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Psicopatologia del Totalitarismo: Una via di Uscita dall’Alienazione Collettiva

Penso che ancora oggi molti non abbiano ancora preso consapevolezza di quello che sta succedendo e questo fa parte di un piano che nessuno deve conoscere.

Da parte dell’establishment sono stati utilizzati strumenti molto efficaci e pochi hanno compreso che la posta in palio e’ molto alta.

In Italia per esempio, paese in cui ci troviamo noi della redazione, (Ma succede in ogni parte del mondo) milioni di persone stanno ancora aspettando dei rimborsi economici dovuti, in seguito all’imposta cessazione delle loro attività’, poi spulciamo tra i decreti legge del governo e troviamo che 50 milioni di euro, ”fondamentali a quanto pare per dare una boccata di ossigeno alle famiglie in difficoltà”, sono stati stanziati per finanziare le emittenti televisive statali e private in tutta Italia, per terrorizzare prima e propagandare poi, il fantomatico vaccino.

Da qui si spiegano per esempio le continue apparizioni televisive in tutte le regioni da parte dei loro rappresentati politici delle regioni, (Molte a addirittura a reti unificate) per godere di un tornaconto economico quantomai insperato in tempo di crisi.

A guadagnarci naturalmente non sono solo i media locali. che evitano così di andare a vendere il Cocco a Jesolo, ma i politici stessi che sono diventate autentiche Star………… pronte per la prossima campagna elettorale che li vede soli al comando come unici candidati contro un opposizione che ha avuto una visibilità’ molto simile a quella dei Panda Asiatici.

Praticamente e’ andato tutto bene, siamo tornati al punto di partenza.

Come strumento i soldi funzionano sempre molto bene a quanto pare e spesso guarda caso vanno dalla parte sbagliata…….

Psicopatologia del Totalitarismo

Parte 1)

La struttura totalitaria: delirio paranoico

“Molti dicono che non si può combattere il totalitarismo senza capirlo. Questo fortunatamente non è vero, perché altrimenti la nostra situazione sarebbe senza speranza. “

Hannah Arendt, La natura del totalitarismo, 1953

Nel 2020, sono intervenuto tre volte per allertare sull’emergenza del totalitarismo attuale, con il pretesto sanitario: il 13 maggio, con “Totalitarismo sanitario: “È per il tuo bene… Le mal radical“[1], il 30 agosto, con ”Il momento paranoico (l’ondata totalitaria) di fronte alla dialettica del padrone e dello schiavo[2], e il 30 dicembre, su Radio Canada[3], un’intervista durante la quale ho affermato che quello che stavamo vivendo non era autoritario, ma totalitario, esaminando la certezza delirante della psicosi paranoide.

Sono stato deriso, schernito e insultato da coloro che non possono sentire quello che sta succedendo (o non hanno interesse in esso), sostenendo che sto esagerando o che io stesso soffro di paranoia.

Eppure, in un anno, le nostre libertà, conquistate attraverso secoli di dure lotte, al prezzo del sangue dei nostri antenati, sono evaporate in fumo, fino al verificarsi di questo “passaporto sanitario”, considerato impensabile dalla maggior parte delle persone solo pochi mesi fa.

Per elaborare una tale diagnosi precoce di delirio collettivo, ho attinto alla mia lunga esperienza professionale di osservazione di gruppi, istituzioni e aziende quando si trasformano in isole totalitarie.

Nell’aprile 2020, anche se alcuni segni potevano sembrare insignificanti per la maggioranza, erano sufficienti per caratterizzare l’entrata in una psicosi paranoica collettiva, in particolare la negazione della realtà, la menzogna, la scissione, la proiezione[4], l’interpretazione, la persecuzione (in questo caso, di un virus, un nemico invisibile, che autorizza la persecuzione degli individui come organismi portatori di una molteplicità di virus), la manipolazione delle masse (terrore, colpa e ricatto), l’ideologia sanitaria (e la propaganda che la sostiene), ma anche l’emergere di un nuovo linguaggio per descrivere un “nuovo normale” o una “nuova realtà” che cancella il vecchio.

Ricordiamo i criteri politici del totalitarismo, che non può essere ridotto a una dittatura, a un dispotismo o anche a una tirannia: monopolio dei mass media e delle forze di polizia, direzione centrale dell’economia, persecuzione degli oppositori e di ogni critica, sistema di sorveglianza degli individui, incoraggiamento delle denunce, logica concentrazionaria orchestrata sul terrore, politica della tabula rasa, ideologia mutevole costruita sulla scissione tra buoni cittadini e cattivi cittadini, sul nemico visibile o invisibile e sulla purezza.

Gli individui si organizzano secondo strutture psichiche (alcuni preferiscono il termine organizzazione, che è meno rigido), che riflettono il loro rapporto con la realtà, con l’esperienza, con l’altro, con la Legge, con le pulsioni, con la razionalità.

Queste strutture si evolvono in risposta ad eventi, in particolare a carichi traumatici pesanti, ed è questo che spiega perché in tempi “normali”, gli individui che rispettano i tabù morali fondamentali (in particolare, non trasgredire o uccidere), diventano disinibiti in tempi totalitari (o meglio, regrediscono psichicamente), poiché l’ideologia di massa permette di giustificare la revoca dei divieti antropologici sull’omicidio e l’incesto – e i loro derivati – che costituiscono la base di una civiltà. Ciò che è meno noto è che queste strutture psichiche riguardano anche i collettivi.

