Accettazione della tirannia e supplica della propria schiavitú
Si invoca la liberta e la giustizia nei confonti del propri governanti, ma ovunque si posi lo sguardo ogni azione collettiva va nella direzione di chi si defila da ogni sua reponsabilitá.
Toba60
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Accettazione della Tirannia
Dalla fine della Seconda guerra mondiale si è avviato un processo lento ma inarrestabile di centralizzazione del potere mondiale, sotto le spoglie della pace, della ricostruzione e della cooperazione internazionale. Tra le rovine fumanti dell’Europa, alcune élite hanno intravisto un’occasione d’oro per instaurare un ordine mondiale conforme ai propri interessi finanziari. Gli accordi di Bretton Woods, seguiti dalla creazione del FMI e della Banca mondiale, hanno immediatamente gettato le basi per un’egemonia economica statunitense, in cui la Federal Reserve, un ente privato mascherato da istituzione pubblica, stampa la moneta mondiale e detta il valore del lavoro, del debito e della vita.

Il dominio mondiale della Federal Reserve statunitense (FED), l’istituzione tecnocratica e opaca dell’Unione Europea (UE), nonché l’influenza tentacolare e insidiosa del Forum economico mondiale (WEF) non sono eventi isolati, ma le tappe fondamentali di un progetto di manipolazione geopolitica sapientemente orchestrato da una manciata di élite finanziarie sin dalla fine della Seconda guerra mondiale.
Dietro la facciata delle istituzioni democratiche e dei discorsi sulla cooperazione internazionale, si profila una centralizzazione autoritaria del potere nelle mani di famiglie influenti, con ambizioni post-nazionali e un freddo disprezzo per le sovranità popolari. Questo teatro mondiale, avvolto da promesse di stabilità e prosperità, nasconde una logica di controllo sistemico di un capitalismo di connivenza in cui i popoli diventano variabili di aggiustamento nell’agenda di una governance mondiale autoproclamata.
Questa influenza si è rapidamente estesa all’Europa con il Piano Marshall, un cavallo di Troia economico grazie al quale Washington ha potuto iniettare i propri capitali assicurandosi al contempo che le democrazie nascenti rimanessero sotto tutela. Poi è arrivata l’Unione Europea, presentata come un ideale di cooperazione ma concepita come un laboratorio di governance tecnocratica, scollegata dai popoli. Il potere vi è concentrato nelle mani di commissari non eletti, mentre le nazioni rinunciano alla propria sovranità in nome di una moneta unica, l’euro, una vera e propria camicia di forza monetaria che impedisce qualsiasi politica indipendente. L’esempio della Grecia, strangolata dal debito e umiliata dalla Troika, è solo uno dei tanti moniti passati sotto silenzio.
In questo teatro istituzionale si insinuano senza scrupoli attori non eletti, transnazionali e dotati di un cinismo gelido, di cui il Forum economico mondiale è l’esempio più lampante. Davos non è un vertice, è una corte imperiale mascherata, dove capi di Stato, amministratori delegati, banchieri e influencer plasmano l’agenda mondiale senza mai rendere conto a nessuno. Con il pretesto dello sviluppo sostenibile e del progresso inclusivo, il WEF promuove concetti come il «Great Reset», una vera e propria operazione di ridefinizione autoritaria del contratto sociale globale, senza dibattito, senza voto, senza opposizione, in cui il popolo è diventato un semplice rumore di fondo da gestire tramite la comunicazione e gli algoritmi.
Il capitalismo contemporaneo, ben lontano dalla libera concorrenza, si è trasformato in una forma brutale di connivenza, in cui le multinazionali dettano le regole, i governi obbediscono e i cittadini, ridotti al ruolo di consumatori-lavoratori, pagano le conseguenze delle crisi create ad arte. E questo è un altro tassello del puzzle, perché le crisi non sono più incidenti, ma opportunità accuratamente sfruttate. Che si tratti di una pandemia, di un crollo finanziario o di una guerra, ogni shock è un pretesto per accelerare l’instaurazione di un controllo sempre maggiore basato sulla sorveglianza digitale, sulla restrizione delle libertà, sulla dipendenza tecnologica e, oggi stesso, su un progetto di valute digitali centralizzate (le CBDC) che aboliranno il contante e offriranno un controllo totale su tutti i flussi individuali.
