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Testimonianza Scioccante Sottufficiale” Forze Speciali” Team “Psyops” nella Guerra in Kosovo

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A poca distanza dall’Italia si e’ consumato uno dei più’ vergognosi genocidi e pochi giornali o media televisivi ne hanno mai parlato.

Avessero dedicato anche solo un millesimo dell’attenzione dato al covid attualmente ci sarebbe stata un ondata di indignazione che avrebbero fatto apparire i fatti della pandemia alla stregua di una lite condominiale.

Morti veri, non come certi cialtroni in televisione i quali spacciano dati e numeri che paiono usciti dalla fiaba di alice nel paese delle meraviglie.

Dite la verità’ cosa sapete della guerra in Kosovo, poco o nulla, eppure il governo italiano ha supportato con l’esercito a fianco della NATO, un genocidio collettivo che non si può dire che tutti si sono dimenticati, proprio perché nessuno ne sapeva nulla.

Si vede il cretino politico di turno che pianifica una manovra economica per risollevare il paese e fa riferimento alle difficoltà del paese, ma con un decreto a tempo di record ha elargito una quantità’ di denaro illimitata per dare il via ad un olocausto umanitario ai confini di casa.

Morti, morti, tanti morti, bambini, famiglie indifese, vecchi, giovani e poi si prodigano a tutelare la salute delle delle persone con emendamenti che paiono uscire dalla seduta plenaria del 3 Reich Nazista di passata memoria.

La testimonianza e’ volutamente anonima, sapete benissimo in che mondo viviamo, siamo stufi di vedere autori pubblicati del magazine che curiamo, morire come mosche o suicidati non si sa come e perché.

Svegliatevi per piacere il mondo siamo noi non gli altri…..

Toba60

Testimonianza Scioccante Guerra in Kosovo

Dopo un contatto riservato avuto con un reduce della guerra in Kosovo , gli ho chiesto se potevo condividere questa sua “testimonianza” mi ha detto di farlo leggere tutto purché rimanga nell’anonimato perché è molto conosciuto, vi chiedo di leggerlo e poi traete le vostre conclusioni

Sono stato un soldato per 17 anni, e fin da subito sono entrato a far parte delle forze speciali.
Da giovane non devo essere stato particolarmente interessato a pormi troppe domande, era fighissimo quello che facevo e soprattutto c’era chi mi dava incarichi ed io dovevo semplicemente svolgerli senza fare troppe domande, d’altra parte ero convinto di essere nato nel più bel paese del mondo e soprattutto che noi fossimo i buoni.

Ero poco più che un ragazzino, e l’accesso alle informazioni che potevo avere era molto basso, quindi non ero a conoscenza di quello che accadeva in alto, ma non me ne preoccupavo nemmeno.
Un bel giorno, in Bosnia, il mio team viene affiancato ad un team PSYOp americano, sempre delle forze speciali, ed ho avuto la possibilità di stringere una forte amicizia con uno di loro, un ragazzo giovane come me, e sapeva granché, ma vedendo che ero interessato al suo lavoro ha cominciato a spiegarmi come funzionava…
Sempre considerando che noi eravamo i buoni, trovavo tutto molto interessante.

Tornai dalla missione dopo 15 mesi, rimanemmo in contatto per un po’, ma all’epoca non c’erano social network, e dopo qualche tempo persi ogni contatto.

Ritornai dalla missione con un sacco di domande, una in particolare: come mai avevamo rischiato la vita per sapere le mosse dei criminali di guerra, sapevamo praticamente tutto su di loro, ma non ce li avevano mai fatti prendere… l’ordine non era mai arrivato.

Mi sfuggiva il grande disegno, non riuscivo a comprenderlo.
Comunque sia, la mia carriera proseguiva, tra trasferimenti e scuole di specializzazione, passai più volte di grado e di lì a poco diventai un comandante di squadra e ci spedirono in Kosovo.

Avevo alcuni ragazzi sotto la mia responsabilità, e le informazioni a cui avevo accesso erano, anche se di poco, leggermente superiori.
Dovevo presidiare alcune zone fisse,oppure effettuare ricognizioni delle zone bombardato dalla NATO o anche disarmare le varie fazioni che durante il conflitto, avevano preso sotto possesso di alcune zone, con traffici di armi e chissà cos’altro.

Spesso durante le ricognizioni vedevamo soldati americani ed inglesi vestiti in modo strano, ma non ci hanno mai dato informazioni in merito.
Del kosovo mi ricordo soprattutto la mia inutile volontà di portare quello che mi dicevano che eravamo lì ad esportare : la pace.