Ci sono personalità psichiche a livello di gruppi, istituzioni, aziende… Ho studiato a lungo la natura dei gruppi che ho chiamato “regrediti”, quando si ribaltano in una modalità perversa o peggio, paranoica. Le gravi patologie narcisistiche hanno infatti questo talento di creare un’unità patologica nei gruppi, con interazioni inconsce.

Questo mostra fino a che punto l’individuo è preso in un sistema, dove il tutto è di natura diversa dalla somma delle sue parti. Questo sistema costringe la psiche individuale, che a sua volta alimenta il delirio collettivo. Questa è una breve spiegazione del fenomeno settario e fanatico.

Il totalitarismo corrisponde a un delirio psicotico, quello della paranoia. È una psicosi, basata sulla negazione della realtà (la realtà e l’esperienza non esistono, non servono come anelli di feedback per qualificare il pensiero dogmatico delirante), un delirio interpretativo (un nemico esterno o interno, visibile o invisibile, vuole farci del male) con ideologie dedicate (megalomania, pseudo-ideali umanitari, ipocondria, persecuzione…), proiezione, diffidenza, scissione, iper-controllo.

Questa follia presenta un’apparenza di ragione, di discorso argomentato, mentre è organizzata su un delirio di persecuzione che giustifica la persecuzione degli altri. Non nega la Legge, la interpreta a suo vantaggio e, se ha il potere di farlo, la strumentalizza per perseguitare gli individui, non più per proteggerli. “Para” (παρά), in greco antico παράνοια, è un prefisso che significa sia “accanto”, “in parallelo”, come in “parafarmacia”, sia “contro”, come in “ombrello”.

Come l’ombrello agisce contro la pioggia, il paranoico agisce contro la mente (νοῦς), contro l’intelligenza, contro la logica. E, per fare questo, sovverte la mente, l’intelligenza, la logica, e le fa la guerra.

Non importa quale sia il contenuto del delirio, cioè la sua ambientazione teatrale, perché la paranoia, la “follia ragionante” come l’hanno chiamata gli psichiatri Sérieux e Capgras, obbedisce sempre alla stessa strutturazione dei processi psichici.

Nutrito dall’odio e dalla manipolazione erotizzata delle istituzioni, può essere pericolosamente collettivo e psichicamente contagioso, “per il nostro bene”. È opportuno accusare il nemico designato come persecutore e, se possibile, personificarlo. Un virus “preso in una tenaglia” – cfr. il discorso di E. Macron del 31 marzo 2021 – è il nemico perfetto, perché è invisibile, in perpetua trasformazione – “varianti”.

L’interpretazione – deduzione da un’opinione soggettiva è al centro del dispositivo: questo virus è così pericoloso che è in gioco la sopravvivenza della specie umana un postulato implicito, che permette di giustificare la distruzione dell’economia, delle libertà e del diritto fondamentale); l’interpretazione è sia esogena – il virus killer è fuori di noi – che endogena – dentro di noi.

Azzardiamo una domanda blasfema: un virus avrebbe intenzione di ucciderci? I virus sono incorporati nel nostro DNA; ne tocchiamo centinaia di milioni ogni giorno. Curtis Suttle, un virologo della University of British Columbia in Canada, dice in uno studio del 2018, che più di 800 milioni di virus si depositano ogni giorno su ogni metro quadrato di terra. In un cucchiaio di acqua di mare, ci sono più virus che persone in Europa!

“Ingoiamo più di un miliardo di virus ogni volta che andiamo a nuotare […]. Siamo inondati di virus. ”

Un articolo del 2011 pubblicato su Nature Microbiology stima che ci sono più di un quintilione (1 seguito da 30 zeri) di virus sulla Terra!!! Circa l’8% del genoma umano è di origine virale, e i virus esistono da molto prima della specie umana sulla Terra, contribuendo a dare origine alla vita cellulare[5].

Vogliamo davvero andare in guerra( Vedi discorso di E. Macron, 16 marzo 2020.) contro un virus? Eppure è questo che propone l’ipocondria delirante della paranoia collettiva, in cui il corpo diventa estraneo a se stesso e persecutore. Il corpo deve dunque essere perseguitato, in una sindrome di Münchhausen di massa, che consiste nell’inopportuna sovramedicalizzazione – divieto dei rimedi, abbinato a vaccini sperimentali, i cui studi volti a dimostrare la loro qualità, sicurezza ed efficacia non sono stati completati[7] di una comune malattia virale (che meriterebbe cure adeguate e precoci) e i cui malati – tra gli altri, i decisori politici, le lobby e le loro staffette mediatiche negano la temperanza e l’esperienza degli esperti, e creano più problemi e sofferenze di quante ne risolvano.

L’idealizzazione è un meccanismo di difesa molto potente, dell’ordine del fanatismo dell’ideale irraggiungibile. Questo ideale di per sé diventa persecutorio, perché nessuno può mai essere all’altezza.