In questo ordine mondiale in cui tutto è calcolato, calibrato, integrato in una fredda meccanica, la sovranità, la democrazia e la libertà diventano reliquie del passato. I popoli, ipnotizzati dalle promesse di sicurezza e progresso, non si rendono conto di essere rinchiusi in una gabbia dorata. Il vero potere non risiede più nelle urne, ma nei consigli di amministrazione, nei forum privati, nelle sale di negoziazione e nelle reti di influenza globale. Viviamo in una società di sottomissione silenziosa, un’era in cui il consenso è fabbricato, in cui le élite plasmano la realtà al disprezzo della volontà popolare e in cui l’umanità avanza, docile, verso una servitù volontaria di una raffinatezza terrificante.
Ma il controllo globale non si ferma qui. La guerra, in questo grande progetto di dominio, diventa un elemento centrale, non solo come mezzo di manipolazione geopolitica ma anche come strumento finanziario e ideologico. I conflitti vengono accuratamente fomentati e alimentati dagli stessi attori che fingono di operare per la pace. L’Ucraina ne è l’esempio lampante: un paese messo a ferro e fuoco, non per un puro slancio a difesa della democrazia, ma per perseguire un’agenda geopolitica ben più oscura. Dietro ogni morte, ogni distruzione, si nascondono colossali interessi finanziari, che si tratti della vendita di armi, dei contratti di ricostruzione o del consolidamento di posizioni strategiche.
Le stesse manovre si ripetono in Medio Oriente, dove il conflitto israelo-palestinese rimarrà irrisolvibile fintanto che sarà alimentato da interessi finanziari ben più potenti di quelli delle parti in conflitto. Chi trae realmente vantaggio dalle bombe che cadono su Gaza e dalle esplosioni a Tel Aviv? Non sono i popoli di quelle regioni, ma le multinazionali dell’armamento, gli attori finanziari dietro i fondi di investimento e coloro che tessono la loro rete nell’ombra dei mercati dell’energia e del petrolio. Provocando il caos, queste élite riescono a distogliere l’attenzione delle masse, ad alimentare le passioni e a controllare la narrazione creando nemici pubblici, pur perseguendo senza sosta i propri obiettivi di dominio economico.
Le crisi, siano esse finanziarie, sanitarie o geopolitiche, non sono più eventi imprevisti, ma strumenti utilizzati dalle élite per sottoporre i popoli a un controllo sempre maggiore. Le crisi finanziarie degli ultimi decenni, come quella del 2008, non sono in realtà altro che le conseguenze dirette di politiche economiche manipolate dalle grandi istituzioni bancarie e dai governi al servizio di interessi privati.

Non è un caso che siano stati iniettati miliardi di dollari nelle banche, mentre le popolazioni venivano strangolate con misure di austerità. Queste turbolenze economiche, perfettamente orchestrate, hanno permesso non solo di concentrare ancora più ricchezza e potere nelle mani di un’élite oligarchica, ma anche di giustificare un maggiore controllo sulle masse, basato sull’indebitamento pubblico esponenziale, sulla privatizzazione dei servizi pubblici, sulle delocalizzazioni di massa… Ogni crisi finanziaria diventa così un’occasione per riorganizzare il mondo secondo le linee dettate da chi possiede il denaro, ponendo al contempo i popoli in uno stato di dipendenza sistematica.