Scortavamo quei damerini dell’ONU, con le loro jeep ultimo modello, che facevano le loro conferenze superlusso in questi alberghi 5 stelle, mentre fuori dal muro di cinta la gente moriva di fame, e poi ad I villaggi più disastrati arrivavano… solamente TELONI… ha presente quelli bianchi, con la scritta azzurra, che vengono benissimo in TV, come gli striscioni pubblicitari attorno al campo di calcio durante la partita…

Lì eravamo nel ’99/2000 e credo di avere avuto la prima dissonanza cognitiva… qualcosa di non ben definito non tornava più.
Questa dissonanza diventò più acuta quando un giorno, al presidio di confine con il Montenegro si fermò un fuoristrada dell’ onu con un tedesco obeso, ed a fianco a lui una ragazza, sicuramente minorenne.

Quest’uomo fu di un arroganza incredibile, mi mostrò un tesserino, dicendomi in inglese/tedesco, che lui era comandante di non capii bene cosa, io chiesi i documenti della ragazza, che mi guardava con una richiesta d’aiuto negli occhi, e lui mi rispose che non mi dovevo permettere, che lui era mio superiore.

Io risposi che avevo solamente UN superiore lì, che era il mio tenente, e lo feci scendere dall’auto.
Chiamai il mio superiore, che dopo un breve dialogo con il soggetto in questione, dopo un controllo uguale al mio, fece cenno di proseguire, e il fuoristrada si allontanò con la ragazza che si girò a guardarmi un’ultima volta.

Il tenente mi si avvicinò e mi disse : ” André, non possiamo fare nulla contro questa gente”
Allora qualcosa in quel momento si ruppe, e cominciai a capire…
( fine prima parte, per oggi non ho più tempo)

Forse non eravamo tanto buoni come speravo fossimo… e le domande diventarono sempre più grandi…

Tornati dal Kosovo l’anno passò tra addestramento e corsi, di preparazione per ritornare in missione alla fine dell’anno.
Quando arrivò il momento della partenza del secondo periodo kosovaro, venni letteralmente tirato giù dal pullman per l’aeroporto.
Avevo vinto il concorso per passare di grado e specializzazione e passai i successivi mesi alla scuola sottufficiali.

Poi arrivò l’11 settembre 2001, ed io, come tutti, rimasi coinvolto.
Ciò che continuamente invitavano i mass media mi carica di odio e desidero di andate laggiù a cercarli casa per casa…
Non voglio farla tanto lunga, diciamo che mesi passarono in fretta, e dopo mille peripezie, approdai ad un nuovo reparto in piena formazione e, diciamo, per noi totalmente nuovo.
Questo reparto, è il cosiddetto reggimento che si occupa delle operazioni psicologiche, le cosiddette psyops.

All’inizio, non essendoci nessuno di organicamente idoneo alla formazione di tale disciplina, venimmo formati da personale americano, appositamente inviato per tale compito.

Non saprà mai lo stupore che ho provato quando vidi che tra loro c’era il mio amico conosciuto in Bosnia tanti anni prima.
Ci riconoscemmo subito e passammo i successivi mesi insieme, parlammo di molte cose, che ora qui interessano poco, diciamo solo che parlare fuori servizio con lui, mi aprì molto gli occhi su cosa fossero realmente le psyops, la programmazione neuro linguistica e le tecniche di manipolazione mentale…

Forse involontariamente, mi aprì anche gli occhi su dove avessero utilizzato queste tecniche su di me, facendo leva sui miei sentimenti, che all’epoca erano totalmente al servizio del mio paese, ero un tipo tutto dio,patria e famiglia, insomma, ed in fondo, il sistema aveva fatto sempre leva su questo.

Questo ora passava in secondo piano, però…
Eravamo troppo bombardati di notizie sul terrore e sul medio oriente, l’odio e la voglia di andare laggiù aumentava, e così fu.

Andai laggiù con il mio team con l’incarico di raccogliere informazioni sul terreno, parlare con i leaders locali, osservare, attirare il consenso della popolazione verso le forze di “pace” attraverso aiuti umanitari ecc…
Per la peculiarità del nostro obiettivo, godevamo di una certa autonomia, e ci muovevano con assoluta indipendenza, uscivamo da soli al mattino presto e rientravano alla sera.

