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Allacciate le cinture: la pentola a pressione sta per esplodere

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Allacciate le cinture

Quello a cui stiamo assistendo in Francia e, sebbene in forme diverse, ormai anche in molti altri paesi europei è tutt’altro che un evento irrazionale. La pentola a pressione sta per esplodere

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L’analisi dell’autore è impeccabile aggiungerei semplicemente che il problema, a mio avviso, è in realtà ben più profondo, poiché va oltre la semplice privazione socio-economica, le disuguaglianze e il regime tecno-fascista.

Ho l’impressione che queste esplosioni di violenza riflettano anche il vuoto nichilista in cui le società occidentali si sono impantanate una rivolta disperata contro un sistema sempre più incapace di garantire il benessere materiale di base, ma anche contro una cultura totalmente incapace di dare un senso alla vita delle persone. Quando l’assenza di senso, l’angoscia, il vuoto emotivo e la disperazione diventano la norma, ne deriva inevitabilmente una depressione collettiva o violenza.

Le immagini delle fiamme che devastano il municipio di Limoges, in Francia, e del crollo del suo campanile stanno facendo il giro del mondo. Eventi del genere non possono che essere condannati, così come non si possono che condannare i saccheggi che hanno accompagnato le manifestazioni in numerose regioni della Francia.

Eppure, se ci fermassimo a questo livello di riflessione, non faremmo altro che abbandonarci a un classico esercizio di conservatorismo piccolo-borghese che ha le sue ragioni d’essere, ma che è anche di una miopia drammatica. Accontentarsi di pontificare sulle auto incendiate e sulle vetrine in frantumi, senza andare oltre, dimostra semplicemente che non si è ancora compresa la gravità della situazione in cui ci troviamo.

Quello a cui stiamo assistendo in Francia e, in forme diverse, ormai anche in molti altri paesi europei (Spagna, Portogallo, Albania, Belgio e, da ieri, anche in Italia) è tutt’altro che un evento irrazionale. Esistono eventi storici che sembrano irrazionali solo se osservati da vicino, ma la cui razionalità emerge chiaramente quando li si osserva con sufficiente distacco.

Dobbiamo esercitarci a conciliare due livelli di analisi: uno in cui atti e individui specifici possono essere giudicati barbari, incivili, vandali; e l’altro in cui possiamo (e dobbiamo) comprendere che la storia è sempre un fiume che trascina con sé detriti e cadaveri ma un fiume che i sermoni non possono fermare.

Ciò che accade obbedisce a una razionalità collettiva implacabile, anche se chi vi prende parte spesso ne ha una comprensione limitata, se non addirittura nulla.

Già da molti anni i popoli d’Europa percepiscono le loro classi dirigenti come un organismo tecnocratico anonimo un muro di gomma dotato di un sistema di auto-propulsione, che avanza in “pilota automatico”, totalmente indifferente ai bisogni della popolazione. La scommessa di queste élite tecnocratiche legate alla finanza è stata quella di credere di poter addormentare le coscienze con l’oppio del popolo di oggi, i media (intrattenimento e infotainment), e domare i ribelli con misure restrittive (un colpo di manganello qui, un conto bancario chiuso là, un adeguamento della legge elettorale un momento, un’elezione annullata quello successivo, e così via).

Tutto ciò che viene detto pubblicamente è sempre una menzogna strumentale, senza eccezioni — tranne nei rari casi in cui la verità stessa possa essere messa al servizio di un obiettivo strumentale. Il discorso pubblico è diventato una messa in scena senza fine che si preoccupa sempre meno di preservare anche solo una parvenza di credibilità.

Quindi, nessuna persona di buon senso crede davvero che la Russia stia per invaderci, ma ciò non impedisce a schiere di incompetenti istituzionali di ripetere queste sciocchezze ogni giorno con la massima serietà. E naturalmente tutti sanno che, in questa favola diffusa a più non posso da una stampa al soldo del potere, l’unica cosa che conta l’unico punto fermo al variare delle circostanze è l’intenzione di disporre arbitrariamente delle risorse pubbliche, di sottrarle e di incanalarle verso interessi privati.

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In breve, le classi dirigenti si sono da tempo abituate a trattare la popolazione come una bestia stupida, alla quale non si deve alcuna giustificazione razionale e che va manipolata, da un lato, con lusinghe selettive e privilegi mirati e, dall’altro, rendendola impotente.

E questo meccanismo può funzionare, e di fatto funziona, per molto tempo. Finché non smette di funzionare.

E questo smette di funzionare il giorno in cui troppe persone perdono troppo per potersi permettere di rimanere in uno stato di torpore. In questo contesto, «perdere troppo» non va inteso nel senso di «morire di fame». In una società moderna, le persone entrano in uno stato di privazione insopportabile ben prima di «morire di fame».

Le masse, allevate come bestie da soma, alle quali di tanto in tanto vengono distribuiti panem et circenses (pane e giochi), lavori di merda e rimedi miracolosi diffusi in televisione, non sono e non saranno — ricettive, il giorno in cui questo sistema crollerà, ai discorsi sul buon costume pubblico, sul rispetto della proprietà, sulla venerazione dei monumenti, ecc.

Coloro che appiccano incendi ad automobili, edifici storici e negozi sono culturalmente e moralmente privi di valori. Ma i veri colpevoli, quelli che dovrebbero essere chiamati a rispondere, sono le élite al vertice che hanno coltivato e auspicato questa privazione, ritenendo che servisse ai loro interessi.

Oggi la pentola a pressione sta per esplodere. Anche se questa ondata dovesse placarsi, sarebbe solo l’inizio, perché le classi dirigenti europee non sono in grado — né materialmente né culturalmente — di cambiare rotta. Quindi allacciate le cinture: stiamo andando dritti verso un disastro.

Nota

Per completare questo articolo davvero pertinente e avendo assistito più volte a scene simili durante le manifestazioni dei “Gilet Gialli” nel 2019 e 2020, ho visto agenti di polizia in piccoli gruppi di 3 o 4 vestirsi in stile black block all’interno di un furgone non contrassegnato a diverse centinaia di metri dal punto di raduno della manifestazione, per poi infiltrarsi tra i manifestanti e rompere le vetrine. L’obiettivo è ovviamente quello di fornire ai telespettatori, tramite la stampa mainstream presente sul posto, l’immagine peggiore possibile affinché questi ultimi respingano il movimento di protesta. Per essere onesti, ci sono effettivamente dei “teppisti”, che prendono di mira principalmente i simboli del capitalismo ovvero banche, assicurazioni e negozi di lusso.

E poi, non dimentichiamo la magnifica ondata di mobilitazione, con i suoi slogan e le sue immagini eloquenti di cui sopra.

Andrea Zhok con un’introduzione di Thomas Fazi

Fonte: zanzibar.substack.com

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