Allo stesso modo, le false pandemie, come quella del COVID-19, non sono catastrofi naturali, ma ulteriori occasioni per estendere la sorveglianza di massa e imporre misure di controllo autoritarie. È difficile credere che una pandemia mondiale possa essere solo l’ennesima messinscena, in un mondo in cui la gestione delle crisi sanitarie è in gran parte affidata ad attori privati e agenzie internazionali, in stretta collaborazione con le grandi aziende farmaceutiche.
Al di là della salute pubblica, questo tipo di crisi costituisce un pretesto per rafforzare l’autoritarismo e la sorveglianza, con il tracciamento degli individui tramite app per smartphone, il monitoraggio degli spostamenti, delle comunicazioni e dei comportamenti, fino all’implementazione di sistemi digitali di controllo sociale. Queste false pandemie, la cui narrazione è accuratamente controllata dai media mainstream e dai governi, costituiscono un terreno di sperimentazione per testare la sottomissione delle masse di fronte a misure senza precedenti e disumanizzanti.
Dittatura Europea (In Italiano)
Queste crisi rappresentano anche l’occasione perfetta per distogliere l’attenzione dai veri problemi economici, ambientali e sociali che affliggono i popoli. Ad ogni falsa crisi, si delinea un piano per rafforzare ulteriormente il controllo tecnocratico sulla società. E, come se non bastasse, gli attentati sotto falsa bandiera, utilizzati a fini politici e geopolitici, alimentano la paura e giustificano interventi militari su scala mondiale, legittimando al contempo una sorveglianza rafforzata e politiche di sicurezza draconiane, ormai permanenti. La paura dell’invisibile, del terrorismo o del virus, viene utilizzata come strumento per manipolare le coscienze, garantendo al contempo ai governanti una libertà d’azione senza precedenti per plasmare il futuro a loro piacimento.
È quasi affascinante constatare fino a che punto i popoli, pur essendo relativamente intelligenti e capaci di ragionare, si lascino trascinare in una spirale di credulità e negazione di fronte alle manipolazioni più palesi. Lungi dal ribellarsi contro il sistema che li opprime, preferiscono rifugiarsi in un comfort irrisorio, sommersi da un mare di distrazioni digitali e futili. Il mondo moderno ha perfezionato l’arte della manipolazione di massa, somministrando una dose quotidiana di intrattenimenti assurdi e di consumo frenetico.
Le serie televisive, i videogiochi, i social network, tutte queste creazioni contemporanee, che dovrebbero intrattenerci, diventano catene invisibili che ci impediscono di vedere ciò che accade realmente intorno a noi. Le masse sono sempre più distaccate dalle questioni che plasmano la loro realtà, incollate agli schermi, a celebrità prive di sostanza, a scandali inventati di sana pianta, mentre le vere minacce che incombono sulla loro libertà e sul loro futuro passano inosservate, se non addirittura vengono negate.
Questo rifiuto è, in realtà, una forma di vigliaccheria collettiva, un meccanismo di difesa di fronte alla mostruosità di un sistema che schiaccia l’umanità in nome del profitto. È più facile rifugiarsi in qualche distrazione piuttosto che mettere in discussione un sistema che sembra inestricabile e onnipotente. Questa apatia colpevole è tanto più evidente quando si vedono i popoli accettare senza battere ciglio racconti incoerenti, informazioni manipolate, narrazioni semplicistiche concepite per renderli docili e privi di spirito critico. Le menzogne politiche ed economiche più spudorate, gli scandali geopolitici più evidenti, vengono accolti con un’alzata di spalle e un’indifferenza che rasenta il ridicolo.
L’importante non è più sapere cosa sia vero, ma continuare a vivere nell’illusione di una vita “normale”, per quanto insignificante e distaccata possa essere. È proprio qui che risiede uno dei più grandi successi delle élite, poiché sono riuscite a trasformare l’indifferenza, il comfort e la paura in armi di sottomissione di massa. E finché l’illusione dell’intrattenimento continuerà, finché le persone potranno crogiolarsi nella loro tranquilla ignoranza, la macchina infernale continuerà a girare. Ma a quale prezzo? Quello di una società sempre più disumanizzata, dove il vero controllo non risiede più nelle azioni dei governi o delle grandi aziende, ma nel consenso silenzioso di coloro che preferiscono distogliere lo sguardo dal mondo reale per immergersi in quello fittizio.