Anche nella base avevamo un palazzina tutta nostra, eravamo confinanti con la base americana, molto vicino alle rovine della città di UR dove c’è la cosiddetta tomba di Abramo, o almeno così la chiamavano.
Comunque, dovevamo indagare… sulle armi proibite di saddamz, su come farlo apparire attraverso campagne di denigrazione, un delinquente, promuovere invece l’operato delle forze NATO… ma più indagavamo, più uscivano cose diverse.
( pausa pranzo, ora mangio qualcosa)

Usciva che questo Saddam non era poi così male, voleva che tutti i bambini andassero a scuola, faceva coesistere molte religioni insieme in un territorio difficile, costruiva strade, acquedotti… con qualsiasi persona parlassi, di qualsiasi credo, mi dicevano tutti le stesse cose.
Intanto le armi proibite non erano mai state trovate… poi venne anche fuori che era tutta una palla…

In più andando in giro vedavamo spesso questi uomini vestiti di nero, con armi in pugno, non molti, in realtà, che facevano propaganda politica, capitanati da un tizio un po’ esaltato… gli stessi iracheni li guardavano in piazza come se fossero degli scemi, mentre bruciavano bandiere…non avevano seguito, non erano niente, avremmo potuto arrestarli in un attimo…e nessuno li avrebbe rimpianti …ma ogni volta che li segnalavamo, ricevevamo l’ordine di andarcene.

Stavamo assistendo alla nascita dell’ I.S.I.S e il pazzoide che li capeggiava era quello che poi venne chiamato il califfo … in seguito, quei quattro scemi ricevettero soldi ed armamenti e ce li trovammo davanti anni dopo…e questa è un’altra storia…

E poi, qui viene il bello…

Eravamo I primi ad andare in missione con questo incarico, quindi le informazioni scarseggiavano, e dovevamo arrangiarci come potevamo, quindi andavamo spesso dai nostri omonimi americani, che da anni operavano nelle operazioni psicologiche, per avere informazioni fresche per pianificare poi le operazioni…

Rimanevano però molto abbottonati su molti argomenti, ma io stesso, da buon veneto, elaborai una strategia per farli rilassare un pochino, e questa la misi in atto quando arrivò il mio amico americano.
Gli americani, sono molto controllati sugli alcolici, dopo un certo orario non hanno accesso a niente di alcolico, mentre noi italiani… avevamo vino e birra in quantità industriali, a pranzo, cena… sempre, perché fa parte della nostra cultura.

Spesso gli americani trovavano il pretesto per venire alla nostra mensa, solo per avere una birra in più o una bottiglia di vino… noi non ci facciamo caso, ma per loro era oro puro… e dire che nella loro mensa avevano ogni ben di dio, con cucina di tutto il mondo, ma birra e vino no…
Alla sera, andavo a trovare il mio amico con il mezzo stracolmo di casse di birra, e trascorrevamo la serata a bere e divertirci… e poi arrivava il momento delle domande a cui non rispondevano mai…

Quando la maggior parte di loro era crollata, iniziavo a chiedere di questo è di quello… le loro difese erano abbassate e rispondevano a qualsiasi cosa, pur di far vedere che loro erano i più fichi di tutti…
Una di queste sere mi capitò una cosa, che per molto tempo non seppi spiegare.

A notte fonda, rimasti in piedi io ed il mio amico americano, mi portò a passeggio per la base.
Non mi ricordo di cosa stessimo parlando, lui era molto ubriaco e farfugliava, io però ero sobrio, per me una decina di birre erano l’aperitivo…

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Entrammo nella zona più interna alla base, per capirci dove erano parcheggiati i mezzi e dove c’erano immensi hangar prefabbricati con chissà che cosa all’interno.
Questi ultimi erano muniti di recinzione e sorvegliati da telecamere e guardie all’interno.

Mentre parlavamo, lui si mise di fronte a me, capivo a malapena cosa dicesse, poi quasi non lo sentii più, perché uno dei portoni iniziò ad aprirsi lentamente, e quello che vidi all’interno, catturò tutta la mia attenzione.
Vidi una specie di macchinario, che emetteva pochi metri più in basso una sorta di cono luminescente, all’interno del cono c’era una specie di… sole in miniatura, ed al di sotto di esso, un vecchio carro armato iracheno che… stava cambiando forma.

Emetteva un ronzio, fumava, e la canna del cannone si stava piegando, contorcendosi su sé stessa.

Al di fuori del cono, i militari si muovevano tranquillamente, invece ci sarebbe dovuto essere un calore furibondo, come in una fornace, per piegare e deformare quell’acciaio… il telone di plastica sul soffitto dell’hangar da campo avrebbe dovuto fondere.
Il mio amico continuava a parlare, perché non si era accorto di niente, ma io ebbi tempo di guardare bene e lui ad un certo punto, ha visto il mio sguardo.