La suggestione dell’ideale sanitario tirannico è forte fin dall’inizio: la salute è concepita come assenza di malattia potenziale (da qui la confusione tra casi e malati), e il virus deve essere estirpato.

Con questo ricatto di base: nessun ritorno ai vecchi tempi prima che il virus sia sradicato. I sofismi cambiano a seconda delle circostanze. Perché il “vaccino”, presentato fin dall’inizio come oggetto feticcio e talismano magico contro il virus, non sembra funzionare così bene come le sue ambizioni iniziali, e può anche presentare problemi seri e gravi. Insufficiente (le misure sanitarie restrittive dovrebbero essere continuate[8]), insoddisfacente (non impedisce la contaminazione[9], e sarebbe addirittura all’origine delle varianti), ( ‘È molto semplice, le varianti derivano dalle vaccinazioni’, il professor Luc Montagnier, premio Nobel per la medicina, intervista a Pierre Barnerias.

‘Vacciniamo le persone, selezioniamo le varianti e alla fine le persone non sono più coperte dal vaccino, e continuiamo a vaccinare comunque’ (Professor Christian Perronne) eventualmente pericoloso[11] – cfr. effetti collaterali gravi, che alcune compagnie di assicurazione non copriranno[12], e per altre, sarà molto complicato dimostrare il nesso di causa ed effetto!

Di fronte a questo fallimento del vaccino, possiamo aspettarci che la persecuzione aumenti: per soddisfare l’ideale irraggiungibile di sradicare il virus, sarà necessario eliminare gli individui che si suppone siano potenziali portatori del virus – in effetti, l’intera specie umana è presa di mira. Già intere mandrie di animali sono state disseminate secondo la stessa logica nazista di un virus straniero che deve essere sradicato. Goebbels annotò nel suo Diario:

“Nel ghetto di Varsavia si è notato un certo aumento del tifo. Ma vennero prese delle misure per assicurarsi che non venissero portati fuori dal ghetto. Dopo tutto, gli ebrei sono sempre stati portatori di malattie contagiose. Devono essere ammassati in un ghetto e lasciati a se stessi, o devono essere liquidati; altrimenti contamineranno sempre la popolazione sana degli stati civilizzati. ”

I non vaccinati saranno perseguitati e poi eliminati per camuffare il fallimento del vaccino per soddisfare l’ideale irraggiungibile? Abdicare all’ideale tirannico sarebbe rinunciare all’illusione, e significherebbe crollare, cadere davanti al nemico, morire, precipitare nel buco nero. La realtà dell’esperienza deve quindi essere contorta e asservita, per coincidere con l’ideale arcaico e sadico, che la squalifica.

“La scientificità della propaganda totalitaria è caratterizzata dall’enfasi che pone quasi esclusivamente sulla profezia scientifica, in opposizione al più tradizionale riferimento al passato”( Arendt, H. Les origines du totalitarisme.) , e mi riferisco al lavoro del matematico Vincent Pavan.

Regna la confusione tra la finzione e la realtà dell’esperienza, sostenuta dalla negazione degli esperti, e la certezza delirante, negando tutte le obiezioni e i dubbi. È persino eretico avere un’opinione sulla propaganda totalitaria; essa “non è più un problema oggettivo sul quale la gente può avere un’opinione, ma è diventata nelle loro vite un elemento tanto reale e intangibile quanto le regole dell’aritmetica”.

Pone il raggiungimento dei suoi obiettivi in un futuro sempre lontano, una sorta di promessa finale, un paradiso, la fine del calvario, la purezza della razza, il territorio purificato dalle malattie, il ritorno al mondo di prima, ecc. Si tratta di unire la massa contro un nemico comune, che dovrebbe incarnare l’opposizione al raggiungimento di questo obiettivo.

Il nemico, sia esterno che interno, sarà suscettibile di cambiare, a seconda dell’interpretazione del momento, a condizione che rimanga ciò che chiamo “xenofobia del pensiero”, cioè la nozione di uno “straniero organico” che sarebbe un “non-sé” che minaccia il sé, invece che il “sé” sia “capace di riconoscersi come portatore del ‘non-sé’ e quindi di poterlo assimilare”.

Per rendere viva questa xenofobia sanitaria, è necessario realizzare una “gigantesca operazione di falsificazione della verità”,[16] che riflette sia una confusione mentale che una mancanza di integrità. La scientificità ideologica e la sua tecnica predittiva non smettono mai di muoversi; la loro dimensione “camaleontica” li mantiene al potere.

Conclusione

La psicosi paranoica è un delirio di confinamento collettivo che conduce a un destino concentrazionario, un progetto distruttivo della “nuda vita” – cfr. Giorgio Agamben -, del “semplice fatto di vivere”, e di cui il ruolo delle scienze umane ci ricorda che è sacro.

La paranoia pone una paradossale relazione oggettuale narcisistica: “vivere insieme uccide e separarsi è mortale” è infatti il leitmotiv dell’attuale ideologia sanitaria, che, se il suo sostentamento ipnotico è minacciato, porterà inevitabilmente ad atti omicidi e trasgressivi sui popoli disobbedienti, cosa che possiamo vedere iniziare ad accadere in varie parti del pianeta.