Dove ci porterà tutto questo? La domanda, per quanto assillante, in realtà non nasconde grandi misteri per chi vuole guardare oltre la superficie degli eventi. Il percorso che stiamo tracciando sotto i nostri piedi non è casuale, ma una traiettoria deliberata, una corsa sfrenata verso un mondo in cui la libertà, la dignità umana e la sovranità saranno ridotte a concetti obsoleti. Quella che ancora chiamiamo democrazia non sarà presto altro che una facciata, una caricatura per addormentare le coscienze. I governi, diventati semplici strumenti esecutivi delle multinazionali e delle potenze finanziarie, non serviranno più gli interessi dei popoli, ma quelli di un’élite che governa senza responsabilità, senza controllo e senza alcun riguardo per la condizione umana.
La crisi di civiltà che stiamo vivendo oggi non è un caso, ma il risultato di un processo di industrializzazione del controllo umano, in cui ogni aspetto della nostra vita diventa una merce da manipolare, un flusso di dati da monitorare, un potenziale di consumo da sfruttare. La crescente integrazione della tecnologia nelle nostre vite, sebbene presentata come un progresso, nasconde in realtà un progetto distopico in cui la sorveglianza di massa diventa la norma.

Le valute digitali e le altre criptovalute imposte dalle banche centrali, ad esempio, non sono state create per semplificarci la vita, ma per controllare ogni aspetto delle nostre transazioni, monitorare ogni movimento economico e persino plasmare i nostri comportamenti attraverso incentivi o restrizioni economiche. Questo mondo senza contanti, in cui tutto passa attraverso mezzi elettronici controllati da istituzioni invisibili, è un mondo in cui la libertà individuale sarà solo un lontano ricordo.
Le valute digitali, che si tratti di valute ufficiali controllate dalle banche centrali o di criptovalute decentralizzate, si basano tutte sull’infrastruttura tecnologica e sull’approvvigionamento elettrico. Questa dipendenza assoluta dall’energia elettrica le rende vulnerabili a qualsiasi interruzione di corrente o guasto della rete. Una semplice interruzione dell’alimentazione elettrica potrebbe non solo paralizzare le transazioni finanziarie, ma anche bloccare l’accesso a beni di prima necessità come cibo, medicinali o benzina, facendo così precipitare la popolazione in una situazione di totale dipendenza e impotenza.
Questo sistema, definito «moderno» e «sicuro», rivela la sua fondamentale fragilità: in caso di crisi energetica o di sabotaggio tecnologico, come è avvenuto recentemente in Spagna, qualsiasi forma di commercio e di scambio diventerebbe immediatamente impossibile, trasformando le popolazioni in ostaggi di un sistema monetario vulnerabile.
Le guerre, le crisi finanziarie, le pandemie, gli attentati sotto falsa bandiera, le interruzioni delle forniture o dell’energia: tutto questo non è altro che la preparazione di questo grande cambiamento. I popoli, sotto l’effetto della paura, del caos e dello spettacolo, saranno sempre più assoggettati a regimi autoritari che, sotto le spoglie della benevolenza, proporranno un «ordine» sicuro e controllato digitalmente in cambio della scomparsa delle libertà fondamentali.
