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La Paura come Mezzo di Sottomissione

Che atteggiamento mentale ha in questo momento gran parte della popolazione mondiale?

Non e’ difficile capirlo, la paura fa da padrona e da questo stato d’animo molto ben ramificato si possono intraprendere in ambito politico e sociale ogni sorta di iniziative senza che nessuno muova un dito.

La dipendenza dall’autorità’ costituita, per quanto illegittima, e’ una condizione che viene accettata grazie ad uno stato di cose create artificialmente, atte a indurre ad una sorta di ipnosi dove l’individuo si trova in balia degli eventi in preda ad azioni scomposte che ne accentuano il problema.

Verrebbe da dire ….benvenuti nel mondo di Matrix io invece dico….

c’eravamo già, solo che ora più’ di qualcuno ci sta facendo l’abitudine.

Toba60

La paura l’oppio dei popoli

Quali sono le conseguenze in una popolazione in cui ogni senso di sicurezza scompare e viene sostituito da una paura ansiosa e da un contrattempo mentale?

Cosa succede quando la sensazione di sicurezza viene sostituita da un’attesa dolorosa e ansiosa per l’ignoto?

Quali sono le conseguenze a livello fisico e mentale, paralizzando l’esistenza dell’individuo?

Sappiamo attraverso la storia che la paura e l’ansia erano modi per soggiogare intere nazioni in passato?

I conquistatori sapevano sempre che la realizzazione dei loro obiettivi passava attraverso lo schiacciamento dell’anima di ogni nazione. C’è sempre stata un’azione segreta e un tentativo di influenza psicologica.

Penso che sia appropriato citare alcune parole sull’ansia e la paura, forse anche il terrore con le loro corrispondenti conseguenze sugli esseri umani. Secondo Mosso (la Peur. Alcan 1886), uno degli effetti più terrificanti della paura è la paralisi, che ti impedisce di andartene o di difenderti. Ribot (Psychologie des Sentiments) afferma che la paura è la reazione dell’istinto di autoconservazione, con il suo aspetto difensivo, a fattori esterni o interni che tendono a distruggere l’individuo.

G. Dumas è uno degli autori che parla esclusivamente di paura, dove la paura nasce da uno shock emotivo, come tentativo di un brusco adattamento emotivo. Gli effetti immediati e successivi dello shock sono biologici e mentali, dove le cause mentali dello shock scatenano un complesso meccanismo biologico che coinvolge tutte le funzioni del corpo. C’è anche una separazione del potere delle emozioni, dove la luce è tonica per il corpo e il più forte può essere paralizzante e deprimente.

Albert Brousseau come studioso della paura distingue tre gradi di paura, a seconda della sua intensità progressiva.

Il primo grado, l’ombreggiatura, è caratterizzato dall’assenza di pericolo immediato. La persona è in uno stato di ansiosa attesa, con la sua immaginazione ripresa.

Il secondo grado non ha più l’imposizione e l’immediatezza del pericolo e l’immaginazione non esiste più. Le reazioni emotive sono presenti in tutta la loro gamma.

Nel terzo grado il pericolo è grande, la possibilità di fuga è quasi inesistente e siamo in un trabocco dell’istinto di autoconservazione, dove tutti i valori morali vengono spazzati via e l’uomo diventa in balia dei primitivi impulsi.

Nella seconda fase, l’aggiustamento è istantaneo con la seguente reazione difettosa, che però può aiutare a trattenere l’individuo. Nella terza fase, invece, la reazione è inappropriata, il che ha gravi conseguenze per l’individuo. Nella paura di gruppo, lo stadio dell’attesa ansiosa raggiunge il suo apice molto rapidamente.

Il tentativo di fuga di fronte a un pericolo esterno finisce con l’arresto e l’adozione di misure difensive e lo sviluppo dello stress viene fermato dalla formazione di sintomi a cui si allontana.

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Goldstein ha fatto una distinzione tra stress e paura.

La paura presuppone un oggetto definito in opposizione all’ansia. L’ansia nasce dalla prospettiva e dall’anticipazione del pericolo, soprattutto quando è sconosciuto.

Nello stress c’è un’incertezza, un’elezione, una possibilità di pericolo. H. Wallon sottolinea questa incertezza essenziale che porta all’attesa e all’accumulo tonale. Quindi, mentre la paura è una situazione favorevole all’azione, lo stress, al contrario, paralizza qualsiasi azione coordinata. Lo stress è un segnale nell’approccio al rischio, spesso sproporzionato rispetto ad esso.

Stekel dice che la paura ansiosa e l’oppressione esprimono sentimenti di ansia senza oggetto e si manifestano anche quando ci troviamo di fronte a eventi e risultati sconosciuti. L’ignoto e la mancanza di sicurezza danno quindi origine all’ansia.

Victor Hugo ha scritto: “L’uomo vive più con certezza che con il pane”. Il pericolo rappresentato dallo stress è quello che minaccia qualcosa di essenziale, il nucleo della personalità, tutto ciò che è in grado di minacciare gli specifici meccanismi di sicurezza dell’individuo.

Quindi, se troviamo ciò che rappresenta il mezzo principale per proteggere ogni persona, possiamo facilmente prevedere quale sarà lo stimolo stressante per quella persona (K. Horney, New ways in Psychoanalysis. W.Norton 1939).

Possiamo sentirci al sicuro solo in qualcosa che abbiamo provato e di conseguenza solo di fronte al passato non possiamo stressarci. Mentre la causa della paura è correlata a un’esperienza spiacevole del corpo e risponde alla possibilità di ripetere l’esperienza, al contrario lo stress è una risposta che crea dipendenza a stimoli che spesso hanno perso ogni connessione con lo stimolo minaccioso assoluto.

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Volendo sottolineare l’importanza del fattore attesa nello stress, cito Boutonnier: “Dove il pericolo è presente, senza ancora provocare la fuga, quel secondo di confusione, dove siamo alla sua mercé”. Aspettare con ansia è più doloroso della paura. Di fronte a un pericolo che fa paura puoi fare qualcosa per difenderti. Ma come lottare contro ciò che ancora non esiste?

L’Acquisito diceva che non dovremmo avere timore delle malattie o della morte, ma solo della paura.

Antonia Zindrou

Fonte: edwhellas.gr

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