Nei prossimi due post dedicati alla psicopatologia del totalitarismo, analizzerò i metodi, le tappe e l’obiettivo, poi il contagio delirante, le alleanze psichiche e le condizioni di uscita del delirio collettivo.

Parte 2)

Metodi, tappe, obiettivo del progetto totalitario

“Per combattere il totalitarismo, basta capire questo: esso rappresenta la negazione più assoluta della libertà. ” ~ Hannah Arendt, La natura del totalitarismo, 1953 Chi non è preparato interiormente alla violenza è sempre più debole di chi la esercita”. ”

Alessandro I. Solzhenitsyn, L’arcipelago Gulag, 1973

Il regime totalitario mira al “dominio totale” – cfr. H. Arendt – , cioè si intromette nella totalità delle sfere sociali, private e intime, fino alla psiche degli individui. Per vedere chiaramente questo, mi sembra indispensabile fare appello alla psicopatologia. Un individuo, o un gruppo di individui, può rappresentare e cristallizzare l’espressione della paranoia collettiva, la cui essenza è contagiosa, come nelle sette[18].

‘Vaccinazione-evacuazione’, vaccinodromo di Annecy e Quais de Paris.

Lo strumento chiave per l’instaurazione del potere totalitario è prima di tutto la molestia delle menti, che devono diventare permeabili all’ideologia. La propaganda mediatica deve ottenere la divisione del collettivo, dei clan tradizionali – famiglie, classi sociali, clan politici – secondo la scissione paranoica tra i “buoni” e i “cattivi”; la linea di designazione può evolvere secondo l’ideologia camaleontica.

Il terrore interviene rapidamente, attraverso la designazione del nemico -qui, all’inizio, il nemico è un virus orribile che intende decimare la razza umana, e contro il quale “siamo in guerra”, poi i nemici diventano i disobbedienti che non vogliono rispettare le cosiddette misure sanitarie imposte dal campo politico.

La propaganda, spesso mascherata dietro sottili manipolazioni (“è per il vostro bene”), prova piacere nel creare shock traumatici collettivi (per esempio, la contabilità mortale ripetuta quotidianamente), che le permetteranno poi di estendere il suo controllo sulla popolazione stordita e terrorizzata, la quale, sotto l’effetto di ingiunzioni paradossali e di logoramento, chiamerà il potere torturatore come salvatore, ignorando, per sua grande disgrazia, che questo presunto salvatore è allo stesso tempo il persecutore.

La propaganda rifletterà l’ambizione dell'”uomo nuovo”, negando il passato, le origini, i vecchi punti di riferimento e qualsiasi forma di alterità, attraverso innumerevoli bugie, paradossi, incoerenze e assurdità. L’ideologia, origine e principio dell’azione totalitaria, deve annientare l’esistenza della realtà e il riscontro dell’esperienza.

Hannah Arendt nota che nel regime stalinista, “tutti i fatti che non erano d’accordo, o che potevano essere in disaccordo, con la finzione ufficiale i dati sulle rivolte, la criminalità, le reali incidenze di attività “controrivoluzionarie” rispetto alle successive cospirazioni fittizie – furono trattati come irreali. ”

Questo è esattamente ciò che sta accadendo oggi, e mi riferisco al lavoro di Vincent Pavan,[19] o agli allarmi regolari di Jean-Dominique Michel, per misurare il grande divario tra la realtà dell’esperienza e dell’analisi, e la narrazione ufficiale.

Il terrore si sposta rapidamente sugli oppositori da perseguitare, cioè coloro che non credono nell’ideologia, che la mettono in discussione, o che denunciano le manipolazioni di massa. Questa è la prima fase, quella in cui si mettono in riga gli avversari eliminandoli. Ma l’assalto totalitario si scatena molto più tardi: lo scompenso paranoico diventa cieco, e cerca i nemici potenziali (potenzialmente colpevoli, non effettivamente colpevoli), poiché non ci sono più avversari reali.

Per sottomettere le masse, tutti i mezzi sono permessi, soprattutto quello del terrore attraverso l’arbitrio. Tutto andava “bene”, infatti, quando le masse potevano essere rassicurate sulle vessazioni degli oppositori visibili; alla fine, se la sono cercata, visto che non hanno obbedito! È allora essenziale che le rappresaglie del potere totalitario cadano a caso, per garantire il controllo totale.

L’arbitrarietà crea incomprensione e stupefazione paralisi della psiche e del pensiero. Credendo di coprire le loro tracce, molti diventano informatori, e sono incoraggiati a farlo dall’illusione paranoica della persecuzione: si tratta di riconoscere il nemico, “per quanto ben mascherato”.

Il modus operandi del totalitarismo è la molestia. Non si tratta tanto di distruggere quanto di portare all’autodistruzione[21], persino al suicidio, attraverso traumi ripetuti nel tempo, generati nel terrore e nella violenza. I regimi politici che funzionano sulla base dell’ideologia usano la violenza estrema, perché si tratta di trasformare l’esperienza della realtà, volontariamente o con la forza, per far regnare l’ideologia, a qualunque costo.