Gli oppositori di questo sistema, coloro che oseranno ancora sognare una sovranità individuale, saranno schiacciati dalla potenza di un apparato di sorveglianza totalitario, capace di decapitare ogni forma di resistenza prima ancora che emerga. Coloro che resistono sono già screditati, emarginati e puniti da un sistema giudiziario agli ordini;& nbsp;oppure potrebbero essere rinchiusi in ospedali psichiatrici con il pretesto della devianza, avvelenati lentamente da sostanze chimiche presenti nel nostro ambiente, o addirittura eliminati in modo più brutale da armi invisibili in grado di provocare infarti, ictus o tumori, come per neutralizzarli definitivamente. Le popolazioni, ormai ridotte a una sottomissione tecnologica e sociale, sono bersagli facili in un mondo in cui la vita umana, così come la libertà, sono state sacrificate sull’altare del controllo assoluto.
Nel giro di meno di un decennio, siamo scivolati verso una cultura totalmente improntata alla morte, in cui la vita umana, pur essendo sacra, sembra sempre più svalutata e manipolata. L’aborto di convenienza è ormai considerato una semplice soluzione pratica, in cui si eliminano vite umane prima ancora che abbiano avuto la possibilità di venire al mondo, in totale negazione del valore inalienabile dell’esistenza. Le RSA, quelle «case di riposo» diventate luoghi di degrado accelerato, sono sempre più percepite come depositi di anziani dove l’essere umano viene lasciato in balia di sé stesso, una fine della vita disumanizzata, spesso segnata dalla negligenza o addirittura dai maltrattamenti.
Il suicidio assistito, un tempo considerato un tabù, viene promosso come un diritto, mentre in realtà incarna la normalizzazione dell’idea che una vita abbia valore solo se giudicata « utile », riducendo così l’esistenza umana a un semplice calcolo utilitaristico. In questo contesto, la glorificazione della morte è onnipresente, alimentata da discorsi che valorizzano la sofferenza e la fine della vita come scelte «libere» e «appaganti». Questo rifiuto della vita si accompagna a un rifiuto sistematico della creazione divina e di ogni nozione di divinità, in cui l’uomo, nel suo orgoglio, si considera non solo il proprio creatore, ma anche l’unico arbitro del valore dell’esistenza umana.
Così, invece di celebrare la vita in tutta la sua complessità e bellezza, la società contemporanea sembra crogiolarsi in un’ideologia morbosa, un nichilismo in cui ogni forma di creazione viene spazzata via a favore di una visione fredda e disumanizzante dell’esistenza. L’umanità, nella sua cecità, rinuncia alla propria dignità in favore di una morte accettata come norma.
La fine di questo processo, la destinazione finale di questa deriva, è un mondo in cui l’individuo non ha più spazio. Dove i popoli, deponendo le armi nell’indifferenza generale, accetteranno la propria schiavitù in una società perfettamente regolata, in cui tutto è misurato, sorvegliato e controllato. La democrazia esisterà solo nei libri di storia e la sovranità nazionale sarà una reliquia del passato. Non sarà più un sistema capitalista come lo abbiamo conosciuto, ma un totalitarismo tecnologico in cui la vita umana non avrà più alcun valore intrinseco. Sarà la fine della lotta di classe, poiché le classi, tout simplement, saranno scomparse. Ci sarà solo un’unica classe dominante, al comando di un mondo disumanizzato, svuotato delle sue risorse, delle sue emozioni e delle sue passioni. Il profitto e il controllo saranno le uniche verità universali.
E noi, i popoli, nel nostro comodo rifiuto della realtà e nella nostra cecità collettiva, saremo stati complici della nostra stessa condanna a una schiavitù digitale e totale. Perché in realtà non è una caduta brutale quella che ci attende, ma uno scivolamento insidioso, progressivo, un soffocamento lento e inesorabile di tutto ciò che fa di noi esseri liberi e consapevoli. Siamo gli architetti della nostra stessa prigione e, ahimè, sarà ormai troppo tardi quando finalmente apriremo gli occhi in numero sufficientemente grande da invertire questa tendenza.
