, nessun leader esprimerà sconcerto e solidarietà per questo attacco alla libertà, potrà essere considerato secondo i gradi di coinvolgimento complice, mandante o ispiratore di quest’aria fetente di censura che si respira in giro e che alimenta, anzi caldeggia, reazioni estreme delle menti più deboli per poter così allargare la criminalizzazione a tutti i pensieri difformi. E non distinguere tra fake news e idee difformi, tra opinioni e insulti, grida scomposte e simboli “proibiti” con argomentazioni e polemiche civili. Vietato pensare; chi pensa avvelena anche te, digli di smettere.

Fonte: Marcello Veneziani




    



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