Coloro che diffondono l’ideologia e la organizzano sanno che l’ideologia è falsa? Non è sicuro, se continuiamo l’analisi sotto l’angolo della psicopatologia. Possono crederci, e senza dubbio sono tanto più pericolosi per averci creduto, da una credenza religiosa trasformata nel fanatismo del dogma.

Alcuni sono senza dubbio più cinici; lo vediamo oggi con gli scandali di uomini ricchi e/o politici, che si discolpano delle misure sanitarie che impongono al popolo. In questo caso, l’illusione ideologica è per gli altri, non per loro. Inoltre, per H. Arendt, la forza dell’ideologia non sta nel suo contenuto – lotta di classe, lotta di razza, vaccinati contro non vaccinati, complottisti contro “cospiratori” ecc – ma nella sua forma logica. – ma nella sua forma logica. Per manipolare gli individui nel miglior modo possibile, bisogna isolarli. Il pervertito non fa altrimenti, quando intende esercitare la sua presa sulla sua preda: la isola.

Non è forse questo il gioco di prestigio che consiste nel sostenere la necessità del confinamento multiplo, i cui benefici sono negati dal massimo esperto mondiale di epidemiologia, John Ioannidis? Il totalitarismo toglie le relazioni sociali agli individui, o meglio, tollererà solo certe relazioni sociali, quelle che saranno politicizzate dall’ideologia – per esempio, ammassarsi nella metropolitana per andare al lavoro, poter viaggiare solo per “motivi impellenti” di cui fa parte il lavoro, ma non la malattia di un parente, né la nascita di un nipote, ecc. I legami familiari sono sotto attacco, attraverso la disunione creata dal fanatismo ideologico.

Il totalitarismo esige dall’individuo una fedeltà “di vita e di morte”, fino al sacrificio finale. Per raggiungere questo obiettivo, l’individuo deve essere catturato da una serie di gesti ossessivi che alienano la psiche, come nei clan mafiosi o nelle società segrete: chi non è incluso è escluso; il potere totalitario richiede l’uso di rituali, l’assenza di fazioni, la soppressione delle opinioni dissenzienti, la centralizzazione assoluta del comando, la richiesta di fedeltà totale, la promessa di protezione e più di qualcosa – felicità, potere, denaro, libertà di movimento, divertimento – che renderebbe l’insider una persona privilegiata.

Non è proprio questo il senso del passaporto sanitario, che è in tutto e per tutto simile al passaporto ariano del 1933 per quanto riguarda le prerogative conferite (musei, teatri ecc.): una comunità di privilegiati? Lo scrittore ungherese, deportato ad Auschwitz all’età di 15 anni, Imre Kertész, nel suo libro L’Olocausto come cultura, indica che il totalitarismo non può esistere senza la stigmatizzazione di certe popolazioni che ha fatto la sua missione ideologica di perseguitare:

“Al processo di Gerusalemme, Eichmann affermò di non essere mai stato un antisemita e, anche se l’aula scoppiò a ridere in quel momento, non trovo impossibile che stesse dicendo la verità. …] Dobbiamo chiarire a noi stessi che nessun totalitarismo di partito o di stato è possibile senza discriminazione, e la forma totalitaria di discriminazione è necessariamente l’omicidio di massa, l’uccisione di massa. ”

Aggiungiamo che la logica concentrazionaria è inseparabile dal totalitarismo, perché è inseparabile dal confinamento psichico della paranoia. Da alcuni mesi, sento parlare della creazione o dell’esistenza di campi di quarantena in vari paesi. (22) Se l’ideologia non viene fermata (e non lo sarà), dall’incredulità di massa, la logica concentrazionaria si dispiegherà, perché è l’esito del progetto totalitario: nel campo, la libertà è solo un lontano ricordo, la libertà di muoversi, di intraprendere, e la Legge come protezione dell’individuo non è più efficace.

Dobbiamo ricordare che, per il paranoico, la Legge è lui, secondo la sua volontà; non è più l’espressione di ciò che rende terzi tra gli individui, per proteggere la loro integrità, ma diventa uno strumento di persecuzione degli oppositori e dei più vulnerabili.

Nel campo si perde il proprio nome, la propria identità (nel migliore dei casi si diventa un numero), le proprie radici, i propri legami, persino qualsiasi forma di socializzazione; si perde ogni rappresentazione del tempo; è la negazione dell’essere umano, il corpo è sottoposto ad aggressioni, alla fame, al freddo, alle malattie, agli abusi sessuali, alla disumanizzazione per esempio, le donne vengono rasate, gli uomini vengono rasati, si recuperano parti del corpo… L’obiettivo totalitario del dominio totale è raggiunto dai campi di concentramento.

Nella psicosi paranoica, il soggetto è psicologicamente rinchiuso, e si rinchiude sempre di più; c’è una corsa a capofitto per avere sempre più controllo, prima di finire nello sterminio.

Per Hannah Arendt, “il prigioniero di un campo non ha prezzo perché può essere sostituito”. La logica dei campi di concentramento del totalitarismo in questo senso è peggiore della schiavitù, perché lo schiavo ha un valore di mercato: può essere venduto sul mercato degli schiavi. Il valore di mercato del corpo umano è una questione di perversione: l’eccessiva strumentalizzazione di ciò che potrebbe essere strumentalizzato.