Da parte mia, la vera tragedia risiede nella cecità volontaria e nella vigliaccheria degli stessi individui, in quella sottomissione consenziente a un sistema che li schiaccia, nonostante anni passati a cercare di lanciare l’allarme. Perché la colpa non risiede solo nell’ingegnosità delle élite manipolatrici o nelle macchinazioni delle loro istituzioni globali, ma nel disastroso, se non addirittura colpevole, abbandono dell’idea stessa di libertà e dignità umana. I popoli, invece di ribellarsi contro le forze che li opprimono, hanno scelto la via più facile. Hanno optato per l’oblio di sé, per l’illusione di una sicurezza a basso costo, trascurando al contempo i principi fondamentali che dovrebbero governare ogni società umana: la giustizia, l’integrità e la difesa accanita della vita.
Ciò che è più disastroso in questa deriva è che gli stessi individui hanno volontariamente rinunciato al loro potere di agire, alla loro volontà di resistere. Hanno barattato la loro capacità di pensare con la propria testa, di mettere in discussione, di difendere la propria libertà, in cambio di un comfort irrisorio e di un’accettazione passiva delle derive più abiette. In questo mondo, sembra che nessuno si preoccupi più delle verità profonde o delle questioni fondamentali.
Al contrario, l’individuo moderno preferisce affogare nella superficialità dei piaceri immediati e delle distrazioni futili, come un alcolista che fugge dal proprio dolore. Si sono abbandonati senza remore alle peggiori forme di decadenza, che si tratti della loro ossessione per l’intrattenimento insignificante, del consumo eccessivo o ancora di quella morbosa dipendenza dagli schermi e dai social network che diffondono menzogne e manipolazioni.
Hanno lasciato che gli strumenti di manipolazione si diffondessero senza opporre resistenza, crogiolandosi in una sorta di comoda negazione. Anziché lottare per preservare la dignità umana, si sono rassegnati a vivere come macchine ben oliate, obbedendo ai dettami delle grandi aziende e dei governi autoritari. E quando la libertà si assottiglia, quando la vita si disumanizza, distolgono lo sguardo, confortati dall’illusione di una libertà artificiale, quella di poter acquistare e consumare all’infinito, quella di potersi divertire, di vivere l’attimo senza pensare alle conseguenze. In cambio di questa pseudo-libertà, hanno sacrificato la loro anima, la loro capacità di indignarsi, di mettere in discussione e, peggio ancora, di difendere la vita in tutta la sua ricchezza e complessità. La bellezza della vita umana, con le sue lotte, le sue aspirazioni e le sue sfide, è stata venduta in cambio di una promessa di immediatezza e di soddisfazione effimera.

Ciò che è in gioco qui va ben oltre una semplice sconfitta contro un sistema oppressivo: si tratta di una rinuncia alla nostra stessa essenza. Ogni individuo, crogiolandosi nel proprio benessere e nella propria indifferenza, è complice della lenta ma inesorabile marcia verso una società di totale sottomissione. Lungi dal ribellarsi contro le ingiustizie, gli abusi e le manipolazioni, l’individuo preferisce distogliere lo sguardo, scegliendo di ignorare i segnali d’allarme e le conseguenze di un mondo che sta andando in pezzi.
Ha abbandonato l’idea stessa di salvare ciò che è veramente prezioso su questa terra: la libertà, la verità, la vita. Per pigrizia intellettuale, per ignoranza volontaria o per semplice vigliaccheria, si è lasciato sedurre dalla facilità del momento e dalla tentazione dell’indulgenza, dimenticando che la vera libertà richiede una lotta costante, una vigilanza continua.
E molto presto, quando le catene invisibili si stringeranno intorno al loro collo, quando la realtà delle repressioni digitali, dei controlli totali e dell’autoritarismo implacabile si abbatterà su di loro, gli individui piangeranno la loro sorte, ma sarà troppo tardi. Pagheranno il prezzo della loro vigliaccheria, e quel prezzo sarà ben più alto di quanto avrebbero mai potuto immaginare, perché non si tratterà semplicemente di una perdita di libertà, ma della scomparsa stessa di ciò che c’è di più prezioso nell’umanità, la cui essenza risiede nell’anima libera, nella capacità di lottare e nella dignità.