Qualcuno dall’hangar si accorse di noi in lontananza ed io feci in tempo a chiedere : ma che cazzo è quella roba?”
Il portone iniziò a rinchiudersi ed il mio amico, improvvisamente tornato sobrio, mi mise un braccio attorno al collo e mi portò via, mentre udii voci in lontananza come per chiamarci.
Mi rispose, mentre ci allontanavamo, tentando di minimizzare, dicendo: ” ah, niente... è solo un grosso forno a microonde… e cambiò repentinamente discorso.

Ulteriore approfondimento sulla questione Jugoslava digita Qui

Tornati alle loro tende, si preoccupò di mandarmi via e mandò gli altri ancora sdraiati sulle panchine a dormire.
Il giorno dopo ebbi il tempo per elaborare il tutto, di capire che forse mi aveva messo il braccio al collo per nascondermi, e se sarebbe stato il caso di tornare.

Non lo feci per qualche tempo, e non ne ebbi bisogno, perché qualche settimana dopo in una operazione congiunta, trovai dei suoi colleghi che mi dissero che era stato rimpatriato per problemi familiari.

Non l’ho più sentito.

Quando sono tornato a casa, sono entrato in quello che oggi chiamano complottismo, partendo da quello che in me ha scatenato tutto quanto, ovvero le torri gemelle, ho scoperto una donna di scienza, che si chiama Judy Wood che aveva fatto delle conferenze sull’argomento, e per questo era stata messa ai margini della comunità scientifica… nelle sue conferenze, basandosi sulle evidenze scientifiche, aveva intuito che le torri fossero andate giù non per colpa degli aerei, ma perché colpite con qualche arma che lei chiama ad “energia diretta ” e nelle sue conferenze spiega anche da dove lei lo abbia dedotto.

Ecco così come ho capito come erano crollate .


Lei aveva le basi scientifiche per dedurlo, ma non le aveva mai viste… io non avevo le basi scientifiche ma le ho viste.
Approfondendo il discorso, sono entrato in una marea di altri ambiti… ed oggi non credo ad una sola parola di ciò che sento nei canali ufficiali, anche perché, mi è venuta in mente una grande regola delle psyops…


Se non vuoi che qualcosa emerga, almeno per lungo tempo, CREA SU UN DETERMINATO FATTO, UNA VERSIONE UFFICIALE (ad esempio: le torri sono crollate a causa degli aerei) MA CREA ANCHE LE BASI PER UNA VERSIONE COMPLOTTISTA ( ad esempio: le torri sono state fatte saltare).
IN QUESTO MODO, IN UN VERSO O L’ALTRO, CONQUISTI LA TOTALITÀ DELL’OPINIONE PUBBLICA, CHE RIMARRÀ ANNI A SCONTRARSI SULL’ARGOMENTO, PERCHÉ NESSUNO RIUSCIRÀ MAI A CONCLUDERE DEFINITIVAMENTE LA PROPRIA VERSIONE.

LA TERZA VIA ( quella delle armi ad energia diretta) Non verrà MAI FUORI.
Tutto è impostato in questo modo. Da anni.
La mia storia finisce qui.

5.000 vestiti per ricordare le donne stuprate durante la guerra in Kosovo

Nel 2008 mi sono sposato con una donna straordinaria che ho sempre voluto guardare in faccia senza dover mentire sul fatto delle missioni, ed a cui ho raccontato la mia verità, non prima però di fare anche una missione in Afghanistan dove ho visto altre schifezze, e dalla quale credo di essere tornato per pura fortuna.

Nel 2011 ho dato le dimissioni e da allora vivo senza lavoro fisso, arrangiandomi qua e là, ma senza rimorsi o rimpianti.
Si starà chiedendo perché le ho raccontato tutto questo,
Non lo so di preciso, ho visto una persona che ha fatto gli stessi passi che ho fatto io, e voglio che questa storia rimanga a qualcuno che possa essere al mio livello di comprensione.

Ci sono tante cose che ho omesso… i tanti ragazzi addestrati da me e morti in un letto d’ospedale a causa dell’uranio impoverito, miei cari amici che io stesso ho addestrato al concetto di dio, patria famiglia, a cui il proprio paese ha voltato le spalle… Dio non è quello che ci dicono, la patria nemmeno, e la famiglia mi ha lasciato per la mia scelta di dare le dimissioni… reputandomi quasi un pazzo... quindi vivo un po’ con questo rimorso, di avere illuso altre persone con cose fasulle, ma in piena onestà di cuore.
Ci credevo anch’io.

Forse un giorno scriverò un libro, per ora conservi almeno questi miei ricordi.
Grazie per il suo tempo, mi è stato d’aiuto parlarne.

Io la autorizzo, anonimamente a divulgare , benché credo che pochi prenderanno in considerazione quanto da me esposto.

Stefania Sodacci Collaboratrice Staff Toba60

Fonte : Vk Social

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