Ricordiamo che la perversione è lo strumento per il dispiegamento del totalitarismo, ma non è l’obiettivo: l’obiettivo non è più l’alienazione (sottomissione) ma l’annientamento (riduzione a nulla) del soggetto umano, che è un ulteriore passo avanti. Il valore di mercato del corpo umano può ancora conferire lo status di personalità giuridica minore, naturalmente in modo perverso.

Ma nell’apogeo del totalitarismo, i corpi sono sostituibili, intercambiabili, non hanno più alcun valore sacro, non hanno più alcun valore, nemmeno materiale o commerciale. La persona morale è distrutta. Hannah Arendt lo chiama “l’assassinio dell’individualità”.

Aggiunge

“Lo scopo delle ideologie totalitarie non è dunque quello di trasformare il mondo esterno, né di effettuare una trasmutazione rivoluzionaria della società, ma di trasformare la natura umana stessa. ”

E continua:

“Gli stati totalitari si sforzano costantemente di dimostrare che l’uomo è superfluo. ”

Quanto al totalitarismo, è in sostanza genocida: non ha più bisogno degli esseri umani, o meglio, pretende di crearli di nuovo, da zero. Questo è il progetto dell'”uomo nuovo”; è necessario sopprimere la libertà umana e l’essere umano in tutte le sue asperità, per far regnare la nozione di purezza.

Non è forse questo il progetto attuale del Grande Reset, e il transumanesimo che lo accompagna? I privilegiati avranno un “valore di mercato” e potranno continuare a vivere nel mondo del mercato – viaggiare, consumare ecc. E il resto di noi? La paranoia opera in modo binario: il puro e l’impuro, il forte e il debole, l’utile e l’inutile, l’essenziale e il non essenziale… Ed è questa nozione di purezza che la fa parcheggiare nei campi gli elementi giudicati indesiderabili perché questi cosiddetti impuri non possono venire a sporcare lo “spazio vitale”.

La purezza è già presente nell’ideologia sanitaria, dove la gente viene fumigata ad ogni passo, anche al Leclerc di Ajaccio,[25] come se fossimo scarafaggi. Le popolazioni nomadi, apolidi, marginali e povere sono sempre prese di mira, perché non si lasciano controllare. Aspettiamo di vedere chi sarà il nemico designato: per il momento, supponiamo che saranno i non vaccinati, ma potrebbe estendersi altrettanto facilmente agli “islamici di sinistra” (un neologismo vago), a qualsiasi popolazione designata come “terrorista” (con quali criteri? ), ma anche perché non ai vaccinati stimati per essere portatori di varianti, perché il nemico designato può muoversi, secondo l’ideologia camaleontica.

Conclusione

Il totalitarismo è internazionale nella sua organizzazione, universale nel suo obiettivo ideologico e globale nelle sue aspirazioni politiche. Persegue “l’esperimento del dominio totale”. L’obiettivo è la scomparsa totale di ogni spontaneità. Per ottenere questo, l’indottrinamento ideologico – ci siamo già -, il terrore arbitrario e l’ambizione concentrazionaria questa è in arrivo sono tutti necessari per abbattere ciò che la paranoia odia: ogni forma di spontaneità.

I campi sono il luogo di completamento del processo di disumanizzazione e spoliazione della persona, attraverso la sottomissione dei corpi incarnati, dopo la rottura delle menti. Hannah Arendt parla di desolazione per nominare questo calvario di una perdita radicale dei mezzi per sperimentare il mondo. Il male è radicale: alla radice. Nella prossima e ultima puntata, analizzerò il contagio delirante e le alleanze psichiche inconsce nel collettivo e i possibili risultati.

Parte 3)

Contagio delirante e alleanze psichiche, uscita dal delirio

“La libertà è la cosa più intima, ed è da essa che sorge tutto l’edificio del mondo dello Spirito. Hegel, Principi di filosofia del diritto, “Corso di filosofia del diritto”, 1831

Per intravedere una via d’uscita dal totalitarismo, dobbiamo capire come le menti sono state imprigionate nella follia paranoica. Si tratta di rendere intelligibile il fenomeno del contagio delirante,[27] e di mettere in evidenza le interazioni psichiche inconsce che si combinano per promuovere l’ideologia.

La paranoia è una patologia contagiosa, che erode i legami tradizionali per sottoporre la psiche a nuovi legami, quelli dell’ideologia.

Prima di tutto, è necessario capire – e non potrò qui entrare nei dettagli di un processo psichico molto complesso – che la psiche tende a difendersi dalla violenza delle molestie, della propaganda mediatica e del terrore. Per fare questo, costruisce dei bastioni che gli permettono di tollerare una realtà insopportabile, tra cui: negazione, repressione, banalizzazione, idealizzazione, scissione, proiezione, radicalizzazione, interpretazione, isolamento, scarico nell’atto, automazione di atti e gesti, anestesia emotiva, disinvestimento[30]… Questi “meccanismi di difesa” erodono la lucidità dell’individuo.

In particolare, la negazione è un’impossibilità assoluta di rappresentare la violenza di ciò che accade, al punto da rendere ermetica qualsiasi argomentazione o prova dei fatti. Devo precisare che questo processo psichico non ha niente a che vedere con l’intelligenza, ma riguarda gli psicologicamente “più fragili”, cioè coloro che non hanno risorse interne sufficienti per resistere a una tale distorsione interpretativa del mondo: la maggioranza degli esseri umani.