Per arrestare questa tendenza catastrofica e correggere la rotta, occorrerebbe un brusco risveglio delle coscienze, uno slancio collettivo di umanità, ma anche una riappropriazione fondamentale del potere da parte degli individui. Non si tratta più di limitarsi a denunciare passivamente lo stato del mondo o di rincorrere soluzioni superficiali. L’umanità deve ritrovare il senso della rivolta, della lotta per la libertà e per la vita.
Non sarà un modesto sforzo riformista a poter invertire questa traiettoria, bensì una radicale rimessa in discussione dei nostri stili di vita, della nostra concezione di libertà e dignità. La prima cosa da fare sarebbe abolire l’illusione che il benessere materiale sia sinonimo di felicità. Le persone devono comprendere che la loro dipendenza dal consumo, dalla tecnologia e dalla sorveglianza non fa altro che rinchiuderle in una gabbia dorata, dove il prezzo della libertà viene pagato in silenzio, in ogni istante.
Ma per riuscirci, è necessario innanzitutto che i popoli prendano coscienza del proprio potere latente, un potere schiacciato da decenni di manipolazione. Non è la struttura del sistema ad essere invincibile, ma la passività degli individui che permette a questa macchina di funzionare. Ed è proprio in questa rinuncia collettiva che risiede il vero veleno, perché non solo il sistema si consoliderà definitivamente, ma non resterà più nessuno pronto a ribellarsi e a dire di no!
Ogni individuo deve liberarsi dalla propria apatia e riappropriarsi del proprio spirito critico, della propria volontà di giustizia e della propria capacità di pensare in modo indipendente. Ciò richiede un rifiuto assoluto dell’ideologia dominante che propone una visione dell’umanità ridotta a una semplice unità di consumo. È necessaria un’insurrezione intellettuale e spirituale, una rottura con la visione materialista e tecnocratica del mondo, un ritorno ai valori autentici di solidarietà, libertà e giustizia. Ciò passa anche attraverso la messa in discussione delle grandi istituzioni finanziarie e politiche, il decentramento del potere e la distruzione di quella che oggi viene definita «l’oligarchia globale». La sovranità dei popoli deve essere ripristinata, e ciò richiede innanzitutto il rifiuto dell’attuale illusione democratica, in cui i popoli non fanno altro che scegliere il proprio padrone tra una classe dirigente intercambiabile e complice.
Infine, la solidarietà umana e l’impegno per la vita devono prevalere sul benessere individuale. La soluzione risiede nella capacità dell’umanità di unirsi, non per la sopravvivenza individuale, ma per il bene comune. Questa lotta non sarà facile. Ci vorranno sacrifici, prove, ma anche una rivoluzione del pensiero. È imperativo reimmettere nel mondo una volontà di resistenza collettiva, una riconquista dell’autonomia, della sovranità personale e della dignità umana. La questione non è solo quella di «cavarsela», ma di ricreare un mondo in cui l’individuo possa nuovamente esistere al di fuori delle gabbie del sistema, dove la vita umana non sia sacrificata sull’altare della redditività e dell’efficienza.
Se l’umanità vuole liberarsi da questa spirale autodistruttiva, dovrà rialzarsi, rimettere in discussione tutto ciò che credeva acquisito e affrontare la realtà senza veli. Solo allora, quando l’individuo ritroverà la propria dignità, la propria responsabilità e il proprio spirito libero, l’umanità potrà sperare di uscire da questa impasse. Ma questa lotta sarà lunga, difficile e richiederà una rivoluzione delle coscienze, una battaglia contro l’oblio e la servitù volontaria, in cui non c’è spazio per le mezze misure.
Phil BROQ.
Fonte: jevousauraisprevenu.blogspot.com e DeepWeb

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