Perché ci vuole una forza psichica non comune per mantenere un sano ragionamento in un mondo impazzito, dove i punti di riferimento sono invertiti, la verità è travestita da menzogna, e gli innocenti sono designati come colpevoli, mentre i colpevoli esercitano un terrore indecente in nome del bene del popolo, e di graziosi ideali come la “salute per tutti” o “la protezione dei nostri anziani”. “Il contagio delirante opera da questi bastioni, rendendo l’individuo permeabile all’ideologia, e quindi un seguace incondizionato della setta totalitaria.

C’è una gerarchia di profili psichici nell’accesso alle funzioni strutturanti della civiltà che sono la simbolizzazione e la sublimazione[31]. Possiamo già distinguere tra coloro che hanno integrato strutturalmente i tabù fondamentali della proibizione dell’omicidio e dell’incesto (e i loro derivati: calunnia, invidia, trasgressioni sessuali, ecc.

Questi ultimi, che non sono più vincolati da una struttura esterna, sono allora “attivati” da deliri paranoici, che li autorizzano ormai ad agire, senza alcuna repressione legale, purché l’azione mortificante e trasgressiva sia in linea con l’ideologia dogmatica. Così, sotto la propaganda, i profili perversi possono torturare impunemente – cfr. Klaus Barbie -, i profili paranoici possono diffondere il terrore,[32] e gli psicopatici possono essere usati come mercenari del regime.

Le nevrosi ordinarie sono indebolite, cioè in tempi “normali”, le persone che si comportano in modo rispettoso dei divieti fondamentali, possono, grazie a un’ideologia totalitaria, regredire, e in particolare in modo perverso.

Chiaramente, il sistema totalitario, attraverso la sua massiccia dimensione delirante, porta i pervertiti a scompensarsi nella paranoia, e i profili nevrotici a regredire nella perversione, essendo la perversione una sorta di ultima diga psichica per evitare di sprofondare nel delirio cfr. Racamier. Il dispiegamento del sistema totalitario porta così al verificarsi di numerosi abusi di potere e atti sadici, commessi da leader che si rivelano.

E ci si chiede allora come questo buon padre di famiglia, di solito così piacevole, e conosciuto da così tanto tempo, sia diventato capace di così tante atrocità… Ricordo che la perversione[34] è il coscienzioso e abile esecutore della follia paranoica.

Il paranoico definisce la strategia, mentre il perverso dispiega le tattiche.

Gli altri profili nevrotici, più rari, sono tuttavia indeboliti, fino ad alimentare depressioni e idee suicide, o addirittura a convertire la loro angoscia in una grave nevrosi ossessiva: l’individuo funziona in modo automatizzato, attraverso atteggiamenti ritualizzati, che gli impediscono di pensare alla sua funzione nel sistema nel suo insieme, come Eichmann, che si preoccupava solo di far arrivare i treni in orario.

L’individuo preferisce essere trascinato nella regressione psichica collettiva, piuttosto che affrontare il calvario della solitudine, della perdita e della separazione un calvario a cui il filosofo tradizionale è generalmente abituato. Così, in situazioni incitanti, fuori dalla norma, gli autori di atti barbari sono anche “persone oneste”, con profili obbedienti.

Solo tre tipi di profili resistono all’assalto totalitario:

“Antisociali”, già abituati a non sottomettersi alle regole del mondo che mettono sempre in discussione con grande vitalità; Gente ancorata alla terra con un buon senso contadino che la vaccina contro qualsiasi ideologia al di fuori della terra; Alcuni intellettuali e artisti.

Tutti loro hanno una profondità emotiva interna, un’autonomia interna, e riferimenti morali all’autorità trascendente, sufficienti ad ancorare la loro autoaffermazione in una filiazione temporale verticale (ex maestri, genealogia, antenati…), che li libera dall’adesione orizzontale al gruppo e dall’attaccamento all’ideologia. Tra questi profili, si possono trovare (ma non necessariamente), persone con alti valori morali, di grande integrità, e altri (o gli stessi), con una forte sensibilità ai processi liberticidi

I pochi che hanno capito dai primi segnali di avvertimento, e non hanno bisogno dell’esperienza della desolazione per misurare il pericolo della costruzione mentale delirante, incarnano il sentiero stretto della verità e i resistenti della prima ora.

Invitano alla disobbedienza di fronte all’abuso di potere, e invocano un ideale umano di libertà, contro il regno assoluto della costrizione. Tuttavia, bisognerà aspettare il risveglio delle masse, affinché crolli il totalitarismo, queste masse che reagiscono favorevolmente alla suggestione ipnotica, e si lasciano sedurre facilmente, dal dono avvelenato dell’ideologia e della sua apparente coerenza: la fuga da una realtà vissuta come sgradevole.

La propaganda totalitaria funziona perché promette di trasformare radicalmente un mondo che le masse non vogliono più, perché non vi trovano più il loro posto. Certo, questa sensazione di essere perduti, senza radici, il totalitarismo può essere stato esso stesso all’origine, prima di trarne vantaggio.

La globalizzazione offerta dall’ideologia totalitaria è rassicurante; dà l’illusione di un controllo totale, senza considerare che questo controllo è il risultato di una madre onnipotente che può cambiare umore in qualsiasi momento, anche uccidendo la sua prole se lo desidera.

Le masse devono smettere di collaborare e, quindi, di credere. E questo è ineluttabile: l’esperienza della realtà totalitaria sarà essa stessa la causa della disillusione.

Le masse, sperimentando il fatto totalitario nella loro carne, nelle loro famiglie, nelle loro individualità, di fronte all’azione mortale della setta, finiranno per aprire gli occhi.

È quindi essenziale che cessi questa alleanza temporanea tra i propagatori politici dell’ideologia – decisori/propagandisti politici ed economici e intellettuali che collaborano con l’ideologia e una gran parte del popolo. La diffusione dell’informazione, così come il passaparola da chi testimonia a chi la trasmette, è anche un fattore essenziale nella disillusione delle masse.

La disobbedienza è vitale. Far parte degli eretici nel vero senso della parola, coloro che fanno la scelta di non piegarsi al credo religioso dell’ideologia totalitaria. Ci sono tante disobbedienze quante sono le spontaneità individuali. L’artista che non segue l’arte totalitaria disobbedisce, e fa della libertà la sua fede.

“L’iniziativa intellettuale, spirituale e artistica è tanto pericolosa per il totalitarismo quanto l’iniziativa criminale della marmaglia, ed entrambe sono più pericolose della semplice opposizione politica. La persecuzione sistematica di tutte le forme superiori di attività intellettuale da parte dei nuovi governanti di massa ha ragioni più profonde del loro naturale risentimento per tutto ciò che non possono capire.

Il dominio totale non tollera la libera iniziativa in nessun settore della vita; non tollera nessuna attività che non sia interamente prevedibile. Il totalitarismo, una volta al potere, sostituisce invariabilmente tutti i veri talenti, qualunque siano le loro simpatie, con quelle persone illuminate e sciocche la cui mancanza di intelligenza e creatività rimane la migliore garanzia della loro fedeltà.

Non sottomettersi al dogma, metterlo in discussione e mantenere il proprio spirito critico, creare al di fuori di ciò che è permesso, prendere le vie laterali, ma anche archiviare, conservare quel vecchio che il potere totalitario vuole distruggere, informare, tutto questo fa parte della resistenza.

Il totalitarismo teme il primato della soggettività, la trama unica del testimone che trascrive le sue emozioni, la sua sensibilità, la sua vita psichica e la sua umanità; teme questa libertà dello spirito contro il rigore della lettera, l’ironia o “l’arguzia”, il riso contagioso che lo detronizza dalla sua onnipotenza. Pensare è pericoloso, ma “non pensare è ancora più pericoloso”. “[36]

Cosa ci rimane quando tutto è perduto? Diventare, per usare il titolo del libro di Imre Kertész, un “essere senza destino”.

Questo autore, deportato ad Auschwitz all’età di 15 anni e liberato dal campo di Buchenwald nel 1945, pone la questione di cosa succede quando un uomo viene privato di ogni destino:

“Se c’è un destino, la libertà non è possibile; […] se c’è libertà, allora non c’è destino […], cioè, allora noi stessi siamo il destino. ”

Forse dovremmo semplicemente accettare di non avere il controllo degli eventi, e riprendere il motto dell’Abbazia di Thelem: “fai quello che devi”. Fare il nostro dovere umano, fino alla fine di ciò su cui abbiamo il controllo, e al di là di questo, abbracciare gli spasimi della nostra esperienza umana. Il palloncino del delirio paranoico collettivo si sgonfia quando il linguaggio falsificato dell’ideologia perde il suo incantesimo.

Per questo la nostra libertà è conquistata nella Parola, che nomina giustamente l’esperienza umana, e questo è sempre stato il ruolo delle scienze umane. Il “medico filosofo” deve diagnosticare, nominare il delirio e caratterizzarlo.

Irrispettoso delle leggi della vita, che sono immutabili, e distruttivo delle leggi trascendenti che governano la condizione umana, il sistema totalitario è per essenza destinato a crollare. Si ingrassa e sopravvive con la collaborazione di molti individui, il compromesso delle menti e del linguaggio, la rinuncia alla verità, e quindi alla giustizia, il primato della paura, e quindi dell’odio. Chiuderò queste tre puntate con Kertész:

“[…] Non credo di prendermi in giro dicendo questo, mi sono sforzato di portare a termine il lavoro esistenziale, il compito che mi è stato imposto dall’essere sopravvissuto ad Auschwitz. So molto bene quanto sono stato privilegiato: ho visto il vero volto di questo secolo mostruoso, ho guardato la Gorgone negli occhi e sono sopravvissuto.

Ma sapevo fin da allora che non mi sarei mai liberato da questo spettacolo, sapevo che questo volto mi avrebbe tenuto eternamente nella sua morsa. […]

E se ora mi chiedete cosa mi tiene in vita su questa terra, vi risponderò senza esitazione: l’amore.

Ariane Bilheran

Fonte: arianebilheran.com

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